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Autore: Mikan94chan    14/07/2017    1 recensioni
Questo breve componimento è dedicato a Poggio Bracciolini, il grande umanista che nel 1417 scoprì in un' abbazia tedesca il "De rerum natura": ritenuta, fino a quel momento, irrimediabilmente perduta, l'opera del poeta latino Lucrezio è una delle principali fonti del pensiero di Epicuro. Ho tratto ispirazione dal saggio di Steven Greenblatt, "Il manoscritto", che illustra come la riscoperta del poema latino contribuì enormemente alla formazione della modernità.
Solitamente detesto le poesie in rima, ma questa volta ho voluto fare un'eccezione poiché, avendo con la mia precedente opera "Involuzione" probabilmente spinto qualcuno sull'orlo del suicidio, ho voluto portare un po' d'allegria. Buona lettura.
Genere: Poesia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Desolato per la sorte di Baldassarre,

Poggio, che all’Antipapa rese sempre onore,

si trovò tra i monti di Germania a errare.

Cercando consolazione per il suo cuore,

nel monastero di Fulda volle entrare.

Tra polverosi scaffali trascorse le ore,

finché non ebbe la fortuna di afferrare

il codice in cui vi era il capolavoro del cantore

di colui che per primo la superstizione osò sfidare.

Quel toscano del “De rerum natura” fu lo scopritore.

Dimenticato in quella biblioteca non poteva stare:

ritornato in Italia mostrò la scoperta con ardore.

Gli amici, estasiati, altre copie fecero fare

e che il mondo fosse fatto di “atomi” si iniziò a supporre,

mentre gli artisti il trionfo di Venere vollero rappresentare.

Il Rinascimento raggiunse il culmine del suo splendore.

 
  
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