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Autore: Lupoide    21/07/2017    0 recensioni
Il classico colloquio per una rinomata società porterà il sig. Angelo Olivetti a scoprire cosa si nasconde dietro una società capitalistica e consumistica. Cosa si nasconde dietro il sorriso magnetico del sig. Luperco, addetto alla selezione del personale?
Genere: Horror, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Bruciavano.



Le dita.



Gli bruciavano da morire.

Non si era neanche accorto di essere arrivato a pochi millimetri dal filtro della sigaretta tanto era nervoso.

Due piccole bollicine bianche uscirono subito sulla sua pelle, toccandosi l'un l'altra al ritmo del suo passo.

Sempre più svelto.

Quasi correndo.

Finalmente nella vita gli era capitato qualcosa di buono, pochi giorni prima aveva inviato un curriculum a un'importante azienda finanziaria e questa aveva risposto fissandogli il colloquio verso il quale viaggiava sparato come un proiettile appena sparato fuori dal cane di una pistola.

I pensieri si accavallavano mentre il colletto della camicia sembrava un cappio che lentamente andava a stringersi complice il nodo grossolano che aveva improvvisato alla sua cravatta.

"Le scarpe andranno bene? I pezzi grossi di 'ste aziende sono fissati con queste piccolezze. Potrei anche aver fatturato un milione di euro dove lavoravo prima ma, per carità, non sia mai che le scarpe siano troppo nuove altrimenti le ho comprate solo per l'occasione, se invece sono troppo rovinate automaticamente verrò bollato come morto di fame!"

Diede un colpetto con il tacco della scarpa destra sulla punta della sinistra, senza rallentare il passo.

"Cazzo...ho allacciato la cravatta veramente come se avessi gli specchi di legno a casa...questa sicuramente non gli sfugge. Anzi! Sarà la prima cosa che noterà subito dopo la mano sudata!"

Si passò la mano destra sulla coscia tentando di asciugarla.

"E sta camicia? Ma l'ho stirata con il ferro spento? Madre di Dio guarda qua com'è rovinata!"

Allentò la pressione del nodo passandosi un dito sul collo.

Svoltò così rapidamente un angolo che si ritrovò a ringraziare il cielo che nessuno stesse percorrendo quella strada perchè altrimenti lo avrebbe schiacciato come una schiacciasassi lanciata in corsa.

Lo skyline che gli si stagliò di fronte gli arrivò come un pugno alla bocca dello stomaco, da via S. Nicola da Tolentino troneggiava in tutta la sua magnificenza, brulicante e caotica, Piazza Barberini. La fontana del Tritone sembrò quasi strizzargli l'occhio da lontano come per sfoggiare tutta la sua antica bellezza.

Non si fece intimorire e neanche rallentò la sua marcia, semplicemente guardò l'orologio constatando che sarebbe riuscito ad arrivare perfettamente puntuale.

"Alla faccia tua Metro A!"

In pochi minuti attraversò a grandi falcate la piazza, passando affianco al cinema che proponeva l'ennesimo evento scontato su chissà che maratona di film, trovandosi all'imbocco di via del Tritone con una sigaretta tra le labbra che neanche si ricordava di aver acceso.

Il sole era quasi al suo Zenit dato che mancavano pochi minuti alle 11 e mezza, orario per cui doveva trovarsi nell'ufficio dell'assistant manager con il quale aveva appuntamento.

Finì la sigaretta nel tempo necessario a lasciarsi il Burger King alle spalle e disegnò una parabola con il mozzicone centrando le fessure di un tombino vicino al marciapiede.

Esultò invisibilmente interpretando questo come un chiaro segno in cui lesse che nulla poteva andare storto quel giorno, gli ridiede sicurezza e slanciò per l'ultima manciata di metri che lo separavano a quella che sperava potesse diventare la sua prossima sede lavorativa.

Mentre schivava i vari turisti impegnati nella loro camminata o in qualche foto panoramica notò che il rumore dei tacchi era decisamente una spanna sopra quello del brusio che lo circondava e ricominciò ad essere preso dal nervosismo mentre la sudorazione della mani aumentava copiosamente.

"Basta! Basta o il prossimo sbalzo d'umore mi ucciderà!"

Continuò a marciare spedito per altri 200 metri circa cercando di tirare fuori il petto e di sembrare sicuro di sè.

Chiunque lo avesse visto in quel momento avrebbe tranquillamente potuto pensare che un compasso si fosse infilato un abito elegante troppo largo e adesso stesse marciando su via del Tritone, avrebbero potuto addirittura seguirlo tanto era forte la scia di dopobarba che lasciava alle sue spalle.

Finalmente arrivò al civico indicatogli nella mail e davanti a lui si stagliò un enorme palazzo di sei piani con più di 150 anni sulle spalle. Un maestoso ingresso dava su un porticato di marmo che conduceva poi ad una grande scalinata dello stesso materiale e della stessa maestosità.

Subito un uomo di mezz'età con un paio di occhiali con le lenti spesse come fondi di bottiglia gli si parò davanti.

- Desidera?

- Ehm...sì...ho un appuntamento...

- Dove?

- Ehm... Moonfull Corporation...

- Lei è?

- Olivetti...Angelo Olivetti...

- A che ora?

- Ehm...credo sempre...

L'uomo sbuffò e sbattè un piede a terra.

- A che ora ha appuntamento?

- Ah...eh...alle 11 e mezza...

L'uomo si allontanò lentamente ed entrò in una guardiola in legno antico e vetro, sollevò un ricevitore e pigiò un pulsante che per tutta risposta accese subito un led rosso.

- Sì...ho qui il sig. Olivetti...sì...lo mando su allora.

Riappese il ricevitore e ripercorse gli stessi passi che lo riportarono di nuovo davanti al ragazzo.

- Terzo piano, sale su per le scale e l'ascensore se lo trova davanti.

- Grazie. - alzò la mano in un cenno di ringraziamento e salì velocemente le scale portandosi nell'ascensore.

Spinse il pulsante del terzo piano e il cuore cominciò a galoppare scombussolandolo completamente, per un attimo fu preso dal dubbio che potesse essere sentito anche dall'esterno.

Un debole campanello lo avvisò della fine della corsa, aprendosi le porte dell'ascensore lo portarono in un mondo parallelo rispetto a quello dove aveva vissuto fino a quel momento. Soffitti alti più di 8 metri e affreschi restarauti erano il cielo sopra la sua testa mentre antichi marmi scorrevano velocemente sotto i suoi tacchi facendogli da strada verso l'unica porta presente su quel pianerottolo grande come tutte le case presenti sul pianerottolo di casa sua.

La porta si schiuse lasciando fuoriuscire un raggio di luce artificiale che creò un triangolo luminescente a terra ed uno molto più fioco sulla colonna più vicina, a testimonianza di quanto fossero tirati a lucido i marmi.

Una scrollata di spalle lo aiutò a liberarsi della sensazione di timore reverenziale che gli stava attanagliando lo stomaco, procedette a passo spedito verso la porta accostata. Bussò timidamente ma non ebbe nessuna risposta per cui, dopo aver preso un profondo respiro, aprì completamente l'uscio e una folata di caos lo travolse lasciandolo interdetto. Quattro segretarie rimbalzavano da una parte all'altra della stanza, rispondendo al telefono e prendendo appunti su piccoli post-it colorati. Un desk grigio separava l'ambiente di ingresso alla stanza a quello dove le piccole api laboriose schizzavano da una parte all'altra.

Alzò la mano come faceva da piccolo per formulare una domanda alla maestra, e con un braccio alzato si avvicinò alla segretaria più vicina a lui, nonchè la più anziana del gruppo.

Appena lo vide pigiò qualche bottone sul suo telefono fisso e mise una mano sul ripetore del telefono.

- Desidera?

- Ehm...sì...avrei un colloquio.

- Con?

- Moonfull Corporation...

- Con il sig. Luperco.

- Sì probabilmente.

-Prego si accomodi. Silvia accompagna il sig. ...?

- Ah...Olivetti...Angelo Olivetti

- Silvia accompagna il sig. Olivetti nella sala colloqui e informa il sig. Luperco che è qui.

Una ragazza uscì dalla postazione e, senza rivolgergli una parola ma semplicemente facendo il cenno di seguirla, si incamminò in un lungo corridoio illuminato al neon con una serie infinita di porte di vetro smerigliato chiuse.

L'ansia fece capolino di nuovo alla bocca del suo stomaco, mentre Silvia gli sculettava davanti facendogli strada lui non riusciva a far altro che a essere vittima del suo panico.

In quel momento era un essere asessuato, senza bisogni primari, mosso unicamente dalla forma di ansia più pura.

Più tardi avrebbe cercato di ricordare com'era vestita la segretaria o alcuni dettagli del suo volto, ma non ci sarebbe riuscito.



Svoltarono in una grande camera ovale completamente dipinta di grigio e molto finestrata. Al centro della stanza c'era un tavolo altrettanto ovale e grigio contornato da sedie di pelle nera di cui l'unica con i braccioli era situata all'estremo opposto rispetto alla porta d'ingresso.

- Prego si accomodi pure dove vuole, Le vado a chiamare il sig. Luperco. - senza aspettare la risposta Silvia girò i tacchi e lo lasciò completamente solo con la sua ansia.

Nei dieci minuti di attesa che seguirono Angelo si rifece il nodo alla cravatta tre volte, si sistemò il colletto altrettante volte e si pulì le scarpe con le maniche della giacca rasentando l'ossessevo-compulsività.

- Oh signor Olivetti...è un piacere conoscerla!

Luperco era più alto di lui, circa 1 metro e 80, capelli pettinati all'indietro brizzolati, pelle olivastra e con un volto lungo e grezzo, con dei tratti molto marcati come se li avessero scolpiti con martello e scalpello. Avanzava verso di lui con una mano protesa in avanti e un sorriso arcigno sul volto.

Angelo strinse la mano protesa con vigore, ma senza esagerare, come aveva imparato in un corso che aveva seguito tempo addietro, una stretta energica che non lasci trapelare una sensazione di sfida.

- Ho visionato il suo curriculum personalmente – disse Luperco prendendo posto alla sua scrivania – e devo dire che ho trovato il suo profilo interessante sin da subito.

- La ringrazio – rispose Olivetti arrossendo e abbassando leggermente la testa.

No, no. Smettila di fare così, sicuro di te, mostrati accondiscente ma senza esagerare”

Rialzò la testa di scatto fissando il suo interlocutore negli occhi.

- Mi dica sig. Olivetti, ha mai sentito parlare della nostra società?

- Beh sì certo, vi occupate di recupero crediti e siete i leader del settore tra i privati, 20 anni di attività con una rapida scalata ai vertici. Ormai anche gli enti pubblici si rivolgono prima a voi che alle proprie agenzie.

Luperco scoppiò in una fragorosa risata fissandolo direttamente negli occhi, un gesto che venne interpretato come un misto di divertimento e ammirazione.

- Vedo che ha fatto i compiti sig. Olivetti. - si alzò dalla sedia e si avvicinò a grandi falcate - Venga...le faccio fare un giro della struttura.

Cominciarono a camminare per un lungo corridoio pieno di porte, ognuna con una propria targa attaccata vicino, pavimento grigio scuro, tinteggiato sempre di un grigio fumo.



- Vede sig. Olivetti, lavoriamo in un campo minato. Un settore in cui bisogna avere...mi passi il termine...le palle quadre. Lavoriamo quotidianamente con i privati, i nuclei familiari che non sono riusciti a pagare la rata di un finanziamento, piccolo o grande che sia. Ho letto che lei proviene da una famiglia modesta...

- Sì, non abbiamo mai nuotato nell'oro ma non mi è mai mancato un piatto di pasta in tavola e un tetto sulla testa.

- Ne sono contento, la mia domanda è : lei è sicuro di essere in grado di fare questo lavoro?

- Che intende?

- Per esperienza, persone come lei hanno sempre qualche...scrupolo di troppo.

- Non riesco a capire.

- Come le dicevo sig. Olivetti, capita spesso di lavorare con piccoli nuclei familiari che abbiano problemi nel pagamento delle rate di un finanziamento. Dalla mia esperienza posso dirle che persone con la sua stessa estrazione sociale tendono a dimostrarsi un tantino troppo...diciamo umane.

- Ah...ehm...sì capisco.

- Per questo le chiedo, lei è sicuro di essere in grado di fare questo lavoro?

- Penso di sì.

Un urlo proveniente dalla stanza alla sua sinistra interruppe il suo flusso di pensieri facendolo sobbalzare e lasciandolo momentaneamente interdetto mentre Luperco continuava a guardarlo con il suo bel sorriso carismatico stampato in faccia.

- Stiamo cercando persone che non si facciano intimidire da queste situazioni, qualcuno che pensi al benessere dell'azienda aldilà di quelli del singolo, la cui prerogativa fondamentale sia portare a chiusura la pratica. Senza parlare di flessibilità, ma lei non mi sembra una persona ancorata agli orari di ufficio. In fondo i nostri guadagni sono provvigionali e non abbiamo un cartellino da timbrare, o sbaglio?

- No, infatti.

- Molto bene, sento che già siamo in sintonia. Qui dentro abbiamo tutti un obiettivo comune, quello di riuscire a svolgere al meglio il nostro lavoro. Siamo un'unica grande famiglia...anzi meglio...siamo un branco formato da animali mossi dallo stesso primordiale bisogno : la fame. Ognuno di noi ha tanta fame da non tenere d'occhio l'orologio e pregiudicare la chiusura di una pratica per scrupoli personali. Sono persone che hanno contratto un debito e che si sono messe in questa condizione senza che nessuno gli punti una pistola alla testa, il nostro lavoro è fare in modo che rispettino le promesse che hanno fatto, i contratti che hanno firmato e su questo guadagniamo una cospicua provvigione. Tutti noi abbiamo famiglia e tutti noi abbiamo bisogno di mangiare tanto quanto le stesse persone che incontrerà quotidinamente in questa sede. Se la sente?

Di nuovo delle urla stavolta provenienti stavolta da una stanza alla sua destra spezzarono la loro conversazione e spaventando notevolmente Angelo.

- Penso di sì...ho mandato apposta il curriculum.

- Bene, le faccio vedere come funziona una volta che lei dovesse passare questo colloquio.

Aprì una porta di scatto, sorprendendo un consulente che stava facendo appuntamento con una coppia seduta alla sua scrivania. La prima cosa che lo colpì fu quanto era spoglia la camera, interamente tinteggiata di grigio come il pavimento che era solamente di una tonalità più scura. La scrivania era priva di qualsiasi personalizzazione, semplicemente un computer e un portapenne nero. La seconda cosa che lo colpì fu invece la reazione siano del consulente che della coppia, nessuno si girò verso di loro che si erano violentemente intromessi nella loro conversazione aprendo la porta.

- Continua Massimo, non ti preoccupare. Voglio solo far vedere ad Angelo come lavoriamo qui. - disse Luperco prendendo posto alle uniche due sedie presenti e libere nella stanza. - Accomodati, Angelo.

Per tutta risposta Massimo, il consulente della Fullmoon Corp., continuò il suo appuntamento con la coppia visibilmente spaventata e scossa da un incontro che evidentemente stava andando per le lunghe.

- Signori, io capisco perfettamente che siate rimasti entrambi a casa ma la banca non può attendere le vostre esigenze, avete una rata di mutuo da pagare...

- Sig. Massimo ma cerchi di capire che non stiamo lavorando in questo momento e non sappiamo dove trovare il denaro.

- Signori miei, io lo dico per il vostro bene, non vorrete vedere il vostro immobile pignorato.

- No, assolutamente no.

- Allora cerchiamo di risolvere il problema, avreste 30 giorni di tempo per saldare le rate mancanti ma vi chiamerò personalmente tra 15 così che voi abbiate il tempo necessario per sentire i vostri parenti e farvi prestare la somma dovuta altrimenti potreste andare incontro a spiacevoli conseguenze e questo noi non lo vogliamo...vero?

- No, assolutamente no.

Osservandolo bene, Angelo, cominciò a notare che Massimo aveva qualcosa di insolito e strano. Era molto peloso, tanto che dei lunghi peli neri fuoriuscivano dai polsini e dal colletto della sua camicia, il viso era stranamente lungo e da lontano anche le unghie sembravano tanto lunghe da apparire quasi ricurve.

- Bene Angelo, proseguiamo. E' un momento molto delicato della trattativa, meglio lasciarli soli.

Luperco lo anticipò portandosi alla porta dell'ufficio e aprendola per indicargli la strada.

- Vieni, ti faccio vedere la stanza dove firmerai il tuo contratto di affiliazione.

Lo condusse fino a una stanza ovale, arredata soltanto di una scrivania e una sedia, sopra la quale vi erano poggiati alcuni fazzoletti di carta e quello che lui riconobbe come un laccio emostatico, chiedendosi subito cosa ci facesse quell'oggetto in un ambiente del genere.

Il cellulare di Luperco squillò indicando un messaggio ricevuto.

- Lei è fortunato sig. Olivetti, sono appena stato informato che proprio ora devo procedere a un'assunzione, le va di assistere?

- Sì, certo.

In quel momento varcò la soglia un ragazzo che doveva avere più o meno la sua stessa età, vestito in maniera molto elegante esattamente come lui e con stampata la stessa espressione di chi non capisce dove si trova o cosa stia per accadere.

- Buonasera sig. Biccotti, prego. Si accomodi, tolga la giacca e si metta seduto alla scrivania.

Il ragazzo annuì sbrigativamente camminando rapidamente mentre si toglieva la giacca che posò sullo schienale della sedia. Preso posto alla scrivania continuando a guardare Luperco con sguardo fisso. Sembrava che stesse tremando.

- Vede sig. Olivetti, il nostro metodo di selezione è molto rigido e ci porta molto spesso a scartare candidati che sulla carta sembrerebbero molto validi per la posizione offerta o ad assumerne altri che invece non rispecchiano i requisiti di ricerca della nostra società.

Mentre pronunciava queste parole, Luperco colmò la distanza tra lui e il sig. Biccotti per poi sbottonargli il polsino destro della camicia, cominciando ad arrotolare la manica fin sopra al gomito. Una volta fatto questo prese un fazzoletto e lo aprì sotto l'avambraccio del povero ragazzo impaurito, infine prese il laccio emostatico e glielo annodò tanto stretto che subito le vene cominciarono a farsi più visibili.

- Non tutti sono tagliati per questo lavoro, Angelo. Alcuni passeranno per questa azienda per sedersi dall'altra parte della scrivania, contrattori di debiti e alla canna del gas, altri invece con questo lavoro troveranno il proprio posto nel mondo, arricchendosi come mai prima. Non tutti nasciamo predatori, alcuni trascorrono la vita da prede.

In quel momento vide un lampo nello sguardo mentre la conformazione dei lineamenti di Luperco cominciò a mutare, allungandosi e protendendosi verso l'esterno. Cominciò ad aumentargli visibilmente il pelo sul corpo, tanto che dai polsini e dal colletto cominciarono a fuoriuscire gli stessi lunghi peli neri che aveva visto pochi minuti prima nella stanza di Massimo, la mandibola schioccò mentre si ristringeva e allungava sporgendo notevolmente. Le orecchie cominciarono a farsi a punta e a spostarsi verso l'alto mentre le unghie curate cominciavano a trasformarsi in lunghi artigli ricurvi.

In poco meno di 30 secondi Angelo assistì alla trasformazione del suo responsabile in un lupo umanoide con tanto di ringhio sommesso.

In uno scatto addentò l'avambraccio del sig. Biccotti, il sangue arterioso cominciò a fiottare dalla ferita insozzando tutta la scrivania. Il ragazzo seduto divenne cianotico arraffando un fazzoletto per poter tamponare la ferita mentre Luperco scioglieva il nodo al laccio emostatico.

Angelo sobbalzò alla visione della scena, cominciò a boccheggiare e annaspare mentre in preda al panico cercava con le mani la porta d'uscita.

Biccotti nel frattempo si abbandonò sulla sedia con la testa reclinata completamente abbandonata dietro lo schienale.

- Niente, l'ennesima risorsa al di sotto delle aspettative. -disse Luperco mentre riprendeva la sua forma umana e provava a sentire il polso del ragazzo.

Si sistemò per bene il colletto della camicia, si schiarì la voce e riprese a sorridere come aveva fatto fino a pochi minuti prima, quel sorriso tanto affascinante e carismatico però ora era incorniciato dal sangue arterioso di Biccotti.

- E lei sig. Olivetti... si sente più preda o predatore?

  
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