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Autore: mirysenpai    17/07/2017    0 recensioni
La vita di Kaii cambiò in una sola notte quando il paranormale fece irruzione nella sua tranquilla esistenza di bambino. Un uomo sconosciuto si introdurrà nella sua vita.
Kaii non credeva né in Dio né nel paranormale…ma in quanti ci credono davvero, anche se non hanno mai visto né l’uno né l’altro?
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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“E- etciù!” starnutì per la terza volta Ukyo, nel giro di un minuto.

Sul terrazzo della scuola volava un sacco di polline. Era bello da vedere, dimostrava che la natura è viva e dona sempre una sensazione di pace quando ci si rivolge a lei… forse anche lei prova dei sentimenti.

“Salute, sei allergico?” disse Seiji passandogli un fazzoletto. L’amico lo accettò volentieri. Poi, appoggiandosi alla ringhiera con fare da duro chiese “Sai dov’è Kaii? Se non sbaglio siete in classe insieme”

“Ancora non ha finito il suo turno di pulizie, gli ho detto che doveva raggiungerci qui” si appoggiò anche lui alla ringhiera guardando di sotto “Domani mattina vuoi venire con me in fumetteria? Devo comprare un sacco di manga, ma non mi va proprio di andarci da solo….E poi, se vuoi, passiamo da Kaii. Ho chiesto ad Akira ma lui mi ha detto di no. Daaaai vieni!!” insistette Ukyo pregandolo, anche se non era necessario, siccome Seiji non voleva perdere neanche un’ opportunità che aveva di vedere Kaii. E in questa occasione poteva vedere persino casa sua, come poteva rifiutare??  Il ragazzo annuì, facendo rallegrare anche l’amico. Rimasero entrambi a guardare un’ape che stava svolazzando tra i fiori coltivati sul terrazzo. Quell’insetto accese un dibattito tra i due, mancava poco che finissero in tribunale.

“Di che state discutendo?” Kaii si avvicinò piano ai due ragazzi.

“Kaii, è vero che le api impollinano i fiori senza altri scopi? Spiegalo ad Ukyo, che sostiene una cosa inventata da lui!” disse Seiji sicuro di quello che stava dicendo

“Guarda che le api raccolgono il nettare dai fiori per portarlo all’alveare, per poi farne il miele, e intanto impollinano!” disse Ukyo con altrettanta sicurezza in sé

“Ha ragione Ukyo, le api usano il nettare per fare il miele….” disse Kaii trovandosi nel più totale imbarazzo in quella strana conversazione

“Avevo ragione! Lo sapevo! Io di solito se una cosa….” e Seiji lasciò parlare Ukyo da solo, mentre si compiaceva e si lodava

Seiji vide che Kaii era strano, come se si sentisse poco bene. Poggiò la mano sulla sua spalla, e questo piccolo gesto (anche se l’aveva fatto lui) fece esplodere dentro di lui mille emozioni felici e piene di colori, come quella primavera.

“Stai bene? Ti vedo stanco” disse Seiji risvegliandosi dall’estasi, mentre come sottofondo c’era Ukyo che continuava a parlare da solo, ma non si era ancora accorto che non lo ascoltava più nessuno.

“No, in realtà ho molta sete” disse Kaii rivolgendogli un sorriso imbarazzato, poggiando la mano su quella dell’amico e, se possibile, facendolo innamorare ancor di più.

Seiji gli diede la sua bottiglia d’acqua. Kaii lo ringraziò e bevve un sorso. Ma la cosa più importante era che, anche se solo per dieci secondi, Kaii aveva poggiato le labbra su quella bottiglia, dove Seiji aveva poggiato anche le sue... un bacio indiretto!! Non doveva far bere più nessuno da quella bottiglia, ci dovevano essere solo le labbra di Kaii. Seiji iniziò a farsi una moltitudine di film mentali, senza staccare gli occhi di dosso al “protagonista”. Ukyo si girò solo ora a guardarli, dato che aveva finito di parlare

“Ma stavate ascoltando? Dammi un po' d’acqua, grazie!” prese la bottiglia in mano a Seiji e bevve anche lui un sorso, frantumando i suoi sogni.

“No! Perché l’hai fatto!?”

Ricominciarono a sbraitare senza un apparente motivo tra di loro, mentre Kaii stava a guardare. Più tardi uscirono da scuola, si salutarono e presero strade differenti per tornare a casa. Ukyo, come sua solita routine, prese l’autobus per arrivare alla metropolitana, e prese la metropolitana per arrivare a casa.
Andava tutto bene -per ora- nella sua vita: non era il massimo, ma non si poteva lamentare…. L’unica cosa che non andava era Ren, avrebbe fatto qualsiasi cosa per rivederlo, anche solo per un istante, e chiedergli se era lui la causa di quell’allontanamento. Arrivò di fronte la stanza del suo appartamento ed entrò. Si sedette, e mentre si toglieva le scarpe all’ingresso sentì dei rumori provenire dalla cucina; probabilmente il padre era rientrato presto da lavoro, quindi era meglio avvisarlo del suo arrivo.

“Sono tornato!” disse mentre si sfilava l’altra scarpa.

“Eccoti finalmente, tuo padre oggi non torna, ha lasciato un biglietto. Quindi ti ho preparato qualcosa. Oggi non hai preso il tuo bento, ti ho visto! Devi mangiare altrimenti rimarrai sempre così come sei!”

Ukyo rimase con uno sguardo impaurito, non riconoscendo affatto la voce, poi si girò guardandolo. Era alto e magrissimo, indossava una mascherina e guanti in lattice. Se ne stava appoggiato con la schiena contro una parete, a braccia incrociate, e lo stava guardando; dai suoi occhi si poteva capire che stava sorridendo. Non c’era dubbio, Ukyo l’aveva già visto. Era l’amico/nemico di Ren, quello della seduta spiritica, era lì, che doveva fare ora?
Si ricordò delle parole di Ren “Ha l’aspetto di un ragazzo, non è pericoloso, ignoratelo” … Ma come faceva ad ignorare uno spirito?

“Finalmente mi puoi vedere, sono così felice! Mi chiamo Shigeru…. Ora posso parlare con te!” disse lo spirito, camminando verso di lui, piegandosi poi alla sua altezza e guardandolo negli occhi.

Ukyo non rispose, alzandosi e sorpassandolo raggiungendo la cucina. Aveva il cuore che batteva all’impazzata dalla paura. Per Ren era facile dire di ignorarlo, tanto lui non c’era mai! Appena entrò nella stanza vide la tavola apparecchiata con delle pietanze che sembravano appetitose, almeno dall’aspetto.

“Ukyo, mangia tutto quello che vuoi, l’ho fatto per te!” disse entusiasta Shigeru, entrando anche lui. Ignorarlo valeva a dire anche non mangiare quello che cucinava? Forse no, forse era solo non rivolgergli la parola, e poi Ukyo aveva troppa fame. Si sedette a tavola e assaggiò il ramen. Stava quasi per piangere per quanto era buono. Finì in fretta la sua porzione, trattenendosi dal fare complimenti al cuoco. Shigeru era rimasto seduto di fronte a lui a guardarlo e sorridergli “Sono contento che ti sia piaciuto, ora assaggia la carne!” Ukyo mangiò anche quella, con lo stesso entusiasmo del ramen. Non aveva mai mangiato del cibo così buono in vita sua.

“Da piccolo mi piaceva un sacco cucinare… Spero che anche questi siano di tuo gradimento, purtroppo non so preparare molti dolci” disse Shigeru, passandogli un piattino con all’interno dei bellissimi mochi che aspettavano solo di essere mangiati.

Ukyo aprì la bocca per ringraziare, ma la richiuse subito, senza emettere neanche un suono. In realtà si sentiva un approfittatore della bontà di quello spirito, ma non aveva scelta. Dopo aver finito di mangiare iniziò a lavare i piatti. Una volta finito, si girò appena per controllare se Shigeru fosse ancora lì, e così era, infatti. Ora Ukyo aveva un grandissimo problema, doveva rimettere i piatti nello scaffale, ma era troppo alto per lui, per questo di solito saliva su una sedia. Ma, puntualmente, ogni volta che lo faceva davanti a delle persone, queste ultime scoppiavano a ridere.
I suoi due migliori amici una volta erano scoppiati a ridere prendendolo in giro per settimane, suo padre sghignazzava ogni volta, e aveva fatto sorridere persino quel musone di Kaii, per non parlare poi di sua nonna che non riusciva più a smettere di ridere. Tornavano a mente troppi ricordi spiacevoli per colpa di quella sedia.
Ma perché stava troppo a pensarci? Tanto Shigeru non era nessuno per lui. Prese la sedia e vi salì sopra. Forse dall’abitudine delle prese in giro, forse per colpa dell’immaginazione, gli sembrò di sentire una risata, così in quel momento si innervosì e si voltò bruscamente; il movimento fece cadere la sedia all’indietro. Ukyo credeva di ritrovarsi con la faccia frantumata a terra, invece aveva la testa poggiata sulla spalla di Shigeru che, oltre ad averlo afferrato, aveva evitato anche la caduta di molti piatti.

“Sii più attento, se non ci fossi stato saresti caduto spaccandoti la testa” lo mise a terra dandogli dei colpi sulle spalle. Per un attimo quel ragazzo gli era sembrato Ren, ma non lo era.

“Scusa….” disse Ukyo amareggiato, per poi coprirsi velocemente la bocca, accorgendosi dell’errore commesso. Si era distratto solo un secondo per pensare a Ren ed era finita così.

“Evviva! Mi hai parlato! Sono così felice!” Shigeru lo abbracciò stringendolo forte, ma Ukyo lo allontanò subito. Tanto gli aveva rivolto la parola, quindi non sarebbe servito a niente continuare a fare il gioco del silenzio.

“Che cosa vuoi da me? Perché mi tratti cosi bene?” disse senza entusiasmo. Quello non gli trasmetteva niente, rispetto alla prima volta che aveva visto Ren.

“Mi chiedi perché? Non ricordi che mi hai liberato dallo specchio? Te ne sono debitore a vita!” disse Shigeru toccandogli la guancia, nello stesso modo in cui gliela toccava Ren...ormai ogni cosa gli ricordava lui. Ukyo negò con la testa raggiungendo una stanza che usava per dipingere, sedendosi su uno sgabello e incominciando a fare una bozza su di una tela.

“Ascolta, io credo sia una perdita di tempo. Invece di farmi favori, potresti…. Che so, magari andare dalla tua famiglia?” disse buttandola lì, mentre cercava il carboncino, che gli venne dato subito da Shigeru.

“Perché dovrei, sei tu che mi hai liberato, non loro. E poi mi diverto a farti i favori”

Ukyo fece una faccia corrucciata e rimase in silenzio intento a finire il disegno. Poco dopo scaraventò tutto a terra, guardando le sue mani sporche che tremavano. Sentiva scorrere in lui una rabbia eccessiva e la voglia di rompere qualcosa.

“Hai dimenticato di nuovo la pillola, perché non ti prendi cura di te stesso?” disse Shigeru, guardando il ragazzino che si era gettato ai suoi piedi, piangendo rumorosamente

“PORTAMI DA REN, TI PREGO!” lo pregò disperatamente Ukyo, divenuto irriconoscibile per chi non lo avesse mai visto in quello stato pietoso “Anche solo per un istante, portami da lui!”

“Ukyo….” Shigeru si abbassò per stringerlo nel tentativo di calmarlo “Lo sai anche tu, Ren non è normale, è uno squilibrato mentale. Non voglio portarti nel suo covo”

“Non gli parlo, voglio vederlo e basta, per favore! Solo un po'…..” Ukyo continuò a ripetere interrottamente l’ultima frase.

Shigeru non voleva vederlo in quello stato e per farlo smettere doveva solo accontentarlo; perciò poggiò il dito sulla sua tempia e gli disse di chiudere gli occhi. Quando Ukyo li riaprì, si ritrovò in un altro luogo.

“Dov’è Ren?” Ukyo fece solo un passo ma Shigeru se lo tirò addosso mettendogli una mano sulla fronte cosicché non poteva muovere la testa. Erano addossati ad una parete, ma bastava scostare di poco la testa per intravedere Ren.

“Si trova nella stanza accanto, puoi udire la sua voce, ma non ho intenzione di lasciartelo vedere nello stato in cui si ritrova in questo momento” disse Shigeru, si sporse per vedere cosa stesse facendo Ren, e ne rimase alquanto disgustato. Era sempre lo stesso, sia in vita che in morte.

La stanza si estendeva in lunghezza, come un corridoio, e lungo il muro erano appesi a testa in giù una serie di cadaveri, di qualsiasi sesso, etnia, e alcuni erano persino giovanissimi. Molti già deceduti, mentre altri attendevano il loro turno. Il sangue copriva tutto il pavimento, colava dai corpi, insieme alle viscere. Dall’altro lato della parete c’erano gli strumenti che usava il nikuya per svolgere il suo lavoro.
In quel momento Ren stava aprendo la pancia ad un cadavere, accanto c’era un altra vittima che urlava vedendo la scena orripilante. Quanti anni poteva avere? Forse quello aveva l’età di Ukyo, e si trovava lì, per un peccato commesso. Ren, spazientito, prese un coltello molto più lungo e affilato di quello che stava usando e si avvicinò al ragazzo che urlava.

“Chi ti da’ il permesso di aprire bocca? Sei inutile! Devi morire!” disse iniziando ad incidere dall’ inguine in su, con l'intento di tagliarlo in due.

Shigeru fece una smorfia di disgusto, distogliendo lo sguardo. Era proprio lui, non ne aveva dubbi. Chissà perché la natura aveva dato l’opportunità di rinascere ad un individuo simile. Era proprio vero che la bontà è soggettiva.

“Posso vedere Ren?” subito dopo che Ukyo parlò, il nikuya iniziò a sbraitare.

“Okami, Hotoke, Sardonicus, Kaii, Ukyo…. Vi odio tutti! Dovete morire! Un giorno sarete solo dei miseri ed inutili nomi!” disse incidendo con molta più forza, spezzando il corpo in due. Una parte andò a sbattere violentemente contro un’altra vittima ancora viva che, disperata dal vedere quella scena, si cavò da sola gli occhi, facendo scorrere il sangue sul pavimento, insieme alla viscere dell’altro corpo mozzato.

Quelle parole rimbombavano con violenza nella mente e anche nel cuore di Ukyo. Spostò i suoi occhi sulla figura di Ren, che era uscito dalla stanza.

“Ren!” gli urlò Ukyo, sperando che si girasse a guardarlo

“Non può vederti, qui c’è solo la tua anima, ora andiamo a cas-” Shigeru si piegò in due stringendo dolorante il braccio dove Ukyo aveva conficcato un ferro appuntito

“Ren!” corse nella stanza dov’era rientrato l’altro, pietrificandosi sull’ingresso.

Shigeru si gettò a coprirgli gli occhi, e in un attimo tornarono a casa.

Ukyo cadde a terra piangendo disperatamente. Quella scena era stata davvero straziante, chiunque l’avesse guardata avrebbe sentito una fitta al cuore. Un ragazzino di quell’età, in condizioni così deplorevoli. Tutta colpa di quell’individuo…. Il ragazzino tossì forte e si sedette, per aiutarsi a respirare meglio.

“Non riesco più…...A respirare…...Mi sembra…...di morire” disse ansimando tra una parola e l’altra.

Shigeru prese la pillola, avvicinandosi “Stavolta non ti ascolterò, prendi la pillola e basta” abbassò la testa di Ukyo all’inietro, e con due dita gli aprì la bocca e poggiò sulla lingua la pillola. Gli sbottonò la parte superiore della camicia per permettergli di respirare meglio. Poco alla volta Ukyo si calmò, finché non ritornò se stesso.

“Va meglio?” disse Shigeru aiutandolo a rialzarsi

Ukyo si avvicinò alla finestra appoggiandosi sul davanzale “Si…. Grazie” sussurrò respirando profondamente quell’aria che a lui pareva gelida.

“L’importante è che tu stia bene” Shigeru si avvicinò alla finestra, di fianco al più piccolo

“Quei bambini ancora giocano a quest’ora….” disse Ukyo riferendosi a dei bambini sul lato opposto della strada che si rincorrevano

“Non è molto tardi...” il più grande sorrise poggiandogli una mano sulla testa, scompigliandogli i capelli, fortunatamente era tornato come prima.

“Scusami per la ferita…. Non riuscivo più a ragionare” si asciugò velocemente una lacrima che era uscita con forza.

Shigeru pensò di chiedergli se avesse visto qualcosa in quella stanza, ma era meglio non farlo, non subito.

“Vuoi dormire?”

“Non vado mai a dormire a quest’ora, non sono un vecchietto. Si scostò dalla finestra e si avvicinò all’armadio per prendere il ricambio “Vado a fare la doccia, ci vediamo...” disse Ukyo

“Si, ci vediamo domani” lo corresse Shigeru sorridendogli

Era notte fonda e Ukyo continuava a lamentarsi nel sonno, sudando freddo. Poi smise, tornando a dormire sereno, perché Shigeru era lì di fianco, accarezzandolo e stringendogli la mano per fargli capire che non era solo. Le persone deboli per guarire necessitano di qualcuno al loro fianco.

“Lo sapevo che eri tu, non toccarlo!” Comparve Ren da dietro alle spalle di Shigeru, allontanandolo da Ukyo.

“Abbassa la voce idiota...” disse Shigeru parlando piano.

“Che gli hai fatto?” l’altro lo afferrò per il colletto della maglia, sbattendolo al muro

“Io? Pensa a cosa gli hai fatto tu! Lo hai abbandonato senza neanche dirgli un motivo,

trattandolo come se fosse una marionetta di tua proprietà. Tu e quel deficiente di Hotoke” gli diede una testata, per liberarsi dalla presa.

Ren rimase sorpreso, non aveva mai sentito nessuno insultare Hotoke “Stai dicendo che tu e Hotoke non siete alleati? Non ci credo minimamente” disse guardandolo con disprezzo.

“Lo ringrazio per avermi aiutato a rinascere, ma di certo non farò il suo servitore come te o quell’altro” girò lo sguardo verso Ukyo “Non sono come voi, non voglio fare del male alle persone come facevo quand’ero ancora vivo…. L’unica cosa che non rimpiango…sono tutte quelle volte in cui ti facevo soffrire. Sono qui solo per ucciderti”

Ukyo iniziò di nuovo a respirare irregolarmente e lamentarsi nel sonno. Shigeru gli poso la mano sulla fronte, e subito si calmò di nuovo.

“Lo specchio di questa camera erano i miei occhi, vedevo tutto quello che accadeva. Ho visto cose disgustose che permettevi accadessero a questo ragazzo. Ho visto anche il tuo sguardo… Sei innamorato di lui, ho subito pensato che dovevo sottrartelo. Ma ho cambiato idea, non mi basta. Mi sono affezionato a lui, alla sua gentilezza ed allegria. Lo voglio.” Alzò lo sguardo, sfidandolo con gli occhi.

“Tu morirai presto” così rispose Ren a quella sfida.

“Che stai aspettando ad uccidermi, allora?” Ren non gli rispose e sparì ancora.
 

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La mattina seguente Ukyo, dopo essersi alzato, uscì di casa in fretta. Eccetto suo padre, non vide nessuno, fortunatamente. Si incontrò con Seiji, come stabilito il giorno prima. Dopo aver passato la mattinata in fumetteria se ne andarono in giro per il quartiere di Shinjuku, alla ricerca di un posto dove mangiare.

“No, questo no, una volta sono entrato lì e i dipendenti mi guardavano malissimo” disse Ukyo fermando l’amico che stava entrando nel bar.

“Ma io ho fame! Voglio sedermi, che palle….” continuarono la ricerca, scartando molti altri posti. Finché non si scontrarono con due uomini…

“Mi scusi tanto signore...Non vi ho visto, davvero” disse Ukyo aiutando l’uomo a raccogliere dei documenti caduti a terra. E si accorse che quell’uomo era il padre di Kaii. Il signor Watanabe gli strappò di mano i suoi documenti, guardandoli male, poi se ne andò.

“Non preoccupatevi, non è nulla” si scusò l’altro al suo posto

Ukyo Riconobbe anche quest’uomo. Lo aveva già visto, quando era con Ren, che lo aveva chiamato Masashi Furukawa. E in base a quanto ricordava del passato di Ren, era stato il suo esorcista. Masashi gli sorrise, probabilmente anche lui lo aveva riconosciuto. Quindi che stava facendo con il padre di Kaii? Non erano fatti che lo riguardavano, ma doveva seguirli.  I due uomini entrarono in un bar e si sedettero uno di fronte all’altro... molto sospetto.  Anche Ukyo entrò, senza pensarci due volte, anche se neanche due minuti prima l’aveva scartato; Seiji lo seguì. Senza farsi vedere, si sedettero dietro al tavolo dei due uomini, dando le spalle a Masashi, quindi si poteva udire chiaramente tutto quello che dicevano.
I due iniziarono a parlare tra loro, ma Ukyo non capiva niente dato che contemporaneamente cominciò a parlare anche Seiji.

“Perché siamo entrati qui? Avevo detto che era troppo affollato e costa troppo. Quanto dobbiamo aspettare finché vengono a prendere le ordinazioni?! Ah, ecco sta arrivando il cameriere!!” dopo aver ordinato qualcosa, rimasero un altro po' a parlare, ma continuando così Ukyo non avrebbe sentito neanche una parola del discorso.

“Puoi inviare un messaggio a Kaii e dirgli che tra non molto siamo da lui?” chiese Ukyo a Seiji, che arrossì fino alle orecchie.

“Io? Con Kaii…. Si, certo che posso” prese il telefono, e rimase letteralmente appiccicato, continuando a messaggiare con Kaii.

Ora poteva sentire tutto: il concetto di “farsi i fatti propri” Ukyo non sapeva cosa volesse dire.

“Non è solo in questi giorni, si comporta in modo strano da un po'. La prego, mi aiuti, ho persino paura di stare in casa, adesso ” Watanabe guardava disperato Masashi, in cerca di aiuto.

“Io farò il possibile, ma prima dovrebbe farmi un favore” , prese un cucchiaio e iniziò a mangiare il suo gelato. Estraendo piano il cucchiaio dalla sua bocca, socchiudendo gli occhi.

“Qualsiasi cosa….per lei” disse il padre di Kaii, seguendo attentamente con lo sguardo ogni movimento; forse era così disperato che arrivava ad immaginare cose persino su di un uomo.

“Prima di visitare, e quindi esorcizzare vostro figlio, devo verificare che ciò che mi state dicendo sia vero, e sopratutto che tipo di spiriti lo perseguitano. Quindi vi chiedo di mettere registratori audio e, se riuscite, anche telecamere nella sua stanza. E inviarmi le copie delle registrazioni in cui sentite qualcosa di sospetto. E se può, le chiedo di darmi anche l’indirizzo dello psicologo di Kaii. Naturalmente, se per voi non è un problema, signor Watanabe….” lo guardò intensamente, toccandosi il labbro inferiore.

Watanabe, deglutì a quel gesto provocante “Si figuri, questo e altro…. Per riveder- Per aiutare mio figlio.” si corresse subito, evitando di fare una figura.

“Sono affascinato, un uomo serio come lei crede negli spiriti...Non fraintenda le mie parole, lei è stato molto intelligente ad averlo capito subito.” Masashi poggiò delicatamente il mento sulla mano, sorridendo a Watanabe

“In realtà, non ci ho mai riflettuto davvero, ma dopo quello che ho visto ho capito che non si trattava di qualcosa di questo mondo e, perdonate la mia arroganza, buon padre quale sono, ho capito cos’era meglio fare. E sopratutto sono rimasto accanto a mio figlio.” Ma che stava dicendo? Se qualche volta dormiva addirittura sulle panchine pur di non ritornare a casa.
Masashi distolse lo sguardo, se non lo avesse fatto gli avrebbe riso in faccia. Era palese che stava mentendo solo per adularsi, lui non era di certo il primo a farlo.

“Mi scusi, ora devo proprio andare, ci vedremo ancora….la prossima volta offro io” si alzò infilandosi la giacca, facendogli l’occhiolino.

“Si, lasci che l’ accompagni, è piacevole passare del tempo in sua compagnia” Watanabe lo accompagnò fuori.

Tutti i pensieri di Ukyo si bloccarono in testa, erano troppi. Prima di tutto, Kaii doveva essere esorcizzato? La storia si faceva sempre più contorta e spaventosa. Intanto Seiji continuava indisturbato a messaggiare con Kaii….

 

   
 
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