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Autore: miciaSissi    13/07/2017    3 recensioni
Pianeta Terra - fine del Periodo Cretaceo
Quella strana figlia era così diversa agli occhi dei suoi genitori e dei suoi compagni… ma era nata nel branco, insieme agli altri piccoli, ed era la loro figlia. E crescendo, la dolce Bek avrebbe rivelato al suo popolo tutto il suo amore per la famiglia e per il branco, avrebbe lottato per loro e vissuto con loro. Ma non poteva essere veramente quello che i suoi genitori speravano… perché il suo aspetto era così simile a quelli che loro chiamavano i Nemici? Chi era veramente Bek?
Sì, questa è un’avventura….un’avventura di 65 milioni di anni fa.
Genere: Drammatico, Fantasy, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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Capitolo 10: nuovi incontri


I tre giovani dinosauri e Pillo, in volo sopra di loro, si incamminarono rumorosamente lungo la sponda sabbiosa del grande lago. Dul continuava a chiacchierare, felice di essere “sfuggito” alla madre, e sollevava grossi spruzzi di acqua verso le due amiche. Le zampe artigliate di Bek lasciarono profonde impronte dalle unghie lunghe e ricurve nel limo scuro.
Era passato pochissimo tempo da quando camminavano, che Dul si fermò esclamando verso Pillo:- ho fame! –
Pillo svolazzò su di lui e si posò lì vicino.
- Accidenti, siamo appena partiti! Così arriveremo al buio, e potrebbe essere pericoloso – disse verso il grosso cucciolo.
- Sì, ma io ho fame! – ripeté Dul, per nulla intimorito.
- E scommetto che ci metterà un’infinità di tempo a riempire quella pancia… - mormorò Cros, guardando il grosso ventre dell’amico. Bek ridacchiò.
- Già, lo credo anch’io! –
Dul entrò di più nel lago e cominciò a staccare grossi pezzi di alghe e piante acquatiche.
- Svuoterà tutta l’Acqua! - continuò Cros verso la sorella.
- Be’, forse conviene mangiare qualche cosa anche a noi, cosa ne dite? Così poi non ci fermeremo più – rispose Bek, di fronte a Cros e a Pillo.
- Sarà difficile tenerlo a digiuno fino a stasera! – commentò Pillo verso Dul, che mangiava chili di piante, poco distante. Cros gli si avvicinò e gli chiese di passarle un po’ di cibo, così Dul usò il suo lungo collo per strappare alghe anche per la piccola amica.
Bek e Pillo si dedicarono alla pesca, e con la pancia piena riuscirono a ripartire, anche se Dul avrebbe preferito farsi un pisolino dopo aver mangiato.
- Se continui a mangiare e a dormire diventerai un grassone! – gli urlò Cros, per smuoverlo.
- Meglio, così schiaccerò i Nemici – rispose Dul, per nulla offeso.
Si rimisero in marcia, con Pillo che pattugliava dall’alto i dintorni. Allontanandosi dai luoghi che già conoscevano, Bek e Cros restarono affascinate dai nuovi paesaggi che incontravano; Cros e Dul assaggiarono anche alcune piante che non avevano mai visto, trovandole gustose e profumate.
Mentre masticava una grossa foglia, con disapprovazione di Pillo che voleva procedere velocemente, Dul si accorse di alcune piccole impronte nella sabbia. Erano parecchie, e andavano dalla riva del lago all’inizio della boscaglia retrostante.
- Chissà di chi sono? – disse Dul, dirigendosi verso il fogliame. Annusò il terreno, fermandosi vicino a un cespuglio dove lo strano odore era più forte.
- Dul, stai attento, forse sono pericolosi – disse Cros.
Nello stesso istante una piccola testa aguzza sbucò tra il fogliame e morsicò il grosso muso di Dul.
- Ahi! – urlò l’enorme cucciolo, ritraendosi.
Bek vide il piccolo assalitore e si ricordò del suo incontro con gli stessi piccoli aggressori velenosi.
- Adesso gliela faccio pagare! – urlò verso il minuscolo troodonte. Si lanciò verso il cespuglio, per afferrarlo, ma il piccolissimo rettile scattò velocissimo. Bek lo rincorse, raggiungendolo, ma si rese conto all’ultimo istante che non poteva ucciderlo davanti a Dul e a Cros. E non poteva neanche solamente ferirlo, perché se lo morsicava lo avrebbe sicuramente ucciso. Si fermò a un metro da lui che, terrorizzato, si infilò in un altro fitto cespuglio. Tornò dagli amici dicendo che il piccolo assalitore era troppo veloce per lei.
- Oh, davvero? Con lo scatto che hai avuto pensavo lo avessi preso! – disse Dul – sei così veloce… -
- Ma lui lo è più di me. Come va il tuo muso? Sai che sono velenosi, quelli? – rispose Bek.
- Non mi fa male, era così piccolo! – disse Dul, muovendo le narici.
- Forse tu sei troppo grosso per avere disturbi col suo veleno – continuò Cros.
- Già, per ora mi sento bene - confermò Dul.
- Ti raccomando, Dul – rise Bek – se devi svenire fallo lontano da noi! –
Era ormai il tramonto quando giunsero dall’altra parte del lago: il Sole tramontava proprio lungo la stretta valle che faceva da sfondo alla distesa di acqua, tingendo il cielo e l’acqua di rosa, arancione e rosso. I tre giovani dinosauri e il vecchio pterodattilo restarono sulla riva del lago finché calò il buio, a godersi lo spettacolo del Sole che scompariva nell’acqua calma. Appena apparvero le prime stelle, Pillo consigliò ai tre giovani amici di ripararsi per la notte in una caverna lì vicino. Bek, Dul e Cros si addormentarono quasi subito, rannicchiandosi vicini per tenersi al caldo, le due più piccole femmine contro il più grosso maschio dal collo lungo. Pillo li osservò a lungo, addormentati e soddisfatti, tre giovani già cresciuti che si affacciavano ormai alla maturità. Poi si accoccolò accanto a Bek e dormì profondamente.
Era l’alba quando il primo chiarore rosato del giorno svegliò Bek; aveva una gran fame, così si alzò lentamente per non svegliare gli amici, e uscì silenziosamente dalla caverna. La superficie del lago era immobile, simile a una lastra luccicante, e il Sole la inondava di luce rosa. “Pillo ha proprio ragione” pensò Bek, sbadigliando “ questa parte dell’Acqua è proprio bella!” Si inoltrò nella foresta lì attorno, in cerca di Morbidi. Stava crescendo sempre più rapidamente e aveva bisogno di cibo con sempre più frequenza. Trovò quasi subito una carcassa abbandonata da poco, forse da qualche altro predatore che si era allarmato dalla sua presenza, così riuscì a mangiare senza dare la caccia ai Morbidi.
Dul, Cros e Pillo si svegliarono quando il Sole era ormai sorto del tutto, e uscendo dal rifugio trovarono Bek accucciata sulla riva, assorta a guardare il paesaggio. Dul corse verso di lei ed entrò nel lago sollevando talmente tanta acqua da bagnare completamente Bek.
- Ehi! – urlò lei , scuotendo la testa.
- Buongiorno! Ho una gran fame! – esclamò lui.
- Che novità… - mormorò Cros verso Pillo.
- Vieni, Cros! – urlò Dul – mangiamoci queste ottime piante! –
- Arrivo! –
Pillo si avvicinò a Bek per iniziare la caccia ai Nuotatori. Bek si alzò per aiutarlo, quando l’attenzione di tutti fu attirata da un lieve rumore. Si voltarono insieme per fissare lo strano, piccolo animale lì vicino. Il suo corpo, lungo non più di trenta centimetri, era coperto di candide penne, e le ali lunghe e aggraziate sbattevano leggermente mentre il lungo becco giallo, da cui spuntavano piccoli denti, raccoglieva con estrema facilità i Nuotatori che arrivavano in superficie.
L’Ichthyornis* non li degnò di uno sguardo, e con una veloce e aggraziata virata si posò su un tronco marcescente sulla riva, con un pesce guizzante nel becco. I quattro rettili lo guardarono ancora per qualche istante in silenzio, poi il piccolo uccello riaprì le ali bianche e volò via staccandosi facilmente e velocemente dal ramo su cui si era posato.
- Wow! – esclamò Bek – ehi, Pillo, vola molto meglio di te! –
Dul rise – già, quello sì che vola! Ne ho visti altri, sono proprio bravi! –
- Io non ne avevo mai visto uno da così vicino…vero, Bek? – continuò Cros.
- Già… ma chi sono, Pillo? – rispose Bek verso l’amico.
- Dei grandi scocciatori! – disse il vecchio pterosauro, un po’ stizzito.
- Sei arrabbiato perché ho detto che vola meglio di te? – chiese Bek – non volevo offenderti, perdonami, Pillo. –
- Non sono offeso, e lo so che vola meglio di me. Ma non tutti sanno volare…alcuni di loro hanno ali piccole e inservibili. –
- Davvero? Ma tu ne hai visti tanti? Come si chiamano? – continuò Bek, curiosa – la loro pelle sembra… -
- Assomiglia a quella dei Morbidi – continuò Pillo – e a quella di alcuni Amici e Nemici… ma rispetto alla pelle dei Morbidi è più compatta, quelle strane cose che li ricoprono sono flessibili e ogni tanto ne perdono qualcuna – si avvicinò a Bek – e comunque, quelli non sono meglio di noi. Sono arrivati dopo, nelle nostre storie si parla di un tempo in cui quelli non esistevano e il cielo era tutto nostro!** – raccontò Pillo.
- La mamma dice che sono più abili di voi – disse Dul.
- Niente affatto! – rispose Pillo – presto quelli scompariranno***, noi siamo di più e li uccideremo tutti. -
- Pillo, perché parli così? – chiese Bek, stupita di vedere il fedele amico così aggressivo.
- Ci rubano i Nuotatori, sono pericolosi! Quando ero giovane mi divertivo a ucciderli. E molto di noi lo fanno tutt’ora, quando ne incontrano qualcuno. Ognuno ha la sua guerra, voi contro i Nemici e noi contro questi strani Volatori Morbidi. –
Come se avesse sentito le sue parole, l’uccello tornò a volteggiare sopra di loro, con il Sole che illuminava le lunghe penne bianche.
- Di certo è più bello di voi, Pillo – commentò Dul, col collo teso verso l’alto.
Cros rise – be’, bello o no, io ho fame. Le mangiamo o no, queste succose piante acquatiche, Dul? –
Il Sole era ormai alto quando il quartetto si decise a tornare verso casa. Pillo sorvegliava i dintorni dall’alto, come sempre, urlando ai giovani compagni di affrettare il passo perché il tempo stava rapidamente peggiorando e grosse nuvole nere si addensavano nel cielo. Salutarono per prima Dul, che era atteso dalla gigantesca e irascibile madre sulla sponda del lago, poi i tre amici diressero velocemente verso il rifugio del Branco.
Erano a metà strada quando Bek decise di fermarsi a cacciare i Morbidi prima che si mettesse a piovere, così Cros proseguì sola con Pillo che volava alto sopra di lei. Pillo osservava attentamente i dintorni del bosco, in modo da avvertire Cros se avesse notato un Nemico. Fu a poca distanza dalla caverna del Branco che Pillo si accorse con orrore che Cros era seguita: vide cinque corpo lucenti che, provenendo da diverse parti, dirigevano decisi verso la giovane, circondandola. Sapeva che urlare a Cros di scappare non sarebbe servito: nella sua mente passò l’unica idea che avrebbe potuto salvarla. Invertì la rotta e tornò, il più velocemente possibile, verso Bek. La giovane alzò la testa verso l’amico quando lo sentì arrivare sopra di sé.
- Bek! Presto, corri, corri! Di qua! – urlò Pillo con tutto il fiato che aveva in gola.
Bek intuì che c’era qualcosa di grave, e prese a correre il più velocemente possibile dietro all’amico alato. Pillo aveva il cuore in gola, ma non avendo ancora sentito le urla di Cros sperò di essere arrivato in tempo.
Bek sbucò in un piccolo prato dove al centro di trovava sua sorella, con gli occhi terrorizzati spalancati sui cinque Nemici, che la circondavano stando a poca distanza dal folto fogliame attorno alla radura. A Bek si gelò il sangue quando li vide, con le fauci spalancate e gli occhi gialli pieni di bramosia. I cinque deinonici erano più piccoli di Bek, più sottili e snelli, ma con denti appuntiti e mascelle forti. Le zampe anteriori portavano cinque lunghi artigli che si aprivano e si chiudevano nervosamente, ma Bek sapeva che il pericolo veniva da ben altro: i deinonici erano armati di un lunghissimo, ricurvo e affilatissimo artiglio sulle zampe posteriori. Sapeva che saltavano agilmente, che attaccavano la preda in gruppo e che la loro ferocia era temutissima da tutti gli Amici.
Il capobranco avanzò di un passo, e lo sguardo di Bek si spostò fuggevolmente sul micidiale artiglio a falcetto, per poi tornare a fissare i gelidi occhi gialli.
- La preda è nostra! – disse il Nemico – vattene, l’abbiamo vista prima noi! –
- Non è una preda, è mia sorella! – rispose Bek, muovendo un passo verso Cros che, terrorizzata, fece anch’essa un piccolo passo verso di lei.
I cinque assalitori non si fecero intimorire da quelle parole, e mentre il capobranco fissava Bek, che lo sovrastava di mezzo metro, uno di loro avanzò verso Cros. Pillo lo vide e si gettò in picchiata contro di lui, distraendolo, come già aveva fatto con l’Alioramus tempo prima. Ma doveva stare più attento, questi saltavano come cavallette. Innervosito, il deinonico diresse deciso verso Cros.
Pillo chiuse per un attimo gli occhi, in attesa di sentire le urla disperate di Cros. “Avanti, Bek!” pensò “ usa quei denti, usa quegli artigli! “. Un ruggito arrivò insieme ai suoi pensieri, e quando si voltò Pille vide ciò che si aspettava di vedere: Bek tirò una tremenda testata contro il deinonico che stava per mordere Cros, scaraventandolo a terra. Poi ruggì di nuovo, mostrando un’impressionante fila di denti lunghi e seghettati. Il deinonico a terra, con la colonna vertebrale spezzata, la fissò con occhi terrorizzati. Ma il capobranco non si perse d’animo, e saltò per afferrarla alla testa, tentando di affondarle il micidiale artiglio nella gola. Bek urlò quando sentì la ferita che le si apriva sul collo, poi scrollò la testa così violentemente da perdere l’equilibrio, e cadde assieme all’assalitore, schiacciandolo col suo corpo. Bek pesava due tonnellate e mezzo, il deinonico cento chili, e il peso della giovane tirannosauro spezzò il collo dell’assalitore, uccidendolo all’istante. Un terzo deinonico si avventò su di lei, ancora a terra, ma Bek lo vide in tempo e riuscì a fermare la sua aggressione piantandogli la grossa zampa posteriore in pieno petto e squarciandogli il ventre. Si rialzò, gocciolando sangue dal collo, mentre Cros la fissava sbalordita: quasi non riconosceva più la sua mite sorella in quella furia scatenata. Bek continuò a ruggire, i suoi occhi azzurri erano diventati freddi e furiosi, i denti erano scoperti tra le fauci spalancate, pronte a uccidere. Gli ultimi due deinonici attaccarono insieme, uno da una parte e il secondo dall’altra; il primo affondò l’artiglio assassino nel fianco di Bek, e il suo urlo straziante fece temere il peggio a Cros. Bek si voltò facendo perdere l’equilibrio al deinonico, il cui collo arrivò a portata delle sue mascelle. Con uno schiocco e uno sprizzo di sangue i denti di Bek misero fine alla vita dell’assalitore.
L’ultimo rimasto, intanto, la stava morsicando violentemente sul fianco e sulla schiena. Bek sentiva l’artiglio che le affondava nel fianco, e accecata dal dolore ruggì e si scrollò, gettando a terra il piccolo carnivoro. Spaventato, il deinonico tentò la fuga, ma Bek, ormai furiosa, lo inseguì e iniziò a morderlo, poi lo straziò facendolo a pezzi. Quando sollevò la testa, con le fauci grondanti sangue, si accorse che il primo assalitore era ancora vivo, e agonizzava a terra. Gli si avvicinò e lo uccise schiacciandogli la testa tra i denti, poi strappò brandelli di carne e li gettò tutt’attorno, pronta ad attaccare e uccidere ancora.
Cros, con gli occhi spalancati e le lacrime che le correvano lungo il muso, la fissava come se stesse guardando un Nemico. Per un attimo temette che Bek si voltasse verso di lei e la uccidesse. Bek alzò la testa, fece qualche passo indietro, barcollò a causa delle terribili ferite riportate, ma riuscì a voltarsi e a scambiare uno sguardo con la sorella. Poi crollò a terra, svenuta, nel centro della radura, tra i corpi straziati dei cinque deinonici.
- Bek! Beeeek!!! – Cros si precipitò vicino alla sorella, fermandosi accanto a lei.
Proprio in quel momento caddero le prime gocce di pioggia, andando a confondersi con le macchie di sangue sul terreno. Cros fissò Bek con gli occhi spalancati e annebbiati dalle lacrime: la sorella era stesa sulla pancia, il muso appoggiato sul prato, gli occhi chiusi, i fianchi, il dorso e il collo pieni di brutte e profonde ferite lasciate dai morsi e dagli artigli, il sangue che le correva sulla pelle scura, scivolando fino all’erba. La pioggia iniziò a scrosciare, lavando via tutto il sangue dal corpo inerte di Bek, trasformandosi in tanti rivoletti rosati.
Pillo si posò lì vicino, e lentamente si avvicinò alle due sorelle. Stava per dire qualcosa, ma lo sguardo freddo di Cros lo gelò.
- E’ tutta colpa tua! – urlò verso il vecchio amico.
- Cros… -
- Non dire niente! E’ tutta colpa tua! –
Sconvolta, Cros scappò via, singhiozzando.
- Cros, aspetta! – Pillo la chiamò, poi si alzò in volo e sorvolò la zona lì attorno finché non la vide.
Cros era appoggiata a un albero, e stava vomitando. Pillo scese vicino a lei e le si avvicinò.
- Mi spiace, Cros – mormorò – volevo solo evitare che tu morissi in un modo tanto orribile. –
Cros si voltò e lo fissò – non voglio vivere se questo è costato la vita a Bek… dovevi lasciarmi morire, Pillo! Bek ha già sofferto così tanto! –
- Sai che Bek non si sarebbe mai perdonata di non averti difesa – rispose Pillo.
- Cosa dirà mia madre? – continuò Cros, sconvolta, singhiozzando.
- Dobbiamo avvisarla subito, e anche il resto del Branco: dobbiamo proteggere Bek dai Nemici, l’odore del sangue potrebbe attirarli. Vai a chiamarli, io torno da Bek! –


Continua…


NOTE: * ecco la ricostruzione di un Ichtyornis:

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L'ittiornite (Ichthyornis dispar) è un primitivo uccello estinto, conosciuto attraverso resti fossili risalenti al tardo Cretaceo rinvenuti in molte regioni del Nordamerica. Di forma e dimensioni simili a quelle di un gabbiano (o meglio ancora di una sterna), questo uccello era un ottimo volatore, dotato di ali ampie che gli permettevano di sorvolare i mari alla ricerca di pesci. La testa, grossa e robusta, era munita di un lungo becco dentato. I primi fossili scoperti, intorno al 1870, includevano una mascella dentata che fu ritenuta appartenere a una lucertola marina: solo in seguito si capì che l'ittiornite era un uccello munito di denti.


**L'evoluzione degli uccelli è iniziata nel periodo giurassico ( 200 – 145 milioni di anni fa), con i primi uccelli derivati dai dinosauri teropodi. Gli uccelli sono classificati biologicamente come una classe di vertebrati separata dai rettili, anche se sono derivati da dinosauri teropodi. Le prime specie in assoluto conosciuta è l’Archaeopteryx lithographica, del periodo tardo Giurassico, anche se l’ Archaeopteryx non è universalmente considerato un uccello vero e proprio. Il massimo del consenso scientifico si raggiunge attorno all'ipotesi, attualmente molto supportata, che gli uccelli siano teropodi evolutosi per il volo (anche se molti di loro hanno secondariamente perso questa capacità). In effetti molti teropodi (in pratica almeno tutti i celurosauri, incluse le forme giganti, forse anche forme molto più basali e prossime all'origine di dinosauri ) avevano un rivestimento in protopiume, mentre numerosi recenti ritrovamenti spettacolari dimostrano che diversi dinosauri avevano un rivestimento in piume. Anche molte altre caratteristiche proprie dell'anatomia (respirazione, tipo di uova, pneumatizzazione delle ossa, forma del bacino e di alcune articolazioni, cova, ecc. ecc.) sono condivise tra gli uccelli e numerosi gruppi di dinosauri, non solo teropodi. Nel corso del mesozoico avvenne la prima massiccia radiazione evolutiva degli uccelli, tuttora poco conosciuta per la difficoltà di fossilizzazione degli scheletri, soprattutto se di piccole dimensioni. Nel cretaceo (145 – 65 milioni di anni fa) comunque il mondo era dominato da uccelli anatomicamente moderni, che iniziarono a diversificarsi molto (almeno in base alle ricerche genetiche). Alcuni gruppi di uccelli sovente mantenevano la dentatura, che però scomparve in seguito (attualmente non esistono più uccelli muniti di denti nel becco). Gli pterodattili, i rettili volanti, comparvero invece molto prima, alla fine del Triassico, a partire da circa 230 milioni di anni fa.


***E qui il nostro Pillo si sbaglia: la grande estinzione di massa alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa (periodo in cui si svolge questa storia), spazzerà via per sempre i grandi rettili volanti, lasciando il cielo dominio incontrastato di una nuova classe di Vertebrati superiori: gli Uccelli.




Ecco la ricostruzione di un deinonico:

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Deinonychus anthirropus fu uno dei predatori più pericolosi del Cretacico, estremamente agile ed efficiente nella caccia, in grado di riunirsi in branco, ideare una strategia di attacco e atterrare animali anche molto più grossi di lui. Aveva zampe lunghe e coda rigida per controbilanciare il peso corporeo, denti acuminati e formidabili unghie sulle zampe posteriori. L’arma più terribile di questo dinosauro si trovava sul secondo dito del piede: un grande e affilato artiglio ricurvo a forma di falcetto, lungo circa 15 centimetri. Durante la marcia e la corsa era tenuto sollevato, in modo da non toccare il suolo; ma quando l’animale sferrava un calcio e la zampa si estendeva, un tendine lo proiettava in avanti facendolo scattare come un coltello a serramanico. Le braccia, lunghe e artigliate, servivano a Deinonychus per aggrapparsi alla preda, e i polsi in grado di ruotare aiutavano a tenerla salda. Le zampe posteriori, che ricordano per certi versi quelle degli struzzi, sferravano calci, mentre gli artigli a falce squarciavano la vittima. È probabile che questo dinosauro avesse la pelle coperta da qualche tipo di piumaggio.
  
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