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Autore: JinMori015    16/07/2017    0 recensioni
Il mondo è in pericolo.
Gli dei hanno deciso di "alleggerire del peso e della moltitudine dei mortali la madre terra" e per farlo scenderanno in campo, scatenando una guerra ai confini dell'assurdo. Jin Yong, reincarnazione di uno dei demoni più potenti della storia, verrà coinvolto in questa guerra. Riuscirà, insieme all'aiuto dei suoi compagni, a cambiare le sorti del pianeta?
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Una prova difficile

Petali secchi cadevano dal gambo entro il vaso svuotato d’acqua. Al posto di quella lunga pioggia, durata tre giorni di fila, si presentò un caldo arido, soffocante, che in niente consumo l’acqua piovana caduta al suolo. Egli prese i fiori appassiti, gettandoli nella spazzatura. Riempì il vaso con acqua limpida e ci mise un mazzo di rose. Si era svegliato prima, forse troppo prima, e adesso gli toccava aspettare. Si sedette accanto alla lapida, prese un pacco di Chesterfield Blu, che aveva trovato nella sua stanza, e l’accendino. Cominciò a fumarne una, rivolgendo lo sguardo verso il cielo ceruleo.
Il tempo sembrava essersi bloccato. Un leggero venticello smosse i suoi capelli e i suoi vestiti. Aveva appoggiato la testa alla struttura che componeva la lapide, cacciando un respiro profondo. Davvero non riusciva a capacitarsi di ciò che stava facendo, come aveva fatto a cacciarsi in una situazione del genere non lo sapeva. Sapere di essere l’incarnazione di un antico demone, di aver ereditato i suoi poteri, della imminente guerra che avrebbe coinvolto questo e l’altro mondo: sembrava davvero la storia di uno dei manga che aveva letto tempo fa.
Finalmente si erano fatte le sette. Yong si alzò, diede un ultimo sguardo alla tomba, passando la mano su di essa. Prese la valigia e lo zainetto, preparato la sera prima, e si avviò verso il cancello. Davanti la porta del monastero, si fermò. Erano arrivati. Una lunga fila di uomini, incappucciati, indicava il sentiero verso la sua nuova vita, verso la fine vi era Apollo, sorridente, con una lussuosa limousine bianca. Preso un po’ di coraggio, varcò la soglia. A passo lento e testa alta, si avvicinò sino al dio.
« Sono felice che tu abbia accettato la mia proposta. » mormorò Apollo, porgendogli la mano.
« E’ l’unico modo per diventare più forte. Li fermerò anche a costo della mia stessa vita. » gli strinse la mano.
Prese la valigia di forza, caricandola nel bagagliaio dietro, dopo di che, prese il suo posto a bordo. Dentro l’abitacolo vi era un ragazzo, visibilmente più piccolo di qualche anno. Capelli neri, occhi castano chiaro, fisico ben allenato. Yong non ci mise molto a comprendere che egli era un praticamente di arti marziali. E dall’aura che emetteva, sembrava essere estremamente abile.
Apollo salì per ultimo, accomodandosi proprio accanto a Yong. La macchina partì. Subito balenò nella mente di Yong una domanda tanto semplice quanto scontata.
« Ma come facciamo ad arrivare in Bretagna con una limousine? »
Apollo sorrise, non poteva di certo biasimarlo.
« Adesso vedrai! »
D’un tratto, la macchina cominciò a prendere sempre più velocità. Sempre più veloce, fino a quando non entrò in un portale magico.
Yong rimase senza fiato. Si affacciò al finestrino per vedere, non credendo a ciò che aveva sotto gli occhi. Stavano camminando nel nulla, una galleria completamente bianca nella quale non si vedeva né l’entrata né l’uscita.
« Non ti sporgere troppo, Jin Yong. Chissà in che zona della terra finiresti se cadessi qua. » disse con tono ironico il dio. « Comunque, siccome non ne avete avuto occasione, voi due, rimedierò io. Ti presento Satoshi Liones. »
« P-piacere di c-conoscerti, J-jin Yong! » continuò il giovane.
Dal suo tono, si vedeva lontano un miglio che era un ragazzo estremamente timido. Guardava fisso al suolo, tremava dalla testa ai piedi e giocava freneticamente con le mani. Il coreano porse la mano al giovane, sorridendo. Subito, la tensione che aveva accumulato Satoshi si disperse, le sue guance sembrarono colorarsi di un leggero rosso, mentre un sorriso a trentadue denti dipinse il suo volto.
« Hai praticato qualche arte marziale? » chiese Yong, curioso.
« Sì, Muay Thai per dieci anni! Tu, invece? »
« Taekwondo rinnovato, da quando ho memoria. »
« R-rinnovato? » chiese, incuriosito, Satoshi.
« E’ difficile da spiegare, possiamo considerarlo un livello superiore del taekwondo originale. » spiegò Yong.
I due sembravano aver preso un po’ di confidenza e cominciarono a parlare del più e del meno. Apollo era stato letteralmente ignorato e ciò lo metteva parecchio a disagio. Tossì una volta, non ottenendo alcun risultato. Una seconda volta, con lo stesso risultato e continuò così fino a quando i due non si voltarono verso di lui.
« Allora, siccome ci vorrà una mezz’oretta prima di arrivare a destinazione, comincerò a spiegarvi come siamo arrivati sino a questo punto. » disse Apollo, con fare serio.
« A questo proposito, io avrei una domanda, posso..? » chiese, un po’ timidamente, Satoshi.
« Certamente. »
« Per quale motivo hanno aspettato fino ad ora per attaccarci? Non potevano farlo prima? »
Yong rimase perplesso. Era una cosa che non si era chiesto, ma ora che l’aveva posta il ragazzo, cominciò a pensare alle possibili spiegazioni per cui gli dei aspettarono fino ad oggi prima di attaccare. Forse non erano pronti? Erano troppo deboli per poter attaccare? Qualsiasi cosa che pensava, però, sembrava troppo scontata per poter essere una spiegazione. Apollo riprese la parola.
« Ottima domanda, è qualcosa che voi, giustamente, non potete sapere. Circa tre mila anni fa, vi fu una guerra tra umani, demoni e dei. Questa guerra si concluse con la sconfitta degli dei e con un sigillo imposto a tutti e tre i mondi: questo sigillo impedisce l’azione umana, demoniaca o divina in regni diversi dal proprio. »
« Ma in questo caso, non potrebbero comunque attaccarci. » fece notare Yong.
« Questo solo in teoria, purtroppo. Il sigillo, nel corso di questi millenni, si è indebolito a tal punto da permettere agli dei minori di poter accedere al vostro mondo. » concluse Apollo.
« E lei come fa ad essere qui, dovrebbe essere un dio superiore. » aggiunse Satoshi.
« Io, insieme a mia sorella Artemide e Atena, siamo nati dopo che venne istituito il sigillo. »
Ora era tutto più chiaro. Ecco perché lui era sulla Terra, mentre gli altri dei superiori, invece, si trovavano bloccati nel loro mondo.
« Non possiamo ricreare questo sigillo? » chiesero all’unisono Satoshi e Yong.
« No, è impossibile. Coloro che hanno creato il sigillo, il signore degli umani e il signore dei demoni, sono morti e, mentre tra i demoni è nato un nuovo re, tra gli umani ciò non è avvenuto. »
Le poche speranze appena nate vennero subito stroncate. Senza i due creatori del sigillo, sarebbe stato impossibile ricrearne un altro e, per come aveva fatto intendere Apollo, servono due re per poterlo creare: il signore degli dei non l’avrebbe mai fatto, questo era poco ma sicuro.
« Meglio così, creare un secondo sigillo significherebbe ripetere ciò che sta accaden-- »
Una frenata improvvisa da parte dell’autista fece arrivare dritto nella faccia di Yong una delle borse che vi erano lì. Apollo e Satoshi cercarono di trattenersi, ma alla fine scoppiarono in una fragorosa risata. Dentro quella borsa c’era una bottiglia di succo di frutta già aperta: all’impatto si aprì completamente, bagnando il coreano dalla testa ai piedi.
« M-mi scusi! Eravamo arrivati al quartiere generale e ho dovuto frenare di colpo. » disse l’autista, preoccupato.
« N-non si preoccupi. » Yong cercò di trattenersi dal gridargli contro con tutte le sue forze.
Erano arrivati. Apollo aprì lo sportello, invitando a scendere i due ragazzi. Rimasero a bocca aperta: un immenso giardino, decorato con fontane in marmo d’epoca classica, cespugli ben definiti, alberi secolari, in fondo un enorme palazzo, stile età vittoriana. Un posto di alta classe, chi mai avrebbe immaginato che essa ospitasse il quartiere generale dei ribelli.
« Vi piace? L’abbiamo fatta ristrutturare di recente! Adesso, in ogni stanza, vi è una televisione al plasma e Wi-Fi libero! Oh, insieme ad un mini frigo con dentro bevande d’ogni genere! » sorrise con fare soddisfatto il dio.
« Datemi un pizzicotto se è un sogno… anzi non fatelo. » aggiunse Satoshi, ancora con la bocca aperta.
« Su, entriamo. »
Apollo si mise davanti ai due, indicando la strada da seguire. Varcò per primo il cancello, il quale si aprì all’istante. Dopo di esso passò Satoshi, il quale prima prese le proprie valigie. Era il turno di Yong: prese le valigie e cercò di entrare, ma proprio in quel momento, un lampo si frappose tra lui e gli altri. Cominciò a sudare freddo.
« C-che roba era quella!? »
« Oh… mi sono dimenticato, tu non puoi attraversare questa barriera magica. » aggiunse Apollo.
« E ME LO DICI SOLO ORA!? »
Era completamente diverso rispetto ieri, sembrava una persona completamente diversa. Satoshi rimase fermo ad aspettare, non capendo per quale motivo Yong non potesse passare.
Apollo diede, poi, ordine di abbassare la forza dello scudo e finalmente egli poté entrare.
I tre entrarono dentro l’enorme palazzo. Ad attenderli vi era un uomo, sulla cinquantina, capelli bianchi, gilet e pantalone di tessuto. Diede le chiavi delle rispettive stanze a Yong e Satoshi: al primo la chiave 3, al secondo la chiave 5.
« Godetevi le vostre camere. Ci vediamo alle otto in punto nella stanza Z, sul piano inferiore. » lì informò Apollo, il quale si diresse verso il giardino principale.
Yong e Satoshi andarono nelle loro stanze. Sembrava di essere in un hotel a cinque stelle: proprio come aveva detto prima, le stanze avevano un televisore a plasma, ma soprattutto un mini frigo! Yong lanciò la valigia sul letto, insieme allo zaino, e si scagliò contro il mini frigo, afferrando quattro lattine di coca-cola. Finalmente poteva bere qualcosa di davvero buono.
Chissà cosa dobbiamo fare in questa stanza “Z”. Si chiese il ragazzo. Probabilmente volevano spiegargli nel dettaglio come avrebbero agito una volta iniziata l’invasione, il che era molto probabile. Aprì una delle lattine e, dopo averne bevuto un sorso, la poggiò sul comodino. Aprì la valigia, prendendo un paio di pantaloncini e una maglietta. Voleva cambiarsi. Cominciava a sentire troppo caldo. Il clima della Francia era completamente diverso rispetto quello del Giappone.
Si cambiò velocemente. Volse lo sguardo verso il grande orologio attaccato alla parete. Mancavano dieci minuti all’ora stabilita.
Decise quindi di dirigersi da Apollo. Non sapendo, però, dove si trovava, girovagò per un paio di minuti all’interno del palazzo. Riuscì a trovarla alla fine.
« E’ questa la stanza, Jin Yong? » chiese Satoshi, il quale era appena arrivato.
« Credo di sì, comunque chiamami solo Yong, mi fa strano essere chiamato per intero. »
I due entrarono nella stanza. Ad attenderli vi erano Apollo ed altri tre individui, tutti e tre incappucciati. La stanza era immensa, gigantesca e non vi erano mobili, niente di niente, a parte un piccolo stanzino. Inoltre, le mura erano fatte d’acciaio.
« Benvenuti nella sala d’allenamento! » annunciò a gran voce Apollo, improvvisandosi una specie di conduttore televisivo.
Yong e Satoshi entrarono, fermandosi proprio davanti a lui. Si guardarono attorno: nessun attrezzo, nessun sacco, era una stanza completamente vuota.
« Sala… d’allenamento? » chiese Satoshi, spaesato.
« Sì, spero siate pronti, perché adesso dovrete combattere. » rispose la figura alla destra di Apollo.
Aveva una voce femminile, ma dall’aspetto non si riusciva a capire molto. Del resto, era completamente coperta in viso, l’unica cosa che si riusciva ad intravedere erano gli occhi.
« Dobbiamo testare le capacità di Yong. Le tue le conosciamo molto bene, ormai, ma le sue sono un’incognita per noi. » aggiunse Apollo.
L’aria si fece un po’ tesa. I due si guardarono: non che avessero chissà quali opzioni, in fin dei conti.
« Quali sono le regole? » chiese Yong.
« Nessuna regola. Potrete combattere come meglio credete e sarò io a fermare l’incontro, qualora sia soddisfatto, ovviamente. » commentò il dio. « Cominciate quando volete. »
E detto ciò, i quattro si diressero nello stanzino accanto, sistemandosi dentro e chiudendo la porta. Erano rimasti solo loro due.
« Beh, non abbiamo molta scelta. » disse Yong.
« Già, possiamo solo fare una cosa. » aggiunse Satoshi.
Erano uno di fronte all’altro, sorridendo beffardamente. L’aria era ancora più tesa, tutti e due avevano assunto le loro posizioni di guardia. Trascorsero solo una manciata di secondi.
Si scagliarono uno contro l’altro e, non appena arrivarono abbastanza vicini, tutti e due tirarono un calcio alto, scontrandosi.
Satoshi cercò subito di portarsi in avanti, tirando un diretto contro il suo volto. Yong, però, lo anticipò, deviando con il palmo il suo pugno e, per finire, un calcio all’altezza dello stomaco, colpendolo. Il ragazzo indietreggiò di qualche metro, portando la mano sul suo stomaco.
« Non male! » affermò il coreano.
« Ancora non hai visto niente! » disse l’altro.
Si lanciò subito verso di lui e, con la poca distanza che li separava, improvvisò subito un gancio alla tempia. Yong riuscì ad evitarlo, ma nel farlo cadde nella sua trappola. Sfruttando la rotazione acquisita e girando su sé stesso, Satoshi tirò un pugno dritto al suo volto. Lo ricevette in pieno, ma utilizzando quest’ultimo, riuscì a sferrare un calcio circolare. Venne bloccato, ma il coreano riuscì comunque ad allontanarsi, pulendosi con il pollice quel poco di sangue che sgorgava dal suo labbro.
« Il riscaldamento è finito, adesso farò sul serio. »
Yong si sentì schiacciare. La pressione cresceva sempre di più e lui cominciò a sudare. Quella sua strana vista riapparve nuovamente. Non riusciva proprio a credere a ciò che vedeva.  I suoi vestiti cominciarono ad ondeggiare, stessa cosa i suoi capelli. Il corpo di Satoshi era completamente avvolto da raffiche di vento ed era lui stesso che le generava, ma non era solo questo. Il suo corpo era avvolto da una strana luce, meno intensa rispetto quella che aveva visto ad Apollo, una luce azzurra come il mare.
« Utilizza il tuo yeong-gi, Yong. » disse quello.
« Il mio ye-- »
Non ebbe nemmeno il tempo di finire, Satoshi scomparve dalla sua vista. Yong si alzò, cercando di scovarlo. Senza rendersene conto, uno, due, tre attacchi lo colpirono. Fece due passi avanti, cercando di tranquillizzarsi. Respirò profondamente, calmandosi e concentrandosi. Ora riusciva a vederlo, riusciva a seguire i suoi movimenti. Nel momento stesso in cui si avvicinò Satoshi per colpirlo, egli cercò di contrattaccare.
« Sei troppo lento. » constatò il giapponese.
Lo schivò e, di nuovo, cominciò la catena di colpi. Uno, due, tre, quattro, cinque… continuava sempre di più. Yong riusciva a vederlo, ma non riusciva a reagire per tempo. Ricevette un pugno dritto nella bocca dello stomaco. Si accasciò al suolo, sputando sangue misto a saliva.
Le forti raffiche di vento si calmarono un po’, mentre Satoshi si fermò, stando davanti a lui.
« Perché non lo usi?! Di questo passo non riuscirai a fare nulla contro di me, figuriamoci contro loro! » disse spazientito.
Yong cercò di rialzarsi. Il dolore lo aveva quasi paralizzato, non riusciva a muoversi come voleva. Era la sua forza di volontà a portarlo avanti. E la disperazione. La disperazione provata quel giorno. Non voleva che finisse tutto lì, non poteva permetterlo.
« PERDERAI TUTTO, NON RIUSCIRAI A PROTEGGERE NESSUNO! »
Quelle parole lo colpirono dritto al cuore. Di nuovo, il ricordo della sua morte si fece vivido, sempre di più. Era sul punto di arrendersi.
 

Non ti arrendere, non ci pensare nemmeno, idiota!

 
Strinse i pugni. Il suo ricordo, quelle parole gli diedero la forza.
Uno strano fumo cominciò ad uscire dal suo corpo. E usciva ancora, sempre più intenso, sino a quando il terreno di sotto non si ghiacciò. Pilastri di ghiaccio si innalzarono attorno a lui, le braccia vennero coperte da ghiaccio anch’esse. Il ghiaccio continuava ad espandersi, arrivando fino a Satoshi, il quale rimase completamente spiazzato.
« Ci ho provato… che cazzo. Nonostante tutti i miei sforzi… è morta proprio davanti ai miei occhi… »
L’aria era diventata completamente fredda, quasi tutta la stanza era stata ghiacciata. Satoshi rimase lì, davanti a lui, accennando un lieve sorriso.
« Hai ragione. Nelle mie condizioni e in questa situazione, non posso fare nulla… ma lo giuro, diventerò più forte. »
Fece un passo avanti. Da là, cominciarono a emergere spuntoni di ghiaccio sempre più alti. Satoshi non si fece attendere. Il suo vento cominciò a spirare sempre più impetuosamente, avvolgendolo completamente. Si lanciò contro di lui alla massima velocità, mentre Yong alzò il palmo della mano.
« Satoshi, grazie. »
Un gigantesco pilastro si estese violentemente verso il giapponese. Lo scontro sembrava inevitabile.
« Basta così! »
Intervenne Apollo, il quale bloccò i due dopo aver deviato i loro attacchi. Tutti e due erano affaticati, esausti. Dopo essersi calmato, Yong svenne, il ghiaccio che ricopriva i suoi arti superiori si sciolse.

 



Il suo potere si è finalmente risvegliato. Il Re del Ghiaccio è rinato, più forte che mai.
Prossimo capitolo: "L'imperatore di Giada"

   
 
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