Storie originali > Horror
Ricorda la storia  |      
Autore: Surlaplanche    24/07/2017    4 recensioni
“Non stai pensando seriamente di farlo” risponde lui, scioccato: “sei instabile.”
“Alcune persone non meritano la stabilità.”
“Alcune persone non meritano neanche la vita se devono gettarla al vento così presto.”
Sophie scoppia in una risata nevrotica come dei fuochi d’artificio il quattro Luglio, trovando patetico il tentativo della psicologia inversa.
“Per questo sono qui, non trovi?”
Alza delicatamente una gamba e la distende all’indietro, nel vuoto, in un misto tra l’eccentricità di un fenicottero appostato e l’eleganza di un gatto che si stiracchia. Continua a fissare l’occhio destro di Noah per mantenere l’equilibrio.
“Balli davvero bene, comunque” dice lui.
Sophie ritorna con entrambi i piedi a terra, e tenta una piroetta.
Noah sente i brividi attraversargli la spina dorsale, mentre il rosso continua a cadere dal cielo come se ci fosse un enorme cadavere sanguinante attaccato alla luna.
“Chi l’avrebbe mai detto, vero? La ragazza con il braccio mozzato voleva essere una ballerina” continua Noah, avvicinandosi cautamente verso di lei.
Tutto si ferma.
Le gocce di sangue rimangono sospese in aria, Sophie si gela.
Genere: Dark, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
 Partecipante al contest End of the Line indetto da Found Serendipity
 

“Tutto comincia in un attimo,
in un giorno qualunque della vita,
quando meno te lo aspetti”

Romano Battaglia

 
 
Nel momento in cui vede Sophie schizzare verso l’uscita come una pallina su un tavolo da ping-pong, Noah si rende subito conto che c’è qualcosa che non va.
I suoi amici glielo avevano detto più volte: “Lasciala stare quella, è tutta pazza.”
Noah non osa disobbedire, odia l’idea di creare del dramma tra lui e i suoi coetanei.
Quando abiti in un piccolo paese ci sono poche cose divertenti da fare... una di queste è sicuramente spettegolare sulla gioventù di Fïtz, un tristissimo paesino di circa trecento abitanti al Sud della Svizzera. In fondo, lo sanno perfino loro, quei giovani tanto giudicati dal resto della comunità: pochi riusciranno a uscire da lì, e un gran numero di questi finirà in qualche cattiva strada di Berlino a spacciare e prostituirsi per pagarsi l’eroina. 
Sono poche le persone che sanno queste dinamiche meglio di Noah: quando sei figlio del sindaco e torni a casa con la coda tra le gambe dopo neanche un anno di università, è impossibile per la gente non sussurrare il tuo nome con fare dispregiativo.
L’Inghilterra lo trattava bene, dopotutto. Aveva la sua indipendenza, studiava quello che gli piaceva... eppure Noah ha trovato giusto tornare in questa ragnatela di sguardi, circondarsi nuovamente di questa ruralità autodistruttiva.
Dopotutto, l’autodistruzione adolescenziale sarà sempre un evergreen.
Sophie, a suo parere, non è poi così diversa da lui.
Lavora in panetteria con i suoi, non sarebbe mai riuscita a sfidarli e andarsene. Non avrebbe avuto neanche i soldi per farlo, probabilmente.
Allora perché rimane qui?” pensa spesso Noah. Amici non ne ha, amori nemmeno. Fluttua da una stanza all’altra come se si stesse allenando a diventare un fantasma, dato che la sua vita non le lascia soddisfazioni.
Nessuno l’ha mai vista sorridere, ridere.
Dopo quell’incidente che l’ha portata a perdere un braccio, poi, le sue apparizioni in paese sono passate dall’essere minime all’essere nulle.
E’ probabilmente la prima volta che esce dalla panetteria da mesi.
Con le sue Vans rosa, ormai sporche del petrolio che si è fuso alla pioggia di questa serata dal profumo un po’ agrodolce, continua a scappare verso l’altro lato della stanza, spingendo delicatamente tutti, come se avesse paura di creparsi usando un po’ più di forza.
Noah continua a sorseggiare la sua schifosa bottiglia di spumante cinese.
Continua a guardare Sophie come una farfalla che fa zig-zag davanti al suo naso.
Continua la festa, continuano i respiri e continua la totale e inequivocabile indifferenza del resto del mondo nei confronti di Sophie Meier.
Quando la vede inginocchiarsi con una mano davanti agli occhi nel tentativo di aprire la porta di colpo, Noah è ancora indeciso se intervenire o meno. Sta solo cercando di attirare l’attenzione, ma la tribù di Fïtz è troppo, troppo concentrata a ignorare la merda che li circonda e ad annacquarsi il cervello per potersene accorgere.
Alla fine lei è la tipica ragazza ubriaca da festa... la “good girl gone wild”, come direbbero gli ex-compagni di corso di Noah.
Forse per la noia e per la curiosità, cerca di raggiungerla.
A differenza sua, però, lui non si fa troppi problemi a farsi spazio verso l’uscita... come un Orfeo alla ricerca di Euridice negli inferi che non ha però problemi a non voltarsi, dato che poco salverebbe di questo posto, così artificiale, statico, come se fosse fatto di plastica.
Fïtz dovrebbe essere rasa al suolo.
 
 
Sophie sale le scale, non le interessa di strapparsi il cocktail dress rosa pesca che sta indossando.
Non le importa più di niente.
I suoi singhiozzi scivolano sulla scalinata come se fossero molliche di pane lasciate sui gradini per aiutare Noah a raggiungerla.
Nel momento in cui Sophie raggiunge l’attico del palazzo, la pioggia diventa fittissima.
Corre verso il bordo rialzato, ci salta sopra come un’equilibrista del Cirque du Soleil.
Si dirama come un albero, toccandosi la punta di un piede con la mano.
Noah si avvicina, ancora con la bottiglia di spumante in mano, senza neanche preoccuparsi dell’acquazzone.
La musica della festa sembra sparire, la luna pure.
Non c’è niente a parte quell’attico deserto e le tempeste: quella dentro la testa di Sophie e quella fuori.
Se l’acqua sembra scendere dal cielo, è petrolio quello che scende dalle palpebre di Sophie, stanche e distrutte da vene imponenti.
Sophie non è scontata quanto i suoi occhi lacrimanti, e lo sa.
Noah è invece troppo concentrato all’avvicinarsi a quella menade danzante del ventunesimo secolo senza farsi notare.
Non ha ancora capito che l’acqua sta diventando nera, spessa, solida quanto il cemento.
Sophie si accorge della sua presenza e quasi cade all’indietro.
L’ultima cosa che si aspettava era avere come pubblico una delle persone che più odiava tra i suoi coetanei di Fïtz.
In fondo, Noah aveva tutto. Lui ce l’aveva fatta. Lui ormai era fuori. Lui se n’era scappato.
Lui aveva lasciato questo minuscolo paese di sabbie mobili ai meno fortunati.
Sophie, sfortunatamente, odia la gente fortunata.
“Potresti scivolare” mormora Noah, quasi ridendo.
Una goccia di quella pioggia nerastra lo colpisce sulla fronte. La percepisce e quasi si spaventa.
Non si copre, non indietreggia.
Sospira e tranquillamente abbassa la testa sulle piastrelle.
“Non finirà bene” aggiunge, mettendosi una mano nella tasca e finendo gli ultimi sorsi del suo spumante di dubbio gusto, senza smetterla di avvicinarsi.
Sophie interrompe le sue danze da ninfa urbana, ma rimane in piedi sul bordo dell’attico, ormai ricoperto di un petrolio particolarmente liquido.
“Non ti conosco, quindi non so bene cos-”
“Io sì. Ti conosco. Sei Noah Schärer, il figlio coglione del sindaco.”
Noah ride, fa spallucce, ma Sophie rimane seria, infuriata.
“La gente avrebbe ucciso per essere te” rincara la dose, mentre dal suo mento gocciola altro nero color pece.
Il suo braccio mozzato è ora ricoperto di nero, poiché la spallina del suo vestito non fa disperdere le gocce tra le sue dita, ma anzi, le fa precipitare sul pavimento dalla fine del suo gomito.
“E tu ti stai buttando per..?” risponde Noah, come se gli insulti rivolti alla sua persona non fossero tanto importanti di fronte a una ragazza disperata, probabilmente pronta a spiattellarsi sull’asfalto dopo un volo di dieci metri.
Sophie guarda in alto, mentre un tuono preannuncia un cambiamento.
Si tocca l’inguine con la mano. Sta sanguinando.
Urla, ma ha la voce strozzata dal sangue che sta vomitando.
Dalle gambe esce una sottospecie di feto schiacciato, così rovinato, sfuso e ricoperto di petrolio bollente da sembrare un bambolotto difettoso.
Una creatura che farebbe rabbrividire l'intera Chernobyl.
Noah, seppur con un filtro, riesce quasi a percepire il senso di dolore e sofferenza mentale che sta provando la figlia dei panettieri del paese.
Mentre il feto affoga, Sophie rimane concentrata sul suo obiettivo: spiattellarsi al suolo.
Quando dal cielo comincia a piovere sangue, Noah lascia cadere a terra la bottiglia e si guarda le mani. Il vetro dello spumante si fonde con il nero del petrolio, ormai ricoperto a chiazze di rosso.
Sophie chiude gli occhi, produce dei piccoli respiri affannati e distende le braccia come nella scena di Titanic. Peccato che, in questo caso, la maestosa nave sia una cittadina già affondata da tempo.
Noah osserva, prova a trovare qualcosa per sbloccare il suo cervello dall’idea di essere ricoperto di petrolio, lacrime e sangue davanti a una sciamana completamente fuori di testa.
“Cosa vuoi dirmi? Non farlo?” chiede lei, mentre si dondola avanti e indietro. Il braccio e mezzo disteso sembra ora una sfida, una sfida per quell’equilibrio che Sophie ha sempre desiderato da quando era nata.
“Non stai pensando seriamente di farlo” risponde lui, scioccato: “sei instabile.”
“Alcune persone non meritano la stabilità.”
“Alcune persone non meritano neanche la vita se devono gettarla al vento così presto.”
Sophie scoppia in una risata nevrotica come dei fuochi d’artificio il quattro Luglio, trovando patetico il tentativo della psicologia inversa.
“Per questo sono qui, non trovi?”
Alza delicatamente una gamba e la distende all’indietro, nel vuoto, in un misto tra l’eccentricità di un fenicottero appostato e l’eleganza di un gatto che si stiracchia. Continua a fissare l’occhio destro di Noah per mantenere l’equilibrio.
“Balli davvero bene, comunque” dice lui.
Sophie ritorna con entrambi i piedi a terra, e tenta una piroetta.
Noah sente i brividi attraversargli la spina dorsale, mentre il rosso continua a cadere dal cielo come se ci fosse un enorme cadavere sanguinante attaccato alla luna.
“Chi l’avrebbe mai detto, vero? La ragazza con il braccio mozzato voleva essere una ballerina” continua Noah, avvicinandosi cautamente verso di lei.
Tutto si ferma.
Le gocce di sangue rimangono sospese in aria, Sophie si gela.
“Questa è la fine, Noah.”
“Sta a te deciderlo.”
Sophie lacrima ancora petrolio, Noah nota perfino delle bollicine nel liquido scuro che le attraversa le gote.
Ora si trova a pochi centimetri da lei.
“Non puoi capire” dice la ragazza, torna a dondolare.
La tempesta continua il suo corso, Noah quasi scivola.
“Tu hai sputato nel piatto in cui hai mangiato per un anno. Io non ho neanche potuto averlo, un piatto” continua, chiudendo gli occhi e pulendosi la guancia sinistra. Ora il suo polso, una delle poche rimaste bianche sui loro corpi, è anch’esso sporco di petrolio.
Il ragazzo, ancora ricoperto di tutta quella merda scesa dal cielo, tace.
“Allora fallo. Buttati.”
Lei ride, distende le braccia per l’ultima volta.
“Non me lo devi ripetere due volte, Noah Schärer.”
Si lascia cadere all’indietro, con un velo di pace e purezza sul suo viso.
Il ragazzo ne approfitta per slanciarsi verso Sophie: la prende per il braccio mentre sta per precipitare da quel palazzo come un sacco di patate pronto a diventare purè.
Sophie urla, si dimena, rimasta a penzolare su quell’attico.
Noah cerca di tirarla su con le sue forze, ma è tutto così bagnato, scivoloso, sporco.
A poco a poco, la presa diventa debole.
Ci sono alcuni strani personaggi che osservano da sotto, ma rimangono fermi.
Giusto due o tre usano il cellulare, ma per la ragione sbagliata; come durante un concerto, i nostri due eroi si ritrovano s’un palco. Cominciano i video, le foto, i flash. Perfino qualche risata.
Noah non ha tempo di insultare nessuno. Non ha tempo per tutto questo.
In uno scatto finale, Sophie riesce a liberarsi.
Vola verso il suolo, senza smetterla di guardare Noah.
Il figlio del sindaco si copre la faccia, mentre il cuore gli esce dalla bocca.
Percepisce un’intensa luce investirlo e corrodergli la pelle.
Dopodiché, niente.
Noah sta bruciando vivo.
 
 
Ore dopo, mezza distrutta, Sophie raggiunge il viale di casa sua.
Con le braccia conserte, come per scaldarsi le costole rimaste, Sophie si lascia alle spalle le fiamme, le esplosioni. Si lascia indietro tutto.
Entra nella panetteria. I cadaveri dei suoi genitori sono ormai carbonizzati sul divano.
Passa alla cucina, apre il frigorifero malmesso a causa delle fiamme, estrae il cartone del latte.
Accende la radio, unica cosa rimasta intatta in quella casa distrutta, dove un tempo una piccola Sophie faceva le piroette con una focaccia in mano e ballava coi suoi piedini sopra a quelli di suo padre.
La voce che parla sembra molto più seria quando Sophie alza il volume, ancora impegnata a pulirsi dal petrolio e dai lividi che ricoprono la sua pelle pallida.
Fïtz, cittadina al sud della Svizzera, è stata misteriosamente bombardata e rasa al suolo nelle ultime ore. Per ora non ci sono indizi od ombra di superstiti, ma le autorità non demordono: troveranno i colpevoli.
Sophie si appoggia di schiena al muro, striscia verso il pavimento, ancora sorseggiando il latte.
Sfila la zip del suo vestito con la mano, e in poco tempo si ritrova completamente nuda a fare angeli di neve sulla cenere che ricopre l’intera panetteria.
Mentre sorseggia ancora da quell’innocente cartone, le scappa un sorriso.
Fïtz, bisogna ammetterlo, era proprio un posto del cazzo.
Fine
 



SPECCHIETTO AUTORE + SPECCHIETTO per il contest END OF THE LINE

Vi dirò, quando si partecipa a contest con pacchetti, dalla mia testa escono le cose più strane e malate.
Sarà che ho letto (e per Halloween mi sono vestito da una versione gender-bender di) Carrie di Stephen King, sarà che ho sempre trovato interessante il tema dell'effetto psicologico sulle persone a cui vengono amputate braccia o gambe... fatto sta che questa creatura è un qualcosa che nemmeno io mi aspettavo di scrivere, ma rappresenta molto il genere di surrealismo che intendo portare a ogni storia che pubblicherò d'ora in poi.

Nickname EFP/FFZ: Surlaplanche
Titolo storia: La strage di Fïtz
Rating: Arancione
Genere: Horror
Fandom: Originale
Situazione: 3
Prompt: Lacrima, Tempesta
   
 
Leggi le 4 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Horror / Vai alla pagina dell'autore: Surlaplanche