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Autore: Riley Hazuki    20/07/2017    1 recensioni
Ciao a tutti,
Io sono Will e vi racconterò la mia storia. Una storia che non sarà sempre triste ne sempre allegra.
Una storia che non parlerà sempre e solo di me, ma anche di una persona che mi è cara...forse l'unica in questo mondo che posso veramente considerare tale.
Genere: Mistero, Romantico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Aprii gli occhi e la prima cosa che vidi era una strana decorazione sul soffitto, in una stanza che non avevo mai visto.

La decorazione rappresentava degli angeli che si aiutavano a vicenda in uno scenario di pura pace e allegria.

Probabilmente queste erano le sensazioni che doveva trasmettere questo affresco, ma a me sembrava tutto abbastanza inquietante a dire il vero.

Tutto questo mi fece capire che mi trovavo in ospedale (certo, anche la flebo attaccata al braccio aveva aiutato), ma non avevo la minima idea di come ci fossi arrivato.

 

Poco dopo che aprii gli occhi mia madre entrò dalla porta.

Notai subito che aveva pianto perché i suoi occhi si erano arrossati, ma non le dissi nulla al riguardo.

Lei si sedette accanto a me con un sorriso che faceva perfettamente trapelare tutta la paura e l’angoscia che aveva provato in quelle poche ore in cui ero stato incosciente.

Mi chiese chi era stato a farmi questo e chi mi odiava così tanto da ridurmi in quel modo.

Io cercai di spiegarle con calma che non doveva preoccuparsi e che mi sarei ripreso il più in fretta possibile e, inoltre, che chi mi aveva fatto questo non era più un problema per cui non serviva preoccuparsene oltre.

All’inizio cercò di insistere un po’ di più per capire meglio la situazione, ma poi mi guardò negli occhi e capì che era meglio non sapere più di quanto non le avevo appena raccontato.

Guardandola bene notai che non aveva chiuso occhio per tutta la notte, per cui le dissi di andare a casa a riposarsi e che poteva stare tranquilla perché stavo bene.

All’inizio non voleva andarsene, ma a forza di insistere riuscii a convincerla e, dopo avermi dato un bacio in fronte, prese la borsa e uscì dalla porta.

 

Verso le 12:00 passarono i medici per aggiornarmi sulla mia situazione, che era la seguente:

-due costole rotte;

-labbro spaccato;

-lesione ai tendini della gamba sinistra;

-per finire diversi tagli e lividi su varie parti del corpo.

 

Tutto sommato, mi è andata molto meglio di quanto immaginassi.

Mi dissero che in un paio di settimane mi sarei rimesso e che avrei potuto lasciare l’ospedale senza alcun problema, solo qualche fastidio per le costole che ci avrebbero messo un po’ di più per rimarginarsi completamente.

 

Quando rimasi solo decisi di distendermi un po’ perché, per via delle costole, stare seduto era un vero supplizio.

Fissando il misterioso mosaico iniziai a pensare a cosa era accaduto la notte precedente.

Ad essere sincero non ricordo molto e, quel poco che ricordo, è molto confuso.

Anche del ragazzo che mi ha salvato la vita non ho un ricordo nitido.

L’unica cosa, veramente chiara, che ricordo di lui...sono il colore dei suoi occhi.

Aveva degli occhi incredibilmente belli e particolari.

Erano di un grigio chiaro raro da trovare e uno dei due, il sinistro se non erro, aveva una piccola macchiolina azzurra.

 

Ora che ci penso bene...io li avevo già visti quegli occhi.

Non so dove, ne quando, ma sono sicuro di aver già visto quella tonalità di colore e quella piccola macchia negli occhi di qualcuno.

Inoltre, dubito fortemente, che in tutta Londra ci sia qualcun altro con quegli occhi.

Eppure, ne sono quasi certo...anche se non so da dove venga la mia sicurezza, visto che a malapena ricordo il suo volto.

 

L’altra caratteristica che ricordo era il colore dei suoi capelli.

Sono quasi sicuro che fossero neri perché, alla luce dei lampioni e della luna, risultavano molto scuri.

Inoltre creavano uno straordinario contrasto con gli occhi chiari.

 

Per il resto non ricordo altro...ne la sua statura, ne il tono della sua voce, ne i lineamenti del suo volto o il modo in cui si muoveva.

L’unica cosa che so è il colore dei suoi occhi e dei suoi capelli.

Per il resto non so nulla di lui, in particolare non so perché mi ha salvato.

E diciamo che questa dovrebbe essere la domanda principale al momento.

 

Eppure, nonostante i miei numerosi interrogativi, non riesco a smettere di pensare ai suoi occhi e perché sono così sicuro di averli già visti.

 

Mi rigirai nel letto per tutta la notte alla ricerca della risposta all’unica domanda che mi tormentava, ma pur troppo non ebbi alcun successo nel trovarla.

 

Prima o poi troverò quella risposta, già proprio così, prima o poi lo farò.

Una volta uscito dall'ospedale, non so in che modo, dovrò trovare quel ragazzo.

 

Infondo, come già ho detto, quanti ragazzi potranno mai esserci in tutta Londra con quegli occhi!!

   
 
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