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Autore: Naquar    25/07/2017    2 recensioni
Oliver aveva portato a casa un talismano dall'India, ricordo delle sue missioni e...
Genere: Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Il talismano
 
“Scacco matto” disse Oliver Mayers, con un sorriso soddisfatto, facendo cadere la pedina del re avversario sulla scacchiera.
Raymond Mayers storse la bocca in una smorfia: era stato nuovamente battuto. “Non è possibile, come hai fatto?” gli domandò. Durante la partita aveva usato delle mosse qua e là, per cercare distrarre l'avversario, come sacrificare il cavallo o mandare in avanscoperta la torre, ma senza molto successo.
“Papà, non sei mai stato un granché come giocatore di scacchi” gli ricordò divertito Oliver. 
“Ma se sono stato io a insegnarti a giocare” ribatté l'anziano genitore, sollevando un sopracciglio cespuglioso.
“L'allievo ha battuto il maestro”
“Ma se sei appena tornato!” lo rimbeccò Raymond.
“Suvvia caro, non te la prendere.” intervenne sua moglie Amelia, comparendo sulla soglia del salotto.
Oliver, l'unico figlio della coppia, era appena tornato a casa da un paio di giorni, dopo aver preso un congedo. Tre anni prima si era arruolato nella Compagnia delle Indie, e recentemente era stato promosso Sergente Maggiore.
Raymond rimise a posto i pezzi sulla scacchiera. Poi si alzò e buttò un ciocco nel camino per ravvivare il fuoco.
“Sei arrivato da due giorni e non ci hai ancora raccontato nulla dell'India” disse Amelia, sedendosi accanto al figlio.
“Cosa vuoi che ti dica, mamma? Faceva caldo, c'erano un sacco di zanzare e un mucchio di lavoro da fare” rise Oliver, scrollando le spalle.
“Nelle tue lettere parlavi sempre di fachiri su letti di chiodi, giocolieri e santoni: quanto mi sarebbe piaciuto vederli.” disse Raymond in tono sognante.
“A proposito di santoni, sono divenuto il proprietario di questo” annunciò il figlio, tirando fuori dalla tasca una zanna di coccodrillo legata ad un semplice cordoncino di cuoio.
“Cos'è?” domandò Amelia incuriosita.
Oliver posò sul tavolo il ciondolo. “É un talismano portafortuna. Un vecchio santone lo ha benedetto per dimostrare che è il destino guidare gli uomini, e che se cerchi di forzarlo non ci saranno altro che guai. Comunque questo talismano è stato usato da tre uomini con tre desideri diversi...che in seguito sono stati realizzati” spiegò con tranquillità.
Raymond e Amelia si scambiarono uno sguardo stupito.
“Ma allora perché non hai espresso un desiderio anche tu?” gli domandò Raymond con l'aria di uno che sta per dire qualcosa di intelligente.
“L'ho già fatto una volta” 
“E davvero i tuoi desideri sono stati esauditi?”
“Sì” rispose Oliver. “Come ho detto prima, c'erano state altre tre persone che avevano espresso dei desideri e l'ultimo era la morte...è così che ne sono venuto in possesso”
“E che razza di talismano è?”
“Non lo so”
“Si può sempre provare” propose Amelia.
“Mamma, non credo che sia una buona idea, potresti pagarne le conseguenze” ribatté Oliver allarmandosi.
“Suvvia, cosa potrebbe mai succedere?”
Oliver si umettò le labbra improvvisamente secche; si versò del brandy e ne bevve un sorso generoso. “Meglio di no”
“Perché?”
“Sarebbe rischioso, papà”
Raymond prese in mano il ciondolo.
“In realtà, non ho mai creduto a questo genere di cose, ma si potrebbe provare”
Oliver sospirò.
Prese il ciondolo e lo posò sulla mensola del camino, accanto alle foto di famiglia.
“Lasciamolo qui, così farà una bella impressione”
“In effetti la fa” osservò Amelia.
 
Quella notte Raymond non riusciva a dormire: continuava a rigirarsi nel letto, pensando a quel ciondolo.
Sapeva perfettamente che cosa avrebbe desiderato: che forse c'era la possibilità di poter guarire la malattia al cuore che lo perseguitava da anni. Non molto tempo prima aveva avuto un attacco.
Il dottor White che lo aveva in cura, gli aveva raccomandato di condurre una vita più tranquilla possibile e di non affaticarsi troppo.
Nonostante ciò, il pensiero di una prospettiva di vita così fragile lo tormentava tanto da togliergli il sonno.
Spinto da quei pensieri, facendo attenzione a non svegliare sua moglie, Raymond scese di sotto in salone.
Vide il ciondolo sulla mensola del camino: lo prese in mano. 
Era liscio e stranamente caldo, come se fosse stata una cosa viva.
Fu allora che trovò il coraggio di stringere quel patto decisivo col destino: “Aiutami a guarire e ti darò quel che ho più caro ho al mondo!”
Raymond rimase immobile per qualche istante, con il ciondolo in mano, chiudendo gli occhi e aspettando che succedesse qualcosa di immediato.
Ma non sentì nulla.
Rincuorato, Raymond tornò a letto.
E cadde in un sonno profondo.
A svegliarlo il mattino dopo, fu la voce di Amelia.
“Che c'è?” borbottò lui, con la voce impastata dal sonno.
“SOFFOCO!”
Raymond scattò a sedere, ma Amelia era già livida. Senza perdere altro tempo, corse fino in camera di Oliver che ancora dormiva.
“Svegliati, svegliati!” gridò.
“Che c'è papà?” domandò il figlio con aria assonnata.
“C'è tua madre che si sente male! Non so cosa abbia!”
Imprecando, Oliver si strappò le coperte di dosso e corse in camera. Sua madre era ancora stesa a letto, il viso terreo, le labbra cianotiche.
Sembrava che stesse per soffocare.
Oliver si chinò verso la madre, mettendole una mano dietro la testa per aiutarla a tirarsi su un poco. “Chiama il dottor White, papà!” esclamò in tono concitato.
“Ma cosa...”
“Chiama il dottore!” urlò Oliver.
Raymond andò in salone.
Stava per raggiungere l'apparecchio, ma quando vide il talismano sulla mensola una forte sensazione di stupore misto a orrore lo attraversò.
Quel patto diabolico si era realizzato.
“Santo Cielo”, pensò.
Pochi istanti dopo, Oliver scese le scale.
“Papà, hai chiamato?”
Raymond non rispose. Sulla sua faccia era dipinta un'espressione smarrita. 
Oliver superò il padre e senza perdere altro tempo, telefonò al dottor White, pregandolo di venire subito a casa.
Un quarto d'ora dopo, il medico arrivò.
Era un uomo alto e sottile come un giunco. Portava un paio di occhialini dalla montatura dorata sopra il naso adunco, che gli conferiva un'aria da intellettuale.
“Buongiorno”
“Buongiorno. Dottore venga”
Raymond condusse il medico al piano di sopra.
Entrarono nella camera da letto.
Amelia giaceva sul letto, con due cuscini sotto la testa.
“Cosa è successo?”
“Questa mattina si è svegliata e ha detto che non riusciva a respirare”
“Ieri come stava?”
“Stava bene. Mia moglie non ha particolari problemi di salute”
Il dottore visitò rapidamente Amelia. Raymond vide l'espressione grave dipingersi sul viso dell'altro.
“É molto grave”
“Ma cosa potrebbe essere?” domandò Raymond in tono angosciato.
“Per una diagnosi completa bisognerebbe portarla in ospedale, io non posso fare niente” rispose il dottore scrollando le spalle.
Quella mattina stessa, Amelia venne portata in ospedale.
“E adesso che facciamo?” chiese il figlio guardando suo padre.
Entrambi erano seduti su una scomoda panchina nel corridoio, in attesa che qualcuno venisse a dare loro notizie.
“Io non lo so...”
“La mamma è sempre stata bene, non capisco cosa le sia potuto prendere” disse Oliver, allargando le braccia.
Raymond sbatté le palpebre.
Non osò guardare negli occhi il figlio.
Una ventina di minuti dopo, che sembrò un tempo infinito, videro un medico venire incontro loro.
“I signori Mayers?”
“Sì, siamo noi”
Raymond e Oliver si alzarono.
“Allora, come sta?”
“É molto debole e per il momento le sue condizioni sono stazionarie”
Raymond si limitò ad annuire.
“Cosa? Ma perché?” esclamò Oliver impallidendo.
“Potrebbe trattarsi di un caso di marasma senile, ma francamente non ne sono sicuro. Mi dispiace, faremo tutto il possibile” spiegò il medico.
“Marasma? Ma che diavolo sta dicendo?” esclamò Oliver di rimando.
“Signor Mayers, le sto dicendo che non sappiamo di cosa si tratta...”
“Almeno possiamo vederla?” intervenne Raymond, aprendo finalmente bocca. 
“Solo per pochi minuti, non affaticatela”
Il medico si spostò per farli passare.
Solo Oliver entrò in camera: Raymond era rimasto sulla soglia, senza avere il coraggio di entrare. 
In quel letto, Amelia pareva rimpicciolita, il viso era di un colore pallido quasi grigiastro e gli occhi incavati. Per aiutarla a respirare meglio, le erano stati messi sotto la schiena alcuni cuscini.
“Come stai?” chiese Oliver.
“Oliver” mormorò la donna con voce rauca, accennando ad un sorriso.
“Mamma, ti prometto che i medici faranno di tutto per farti tornare a casa, il prima possibile” disse Oliver. 
Amelia strinse debolmente la mano al figlio.
E annuì.
“E ti prometto anche che terrò d'occhio papà”
Poi Oliver si chinò e diede un bacio sulla fronte della madre.
“Scusate signori, ma la paziente deve riposare” intervenne il medico in tono gentile.
 
Dopo che furono tornati a casa, la governate si premurò di preparare la cena. Raymond non mangiò quasi nulla e, borbottando una scusa, si rinchiuse in camera, lasciando da solo il figlio.
La sera successiva, Raymond era seduto sulla sua poltrona preferita in salotto, con un bicchiere di brandy a fissare il fuoco che scoppiettava allegramente nel camino. Quel mattino si erano recati nuovamente in ospedale: le condizioni di Amelia erano peggiorate.
Durante la notte, la donna aveva avuto una violenta crisi respiratoria e aveva quasi rischiato di morire, lasciando alquanto perplessi i medici. Insomma, non riuscivano a capire perché una donna in perfetta salute stesse lentamente morendo.
Tornati a casa, Oliver gli aveva chiesto spiegazioni, ma l'anziano genitore lo aveva ignorato dicendogli che voleva restare solo.
“Fa come vuoi, io me ne vado a letto” aveva detto il figlio.
Raymond bevve un sorso del liquore.
Il suo sguardo si posò sulla zanna.
“É tutta colpa di quel maledetto affare. Se non avessi espresso quel desiderio...”
Fu allora che notò che il talismano cominciò a emettere una flebile luce, che si spegneva e si riaccendeva in un battito di ciglia.
Raymond si alzò di scatto.
Si avvicinò.
La zanna emise di nuovo quella luce.
Affascinato e allo stesso tempo spaventato, l'uomo rimase a osservare lo spettacolo per qualche istante.
Quel talismano sembrava vivo.
“Oh mio Dio...”
Fu allora che comprese in che quella luce era la vita di Amelia che veniva portata via.
Lo prese e lo guardò.
In cuor suo cominciò a piangere. 
Lo strinse con forza nel palmo della mano.
Senza pensarci due volte, esclamò: “Voglio che tutto torni come prima! Fai ritornare tutto come era prima, ti prego!”
Poi Raymond gettò la zanna contro la mensola.
Turbato, andò a letto, ma quella notte non riuscì a dormire.
La mattina dopo una breve colazione, Oliver annunciò che sarebbe andato a trovare nuovamente la madre.
“Vai pure, io non mi sento molto bene, questa mattina”
“Che cos'hai?”
“Non lo so, mi sento stanco. Questa notte non ho chiuso occhio” rispose Raymond.
“Ci vado da solo. Ci vediamo più tardi”
Oliver non ci mise molto a raggiungere la sua destinazione.
Sperava che i medici avessero finalmente capito cosa avesse sua madre.
Si asciugò i palmi sudati delle mani sulle cosce nervosamente.
Non appena arrivò in camera, vide il medico che stava visitando Amelia.
“Buongiorno caro” lo salutò lei con un gran sorriso. Il colorito appariva roseo e gli occhi erano di nuovo vispi e allegri, come al solito.
“Mamma?” 
“Sua madre si è ripresa rapidamente: è un vero miracolo! Non riuscivamo a spiegarci cosa fosse successo” disse il medico rivolgendosi ad un Oliver alquanto stranito.
“Ah, voglio tornare a casa!” cominciò a protestare la donna.
“Signora, è meglio che lei stia qui qualche giorno”
Oliver prese una sedia, la mise accanto al letto e si sedette. “Mamma, ma davvero stai bene?”
“Non sono mai stata meglio in vita mia!” protestò nuovamente Amelia.
“Il medico ha ragione, dovresti...”
“Ho detto di no! A proposito, dov'è tuo padre?”
“Ha detto che non si sentiva tanto bene ed è rimasto a casa” spiegò Oliver.
“Oddio, questa storia lo ha sconvolto...”
“Se vuoi vado a casa e lo convinco a venire”
Amelia annuì.
Oliver salutò sua madre con un rapido bacio sulla guancia.
“Dottore, torno fra cinque minuti: vado a chiamare mio padre”
“Certo”
Oliver sorrise.
Era contento che sua madre stesse meglio, anzi stava già scalpitando per tornare a casa. Anche non riusciva a capire che cosa fosse realmente successo in quei tre giorni.
Sulla scia di quei pensieri, giunse rapidamente a casa.
Fu allora che sentì la governate gridare.
Oliver si precipitò in salotto. Vide suo padre steso a terra, il viso contratto in una smorfia di dolore. Nella mano destra Raymond Mayers stringeva con forza il talismano.
“S-Signor Mayers! Suo padre si è sentito male e...” balbettò la governate, pallida e tremante.
Oliver sentì il respiro bloccarsi in gola.
In quel momento comprese quello che era realmente accaduto.
 
   
 
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