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Autore: leveron    14/07/2017    1 recensioni
Il viaggio di una Storia, documentato in tutti i suoi spazi.
Dal nono capitolo:
"Solo per un momento volsi lo sguardo nella direzione in cui sapevo essere sparita la Storia, per lasciarla andare altrove con un ultimo addio.
La intravidi correre lontano."
Genere: Commedia, Drammatico, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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1.3 La Storia lascia il bar sull’Adriatico

 

 









 - Una fiaba… singolare, non c’è che dire – fece il barista, con in braccio il bambino abbandonato al sonno.
 - Abbastanza – convenni. – Ma in realtà è un sollievo che suo figlio si sia addormentato proprio ora: la Storia ci ha appena lasciati.

I miei amici mi guardavano come se fossi impazzito.

 - Riccardo, sei sicuro di star bene? – mi chiese Massimo. - T’ha fatto male giocare a carte, io lo sapevo che non era una buona idea… Oppure è il caldo: t’ha dato alla testa.
 - Ma se sto benissimo! – ed era vero: avvertivo come qualcosa darmi energia, non mi ero mai sentito così in vita mia. Magari furono davvero l’alcol, il caldo e la briscola, ma l’entusiasmo di quella notte non lo ritrovai più, negli anni a venire.

Grattandosi il mento con la mano libera, il barista disse: - Se posso… Non è un po’ troppo particolare? Insomma, temo di non aver colto la trama, ad essere sincero.

 - Il punto non è in quello che racconta, il punto è nella Storia in sé – per me non c’era nulla di più ovvio in quel momento, ma l’uomo e i miei compagni si ostinavano a non capire.  
 - Il signore ha ragione, Riccà: come t’è venuta in mente? – domandò Luca.
 - Non mi è venuta, mi ha semplicemente raggiunto.
 - No, no, non sta bene – ripeté Massimo scuotendo il capo
 - Ma poi… di cos’è che parla? – fece Simone.
 - Di alcuni personaggi che si incontrano in una locanda, perché le strade sono bloccate dalla neve, no? Ma voi vi state concentrando troppo sul “cosa”, secondo me.
 - Be’, scusaci se la tua fantomatica storia non è di nostra comprensione! – esclamò Massimo con disappunto.
 - Shhhh! – fece il barista, portandosi l’indice davanti alla bocca e guardando per un attimo il figlio, rigiratosi nel sonno.

Era importante non svegliarlo, considerato quanto ci aveva messo per addormentarsi e che la Storia non sarebbe tornata.

 - Comunque, mi sembrava che mi steste ascoltando tutti.
 - Sì… be’, c’era qualcosa di strano – confermò Luca. – Volevo capire dove saresti voluto arrivare.
 - Magari potete tornare domani per il seguito – propose il barista, appoggiandosi al ventilatore con cui prima smanettava. – Anche a me interessa sapere come va a finire.
 - A me piacerebbe, ma vi ho già spiegato: la Storia se n’è andata.

Si guardarono, mi guardarono. Forse pensavano che fossi ubriaco. Il ventilatore partì, rinfrescando per un attimo quell’afosa serata d’agosto, prima che noi uscissimo all’ora di chiusura del bar. Salutammo il barista, che portò il figlio a letto. Sono sicuro che il bambino avesse compreso ciò che i miei amici non erano riusciti a cogliere.
L’odore pungente del lungomare ci raggiunse con dolcezza, trasmettendoci nuove speranze per quella vacanza appena cominciata.
Camminando per le stradine dell’Adriatico, sentii la Storia alzarsi insieme ad un’unica folata di vento, librarsi in aria e allontanarsi da noi, per correre lontano, altrove, da qualcuno che se ne lasciasse raccontare il seguito.       


 


 
   
 
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