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Autore: Pixforever    26/07/2017    0 recensioni
Ambientata in un futuro in cui la guerra divide le persone.
Ma le persone sono più forti della guerra.
O forse no.
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"Prometto che vedremo le stelle per la prima volta insieme. Prometto che questa stupida guerra non ci dividerà mai. Prometto che rimarrò il tuo migliore amico per sempre" disse Dylan.
"Lo so"
I due ragazzi si guardarono e si sorrisero.
"E io ti prometto che cercherò di non prenderti più in giro e... cazzo Dylan hai già detto tu tutte le cose poetiche e a me non rimane più niente!"
L'amico rise per poi stringere la presa sulla mano di Alec.
"Prometti che sarai qui con me per vedere le stelle"
"Okay lo prometto" e strinse anche lui la presa sulla mano di Dylan .
Genere: Drammatico, Guerra, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU, Missing Moments, What if? | Avvertimenti: nessuno
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Successe tutto troppo in fretta. 

Un solo colpo preciso. 

Bastò un unico sparo. 

Ma io non ero pronto. 

Non riuscivo ancora a credere che fosse tutto vero. 

Pensavo che mi sarei svegliato presto da quell'incubo. 

Invece era la realtà. 

Sulla neve bianca, scorreva un fiume rosso. 

Sangue. 

Il suo sangue. 

E io piangevo.  

 

"Ehi piccolo, che succede?"

"Sono caduto" disse il bimbo biondo con le guance rigate dalle lacrime. 

Il ragazzino gli porse una mano e lo aiutò a rialzarsi. 

Lo prese in braccio e lo accompagnò fino alla porta di casa sua, affidandolo alle mani della madre che gli sorrise riconoscente. 

 

Dopo quello sparo ne seguirono altri, tanti altri, e non sembrava volessero smettere. 

 

"Non mi sembra il posto più adatto per un bambino, o sbaglio?" 

Il ragazzo biondo si voltò, sentendosi colto di sorpresa, ma trovando ugualmente quella voce tremendamente famigliare. 

"Ho solo cinque anni meno di te, quindi non ti credere così grande o adulto e in più ho già diciassette anni, so badare a me stesso"

"Ne sei così sicuro?" domandò il più grande avvicinandosi all'altro, bloccandolo fra le sue braccia e il muro vicino. 

"Potrei farti del male, molto male, qui e ora e non credo che tu riusciresti ad opporti" aggiunse il maggiore con voce roca e sensuale, avvicinandosi e sfiorando con le labbra l'orecchio dell'altro che deglutì rumorosamente e iniziò a tremare. 

Al che il più grande si mise a ridere e si allontanò dal muro lasciando libero il ragazzo. 

"Sei un idiota. E piantala di ridere!" gridò imbronciato il ragazzo biondo incrociando le braccia al petto dopo aver colpito con un pugno il braccio dell'altro ragazzo che continuava a ridere.

"Oddio dovevi vedere la tua faccia Alec! Pensavi veramente che ti avrei fatto male? Io?? Così mi deludi Starless! Vuol dire che non mi conosci abbastanza!" 

"Ti conosco abbastanza bene per pensare che tu sia un idiota Dylan" commentò Alexander. 

"Si me lo dici spesso. Dovresti cambiare tipo di insulti"

"Ormai per me sei Dylan Edmund Idiota Burton mi dispiace" disse serio Alec per poi guardare la faccia di Dylan che cercava di trattenersi dal ridere ancora. Entrambi fallirono miseramente e scoppiarono a ridere. 

Anche se non è che ci fosse così tanto da ridere, con la guerra, i morti, le sparatorie e le incursioni aeree del nemico che come minimo si presentavano tre volte a settimana. 

Eppure loro erano così, riuscivano a sorridere comunque se erano insieme. 

Soprattutto Alec, a cui Dylan trasmetteva ancora un po' di speranza e spensieratezza in un mondo dove pochi le possedevano ancora. 

 

Dicono che vedi tutta la vita che scorre davanti ai tuoi occhi pochi istanti prima di morire, ma io ero ancora vivo ed i ricordi mi inondavano la testa mentre le lacrime mi offuscavano la vista. 

 

"Oh ma andiamo Dylan non esistono cose come le stelle. Sono solo una leggenda!"

"Non è vero Alec, giuro che esistono. Mio nonno mi raccontava sempre di suo nonno mentre gliene parlava." 

"A si? E come sarebbero, sentiamo!" disse Alexander con aria di sfida, come se già sapesse che non poteva essere contraddetto. 

"Sono solo dei piccoli puntini luminosi visti da qui ma in realtà sono una versione ridotta del Sole" spiegò gesticolando Dylan. 

"Continuo a pensare che tu mi stia prendendo in giro"

"Uffa come sei noioso! Ti dico che esistono! Si trovano dietro queste spesse nuvole grigie che ricoprono il cielo e che solo il Sole con la sua magnificenza riesce a superare di giorno, mentre di notte la Luna, con la sua eleganza, fa spostare per inondarci della sua pallida luce"

"E da quando sei così poetico?" rise Alec. 

"Ehi! Non prenderti gioco delle mie grandi abilità oratorie!"

Alec continuò a ridere facendo sbuffare Dylan. 

"Sai davvero cosa vuol dire 'oratorie'?"

"Sei antipatico stasera Alexander"

Risero entrambi per poi tornare a guardare quel cielo ricoperto di nuvole. 

"Prometto che vedremo le stelle per la prima volta insieme. 

Prometto che questa stupida guerra non ci dividerà mai. 

Prometto che rimarrò il tuo migliore amico per sempre" disse Dylan. 

"Lo so" 

I due ragazzi si guardarono e si sorrisero. 

"E io ti prometto che cercherò di non prenderti più in giro e... cazzo Dylan hai già detto tu tutte le cose poetiche e a me non rimane più niente!"

L'amico rise per poi stringere la presa sulla mano di Alec. 

"Prometti che sarai qui con me per vedere le stelle"

"Okay lo prometto" e strinse anche lui la presa sulla mano di Dylan. 

 

Quante bugie che ci siamo detti e quante promesse che ci siamo fatti ma che non potremmo mantenere. 

Sembra che il tempo si sia fermato, ma sono solo io che sono immobile. 

Il mondo continua a girare. 

Le persone continuano ad uccidersi. 

Le pallottole sfrecciano davanti al mio viso, ma io rimango immobile, fermo, impassibile mentre le lacrime corrono sulle mie guance e io mi sento così fragile, così infantile. 

 

"Non ci credo che ti ha davvero urlato contro perché sei venuto qua per darmi una mano!"

"Non crederci ma è vero, non la smetteva di dire che sono un irresponsabile, che la faccio sempre preoccupare, che non penso mai a lei, che sparisco per ore senza darle notizie"

"Esagerato"

"No per niente. Ma non lo capisce che lo sto facendo solo per lei, che quando sparisco per delle ore è per cercare di guadagnare qualche soldo in più per non farla lavorare giorno e notte per nutrirmi. Poi cosa crede, ormai ho diciotto anni e se non mi hanno ancora chiamato per arruolarmi, lo faranno sicuramente domani! Non può tenermi segregato in casa per sempre!  A Nord stanno arruolando ragazzini di sedici anni"

Dylan sbiancò a quelle parole, ma non voleva che Alec lo vedesse spaventato, così prese lo straccio e iniziò a passarlo sul bancone del suo bar. 

"Dylan, tu hai ventidue anni giusto?" 

L'altro annuì incuriosito di scoprire dove voleva andare a parare l'amico. 

"Perché non ti hanno mai chiamato? Intendo nell'esercito."

Il ragazzo, chiamato in causa, fece una faccia strana per poi mettersi a ridere. 

E Alexander rimase un po' confuso da questo suo comportamento. 

"Instabilità mentale e tendenza a ridere in faccia al generale, ecco il motivo. E ormai mi conosci quindi non ti dovresti stupire"

"Hai riso in faccia al generale?" domandò incredulo Alec, spalancando gli occhi. 

"Be si aveva degli strani baffi..."

"Okay, si hai ragione, non mi stupisco" e risero. 

Ultimamente ci riuscivano solo se erano insieme, soprattutto dopo che anche l'America del Sud era stata presa. 

Il che voleva dire più territorio in mani nemiche. E sembrava che per festeggiare, i nemici avessero deciso di fare qualche bombardamento aereo in più alla settimana. Praticamente erano tutti i giorni, almeno una volta al giorno, nei rifugi anti bombe della città.

'Un modo non molto allegro, forse quasi un po' macabro e catastrofico, per fare nuove conoscenze' lo definiva Dylan. Ma in quei momenti riusciva a far restare allegri i bambini e a far sorridere gli adulti. 

Il campanello della porta d'ingresso del bar suonò e i due ragazzi si voltarono per vedere i nuovi arrivati e accoglierli al meglio, ma rimasero piuttosto stupiti quando si trovarono davanti tre uomini in divisa da ufficiali, con tanto di medaglie di decoro sul petto. 

"Salve possiamo aiutarvi?" chiese perplesso Michael ai tre militari. 

"Si cerchiamo Dylan Burton"

"S-sono io Dylan Burton" 

"Abbiamo una lettera per lei. Ci dispiace"

Il più giovane dei tre porse una busta a Dylan che la prese tentennante e preoccupato: guardando le facce dei tre uomini poteva dedurre che non fossero buone notizie. 

Aprì il foglio e ne lesse le parole scritte in inchiostro nero da una calligrafia elegante. 

I suoi occhi prima si spalancarono, poi si fecero lucidi. 

Alec, preoccupato per l'amico, si avvicinò e lesse anche lui le parole scritte sulla lettera. 

Si voltò per guardare Dylan, e si trovò per la prima volta di fronte alle sue lacrime. 

Non lo aveva mai visto piangere. 

Dylan era quello che rideva e scherzava sempre. 

Lo abbracciò, abbracciò il suo migliore amico, quel ragazzo che gli era sempre stato vicino, facendolo sorridere quando era triste. 

Aveva sempre contato su di lui, e in quel momento gli stava dimostrando che anche lui poteva contare su Alec. 

Dylan nascose il viso nel petto di Alexander che poteva sentire le sue lacrime inumidirgli la maglietta. 

Ma Dylan non era uno che piangeva, ed egli stesso ne era consapevole. 

Si liberò dall'abbraccio dell'amico mostrandogli un sorriso che neanche lontanamente coinvolgeva anche occhi. 

I tre uomini erano rimasti lì durante quel momento così intimo dei due amici. 

"Il corpo di William Burton arriverà tra pochi giorni. Le mie condoglianze per la perdita di suo fratello"

Dylan annuì con lo sguardo basso. 

"Lei è il signor Alexander Daryl Starless?" aggiunse in direzione di Alec, che annuì impercettibilmente. 

"Le devo parlare" e gli fece cenno di seguirlo. 

Quando furono un po' distanti dagli altri l'uomo parlò. 

"Ormai ha diciotto anni ed è mio dovere informarla che è stato chiamato per presentarsi all'arruolamento"

Alec rimase interdetto. 

Aveva sperato che quel momento avrebbe ancora aspettato ad arrivare. 

Invece era giunto troppo in fretta. 

Era rimasto immobile e non si era accorto che i tre ufficiali erano usciti dal bar, dopo aver scambiato ancora qualche parola con Dylan ed averli educatamente salutati. 

Alec si avvicinò a Dylan. 

"Ti hanno arruolato vero?" 

Il ragazzo annuì. E i due amici si abbracciarono nuovamente. 

 

Qualcuno mi gridava di abbassarmi, e, anche se non le sentivo veramente, le pallottole sembravano girarmi attorno, evitandomi. 

 

"Ti accompagno a casa"

"Non preoccuparti"

"Dylan fatti furbo"

"Non importa. Vediamoci stanotte"

"Va bene"

 

Caddi in ginocchio accanto al suo corpo immobile nella neve. Faticavo a respirare. 

 

"Mamma non piangere"

"Come puoi chiedermi questo? Come puoi dirmi di non piangere quando il mio unico figlio sta per partire in guerra?"

Alec abbracciò la donna, che scoppiò in lacrime tra le braccia del figlio. 

La accompagnò fino in camera da letto e la fece stendere sul materasso. 

"Ti preparo qualcosa di caldo, okay?" 

La donna non rispose, semplicemente continuò a guardare il figlio negli occhi, così simili ai suoi, di un azzurro raro e profondo. 

Alec sospirò e si stese accanto alla madre stringendole una mano con la sua. 

E attese che la donna che lo aveva fatto nascere, che gli aveva donato tanto amore e tempo, si addormentasse, così che lui potesse andare da Dylan, perché in quel momento sentiva di aver bisogno solo di lui. 

 

Il signor Burton fissava un punto imprecisato del tavolo. Gli occhi gonfi di lacrime non versate per non aumentare il dolore nella moglie e in suo figlio minore, ormai rimasto l'unico. 

Ripensava a quando William si era offerto come volontario, quando c'era l'obbligo che solo uno per famiglia si arruolasse. 

Lui stesso si era proposto al posto dei figli ma l'ufficiale aveva detto che superava l'età. 

Effettivamente aveva cinquantadue anni all'epoca, ma avrebbe preferito andare lui, essere lui quello che sarebbe tornato chiuso in una cassa ridotto a brandelli. 

Piuttosto che uno dei suoi figli, sarebbe morto lui. 

Dylan aveva finito le lacrime. 

Si alzò da vicino sua madre, si avvicinò a suo padre e lo abbracciò. 

Poi si allontanò dai genitori, avviandosi verso la cucina dove versò dell'acqua nel bollitore per preparare due camomille per i due signori Burton, anche se sapeva che suo padre avrebbe preferito di gran lunga del whisky in quel momento. 

Ma un leggero bussare alla porta che dava su retro, lo distrasse dal suo versare l'acqua calda nelle tazze. 

Si voltò e vide attraverso il vetro il viso di Alec. 

In quel momento gli tornò un po di serenità. Capì quanto il ragazzo era importante per lui. Quanto era fortunato ad averlo come amico. 

Dylan aprì la porta e Alec, appena dentro, lo abbracciò. 

Il signor Burton entrò in quel momento nella cucina, vide i due ragazzi abbracciati e capì che suo figlio non era solo dopotutto. Ed era contento. 

Alec notò l'uomo e si avvicinò a lui. 

Non parlò. Semplicemente fece come aveva fatto con Dylan. Lo abbracciò. 

Ma anche la signora Burton era presente, così anche lei fu stretta da un abbraccio del ragazzo. E anche lei fu contenta per suo figlio.

I due ragazzi uscirono in cortile e si stesero sul prato a fissare il cielo. Quella notte neanche la luna era visibile. 

"Non voglio che tu parta. Sembrerà da egoista, ma non voglio"

Alec guardò Dylan e si sentì amato e felice. Aveva un posto nel mondo. 

"Lo so, ma non posso fare diversamente"

"Scappa"

"Non lo farò. Lo sai che non lo farò"

"Già sei troppo un cagasotto per scappare"

"Ehi! Non sono un cagasotto!"

Dylan rise quando Alec gli colpì il braccio. 

"Mi mancherai"

"Anche tu"

"In questo momento vorrei che il tempo si bloccasse"

"Già"

"Ti ricordi la promessa?"

"Quale delle tante?"

"Tutte"

"Si, ogni singola parola"

"Okay"

 

Ero al suo fianco e piangevo, piangevo come non mai. Era il mio migliore amico e l'avevo perso. Eppure la mia mente continuava ad essere invasa dai ricordi, da quelle parole su quelle promesse che non potranno più essere mantenute. 

 

"È ora quindi?"

"Si mamma. Il treno sta per partire"

"Abbi cura di te bambino mio"

"Tornerò mamma"

"Ti voglio bene"

"Anche io te ne voglio"

 

"Mi sembra ieri che quel bimbo biondo piangeva seduto sul marciapiede"

"Non fare il sentimentale"

"Sei tu che tiri fuori questo mio lato, Starless"

"Questo non è un addio Dylan"

"Lo so"

 

Infatti quello non fu un addio. Ma un arrivederci.

 

"Il nemico punta Sydney! La difesa deve essere spostata" urlò il generale ai suoi uomini. 

Alec era nella difesa. 

Alec era di Sydney. 

Alec sarebbe tornato a casa, ma non nel modo in cui si sarebbe aspettato. 

 

E lo scenario che trovò non era quello che ricordava.

Mezza città rasa al suolo. Case bruciate. Cani che vagavano tra le rovine alla ricerca dei loro padroni. Corpi abbandonati sulla strada. 

Sua madre la ritrovò con i signori Burton, in uno degli ultimi rifugi della città. 

Dylan lo trovò a capo di un gruppo di giovani che tentava di difendere ciò che restava di Sydney. 

Lo abbracciò. 

Dopo quasi un anno senza vederlo o sentirlo. Gli era mancato. 

Era cambiato. Aveva il volto sporco di cenere con qualche graffio ed era molto più forte. 

Ma il suo sorriso era sempre lo stesso. 

 

Lo scontro sopraggiunse. 

E ci fu una strage. 

E Dylan dovette per forza fare l'eroe. 

 

Si tuffò al centro del campo di battaglia. Nessuno sparava in quel momento. Tutti fissavano quello strano ragazzo che si avvicinava, con una semplice pistola in mano, alle linee nemiche. 

Fu un soldato molto giovane che alzò il fucile e puntò. 

Era inesperto. Il braccio gli tremava. Però il colpo centrò il bersaglio. E Dylan cadde a terra, sporcando il candore della neve con il suo sangue. 

Ma sia la neve che Dylan erano puri, quindi perfetti per essere fusi insieme. Sparai al soldato dritto in fronte, e quello morì sul colpo. Poi vidi solo più Dylan . 

 

Ormai ero chino su di lui e continuavo a piangere guardando i suoi occhi chiusi e il suo viso sporco. 

"Ehi Alec"

"Dylan" ero sorpreso. Pensavo se ne fosse già andato. 

"Cosa c'è, non sei felice che sia ancora vivo?"

"Io..."

"Scherzo piccolo" 

Si può dire che rimase se stesso fino all'ultimo. 

"Mi dispiace di non poter mantenere le promesse"

"Non importa amico" la mia voce era quasi impossibile da sentire, rotta dal pianto. 

"Io ti voglio bene Alec"

"Anche io ti voglio bene Dylan"

"Guarda le stelle anche per me"

E si spense per sempre.

 

*****

Anglo autrice

Questa storia è un sogno. 

E i miei sogni sembrano sempre trame di film o libri apocalittici.

Spero vi piaccia

C.

P.S.: commentateee❤️

  
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