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Autore: KatyRedfield    14/07/2017    1 recensioni
Un anziano misterioso vive in una casa fatiscente completamente solo. I suoi concittadini sembrano disprezzarlo senza un motivo apparente. Un bambino lo aiuterà a ricordare...
Genere: Horror, Sovrannaturale, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Adam, un vedovo settantenne in pensione, sedeva affacciato al giardino, sulla balconata della casetta verde. Era davvero malandata; la vernice delle pareti esterne era scrostata ed il tetto sembrava che potesse cedere da un momento all’altro. L’anziano di solito trascorreva così le sue giornate, immerso nei pensieri  e nell’inquietante tranquillità. La gente del paese lo ignorava ,le poche volte che scendeva giù in paese nessuno sembrava volerlo aiutare a portare la spesa, era davvero solo . Nella sua casa probabilmente un estraneo non ci aveva messo piede da una quarantina d’anni. L’unica cosa che sembrava appassionarlo, oltre l’oziare in giardino, era leggere.  Un giorno un bambino lanciò erroneamente la palla nel suo giardino .

Gridò:

"Signore ,scusi se la disturbo ma le vorrei chiedere gentilmente di restituirmi la palla".

Adam con un lembo della camicia ,pulì le lenti degli occhiali e se li risistemò per vedere meglio chi fosse il suo interlocutore.

"Certo che si figliolo ,il cancello è aperto; entra e prendilo".

Il bambino ,incuriosito, entrò, recuperò la palla e ringraziò il signore .

"Grazie mille, l’altro mio vicino mi avrebbe sicuramente sgridato "

"Non ne vedo il motivo." Sorrise.

Sembrava essersi sforzato a tal punto da essersi stancato subito dopo . Il bambino, vedendo che l’anziano reggeva con la sinistra un libro rosso ,gli chiese ancora più interessato:

" Cosa sta leggendo?? "

"Oh ,nulla d’interessante, roba da grandi"

"E cioè?"

"Un libro di filosofia spicciola, per i principianti"

"Ah capisco…in realtà no ,ma fa lo stesso"

Il bambino sorrise . Poi disse:

"Scommetto che lei è uno di quei nonnetti che ha molti dolcetti, avrà dei nipotini proprio come me " .

Il vecchio ,quasi imbarazzato ,rispose  forzatamente:

"Purtroppo non ho nulla ,figliolo, ma posso sempre farti una tazza di the".

Il bambino sorrise e seguì Adam in casa sua. Mentre il vecchio preparava il the ,di nascosto lanciava delle occhiate interrogative al bambino ,chiedendosi da dove venisse e perché si fidasse così tanto di un estraneo. In fondo però gli faceva piacere ricevere ospiti dopo tanti anni.

" ecco il the…oh mio Dio, non so nemmeno se i ragazzini come te possano berlo"

"Non si preoccupi, mia mamma lo faceva sempre".

Il vecchio rispose:

"Faceva??"

Il bambino, interrogativo rispose

" Si, proprio così. The nero ,sempre."

Che maledetta coincidenza. Il vecchio sembrò sentirsi a disagio . in quel momento sembrava lui il bambino impaurito.

"Credo che si sia fatta una certa ora ,tu non dovresti essere qui. Tua madre secondo me ti starà cercando"

"Mia mamma non c’è, c’è solo mio padre e lui non si preoccupa per niente di me. Per lui potrei stare fuori tutto il giorno, non glie ne importa un fico secco".

"Però domani hai scuola, dovresti tornare a casa. Non parlare male di tuo padre ,sono sicuro che sarà in pena per te invece".

Il bambino indispettito rispose:"Invece no!".

Il vecchio sembrava sudare freddo ,non voleva che qualcuno lo accusasse di qualcosa che non aveva fatto. Così cercò di persuadere il bambino ad andare in giardino a giocare a palla. Il bambino stranamente lo seguì. Si fecero le 10 di sera ed il bambino incominciò ad avere sonno. Salutò Adam e corse verso il cancelletto. Adam ,affezioatosi stranamente al bambino in poco tempo ,gli gridò sporto alla balaustra :

"Non mi hai ancora detto il tuo nome"

Il bimbo sorrise e rispose:"Abel".

Il giorno seguente Adam si era alzato troppo presto. Erano le quattro e mezzo del mattino ,il sole doveva ancora sorgere. Il vecchio si sentiva davvero frastornato, come se qualcuno di notte lo avesse percosso. Fece per prendere gli occhiali dal comodino ma dei pezzettini di vetro gli si conficcarono nei polpastrelli. Gli occhiali erano distrutti e le lenti in frantumi. Sollevò il busto di scatto ma incominciò subito dopo a tossire. Portò le mani alla bocca per non fare troppo rumore. Sembrava non finire più. Osservò i palmi, erano pieni di sangue .Corse in bagno a lavarsi le mani e la faccia. Si guardò allo specchio .Aveva un aspetto orribile. Decise di prepararsi del the.

‘’non è niente’’ ripeteva fra sé e sé ,

il sangue è dovuto alle schegge“.

Raggiunse la balconata reggendo la tazza di the. Il silenzio, insieme al verso dei grilli, sembrava scombussolarlo ancora di più. Sedette lentamente sulla poltroncina.

“Adam” bisbigliò qualcuno.

Il vecchio terrorizzato sobbalzò dalla poltrona ,facendosi cadere addosso il the bollente. Gridò fragorosamente ,poi ,dopo aver focalizzato con fatica l’immagine sfocata del ragazzino che gli si parava davanti ,cercò di calmarsi.

"Che ci fai qui, Abel. Dovresti essere a dormire a casa tua, domani hai scuola".

"Mio padre mi ha cacciato di casa, si è lamentato . Ha detto che sono ritornato troppo tardi".

"Non ci credo, torna a casa e vai a dormire"

" Adam ,io non ci voglio tornare, odio mio padre. Non mi ha mai voluto bene ,voleva bene solo alla mamma" .

"Voleva??Tua mamma che fine ha fatto?"

"E’ morta".

Adam stranamente ebbe un colpo al cuore. Sudava freddo.

"Abel, entra in casa e mettiti a dormire ,domani andrai a scuola . d’ora in poi però di mattina non voglio più vederti, sono stato chiaro? Secondo me mi racconti un mucchio di frottole"

"io non dico mai le bugie ,papà mi odia sul serio ".

Il vecchio sbuffò e continuò a sorseggiare quel po’ di the restante nella tazza ,per poi ritornare in casa. Dopo un po’ si rese conto di aver sbagliato ad invitare il bambino a casa sua .

“cosa potrebbe pensare il vicinato ?Che sono un vecchiaccio molestatore? Adam ,questa è l’ultima volta…”.

Si distese sul divano in soggiorno e riprese a dormire come un sasso.

"Adam svegliati, sono le undici!"

Adam balzò dal divano.

"Le undici??? Non sei andato a scuola?"

"Io non ho bisogno di andare a scuola"

"Oh, sei davvero una peste, torna a casa, non mi dare più fastidio"

"Adam perché non mi vuoi qui? Nessuno mi vuole. Nessuno mi vuole bene . Solo la mamma me ne voleva".

"Adesso basta, torna a casa ".

Il bambino incominciò a piangere a dirotto. Solo in quel momento Adam notò con fatica che era molto più pallido del giorno precedente. Aveva delle ferite alle ginocchia e delle occhiaie spaventose per essere un bambino.

"Ti preparo qualcosa da mangiare ,hai un aspetto orribile".

Abel si asciugò le lacrime e seguì Adam in cucina. I pochi fornelli che aveva erano tutti arrugginiti ,le mattonelle che componevano le pareti della stanza erano ingiallite, il lampadario irradiava una luce fioca e giallastra. Con un gran frastorno riuscì a prendere una pentola dalla mensola, facendone cadere un paio. Sussurrò "Diamine, devo andare subito in città a comprare degli occhiali nuovi .Che seccatura!".

"Cosa stai borbottando ,Adam?" Replicò il bambino energicamente.

"Dopo pranzo ti accompagnerò personalmente a casa tua,così potrò anche passare per il centro a comprarmi degli occhiali nuovi".

"Non ti scomodare, andrò a casa da solo, dopo averti fatto compagnia in negozio".

Il vecchio,ormai esausto ,mentre apriva un barattolo di pelati replicò :"Fà un po’ come ti pare, ma dopo fila dritto a casa!".

"Ho notato che qui in casa tua non hai nemmeno una foto incorniciata" disse Abel.

"Non ne ho molte; forse perché un tempo costava parecchio sviluppare un rullino".

Il bambino replicò: " Hai completamente dimenticato il tuo passato ,Adam".

Il modo in cui lo guardò dritto negli occhi mentre pronunciava quelle parole lo terrorizzò, gli donava un ‘aria troppo adulta e consapevole. 

" Non credo, sarà stato noioso come la vita che conduco ora" disse con un filo di voce,abbassando la testa.

Una volta terminato il pasto ,Adam prese un borsello pieno di soldi da un cassetto malandato e tutto rosicchiato dalle tarme e lo infilò in tasca. "Su Abel, andiamo".

Si avvicinarono all’ottica . Un bigliettino appiccicato alla porta d’ingresso diceva :”chiuso per ferie”. Già, era il 13 agosto . Adam era così fuori dal mondo che non sapeva nemmeno che mese fosse. Dunque ritenne opportuno entrare nel più vicino supermarket per comprare degli occhiali economici provvisori. Mentre fece il suo ingresso nel supermarket, la commessa lo fulminò con lo sguardo ,lo osservò per qualche secondo ,per poi ritornare a lavorare. Mentre percorreva le corsie Adam si sentiva osservato. Il battito cardiaco accelerava, respirava con fatica ,finchè non tossì fragorosamente. Questa volta la tosse era peggiorata. Tutti i presenti lo fissarono ,poi ripresero ad ignorarlo ,come se lui non facesse pena a nessuno .

"Cos’hai ??" disse Abel.

"Non è proprio nulla" gridò Adam, con le mani insanguinate.

Un commesso dall’aria spavalda, seccato dalla situazione, si avvicinò al vecchio .

"Ha qualche problema? "

Adam a testa bassa replicò :"Nessuno ,sono venuto con mio nipote a comprare degli occhiali"

"Suo nipote??? Avanti, l’accompagno all’uscita".

Non avrei dovuto mentirgli, tutti qui si conoscono; probabilmente sapranno che non è mio nipote. Mi avranno preso per un vecchio pazzo”.

"Almeno posso comprare degli occhiali, non ci vedo" .

Il commesso sbuffò ed annuì. Accompagnò il vecchio al reparto ,monitorando tutti i suoi movimenti.

"Almeno ha i soldi per pagarseli?"

"Certo! Per chi mi ha pre…" Adam borbottò qualcosa d’incomprensibile e si avviò alla cassa con gli occhiali nuovi.

"Ora torna a casa ,sei ancora tra i piedi??? Non hai visto cosa è successo? Mi hanno preso per pazzo!"

Il bambino non proferì parola ed iniziò a correre .Quando Adam lo perse di vista entrò in casa e sbatté la porta. Sedette sulla sedia in cucina ,osservando la tavola ancora apparecchiata. Abel non aveva toccato cibo e lui neanche se ne era reso conto. Indossò gli occhiali nuovi e ritornò a poltrire ,come era solito fare, sulla veranda.

Passarono due giorni ed Adam non vide Abel. Sembrava quasi che gli mancasse. Calò il sole e spuntò la luna. Adam accese la lanterna bruciainsetti appoggiata sul tavolino in giardino. Sollevò lo sguardo. Dietro le grate del cancelletto un bambino rinsecchito ,dal viso pallidissimo e smorto lo osservava ossessivamente.

"Abel ,cosa ci fai qui, cosa ti è successo?"

"Fammi entrare. "Sibilò il ragazzino.

Appena il vecchio aprì il cancello abbassò lo sguardo. Abel aveva le ginocchia piene di lividi ,le gambe spolpate ed i piedi scalzi.

"Allora? Rispondi. Cosa ti è succes…"

Adam iniziò a tossire fragorosamente, si accasciò a terra finché non perse completamente i sensi. Aveva un’altra volta le mani insanguinate.

Riprese conoscenza.  Era buio pesto ed Abel era scomparso. La lanterna ormai fulminata giaceva a terra e l’unico rumore che sentiva era il ronzio acuto alle orecchie.  Salì con fatica le scale e rientrò. Il pavimento ondeggiava e le poche luci del salotto sembravano accecarlo.Con tutte le forze raggiunse il letto e cercò di sdraiarsi. Cadde subito in una specie di dormiveglia. Il cuore sembrava esplodergli in petto e le gambe tremolavano per il dolore.  Lo stimolo di tossire aumentava ma qualcosa sembrò dargli tregua. Un sibilo ,un soffio di vento lo svegliò. Afferrò gli occhiali sul comodino e li indossò nervosamente.

L’orologio sul comodino segnava le 3.33.In penombra vide Abel, immobile, che lo fissava davanti alla porta.

"Abel, torna a casa ".

Il ragazzino non rispondeva. Poi d’un tratto si fece serissimo .

"Adam ,sai cosa sta succedendo??? Stai morendo. A poco a poco la malattia ti sta divorando. Sei talmente fuori dal mondo che non ti sei neanche degnato di portarti all’ospedale. Perché sei così strano? "

"Non ho proprio niente ,sono sano come un pesce. Tu piuttosto…"

"Perché cerchi sempre di insabbiare la realtà. Io rifletto ciò che tu sei , io sono una parte di te. Io sono un tuo pensiero, un tuo fantasma. E morirò con te fino alla fine. Il mio aspetto malandato riflette il tuo dolore, la tua malattia. "

"Cosa diamine dici ,vattene e lasciami in pace, bambino strambo".

Abel gli si avvicinò lentamente. Ormai aveva la pelle putrescente.

"Perché non riesci a ricordare. Te la ricordi Eve? Ricordi tuo figlio?"

"Io…non…"

"Immagino di no. Ma ti aiuterò a ricordare".

Abel prese per mano Adam ,infondendogli una strana forza, appena sufficiente per camminare. Lo portò in fondo al garage. Quel posto dimenticato da Dio era terrificante. Le pareti grondavano di una strana melma, il soffitto gocciolava e l’odore che emanava era nauseabondo. D’un tratto, Abel si fermò in mezzo alla stanza.

"Scenderai con me"

. Una voragine infuocata si aprì sul pavimento .

"Saltaci dentro, forse ti aiuterà a ricordare ".

Adam con le poche forze che aveva accontentò le richieste del bambino. Contro ogni legge della fisica il pavimento ed il soffitto si capovolsero ed Adam si ritrovò nella stessa stanza di prima, ora piena di cianfrusaglie inutili ed attrezzi da giardino. Fece per guardarsi le mani. Il suo corpo era nebuloso ,quasi trasparente. Dinanzi gli si parò la figura di un uomo sulla trentina, giovane e forte. Indossava delle bretelle rosse e sembrava un giardiniere. Si fissava nevroticamente allo specchio, disturbato da mille pensieri che avrebbe voluto soffocare in un pianto disperato.

" Questa volta quel moccioso me la paga. Eve non mi ha nemmeno preparato la cena ,ormai non conto più nulla per lei. Questa storia deve finire. "

Salì frettolosamente le scale. Adam provò a seguirlo ,fluttuante come un fantasma. L’uomo raggiunse proprio il giardino in cui Adam passava tutte le giornate a leggere .  Un bambino giocava da solo a palla. Era Abel.

"Moccioso, stai facendo un casino madornale".

"Sto solo giocando".

"Sarà meglio che tu finisca di farlo o ti distruggo con la cinghia".

"Adam, smettila perfavore. Ne ho le tasche piene ,non ce la faccio più. Deve finire una volta per tutte questa storia. " . Il vecchio avvertì un colpo al cuore, che ormai palpitava come un tamburo .

"Esattamente Eve. Lo picchierò a dovere " .

corse verso il bambino e cominciò a picchiarlo a sangue inferocito.

"Giuro che ti lascio ,mi fai schifo. Lascia stare mio figlio!".La donna  corse incontro al piccolo accasciato a terra sanguinante.

"Vado a prendere delle garze "sibilò.

Adam corse in cantina, afferrò  una catena per biciclette sporca di olio e tornò in giardino .Si avvicinò ad Abel e lo soffocò torcendo la catena . Bastarono pochi minuti affinché il bambino morisse per asfissia. Eve raggiunse il giardino e ciò che vide fu Adam, con i muscoli contratti che continuava a torcere la catena intorno al collo del bambino ormai esanime. Si accasciò a terra ed incominciò a lanciare delle grida strazianti. Adam la trascinò in cucina coprendole la bocca .

"come puoi amare quel moccioso, tu hai sposato me. Devi amare me e nessun altro "

"Sei un pazzo malato, allontanati da me"

Adam brandiva ancora la catena e fissava Eve che respirava affannosamente mentre continuava a piangere.

"Sai che farai la fine di tuo figlio ,vero? Sei una donnetta qualunque ,non avrei dovuto sposarti. Meglio che tu sparisca da questo pianeta " ghignò Adam .

Il vecchio urlava inutilmente ,sperando che il suo io del passato lo sentisse:

"Per favore, lei no…".

Prese un coltello da cucina e le trafisse lo stomaco ,poi il torace. Passati pochi secondi la donna avvertì dei feroci spasmi che segnarono la sua fine per sempre. Il vecchio Adam piangeva come un bambino, cercava di percuotersi da solo ma non riusciva a farlo, data la natura del suo nuovo corpo nebuloso. D’un tratto si sentì risucchiare da qualcosa e pochi secondi dopo si ritrovò di nuovo sul letto ,con Abel che lo fissava pallido e smorto, con la pelle cadente e gli arti spolpati.

"E’ arrivata la fine anche per te ".

Abel gli balzò sull’addome .Il vecchio si sentiva completamente paralizzato ,a stento riusciva a respirare. Il bambino incominciò a strappargli a mani nude le budella, mangiandogliele avidamente. Poi lo strozzò. La tortura durò per ore ed Adam sperimentò la morte più atroce per asfissia ed emorragia.

Molti giorni dopo i vicini si resero conto che il vecchio non sedeva più sulla veranda. Così chiamarono la polizia. Non ci volle molto per sfondare la porta . Giunti in camera da letto assistettero ad uno spettacolo terrificante.

Domenica,17 agosto 1975

Anziano sulla settantina ,di origini ignote ,morto per emorragia. Rinvenuto un coltello con cui il soggetto ha provato a squarciarsi l’addome ed il torace. Nessuna traccia di terzi.

   
 
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