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Autore: _hell_inside_    14/07/2017    0 recensioni
"Le lame fendevano l’aria, la aprivano in due, prima di squarciare la carne degli innocenti. Gli ordini dei centurioni risuonavano secchi e truci nella notte, e il rumore di centinaia di armature e sandali chiodati battevano sulla terra del villaggio e delle capanne, mentre si mischiavano agli urli di chi stava venendo bruciato vivo nelle proprie case. Qualcuno pregava che la Dea li salvasse, ma quella notte, era cieca, bendata e oppressa dal dolore, esattamente come lo era il suo popolo. "
L'oppressione romana in Britannia, bardi, sacerdotesse, druidi, guerrieri e clan. Una storia d'amore e una guerra che sembra impossibile vincere
(Cambiamento di titolo: prima era "Resistono i frammenti")
Genere: Romantico, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: What if? | Avvertimenti: Contenuti forti | Contesto: Antichità, Antichità greco/romana
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CAPITOLO QUATTORDICESIMO


 

Non appena il romano si rese conto di essere vivo, si alzò e guardò per un interminabile attimo Glyn con un'espressione esterrefatta, forse chiedendosi perchè quel gigante barbaro lo avesse risparmiato, poi corse verso l'esercito romano con la coda tra le gambe.

Glyn, invece, rimase inginocchiato davanti alla spada, con entrambe le mani sul pomo della spada e la testa poggiata su di esse, pensando a cosa sarebbe potuto accadere se avesse lanciato l'arma contro il romano, che ora correva girato di spalle, e che il rosso era certo che avrebbe preso. Non ebbe nemmeno il tempo di ragionare sulle conseguenze che dal clan partì una freccia che colpì il romano tra le scapole, facendolo stramazzare al suolo. Si girò per vedere chi avesse osato fare un gesto così sfrontato e vide per un solo istante il sorriso beffardo di Arlinna. E sentì una mano femminile appoggiarsi sulla sua spada. Apparteneva a Maeve ap Odhran, una delle due donne che aveva salvato.

Era ancora una fanciulla, sulle diciassette estati, nonostante il corpo già da donna. I capelli lunghi e ramati erano raccolti da uno spillone, mentre sul volto ancora da bambina pieno di lentiggini risplendevano dei bellissimi occhi castani. Non gli rivolse nemmeno una parola, solo un sorriso per poi correre verso il villaggio. E non si sa se per paura che un attacco romano o per rivedere quel sorriso, ma anche Glyn fece ritorno al villaggio.

-Attaccheranno di nuovo- borbottò Gwen distratta -Abbiamo arcieri?

-Una decina scarsa- rispose Idwal

-Compresa tua moglie? É stata fantastica- chiese nuovamente la fanciulla

-Compresa mia moglie. Non conoscevo nemmeno io questo suo lato, quanto meno non pensavo fosse così brava- sorrise il capoclan

-Quanti uomini possono combattere?-

-Una trentina scarsa se combatti anche tu-

-Siamo così pochi?-

-Sì, Gwen, non abbiamo mai dovuto fronteggiare una vera e propria invasione- rispose sconsolato il gigante

-Va bene, ci inventeremo qualcosa. Dovremmo avere il vantaggio della posizione, non penso che riusciranno a accerchiarci se teniamo le spalle alle mura del villaggio, dobbiamo solo cercare di rompere le loro file-

-Gwen! Idwal! Venite a vedere!- il richiamo di Hywel si diffuse per tutto il clan. Il guerriero stava facendo la guardia al lato opposto rispetto a quello su cui si erano stanziati i romani, per riuscire a dare l'allarme in caso di accerchiamento. E da quel lato stava scendendo una colonna di guerrieri raggruppati sotto a un macabro vessillo: un teschio umano con i capelli neri che ancora fluttuavano al vento. Erano guidati da una figura femminile a cavallo di un morello, coperta solo da un mantello sudicio e dai capelli biondi che le arrivavano a coprire i fianchi. Anche la maggior parte degli uomini al seguito erano quasi completamente nudi, coperti solo dai tatuaggi e con il volto pitturato con disegni creati mischiando il sangue dei nemici uccisi e pece. Un brivido percorse l'intero clan.

-Chi sono?- chiese Gwen

-Quella è Bonnie ap Dingus. Lei e il suo clan sarebbero le ultime persone che vorresti vedere su questa terra, mercenari senza fede, assetati di sangue- rispose Gwyn abbracciando la sua donna

-Combattono solo per il sangue, si schierano dalla parte del vincitore e dei nemici uccisi chiedono solo il sangue- continuò Hywel

-Dicono che siano specializzati nelle peggiori torture, che la stessa Bonnie ha subito nel corso della sua vita. Era la moglie del capo clan di un clan delle montagne, ma questo godeva a farle del male quando era ubriaco, ossia sempre. La torturava con ferri arroventati o con lame e si dice abbia cercato di bruciarle il viso, ma nel frattempo lei si stava creando consensi nel clan, soprattutto tra gli uomini data la sua bellezza, unita a un'intelligenza sublime. Una notte, riuscì a uccidere il marito prima che iniziasse a torturarla e, nel frattempo, nel villaggio tutti gli uomini a lei fedeli insorsero contro gli uomini fedeli a suo marito. All'alba, del clan restavano solo gli uomini che vedi ora con lei, non vennero risparmiate le donne e non vennero risparmiati i bambini in quella notte di vendetta, vennero uccisi dagli uomini della fazione avversaria. Il teschio che vedi come stendardo è quello della prima vittima di Bonnie- raccontò Heilyn -Non è un'assassina, solo una donna assetata di vendetta

-Potrebbe starmi simpatica- sorrise Gwen con un ghigno che metteva quasi paura sul volto

-Gwen, mia signora, attaccano- le parole del fabbro si inserirono urgentemente nel discorso

-Di nuovo?-

-Probabilmente hanno preso la morte del loro campione come una sfida, se non l'avessimo ucciso saremmo in pace- si oppose Owain

-Non ti fidi di me?-

-Non sto dicendo questo mia signora. Dico solo che facendo così rischi di mettere in pericolo tutti noi-

-Ascoltatemi tutti!- urlò Gwen rivolta a tutto il villaggio -Vi fidate di me? Rispondete, forza! Vi fidate? O pensate che io sia qui, tra di voi, a combattere rischiando la mia vita o quella del figlio che porto in grembo solo per orgoglio e vendetta? É vero, io voglio vendicarmi di quello che hanno fatto a mia madre, a mio padre, a uno dei miei più cari amici che per me è come un fratello, alle mie sorellastre, persino la mia matrigna vorrei vendicare. Ma chi di noi non ha figli, fratelli, sorelle, mogli, da vendicare? Myrddin tu hai una donna da vendicare se non mi sbaglio, Brycen e Fearghal credo che vostro padre meriti di essere vendicato, Owain... Quanti della tua famiglia meritano la vendetta? Due figli, morti sotto i colpi romani, Talisien tu hai un intero clan che merita la vendetta, Gwyn combatterai per dare pace a tuo padre? Io non ho intenzione di consegnare la mia gente. Non voglio vedere i figli e le figlie della Dea piegarsi a Dei e tradizioni straniere, non voglio vedere questo popolo orgoglioso e fiero sottomettersi a genti che vogliono solo la nostra fertile terra. Io combatterò finchè l'ultimo Romano abbandonerà la nostra terra, combatterò fino alla fine e se morirò, sarò morta difendendo la mia famiglia e il mio clan. Chi è con me?-

Il discorso di Gwen venne accolto con esultanze e applausi, che la accompagnarono fino a quando non raggiunse il suo posto nel mezzo della prima linea. Poi, quasi contemporaneamente, i due eserciti celti attaccarono.


 

Quando il sole tramontò sul cielo di Britannia dei Romani restavano solo i cadaveri e i moribondi, abbandonati da quei pochi che erano rimasti vivi, non caduti sotto i colpi della furia celta. Nessuno era andato a spogliare i cadaveri o a dare il colpo di grazia ai feriti, anzi tutto il clan si era riunito a festeggiare la vittoria, che sembrava quasi definitiva.

-Gwen! Gwen! Gwen!- tutto il villaggio si era stretto attorno alla donna che fino a quel momento aveva dato loro solo vittorie, portandola in trionfo. Gwyn la osservava fiero, fiero che quella donna fosse la sua futura moglie e fiero della sua fedeltà a quel clan che non aveva fatto altro che adottarla.

-Chi comanda qui?- la voce di Bonnie interruppe quel momento di festa. Parlava la loro lingua, ma lo faceva con fatica e l'accento della parlata dura e gutturale delle montagne era più che presente in quelle parole. La domanda venne accolta con perplessità da parte del villaggio che si girò a guardare Idwal, legittimo capo clan, il quale indicò però Gwen.

-Comando io- disse la donna ferma, senza dar modo a nessuno di poter ribattere. L'altra la raggiunse e le due rimasero a osservarsi, una di fronte all'altra, per un momento interminabile. Due guerriere, due donne, due capi, che non potevano essere però più diverse. Bonnie sfoderò quindi la spada per piantarla a terra davanti ai piedi della mora, per poi slacciarsi il mantello e inginocchiarsi fino a appoggiare la fronte a terra, imitata dal suo clan.

-Io accetto te, Gwen ap Urien, come mia signora e giuro a te fedeltà. La tua vita sarà la tua vita e la mia morte sarà la mia morte. Da questo momento, la mia spada sarà tua e si muoverà solo secondo i tuoi ordini- giurò Bonnie seguendo il rito. Improvvisamente, dopo aver ascoltato quelle parole, tutto il villaggio si inchinò ai suoi piedi in un collettivo giuramento di fedeltà, mentre un brivido percorreva la schiena di Gwen.

-Alzati. Accetto il vostro giuramento e giuro di guidarvi alla vittoria- urlò la donna facendo alzare la bionda e abbracciandola come una sua pari. Tutto il clan esultò accerchiandole nuovamente in quello che Gwen avrebbe ricordato come il momento più terrificante di tutta la sua vita.


 

-Ci sono stati morti tra i vostri?- chiese Bonnie avvicinandosi a Gwen che si era rintanata in un angolo distante dalla festa con un corno di idromele

-Due fratelli. Brycen e Fearghal, il maggiore ha cercato di proteggere l'altro ma non ce l'ha fatta. Fearghal è stato colpito al fianco e ha fatto in tempo a vedere il fratello essere massacrato, prima di morire- raccontò in qualche modo sconsolata la mora, accortasi improvvisamente di quanto in quel momento si sentisse madre e donna

-Hanno figli?- domandò la bionda sfilando il corno dalle mani del capo clan

-La donna di Brycen è incinta. Fearghal ha due figli maschi, sono orfani ora- riportò Gwen in un sospiro. Le dispiaceva per la donna di Brycen, era quasi un'amica, così bella e esuberante.

-Prenderò con me i figli di Fearghal, li addestrerò. Come simbolo della mia fedeltà- ordinò Bonnie

-A una condizione: tra dieci estati torneranno tra la loro gente-

-Accetto la tua condizione-

-Gwen, vieni a vedere- la chiamò Heilyn, incappucciato come al solito. Era l'unico che dopo quella giornata aveva continuato a rivolgersi a lei come sua pari, sfrontatezza tipica dei bardi pensò Gwen, unita al fatto che erano cresciuti insieme

-Cosa succede?-

-Hanno preso uno dei romani, capisce la nostra lingua ma sembra non si fa vedere in volto- disse il bardo

-Fammi strada- ordinò la donna.

Heilyn la accompagnò sul retro del villaggio, dove un uomo di altezza media o forse addirittura più basso della maggior parte dei celti, era tenuto fermo da Hywel e Owain. Si dibatteva, ma i due stringevano sempre più la presa suoi suoi polsi. Era uno di loro, o meglio lo era stato. Si vedeva da lontano che aveva tradito, quanto meno aveva paura a farsi riconoscere.

La donna si avvicinò e con un gesto brusco gli levò l'elmo romano... restando letteralmente spiazzata dal volto che si nascondeva sotto.

-Ramsey, ti credevo morto. Sarebbe stato meglio per te e invece hai deciso di tradirci tutti- gli sputò in faccia -Qualche parola in tua difesa?

-Gwen, puttana eri e puttana rimani-

-Sono felice di vederti anche io- gli sorrise sadica -Owain cosa suggerisci? Come lo ammazziamo?-

-Impicchiamolo, come un comune ladro- suggerì il fabbro sovrappensiero

-Hywel?-

-Morte delle donne- si pronunciò il guerriero facendo iniziare a tremare il prigioniero e supplicare di essere risparmiato da quella tortura orrenda. Consisteva nello spogliare la vittima, castrarla e lasciarla sanguinare fino alla morte.*

-Heilyn? Vai a prendermi un coltello, non voglio sporcare il mio- ordinò al bardo che tornò poco dopo

-Non ti darò la morte delle donne. Sarai sgozzato, come il vile traditore che sei e il tuo corpo sarà fatto a brandelli: la tua anima resterà sempre a vagare nell’Oltretomba senza trovare un corpo nuovo in cui rinascere. Lasciatelo- detto questo la donna si posizionò alle spalle del suo antico promesso sposo e, una volta afferrato per i capelli, gli appoggiò il coltello alla gola. Fece in fretta, un lavoro pulito fatto da mani esperte. E il suolo, il vestito e il volto di Gwen si riempì di sangue. La sua vendetta era appena iniziata.




NOTE DELL'AUTRICE: che bello metterci i secoli per aggiurnare ma va bene così... La sfiga perseguita questa storia, infatti ero quasi a metà prima di andare su a Celtica (che come al solito mi da ispirazione) e quando sono tornata era stata eliminata a caso dal computer. Misteri! 
Comunque, io vi avevo detto che sarebbe stato un capitolo bomba e ho cercato di renderlo tale. Un paio di precisazioni: il popolo di Bonnie erano quelli che i romani chiamavano Pitti, ossia i celti delle montagne che vivevano di razzie e che si pitturavano il volto, da qui il nome, di solito con colori sul blu, ma ho voluto cambiare apposta il colore dei disegni per rendere la scena più truculenta. Per la morte delle donne (*) mi sono attenuta ai romanzi di Bernard Cornwell anche se era davvero in uso.
Ringrazio la solita Eilan21 che recensisce sempre. A presto, spero

Tenebra

 

   
 
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