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Autore: whitesin    26/07/2017    2 recensioni
Storia di un amore perso e maledetto da dei crudeli che si cerca e si ritrova
Genere: Drammatico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Crack Pairing
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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C'erano una volta, in una terra che ormai non è altro che una landa secca, bruciata dalle fiamme iraconde della serpe che divorava la sua coda, una gatta bianca dal nome di Latte e un albero d'uva nera. L'uva era così scura e profonda, che gurdarla significava concepire il desiderio nella sua forma più pura. Nell'istante in cui lo sguardo, anche solo per sbaglio si posava su quel nero pieno, ogni altra cosa sbiadiva e cadeva inesorabilmente persa. Latte invece era una gatta bianca dagli occhi scuri come l'ignoto. Bella come la luce e tanto desiderata. Ma Latte era triste, perché nessuno aveva mai compreso la sua anima di zucchero e miele. Quella notte di plenilunio, la gatta scappò dai suoi padroni, perché la luna volle guidarla verso una terra lontana. Come poteva Latte non ascoltare la luna che tanto amava. Latte teneva lo sguardo basso fissante il prato sino a quando decise di fermarsi davanti all'albero di Uva Nera. Gli occhi di Latte trovarono, dopo due decenni di inverti passati alla ricerca, qualcosa il cui pieno terrore la rispecchiava. I grappoli di Uva Nera come gli occhi di Latte erano abissi eterni e tanto tristi quanto profondi. Finalmente l'inviolabilità di entrambe le creature colmò l'un l'altra. Uva Nera che mai si era fermata a parlare con un enessere, proferì parola per la gatta. " esistono davvero quegli occhi profondi come notte che sono per me come il vento e la rugiada, oppure sei un' illusione scelta per ingannarmi e tentar di incatenarmi?" "Così mi offendete albero dai grappoli di notte pura. Io sono di carne e ossa e son qui, davanti a te. Mi ha guidata la bella Luna al tuo cospetto. E la ringrazio per questo, il tuo vuoto fa sentire il mio meno solo." "Desideri nutrirti dei miei frutti Gatta? Perché se me lo chiedi te li porterò alle labbra." "Grazie albero, ma voglio nutrirmi della tua essenza senza toglierti alcun ché. Sei troppo magnifico per essere nato di legno e radici. Quale maledizione è gravata su di te? E di quale peccato ti sei macchiato?" "Ho amato una donna." "Sii meno enigmatico albero." "Era bellissima e io lo ero illuminato dal suo fuoco. Eravamo irraggiungibili perché ci bastavamo l'un l'altra. Eravamo crudeli perché non permettavamo a niente di allontanarci." Man mano che l'albero raccontava i ricordi riaffiorivano negli occhi della piccola Latte. "Un Dio avaro posò il suo sguardo sulla mia dama, e visto che lei mi amava rifiutò di appartenere al Dio, poiché ella sapeva che avrei preferito morire piuttosto che vederla presa da qualcun'altro. Il Dio cercò di usare la forza per sovrastare la mia donna, ma io lo trucidai senza pietà alcuna, ma con le sue ultime parole, viscide come vermi, maledisse noi e il nostro amore. Negandoci per sempre l'una all'altro." "Ma io voglio di nuovo amarti." E con grazia frettolosa la gatta graffiò la corteccia dell'albero, e la corteccia si sciolze come si scioglie un abito scivolando su un corpo di carne. E le radici si fecero gambe e i rami mani e il tronco spalle e le foglie chioma. L'albero che ormai non era più albero ma uomo, uomo da una bellezza macabra e elegante come l'oscurità stessa, stupito di essere uomo, si chinò per prendere gli artigli del felino e alzandosi in piedi trascinò di nuovo a se la forma umana della ormai non più gatta. E le zampe si fecero mani e piedi delicati, le le costole si ruppero e si ricomposero. E la carne crebbe dando forme di donna. Latte era intenta a cercare la sua coda, distratta come una bimba confusa. L'uomo con uno scatto strinse a lui la donna per farla sua con un bacio. Per poi possederla esattamente lì, su quella terra madre della loro maledizione. Esattamente lì. Sotto la notte e la luna che li aveva riavvicinati. E tutto venne scosso. E tutto cominciò a bruciare. Poiché l'eternità era stata sconfitta, sconfitta da un amore che muta la materia e strazia le catene del tempo.
   
 
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