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Autore: x_amortentia    17/07/2017    1 recensioni
Un lussuoso piccolo condominio nel distretto di Gangnam. Tre uomini e una donna dalle personalità eccentriche e completamente opposte. Nazionalità e passati differenti e un presente da condividere in qualità di vicini. Tra questioni irrisolte, memorie perdute e chi invece non desidera altro che dimenticare, i quattro ragazzi incapaci di seguire le "regole del buon vicinato" si ritroveranno volenti o meno a condividere le loro storie. Tra discussioni, provocazioni, riunioni di condominio, un pizzico di comicità e un bicchiere condiviso a tarda notte ognuno di loro cercherà il modo di riprendere in mano la propria vita. Ma si sa che alla fine dei giochi sono le torri a restare in piedi, mentre i castelli di carta crollano alla prima folata di vento.
Genere: Commedia, Drammatico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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PROLOGO






Niente di quell'appartamento faceva intendere che il suo proprietario se ne fosse andato. La finestra ad arco che si affacciava sul salottino era spalancata, le tende di leggero pizzo bianco ondeggiavano tranquille smosse dal vento d'autunno. Non faceva caldo, ma neanche freddo. Una di quelle mezze stagioni che non si vedevano più da un pezzo. 

Nella stanza non c'erano odori fastidiosi, l'aria non era pesante, non c'era muffa negli angoli né qualche disgustoso insetto ad arrampicarsi sulle pareti. Ogni singolo dettaglio faceva parte di un quadro che ritraeva niente meno che vita. C'era, infatti, ancora una tazzina da caffè sporca abbandonata sul piano della cucina, un bicchiere di cristallo con un centimetro di scotch posato sul tavolino al centro della stanza. "L'insostenibile leggerezza dell'essere", di Milan Kundera, aperto con le pagine in fermento sul bracciolo della poltrona posta vicino alla finestra. Un'opera che terminava in tragedia, il colmo dell'ironia. Sembrava che fosse stato lasciato lì di proposito. 

La prima impressione fu che niente fosse successo, che tutto fosse rimasto immutato. In un certo senso questo pensiero riuscì a consolare i tre ragazzi rimasti sull'uscio. 
Nessuno di loro aveva intenzione di varcare la soglia per primo. C'era qualcosa, sì, una specie di barriera invisibile che circondava l'intero appartamento. Una presenza ostile che inchiodava i loro piedi sul pavimento in marmo del pianerottolo e stringeva le loro gole in una morsa da togliere il respiro se solo avessero provato a proferir parola. 

Forse non entrare si sarebbe rivelata la scelta migliore. Lasciare tutto così com'era, fingere che andasse tutto bene, che il destino non fosse un bastardo e che non ci fosse alcun senso di colpa a tenerli svegli durante quelle ultime notti. Eppure qualcuno doveva muoversi, il coraggio lo si doveva trovare. Se non per entrare, almeno per allontanarsi da lì e chiudere quella porta definitivamente. 

Ma perché illudersi. Si trattava di una scelta di merda.

«Siamo dei codardi», Adrian faticò nel parlare. Gli bruciava la gola ma almeno gli parve di essere finalmente tornato a respirare. «Siamo dei codardi se restiamo qui a guardare.» Il suo primo passo all'interno dell'appartamento fu piuttosto cauto, finché l'andatura non si fece più sicura e allora prese a guardarsi intorno. 

Passò il palmo della mano sul tavolino, finendo col raccogliere della polvere sulle dita. Se le guardò disgustato.
«Guardate che schifo», esclamò, voltandosi verso la porta e mostrando agli altri due la mano sudicia. «Lui lo detesterebbe, perciò muovete il culo e diamo una pulita.»
 
   
 
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