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Autore: MrsShepherd    20/07/2017    1 recensioni
Koral Hataway, è una ragazza saccente e impulsiva, forse troppo. Crede di sapere già tutto del mondo e che la vita si possa controllare con la disciplina e attraverso una conoscenza attenta della psicologia. Wellington Camp cambierà le sue convinzioni e rimetterà tutto in gioco. In un luogo dove l'etica umana viene messa quotidianamente in discussione Koral riuscirà a trovare se stessa e a capire che aspettative e pregiudizi spesso si allontanano dalla realtà.
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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1. Black Box
 
“Dimentica tutto quello che hai studiato”. Mi disse il rettore della facoltà subito dopo la laurea. “Sei sempre stata la più promettente, ma per fare questo lavoro, un pezzo di carta e qualche libro non bastano. Ci vuole inventiva, senso pratico e molta, molta pazienza.”
“Ovviamente.” Gli risposi con il mio accento saccente.
“Non dia mai niente per scontato.” Si congedò allontanandosi per sempre.
L’autobus sobbalzò bruscamente e io con lui; aprii gli occhi e allungai le mani verso il sedile anteriore, cercando di non cadere in avanti e di non sbattere la fronte. Mi guardai intorno: qualcuno tra i passeggeri rise, qualcun altro si limitò semplicemente ad osservarmi torvo.  Mi rimisi composta e rimasi all’erta, finchè dalla strada non scorsi un minuscolo puntino bianco, che avvicinandosi sempre di più prese la forma di un cartello. Area 51: Wellington Camp, mt  800, 500, 300, 100. Un grosso cancello si parò davanti a noi , grigio topo imponente, costellato di cartelli che avvertivano di non allungare troppo le mani: premio, un biglietto di sola andata per il paradiso. L’autobus accostò davanti all’entrata e ci fece scendere. Un ragazzo mi aiutò a scaricare la valigia, un enorme trolley di color rosso scuro. – Grazie mille.-
- Figurati.- mi rispose: - E’ sempre un piacere aiutare il gentil sesso, anche se scarseggia.-
Lo guardai amareggiato e mi allontanai lasciva e ad occhi bassi.
- Gruppo D! Siete il gruppo D? Bene. Tutti qui per favore.- ci radunammo tutti davanti ad un signore sulla quarantina, calvo, con occhiali rotondi e spessi. Nonostante l’aspetto goffo e impalato accennò un sorriso e aspettò pazientemente che tutta la troupe fosse compatta prima di cominciare. Mi feci spazio tra spalle mastodontiche e uomini sudati e mi collocai il più vicino possibile a quell’uomo. Effettivamente c’erano davvero poche donne. Lui ci accennò un sorriso spento e prese fiato: - Buonasera. Sono il dottore capitano Jacob Green, benvenuti all’area 51. Spero che il viaggio sia stato di vostro gradimento, se non lo è stato, pazienza ormai siete qui.- Qualcuno rise. Lui non se ne curò: - di norma usiamo le macchine, ma oggi è una bella giornata e possiamo percorrere parte del tragitto a piedi, se qualcuno è impossibilitato a camminare è pregato di recarsi presso l’infermiere capo Kimichi, Ivan alza la mano per favore grazie! Il resto del gruppo può seguirmi.- Parlava con un accento chiaro e disinvolto, la cadenza sempre uguale mi suggerì che avesse fatto questo discorso parecchie volte.
- Allora, seguitemi prego, come avrete sicuramente letto siamo nell’area 51, esperimenti governativi supersegreti eccetera eccetera. Siete vincolati dal segreto professionale e avete firmato una liberatoria che proibisce la divulgazione di materiale riservato, ma non voglio addentrarmi in cavilli burocratici che peraltro vi ripeteranno fino alla nausea. Guardate piuttosto questa piantina che c’è all’ingresso, vi permetterà di orientarvi e non perdervi in un area di 20 km. Avrete in dotazione un monopattino elettrico che vi permetterà di spostarvi in maniera quanto più veloce possibile. La struttura del campo è piuttosto semplice: Il territorio è organizzato a forma di pentagono, su ogni angolo sono organizzate delle aree; in senso orario: arene e palestre, dormitori studenti, aule speciali, piscine e dormitorio staff. Tutte e cinque le aree sono collegate da altrettanti decumani principali che convogliano fino ad arrivare alla piazza centrale.- indicò con il dito l’antenna bianca che svettava poco lontano sopra le nostre teste. - Quello che noi stiamo percorrendo è un sesto decumano, riservato all’ingresso e al passaggio macchine governative. Fin qui tutto chiaro?-
Una timida mano si alzò tra il neo staff. Una donna tutt’altro che bassa, con i capelli rossicci e l’aspetto avvenente si fece largo tra la folla. Il dottor Green le sorrise cordiale: - Mi dica…signorina?-
- Jessep, signore. Sono un’ insegnante.-
- Dica pure, le spiace se intanto faccio passare il foglio della piantina del campo? Per ottimizzare…-
- Faccia pure. Mi chiedevo solo, quando e dove si terranno le lezioni?- chiese prendendo il foglio.
- Domanda giusta. Le lezioni si terranno la mattina dalle 8,30 alle 12,30. Nell’area aule speciali. Gli studenti del blocco D come quelli degli altri blocchi precedenti sono organizzati in classi per età. Di solito la prassi è corsa al mattino, breve check up medico, mensa, attività militari nel pomeriggio e attività  extra o relax la sera. Una volta alla settimana ci sarà la visita medica completa. Le sedute psicologiche saranno bisettimanali. Altre domande?-
- Io signore.-
- Dica il suo nome ad alta voce e la sua mansione, per favore.-
- Marcus Nicoletti. Ortopedico. Quindi se per esempio io fossi al dormitorio staff e dovessi andare a fare una nuotata, o se per esempio prescrivessi ad un mio paziente delle sedute di nuoto, per diciamo, riabilitazione…Lui sarebbe costretto a farsi tutta la strada a piedi fino a lì?-
Notai una vena polemica nella sua voce. Abbassai lo sguardo e tentai di mascherare un sorriso. Jacob Green mi osservò per un brevissimo istante. – No, signor Nicoletti. Mentre noi camminiamo in “superficie” sotto di noi sta passando una navetta, riservata solamente a professori e studenti che ne avessero bisogno, che compie un giro ad anello ad una velocità tale che…diciamo che se lei si svegliasse in tarda mattinata riuscirebbe comunque a farsi una nuotata prima di riempirsi lo stomaco.- qualcuno rise, Nicoletti la prese sul ridere e ritornò nel fondo della comitiva.
- Andrew Barrie, signore. Medico di base. Ma in superficie, cosa collega un area all’altra. Cioè, oltre ai decumani cosa c’è qua sopra?-
- Si guardi intorno Barrie. Cosa vede?- chiese cantilenando Green continuando a camminare.
- Strade e alberi…-
- Beh, si è risposto da solo. Niente più che alberi. E niente altro al di fuori di ciò che le è concesso sapere, diciamola così.-
- Mi scusi, dottor Green.- il ragazzo che mi aveva aiutato a scaricare le valigie abbassò la mano. Si schiarì la voce: - Derek Krieger, psicoterapeuta. Si fermi per favore, non riesco a parlarle se continua a camminare.-
Il Dottore si fermò; il ragazzo circa trentenne aspettò un breve istante che l’uomo si avvicinasse, ma rimase dov’era ben piantato sui piedi enormi e secchi. Krieger proseguì, si avvicinò la mappa al viso, come se volesse leggere meglio: - Qui, nell’area “aule speciali” c’è una voce che cita AULE CONTENIMENTO. Che significa?-
- Significa, che non tutto qui in Wellington Camp va secondo i piani. Ma lo scoprirà con il tempo. Ora ci conviene proseguire il giro, se vogliamo finire per l’ora di cena.-
Visitammo una ad una le aree indicate dalla mappa, scendemmo nel piano inferiore e raggiungemmo la navetta che si fermò ad ogni zona. Gli edifici avevano più o meno tutti la stessa struttura; l’area allenamento per esempio: le arene, grandi campi destinati alle prove sul campo, erano poste in superficie, mentre piscine e palestre erano in profondità. E così anche il resto degli altri edifici, presentavano una struttura che ricordava molto il famoso iceberg freudiano, oppure un formicaio per chi non è del mestiere: una parte visibile e una celata, ma fondamentale. Quando il cielo cominciò ad imbrunire, Jacob Green ci portò nell’area dei dormitori e ci indirizzò nelle seguenti camere: - Tutte le donne mi seguano per favore.- urlò agitando le mani: - Beh, avete vinto un piano tutto per voi signore.- disse allargando le braccia: - O signorine…beh in realtà non è proprio tutto vostro, siccome siete un numero molto esiguo andrete a “rimpolpare” lo staff femminile che si è precedentemente insediato qui. Seguitemi in ascensore prego.- disse premendo il decimo piano.
- Piano 10? Il più alto?- chiese una delle quattro ragazze in ascensore con me. Probabile paura delle altezze, pensai.
-Già. Ultimo piano. Così se qualche maschio vuole fare i “galletto”, deve passare prima dal piano dei superiori.-
- In che senso?- chiese un’altra.
- Nel senso che al piano inferiore ci siamo noi ufficiali.- concluse abbozzando un sorriso. - E voi due? Non vi ho ancora sentite dire nulla.-
La ragazza di fianco a me, di altezza media, dai capelli rossi e ricci e il volto lentigginoso, prese la parola: - Per ora non ho niente da segnalare.- sollevò entrambe le mani, per mettersele in tasca, ma le deviò repentinamente lungo i fianchi, ricordandosi che era in presenza di un superiore. Jacob Green mi guardò eloquente aspettando una mia risposta. Io scrollai le spalle e abbozzai un sorriso cordiale, mentre un tarlo mi martellava nel cervello come un mantra: “Ma io che ci faccio qui?”
- Siamo arrivate.- disse capitan ovvio, non appena le porte dell’ascensore si furono aperte. – La mia mansione di guida termina qui. Purtroppo non mi è consentito accedere a questo piano, ma queste che vi sto consegnando sono le vostre chiavi, per le vostre stanze. Troverete le uniformi da campo già riposte nell’armadio, mentre negli armadietti del bagno potrete riporre i vostri effetti personali. Ogni mattina la direzione provvederà a farvi avere il programma della giornata. Alle 7 la mensa apre e chiuderà alle 20,30. Dovrete venire giù già in divisa. Se avete bisogno di delucidazioni potrete prendere appuntamento presso l’amministrazione e presentarvi nel mio ufficio. Entrambi i posti si trovano nell’area delle aule speciali, segnata sulla mappa precedentemente consegnata. Tutto chiaro?-
Annuimmo all’unisono, guardandolo negli occhi nocciola, con un’aria da cerbiatte smarrite, le chiavi strette in una mano e gli scarsi bagagli nell’altra. Lui ci sorrise paziente e bloccò con la mano le porte dell’ascensore in procinto di chiudersi: - Consigli per sopravvivere qui: parlate solo quando è necessario, niente domande ovvie, ascoltate molto e cercate di parlare in fretta. Non cercate di sapere più del necessario, o questo posto vi creerà non pochi problemi. Ed ultima cosa: scordatevi tutto quello che avete studiato fino ad ora. Dimenticate tutto quello che credete di sapere riguardo alla vita reale.
Benvenute a Wellington Camp.-
 
   
 
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