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Autore: Koreshadow    18/07/2017    0 recensioni
Una nuova epoca fatta di vecchi miti e credenze che si credevano assurde e impossibili. Un nuovo Medioevo, dove la caccia alle streghe è all'ordine del giorno. William non sa cosa sia, non sa perché sua madre gli abbia mentito e crede fermamente che un sedicenne non possa essere la salvezza di un popolo. Lia deve prendersi la responsabilità di qualcosa per la prima volta nella vita. Il Dott. Levi potrà forse trovare nelle streghe la sua salvezza. Religioni e scienza dovranno fare i conti con i misteri della magia. Un viaggio alla ricerca di verità impossibili, libertà e pace...per quanto essa sia ormai quasi un miraggio.
***
Primo capitolo volutamente formattato in maniera poco chiara. E' la mia prima originale, siate clementi. Avevo già provato a postarla ma il risultato non mi aveva soddisfatta.
Genere: Avventura, Dark, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Aprile 2017, da qualche parte in Normandia, Francia



Forse sarò un pianista.

O un ingegnere.

O un medico.

O forse un senzatetto, un uomo d’affari, un domatore di leoni, un avvocato d’assalto, un musicista bello e dannato, un padre amorevole, un marito stronzo, un politico.

Quando avevo sei anni mi piaceva immaginare come sarebbe stata la mia vita da grande, cosa sarei diventato, se mi sarei mai sposato, quanto avrei vissuto e che uomo sarei stato.

Non avendo mai avuto un esempio su cui basare le mie fantasie, esse erano libere da ogni preconcetto.

Sapevo di avere un padre da qualche parte, o comunque di averlo avuto ad un certo punto. Immaginavo il suo volto simile al mio, ma con i lineamenti più marcati e in un certo senso duri. Non sapevo nulla di lui e mai forse avrei saputo.

Questo stato di ignoranza non mi dispiaceva, né mi creava problemi. La mancanza di una figura paterna non mi aveva portato su una brutta strada, non sono mai stato violento, non ho mai sfogato la mia rabbia repressa sulle donne, mai abusato di droghe; fumai una sola volta, al campeggio estivo quando avevo dodici anni, per via di una scommessa; niente alcool, solo qualche bicchiere di vino a Natale, gentilmente concessomi da mio zio Winston; niente tatuaggi, niente vestiti estrosi, nessuna “cricca” di appartenenza, nessun particolare incidente, a parte un paio di dita rotte a dieci anni giocando a basket.

Posso ufficialmente affermare che la mancanza di un genitore non sempre è sinonimo di vita difficile.

Tutta la mia vita, compresa la mia adolescenza fino ad oggi, giorno del mio diciassettesimo compleanno, si era svolta pressoché nella normalità.

Non so come sarà messo il mondo quando e soprattutto se qualcuno leggerà mai queste righe.

Tutto potrebbe essere diverso da come è oggi. Potrebbe essere tornato tutto a quella che mia madre era solita definire “banale ma sicura normalità”, quell’epoca che i libri ci insegnavano a chiamare “Parallelismo”, quando le guerre c’erano, ma sembravano essere comunque troppo lontane per essere combattute in prima persona, tanto da dimenticarsene. L’epoca della crisi economica, ma del boom di Internet e delle nuove tecnologie, diceva mia madre; ci si poteva svegliare di buon mattino, sorseggiando caffè, mentre il notiziario dava la notizia di una nuova applicazione, una nuova cura o vaccino, un nuovo modo per rendere la vita degli esseri umani più facile e veloce.

Mio zio Winston, quello del vino, sosteneva che vi fosse un disegno governativo, un complotto, e che i cellulari fossero stati inventati al solo scopo di fornire dati ai detentori del potere e alle multinazionali.

Un gregge di pecore; una massa di ubriachi che si accalca fuori da uno stadio da football; sciame di api laboriose e schiave del sistema…” e tante altre metafore per definire il genere umano.

Nonostante possa ammettere che il suo livello di misantropia fosse decisamente esagerato, al giorno d’oggi non posso fare a meno di vederci una grande verità: eravamo delle pecore, stupide pecore che fecero il grande errore di sottostimare, come si era soliti fare nel Parallelismo. C’era la tendenza a lasciar perdere, a lasciar fare, al “vivi e lascia vivere”. Per anni il Governo, o forse dovrei dire i Governi di tutto il mondo sapevano ciò che sarebbe potuto accadere e non hanno fatto nulla per fermarlo, per impedire tutto ciò.

Fino a pochi mesi fa, non mi sarei preoccupato più di tanto. Seguivo le regole dello stato di assedio, continuavo ad andare a scuola, ascoltavo con scarso interesse le lezioni imposte dal Governo militare sulla salvaguardia del genere umano e la preservazione della nostra razza. Rispettavo il coprifuoco, non pensavo ad una carriera militare, piuttosto nei centri di controllo o ricerca e sviluppo. All’Orientamento Carriera dissero che sarei stato bravo, anche perché non avevo la struttura fisica necessaria per combattere. Tuttavia ero sveglio, dissero, buoni punteggi al Test Nazionale, buoni voti. Mi fecero anche una breve analisi psicologica, dove venne riscontrato quello che definirono “attitudine neutrale per il nemico”. In breve, mi spiegarono che l’87,54% degli esseri umani avevano un’attitudine ostile al nemico o peggio, incompatibile. Quelli che come me erano considerati neutrali, solitamente intraprendevano carriere da ufficio, un posto sicuro e calmo. I migliori tentavano la via della Nuova Scienza, piuttosto complessa, ma soddisfacente.

Era tutto programmato, noioso e confortevole piano di vita.

Ero tranquillo.

Ero normale.

Ero umano.

  
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