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Autore: HeartOfYoukai45    19/07/2017    0 recensioni
nuovi studenti si sono trasferiti al Dolce Amoris, portando con loro un uragano di cambiamenti; litigi, amore, gelosia, e come mio solito, un enorme pizzico di fantasia distruggono quel leggero filo che divide la realtà dalla fantasia
Dal Testo:
- Tranquilli, è solo timida-
- la timidezza te la ficco su per il culo-
*****
- credo si sia addormentata-
- naaaaahhh, lei non dorme, lei riposa gli occhi-
[...]
- se fai quello che penso tu stia per fare, giuro che ti taglio le mani-
******
- lei è l'unica che può batterlo, uccidere per vivere e vivere per uccidere, è questo uno dei credo-
******
- dovrei esiliarvi tutti e tre, ne avrei tutti i motivi!
******
- io non cambatto per me stessa, io combatto per coloro che verranno dopo di me-
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Nuovo personaggio, Un po' tutti
Note: Cross-over | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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la scuola fini più in fretta di quanto si sarebbe aspettata, e come primo giorno, non contando l'incontro ravvicinato con il pomodoro e la principessina, forse sarebbe stato anche meglio

- che preparo per cena?- chiese dubbiosa Eleonora

- qualcosa che abbia carne...- disse lapidaria la mora

- ma che bella scoperta!- batté le mani ironica la castana - oltre quello...-

-altra carne, sai che non digeriamo la verdura a confronto tuo...- ribatté monocorde, lo zaino sulla spalla che ciondolava ad ogni passo, poi, come un fulmine a ciel sereno, la fastidiosissima voce maschile le penetrò nelle orecchie

- ma guarda, lo scricciolo- disse Castiel con un ghigno di pura sfida a contorcergli il volto

- chi hai chiamato scricciolo?- chiese fredda la mora girandosi verso di lui facendo ondeggiare il caschetto

- alla ragazzina alta poco più di un metro e mezzo, sicura di non essere delle medie?- chiese sfrontato

- anche se fosse- ribatté lei incrociando le braccia al petto, coperto da quella felpa sformata che nascondeva il seno prosperoso; alzò lo sguardo su di lui con sfida -questo non mi ha impedito di fare il culo a te e ai tuoi amici a pallavolo-sibilò asciutta ma con una vena di vittoria nella voce, prima che potesse ribattere, lei si voltò iniziando a camminare, seguita dalle amiche che ridevano.

***********

Le voci dell’aeroporto erano fastidiose e moleste e penetravano nel suo timpano come una sgradevole e stonata musica; portò il chupachups all’altro angolo della bocca osservando un pick-up parcheggiare e tirare giù il finestrino, mostrando il volto ghignante di una delle sue amiche d’infanzia. Un ghigno si aprì anche sul suo viso mentre usciva e saliva sulla macchina. Non prima di averle salutate tutte e due con un caldo abbraccio.

Erano passate un paio di settimane da quando le tre si erano trasferite, Cristal quel giorno era sola, le amiche si erano dileguate la mattina presto, e lo avevano fatto uscendo dalla finestra probabilmente, visto che lei non aveva sentito un solo rumore per tutta la notte…

-cos’è? Oggi non hai chi ti accompagna?- chiese sprezzante e superiore la voce acuta di Ambra

- non ho bisogno di un paio di ragazzine che bacino dove cammino come te, Ambra- disse glaciale, aprendo la porta dell’armadietto; le sue amiche avevano abbellito il loro di molte cose, come i trucchi ed i vestiti d’emergenza, lei invece lo aveva lasciato asettico, non prendeva in seria considerazione quella scuola, non sopportava quei posti pieni di adolescenti in piena sindrome ormonale, meglio perdersi per tre mesi nel bosco piuttosto. Chiuse lo sportello dell’armadietto con un movimento secco ignorando le tre oche e andando in classe. Appena si mise seduta la porta si spalancò ed un forte olezzo di cane e tabacco le fece capire chi era, con nonchalance prese il taccuino dei disegni, era rovinato sui bordi e la fodera in finta pelle blu  era sbiadita e sul punto di spezzarsi, iniziò a sfogliare le pagine con lentezza ignorando la dedica all’inizio del taccuino,

- ma dai!- l’urlo del rosso le urtò il timpano e con falsa calma, che però tradiva il fastidio procuratole da quell’urlo, alzò lo sguardo verso di lui – quasi non ti riconoscevo per quanto sei piccola, pensavo fosse vuoto- la sfidò lui con lo sguardo

- ah-ha molto divertente, se vuoi puoi andartene al cabaret delle battute tristi, che ne dici?- ribatté per nulla impressionata da quel commento, tornò a guardare il suo taccuino, vide la mano di Castiel scattare per prenderlo. Con uno scatto altrettanto fulmineo la mora lo richiuse e tornò a guardarlo con gelo, e il ragazzo rabbrividì sprofondando in quei mari di ghiaccio – non riprovarci, o te ne faccio pentire…- sibilò fredda, la gente iniziò ad entrare, mentre i banchi che le amiche avevano occupato fino al giorno prima rimanevano vuoti

-le tue amiche?- chiese Castiel, notando il vuoto lasciato dalle compagne di classe

- non ne ho la più pallida idea- rispose laconica. E anche quel giorno, la loro chiacchierata se l’erano fatta.

Le ore di italiano e storia erano passate come una lenta tortura, soprattutto perché lei l’analisi del periodo con annesse subordinate e coordinate la conosceva a memoria, per non parlare della prima guerra mondiale. Poi c’era stato latino, anche quello l’aveva già studiato…era avanti a tutti quelli li dentro probabilmente, ma non era interessata alla sua carriera scolastica, non era quello il suo ruolo infondo. Si carezzò il portafoto sotto la maglia e sospirò, un po’ casa le mancava; si sentiva oppressa in quel posto, lei, che era abituata a correre scalza per i boschi, ad arrampicarsi e a cacciare come una selvaggia, ora si ritrovava stretta in scarpe scomodissime, circondata da asfalto e da cani domestici…niente di peggio…

Sospirando portò una mano a grattarsi la testa, mentre apriva l’armadietto, un odore familiare le inondò le narici, ma si convinse di esserselo immaginata, la stanchezza che aveva accumulato era la causa di quell’allucinazione…non poteva essere davvero li…

Non si accorse delle forti braccia che le circondarono i fianchi minuti, percepì solo la consistenza del petto muscoloso
- non si salutano più gli amici di vita?- chiese una voce fintamente offesa che lei conosceva fin troppo bene, si voltò ancora stretta in quella morsa e osservò i capelli castani e gli occhi verdi sorridere divertiti accompagnati da un ghigno

- ho solo confuso il tuo odore con quello di una puzzola- lo prese in giro, osservandolo seria

- stronza- sibilò  Ken ghignando

- si fa quel che si può- concordò la mora, il ragazzo rise e le scompiglio la lunga chioma nera, ricevendo in risposta un ringhio

- non mi spaventi mica sa’!  Non sono l’ultimo del branco!- ghignò in sfida il castano non riuscendo a schivare lo scappellotto che la ragazza gli tirò.

-vedo che la sorpresa è gradita~- rise la voce di El poco più in la, gli occhi verdi non abbandonavano un attimo la figura di Kentin che si girò verso di loro sorridendo allegro

- Kairy mi ha mandato per riequilibrare il gruppo~ un maschio alfa serve~- si pavoneggiò il ragazzo, con aria da pavone

- ma vaffanculo- lo ripresero in coro le tre, divertite.

- se tu sei un maschio alfa io sono la capobranco~- scherzò Kim

- non c’è grande differenza- sbuffò il castano

-tra beta ed alfa c’è parecchia differenza- lo redarguì seria Cristal calcando la penultima parola

- guasta feste.- sbuffò Ken scatenando le risa di Kim e El

- quindi dovrai venire a scuola…- si informò la ricciuta con un sorriso allegro

- devo passare alla…sala qualcosa a prendere dei documenti…-

-sala delegati Ken, sala delegati- sospirò esasperata la bionda

- si quella!- sbuffò indifferente

- bene allora andiamo~- sorrise pacata Eleonora

- noi iniziamo ad andare a casa. Così intanto prepariamo le firme- sorrise di rimando Kim, i due castani annuirono e si allontanarono. La bionda aspettò alcuni minuti, tempo che fossero abbastanza lontani

- quei due prima del prossimo equinozio staranno insieme~- ghignò serafica ignorando il sospiro esasperato di Cristal che intanto aveva preso a camminare verso l’uscita

- lascia che il tempo decida e che si trovino da soli- disse seria, osservandola senza espressione. La bionda annuì sconsolata ma ridacchiò, seguendo la sua Alfa verso casa.

********

La sera erano tutti insieme. Le firme erano state messe sia sulle giustifiche che sui fogli dell’iscrizione, il tutto all’insaputa della scuola

- quindi come va?- chiese Kentin tra un boccone e l’altro della carne

- abbiamo incontrato la copia maschile di Anita- ghignò Kim scoppiando poi a ridere quando il ragazzo rischiò di strozzarsi

- dubitavo dell’esistenza di una come quella ora mi vieni a dire che ce ne sono due?!-

-già~ e con tanto di capelli color pomodoro~- rise la bionda

- oh akhale salvateci voi…- sussurrò il Beta, facendo ridere Eleonora - che strambo nome che hai adesso Elearener- la prese poi in giro

- il mio nome è molto più strano di Eleonora nel mondo degli umani- rispose pacata le riccia mangiando educatamente- e poi il significato non è cosi male-

- convinta tu- sbocconcellò il castano iniziando a scorticare l’osso della bistecca.
 
Quella notte il cielo era terso e pieno di stelle; la luna brillava nella sua falce nella notte. In periferia, dove la terra era brulla e piena di alberi, quattro ombre si muovevano silenziose, davanti a tutte correva la più piccola grande quanto un grosso cane, il pelo nero che si confondeva nella notte, subito dietro di lei, un'altra figura correva velocemente, il pelo giallo scuro che scintillava sotto la luna, al suo fianco correva un’altra bestia, il pelo brizzolato brillava leggermente di castano quando gli alberi lasciavano per qualche secondo entrare la luce della notte, infine, a chiudere la fila c’era il più grosso, il pelo castano chiaro nascondeva a malapena i muscoli, correvano per il boschetto di periferia con tranquillità, scambiandosi occhiate sfuggenti e segnali con la coda. Si fermarono su un’altura ed osservarono la luna in silenzio alcuni secondi, il più grosso alzò il muso al cielo e il canto alla luna vibrò nell’aria insieme a quello delle altre compagne.

L’aria quella sera era umida e densa dell’odore della pioggia. Era sul balcone di casa a fumare tranquillo, la sigaretta notturna lo rilassava e lo spettacolo del cielo stellato, da quel poco che riusciva a vedere lo ammaliava. Fu quando si ritrovò a poco più di metà sigaretta che alle orecchie gli arrivò un urlo, continuo, e dal tono basso e greve, poi se ne aggiunsero altri, più acuti; Demon prese ad abbaiare con foga

- Demon! A cuccia!- lo rimproverò ad alta voce, il cane però sembrava cieco ai suoi richiami e continuava ad abbaiare come un ossesso, dovette colpirlo con una pacca poco sopra la coda per farlo acquattare e guaire piano, ci mise un po’ ad accorgersi che quelle non erano grida: erano ululati. Il ragazzo si convinse che probabilmente erano dei cani randagi e chiuse la finestra della propria camera, ignorando i cani del vicinato abbaiare come ossessi; si infilò le cuffiette e si mise sotto le coperte, infondo domani avrebbe dovuto prendere per i fondelli uno scricciolo di sua conoscenza.

ANGOLO AUTRICE:
e dopo quelli che sembrano secoli eccomi di nuovo. perdonatemi T^T ma per colpa della scuola ho mollato praticamente tutte le storie...ma ora sono di nuovo in pista, almeno finchè internet andrà.
saluti
HEARTOFYOUKAI45

 
   
 
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