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Autore: Leaina    22/07/2017    2 recensioni
Urlo. Non so fare altro.
Mamà! Cos’è questo incedere?

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Il delirio di un'insonne.
Genere: Angst, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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Tic-Tac.


 
00.53.

Io non dovrei essere sveglia: a quest’ora, le brave vergini dormono e sognano di un diavolo azzurro che sanno solo loro.
Se però chiudo gli occhi, sento.
Sento.
Sento il mondo che vibra e respira rumorosamente.
E un incedere ignoto che come pioggia scava rughe su un viso di sabbia.
Allucinata, ricordo: Mamà me lo ha sempre detto che la notte è la più grande nemica dei sensi e svegli rimangono solo i disadattati e le bestie.
Ci provo, davvero. Mi cucio le palpebre e seppellisco fra i sudari dei vivi.
Non mi serve la notte per rendermi conto d’essere disumana.







01.27.
 
Nonna mi rimproverebbe: sono una pessima sarta e una pessima donna, incapace di seppellire gli istinti sotto acqua sporca e vestiti.
Le cuciture cadono come teste di re, lasciano solo un ricordo pungente addosso. 
Tormentandolo, risorgo e scivolo via, con le lenzuola a rendermi spettrale, dalla camera fino alla cucina.
Accendo il computer. I tasti sotto i polpastrelli emettono un gemito anonimo eppure conosciuto, ma le bestie che richiamo rimangono spezzate, amorfe nella pagina di Word.
A guardarle così non fanno paura. Mamà si sbagliava. 
E’ notte e loro stanno ansimando verso di me: non riusciranno mai ad avermi.
Sono io ad averle in pugno.
Deliro di onnipotenza.







02.10.
 
Ho finito l’immonda opera.
Gli occhi vibrano stanchi, ma non vacillano: sono gli occhi di chi teme gli intrighi e non può dormire.
Li vedo riflessi nello schermo, che è tornato bianco.
All’improvviso, le bestie divengono una e prendono un volto fin troppo noto e tristemente deforme.

Le dita sono troppo intorpidite perché possa cancellarle  e lo sanno. Godono della mia debolezza.
Fanno giravolte e mi sbeffeggiano e poi si appartano negli angoli bui, ridendo e scandendo il tempo, così, graffiando:

tic-tac,
tic-tac,
tic-tac.


Urlo. Non so fare altro.
Mamà! Cos’è questo incedere?
Mi straccio la pelle bestemmiando Giuda.
Ma loro sono già dentro e mi trascinano fuori di me.
 
Una voce dice: E’ il tempo che scorre, di cui non sai tener le redini.
Non so però chi mai sia.
So solo piangere. Non so fare altro.
Perché non dormo?





 
02.59.
 
Sto contando invece delle pecore i secondi che mancano alle tre.
Con le dita laccate di sangue tamburello sull’acciaio di una lametta.
E rido. Non mi coglieranno ancora impreparata.







10.00.
 
Tra gli sbadigli, mi trova schiacciata e tremante contro la porta.
Oh, Martina, ma ancora?
Non ci prova neanche più ad avere a che fare con me.
Così ringhiando mi lascia al mio mondo e ai miei fantasmi.

Il codardo, il codardo, sibilo, non è venuto.

Non verrà mai il tempo del sonno per me.

Mi lancio in una risata che degenererà in silenzioso strazio.
Ma basterà a coprire quell’incedere? I segni sulla sabbia non sembrano poi tanto lontani.

 
   
 
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