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Autore: mirysenpai    30/07/2017    0 recensioni
La vita di Kaii cambiò in una sola notte quando il paranormale fece irruzione nella sua tranquilla esistenza di bambino. Un uomo sconosciuto si introdurrà nella sua vita.
Kaii non credeva né in Dio né nel paranormale…ma in quanti ci credono davvero, anche se non hanno mai visto né l’uno né l’altro?
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Ormai si poteva dire che la scuola era iniziata sul serio, con le cose noiose ma anche quelle divertenti, come le attività dei club, la parte preferita della giornata per tutti i ragazzi. Era un modo per fare nuove amicizie e per svagarsi. C’era un ampia scelta su cosa frequentare, ma ovviamente Kaii e Ukyo scelsero il club di arte, che quel martedì li tenne impegnati fino alle cinque del pomeriggio. A quell’ora la scuola era quasi deserta, di tanto in tanto si vedeva un alunno che camminava verso l’uscita. Ukyo, dopo aver attraversato il corridoio, entrò nello spogliatoio maschile, raggiungendo Seiji che era in compagnia di un altro suo amico, che aveva visto poche volte.

“Ukyo!” disse Seiji vedendolo, era seduto su una panchina, a petto nudo e con i capelli ancora bagnati. L’altro era nelle stesse condizioni.

Ukyo fece un cenno di saluto col capo ad entrambi, poggiandosi contro gli armadietti

“Frequenti anche quest’anno il club di judo?” chiese, guardando a terra. Dopo tutto quello che era accaduto, si comportava ormai da fanciulla triste e innamorata, senza dare spiegazioni a nessuno, ma non riusciva a fare altrimenti... era più forte di lui

“Si, anche se non sono un granché” disse mentre si asciugava i capelli

Ukyo annuì, avvicinandosi a lui “Io vado, penso che Kaii verrà tra poco a ridarti quegli appunti che gli avevi prestato. Ci vediamo...” gli diede una pacca sulla spalla e si allontanò.

Seiji capì subito che qualcosa non andava, si vedeva che era giù. Non era il solito Ukyo logorroico e simpaticone, sembrava spento. Per mostrare quel comportamento gli doveva essergli successo qualcosa di serio o di spiacevole.

“Ma tu….” il ragazzo che era con lui interruppe il suo flusso di pensieri “Sei amico di Kaii Watanabe?”

“Si, perché?” chiese Seiji, incuriosito dalla serietà con cui aveva posto la domanda.

“Avrai sentito che si dice in giro riguardo lui…..”

“In questa scuola parlano male di chiunque, quindi non faccio più caso alle voci di corridoio” Aveva capito bene dove il suo amico volesse arrivare, anche lo scorso anno giravano quelle voci, su molti alunni, tra cui Kaii.

“Non è una voce, lui è veramente gay, lo hanno visto davanti scuola baciarsi con un uomo…. Non fraintendere, io non ho niente contro di lui, può fare quello che vuole. Ma stando con gente così verrai scambiato anche tu per uno….” non finì la frase, ma si capiva che voleva intendere che anche Seiji verrà scambiato per un omosessuale.

“E allora? Finché rimangono solo voci, non mi cambia nulla” strinse i pugni, sia per lo stupido comportamento del suo amico, si perché aveva immaginato Kaii con un altro uomo.

“Ma non ti vergogni a stare con lui? E se ti tocca con una mano con cui ha fatto cose con un altro uomo. Che schifo, mi viene da vomitare!” disse ridendosela, ma Seiji si trattenne da tirargli un calcio nello stomaco, e rimase seduto.

“Si….” disse, dandogli ragione e facendosi due risate con lui. Sapeva di aver fatto un grosso errore a fingere di approvare le sue opinioni.

Seiji si allontanò dallo spogliatoio per qualche minuto. Ritornò poi per prendere le sue cose e notò che sulla panchina di fronte agli armadietti c’erano gli appunti che aveva prestato a Kaii. Sperava davvero che fosse arrivato dopo aver detto quelle cose, e non prima. Ma con la sua fortuna sapeva che aveva sentito tutto. E ancora una volta feriva l’unica persona a cui non voleva fare del male per nessun motivo al mondo.

Seiji uscì dalla scuola e vedendo in lontananza Kaii oltrepassare il cancello gli corse dietro, ma non lo raggiunse, e lo perse tra la folla.

Kaii, triste e amareggiato, camminò molto, raggiungendo un parco. Si sedette sotto un albero di ciliegio, in una zona poco affollata. Tirò un sospiro afflitto, bisbigliando il nome di Okami. Sbatté le ciglia e l’attimo dopo lo trovò di fronte, in tutta la sua maestosità.

“Okami….puoi tenermi compagnia? Solo per un po'...” chiese imbarazzato, sentendo un’immensa felicità sbocciare nel suo cuore. Okami si sedette, prendendolo per i fianchi e facendolo accomodare sulle sue gambe.

“Secondo te….. esiste l’amore tra due uomini? O ti farebbe schifo?” chiese attendendo con ansia la risposta. Ripensando a ciò che aveva detto Seiji e quell’altro poco prima. Ci era rimasto così male, forse perché nonostante non si conoscessero abbastanza, ci teneva molto a lui, e di conseguenza al suo giudizio.

“L’amore tra due persone non fa mai ribrezzo, non importa il sesso” la risposta fece felice Kaii, capendo che per lui l’importante non era farsi accettare dagli altri, ma farsi accettare da Okami. Tirando un respiro di sollievo si poggiò contro il suo petto

“Questo albero di ciliegio… dovevo vederlo in fioritura col mio ragazzo, ma ormai è tardi” si ricordò di quella notte, e capì che le promesse non si avverano mai. L’unica promessa da fare è quella di non farne mai più. Capì sopratutto quanto possano cambiare le persone in un breve lasso di tempo.

“Molti di questi fiori stanno cadendo, ma la loro purezza e la loro bellezza non è ancora svanita. C’è ancora tempo”

“Però lui ora mi odia….” Kaii abbassò lo sguardo, ricordando i bei momenti passati con Shotaru. Erano belli, ma la differenza con i fiori di ciliegio era che non ritorneranno più.

Okami, vedendolo così triste, fece apparire un fiore, e lo diede a Kaii “Questo fiore di ciliegio lo raccolsi un mese fa, appena lo vidi, notai qualcosa di speciale in esso, ma non sapevo dire cosa... dato che è uguale agli altri. Poi mi venne in mente una storia: tutti nella vita hanno raccolto un fiore, ma tra i tanti uno solo ci farà innamorare, e questo non appassirà mai” disse sperando che quella era la volta buona per dichiarare i suoi sentimenti.

Kaii sorrise, guardando il fiore e toccando i suoi petali

“Se questo fiore verrà donato alla persona amata, al sole sarà un fiore rosa, al tramonto un fiore rosso, e se verrà toccato dalla luce della luna diventerà trasparente. Esso simboleggerà una promessa di amore eterno”

Kaii arrossì, girandosi a guardare Okami negli occhi “Tu lo stai dando a me? Ho questo onore?”

“Dovrei essere io onorato se tu accettassi un mio regalo”

Kaii senza pensarci due volte baciò Okami, sulla guancia, rimanendo fra le sue braccia “Chi ti ha raccontato questa storia?”

“La sentii la prima volta quando era piccolo, da un mio vicino”

Kaii annuì guardando gli alberi, pensando che queste sensazioni non poteva provarle con nessuno se non con lui.

“Non mi importa se non ho visto i fiori di ciliegio con Shotaru. Quello che voglio è vederli qui con te”

In ogni punto del corpo dove i due si toccavano, riuscivano a sentire i sentimenti dell’altro. Entrambi provavano quel sentimento chiamato “amore”, quel sentimento così profondo e astratto, che ti stravolge ciò che hai sempre creduto di essere. Le parole non bastano a descrivere quanto è forte questo sentimento. Certe volte il silenzio è la risposta più significativa.

E rimasero in quella posizione per po', guardando anche i petali cadere dal cielo, e poggiarsi sul terreno. Tutti un giorno faranno quella stessa fine, nessuno escluso.

Poco lontano da loro, c’era Seiji.


 

Dopo qualche ora Kaii si dovette allontanare da quel paradiso, per raggiungere il suo inferno. Ovviamente era una seduta dallo psicologo. In quella seduta era più distratto del solito, e rispondeva vagamente alle domante del suo “amico”.

“Kaii, una delle tue qualità e che riesci a ragionare con la tua mente, e non temi nessuno. Si vede da come rispondi alle mie domande. Ma ora ho bisogno che tu prenda sul serio questa seduta” disse Ryonousuke, aggiustandosi gli occhiali che stavano scivolando dalla faccia.

Kaii alzò le spalle, e tranquillamente si avvicinò alla finestra socchiusa, aprendola completamente. Il sole stava tramontando….

“Fai sempre ciò che ti passa per la testa, non so se considerarlo un pregio o un difetto di te. Sei il mio unico paziente che nel bel mezzo di una seduta è fuggito. Ah, fai con comodo” disse, inarcando un sopracciglio, appena vide cosa stesse facendo Kaii.

Aveva preso il fiore regalato da Okami, alzandolo al cielo contro il rosso del tramonto. Gli si illuminarono gli occhi, e il cuore si riempì di gioia, appena vide il fiore assumere lo stesso colore del tramonto.

“Sai anche tu questa leggenda? Ricordo che da piccolo la raccontavo a tutti quelli che conoscevo, è una storia bellissima, e ci credevo seriamente. Ma poi smisi, quando un mio amico mi rise in faccia. Ma d’altronde era un tipo strano. Chi ti ha dato il fiore?”

“Una persona che amo molto...” disse Kaii, tornando al suo posto. Ora doveva vedere se con la luna funzionava, e così lui e Okami saranno legati per sempre. Lui ora si stava comportando da fanciulla felice e innamorata, non gli era mai successo neanche con Shotaru.

Dopo che il sole sparì subentrò la notte, e con essa la luna. Il cielo aveva un colore bellissimo, insieme alle magnifiche stelle, messe però in secondo piano dalla protagonista di quella notte, la luna piena. Ma dalla posizione dov’era seduto Kaii non poteva ammirarla pienamente. Anche se offriva lo stesso un affascinante spettacolo, la luna era dietro un albero, mettendo in evidenza ogni ramificazione e foglia di quest’ultimo. Il ragazzo era seduto di fronte la finestra del corridoio, poco lontano dalla camera del padre. Watanabe non poteva vederlo; Kaii, seduto a terra, stava attendendo che si addormentasse per uscire di casa, e nel frattempo disegnava il paesaggio mentre udiva la musica che producevano gli animali notturni.

La luce della camera si spense e poco dopo il respiro del padre divenne più profondo: si era addormentato.

Kaii gioì silenziosamente, camminando piano verso la porta. La aprì leggermente e subito venne travolto da un vento freddo, quasi gelido. Forse sentiva così freddo perché voleva uscire a mezzanotte, ad aprile, e anche perché indossava soltanto la maglia del pigiama e l’intimo. Ma tanto niente lo avrebbe fermato, infatti rubò una giacca del padre ed uscì, sovrastando il vento. Lasciò il cortile di casa, raggiungendo la strada. La luna si vedeva chiaramente. Era grande, e i suoi raggi bianchi mettevano in risalto la pelle pallida del ragazzo.

Kaii sorrise alla luna, prendendo il fiore rosso. Lo alzò verso di essa, chiudendo gli occhi. Era troppo spaventato ed emozionato per vedere cosa accadesse.

“Fa che diventi trasparente” disse sottovoce incrociando le dita. Passarono pochi secondi, che parvero infiniti per Kaii. Riaprì gli occhi, guardando il fiore, rimanendone deluso, era ancora rosso….

Sentì il cuore stringersi, e abbassò lo sguardo sguardo morto, che resuscitò non appena vide il fiore schiarirsi, finché i petali non divennero trasparenti come le ali delle libellule.

Kaii urlò di gioia, e ringraziò molteplici volte la luna per quel magnifico regalo.

Il vento fece agitare gli alberi, che sembravano voler danzare, per festeggiare insieme al ragazzino, gettando i loro petali su di lui. Kaii si guardò le spalle, sentendo la sua presenza…. E infatti era lì, e stava sorridendo. Ora poteva finalmente rivedere il suo sorriso mancato per anni.

Kaii gli saltò in braccio, stringendolo forte.

“Perché stai camminando scalzo, ti sei ferito” disse Okami, asciugandogli una lacrima, probabilmente non sapeva che era di gioia.

Kaii sorrise, mostrandogli il fiore “Guarda, è trasparente, ora siamo legati per sempre….” disse, facendo riemergere altre lacrime “Sono felicissimo”

Okami gli sorrise poggiando la fronte contro la sua “Anch’io ne sono felice...” e poi, posò delicatamente le sue labbra fredde su quelle di Kaii, assaporandole per la prima volta. Kaii sgranò gli occhi, arrossendo fino alle orecchie, ma poi li chiuse, lasciandosi andare. Sentì un brivido attraversargli la schiena non appena la lingua fredda di Okami entrò nella sua bocca. Si aggrappò al cappotto del più grande, serrando gli occhi. Okami lasciò quelle labbra, sorridendogli

“Ti amo” disse Okami

Kaii, sentì quelle parole, ripetendole un milione di volte nella sua mente. E lo resero felice, ma non bastavano di certo. Si baciarono ancora, e ancora, mentre i petali cadevano su di loro, e la luna con le stelle, gli sorridevano in lontananza….

Quella notte era stata il tratto di vita più bello per Kaii, nonostante fosse ancora giovane, non avrebbe mai cambiato idea, e sopratutto non l’avrebbe mai dimenticato. Ma come sanno tutti, e come sa bene anche il piccolo Kaii, i momenti felici durano poco, e bisogna attendere molto tempo ancora finché ritornano, come i fiori di ciliegio.

 

 

Non a caso, pochi giorni dopo ritornò tutto alla normalità, e per Kaii non valeva a dire alzarsi la mattina per andare a scuola, studiare e divertirsi. Per lui significava alzarsi, guardarsi allo specchio e vedere un demone dentro di lui.

Era sera, una bella serata da passare all’aria aperta, e invece Watanabe era lì, seduto sul divano e parlava a telefono, mentre contemporaneamente leggeva il giornale.

Ovviamente era seduto da solo, perché la moglie era in viaggio di lavoro, e il figlio era al piano di sopra.

“Si trova nella sua camera, credo stia dormendo..” rispose Watanabe alla domanda, e allontanò il telefono per sbadigliare, cercando di evitare una figura. Tutto quel discorso su come trattare il proprio figlio lo stavano facendo annoiare, perché lui era un padre modello.

Masashi, dall’altra parte del telefono lo aveva sentito perfettamente, ma non disse nulla, forse era stanco per lavoro “Signor Watanabe, lei e sua moglie dovete stare con il ragazzo ogni volta che potete. Non dovete lasciarlo solo”

“In realtà…. Molto probabilmente io e lei divorzieremo, ma non è colpa di Kaii, è di mia moglie” disse accusando la donna senza scrupoli, ma in fondo un po' di ragione ce l'aveva. Non ricordava neanche come fosse la vita in la sua presenza.

“Proprio in questo periodo dovete farlo? Per Kaii già è difficile, e la separazione dei suoi genitori non lo aiuterà di certo. Per una volta cercate di pensare anche al bene di vostro figlio” disse Masashi, tirando fuori dal microonde la sua cioccolata calda “Questi etero….” sussurrò tra sé e sé, lui però non si fece sentire.

Sul volto di Watanabe si dipinse un sorriso compiaciuto, quell’uomo aveva un bel caratterino sfacciato, come piaceva a lui. Posò il giornale sul tavolino di fronte, perché le cose si stavano facendo interessanti, e non voleva perdersi nulla. E sopratutto, nell’angolo più profondo della sua mente, sapeva che quella poteva essere una distrazione per allontanarsi dalla crudele realtà.

“Le consiglio di passare più tempo insieme, può portarlo in un museo, o cenare insieme... E a proposito di cene, la devo ringraziare per l’altra sera” continuò Masashi, pensando al fatto che era stato troppo diretto con qualcuno che conosceva da poco, per questo stava facendo il “dolce”. Si diresse verso il divano dove vi era Hayagawa che quasi dormiva, Masashi non ci pensò due volte a tirargli un calcio in pieno volto per farlo scostare e lasciargli spazio.

“Per me è stato un piacere. Anzi, dovrei essere io a ringraziarla della sua compagnia. Spero di rivederla presto” disse, leccandosi il labbro immaginandolo tutto per lui. Non lo faceva con qualcuno da troppo tempo. La cosa che lo lasciava perplesso era che poco tempo fa rimproverò il figlio della sua omosessualità, e ora era lui a pensare ad un uomo.

Masashi alzò un sopracciglio, pensando che avesse capito male. Watanabe, un uomo di famiglia, ci stava provando con lui... il suo fascino non si era ancora spento “Mi vedrà di sicuro, devo visitare suo figlio...” disse, rovinando quella tensione rosa che si stava creando.

Dal piano di sopra si sentì un rumore, simile a un vetro rotto, ma Watanabe fece finta di niente, e cercò di riprendere il discorso perduto.

“Non va a controllare cosa fosse quel rumore?” chiese Masashi.

Watanabe gli disse di rimanere in linea, poi si recò vicino le scale. Non capiva come avesse fatto a sentire quel rumore, e come sapesse che fosse il figlio. Saliva lentamente un gradino alla volta. Era patetico, si spaventava di suo figlio? Si, ne era terrorizzato. Arrivò di fronte la camera da letto dalla quale provenivano dei lamenti. Il cuore gli salì in gola, rimanendo bloccato dalla paura. Bussò una volta, e senza aspettare il permesso entrò.

Sembrava tutto normale dall’apparenza, ma poi si avvicinò al figlio...

Era sdraiato su di un lato, la coperta gli copriva fino a metà. Era molto nervoso e si vedeva che stava trattenendo qualche scatto d’ira. Si copriva le orecchie con le mani, mentre si lamentava di qualcosa sottovoce.

“C’è qualcosa che non va?” chiese il padre, ma la risposta sembrava evidente. Desiderava davvero non essersi mai sposato.

“Falli smettere… quei cazzo di bambini! Falli stare zitti!” disse Kaii afferrando il colletto della camicia del padre. Che cos’era diventato suo figlio? Un pazzo o un posseduto? Probabilmente entrambi.

Ma sforzando l’udito, si distinguevano all’esterno delle risate e delle voci di bambini.

“Stai tranquillo” gli allentò la presa, poggiandogli le mani sulle spalle e guardandolo dritto negli occhi, rimase pietrificato. Erano spalancati, la pupilla stretta e un occhio tremava. Deglutì, rimanendo in silenzio a guardarlo. Kaii si levò violentemente le mani del padre di dosso e corse contro la finestra, spalancandola

“Finitela di urlare, figli di puttana! Vi appendo al lampione con le vostre budella!” urlò contro quei bambini. Quelli prima rimasero a fissarlo, poi scapparono spaventati alle proprie abitazioni.

Richiuse con altrettanta violenza la finestra, e si rimise a letto. Watanabe lo guardò senza parole, voleva fuggire via da suo figlio, ma forse lo spirito paterno era più forte, e lo faceva rimanere lì. Gli accarezzò la schiena, cercando di consolarlo.

“Lasciami solo! Non mi toccare!” Kaii lo allontanò via da se, guardandolo serio.

Watanabe stava di nuovo per parlare, ma venne interrotto di nuovo dalle urla del figlio, e così si allontanò. Uscì dalla stanza, richiudendo la porta, desiderava tanto che tutto questo finisse, per ritornare alla sua vita normale.

Tornò in salotto, riprendendo il cellulare

“Per favore dovete venire qui al più presto. Diventerò matto così!” si passò disperatamente una mano tra i capelli, gettandosi di nuovo sul divano “Le ho inviato dei video, la prego di vederli...”

“Non si preoccupi, farò il possibile per aiutarla, e se riesco, verrò lì entro il fine settimana. Ora darò un’occhiata ai video, la saluto” e chiuse la chiamata.

Watanabe era dunque sul divano a disperarsi, mentre dall’altra parte del telefono c’era Masashi, seduto anche lui sul divano, nell’intento di combinare qualcosa.

Aprì il suo portatile e controllò i video. Ne erano una dozzina, molto più di quanto si aspettasse. Doveva essere un caso molto serio, e la vita di quel ragazzo era nelle sue mani.

Iniziò a vedere tutti i video. La visuale era dall’alto e inquadrava gran parte della stanza di Kaii, eccetto la libreria su cui era poggiata la telecamera. La maggior parte dei video mostrava il ragazzo sbraitare e compiere strane azioni, o procurarsi danni da solo. Subito dopo si calmava, pronunciando sempre lo stesso nome: “Okami”.

“Dalle ombre, sembrano esserci almeno sette spiriti. Di sicuro il signor Watanabe non ha visto niente però” disse Masashi, poi assottigliò lo sguardo, vedendo per un attimo nello specchio nello schermo qualcuno che non era Kaii. Rimandò indietro il video, ma non c’era nulla “Tu sei riuscito a vederli?” chiese ad Hayagawa, poi cliccò sull’ultimo video che c’era rimasto, questo durava quasi un quarto d’ora.

“Tredici….” disse Hayagawa

“Tredici? Spero che siano alla tua altezza allora….” si guardò intorno, ma non c’era niente di strano, eppure aveva sentito qualcuno che lo chiamasse. Senza stare a pensarci troppo si focalizzò di nuovo sul video.

Era registrato di notte, e per più di un minuto inquadrava il ragazzo che dormiva. Nulla di strano fin lì. Distolse lo sguardo dallo schermo ancora una volta, sentendo qualcuno che lo chiamava, stavolta era sicuro di aver sentito il suo nome. Ma non c’era nulla che non andava, anche Hayagawa era tranquillo.

Ritornò a guardare il video, notando che la telecamera iniziava a spostarsi lentamente da un lato all’altro come il movimento di un pendolo.

Per la terza volta sentì di nuovo il suo nome, e aveva capito da dove provenisse, dal video stesso. Si avvicinò al computer, studiando ogni particolare della camera, ma sembrava tutto apposto.

Di fronte la telecamera apparve improvvisamente Hotoke. E appena si dipinse la sua figura, nella casa saltò la corrente, facendo del computer l’unica fonte di luce.

Hayagawa si irrigidì subito non appena lo vide, e si mise ai piedi di Masashi, come un cane che cerca di difendere il padrone.

“Lo sapevo che c’era lui di mezzo, lo sapevo...” poggiò il gomito sulla spalla di Hayagawa, continuando a guardare. Ormai sentiva i problemi arrivare come un tifone.

Hotoke dall’altro lato se la rise, come se potesse vederli sul serio in quel momento.

Voltò la testa verso Kaii, rannicchiato sul letto, contro il muro. Si avvicinò piano a lui, per aumentare il suo terrore ogni secondo di più.

Il ragazzo urlava spaventato, farfugliando che era stato costretto a farlo e che non era colpa sua.

Hotoke lo raggiunse e rimase a guardare Kaii disperarsi, senza muoversi. La telecamera iniziò a malfunzionare. L’attimo prima erano immobili, un secondo dopo Kaii era buttato a terra, pieno di segni strani sul corpo, sembrava quasi morto. Hotoke lo alzò da terra, tenendolo per le caviglie come se fosse carne da macello, e lo gettò con violenza nel letto. La visuale si oscurò, e poi divenne molto confusa. Il corpo del ragazzino ora era sotto quello di Hotoke, che ne stava facendo quello che voleva, trattandolo come un giocattolino. Le urla di Kaii erano la cosa più agghiacciante. Un altro spirito apparve, era di spalle, poi la telecamera sembrò rompersi del tutto, ma infine si sentì un urlo, stavolta era di Hotoke.

Qualcuno nel frattempo sbatteva contro la finestra, una mano lunga e magra. Masashi guardò Hayagawa, facendogli cenno di andare a controllare fuori. Il ‘‘cane’’ camminò a quattro zampe fino alla finestra e si buttò all’esterno, così Masashi non seppe cosa stesse facendo lì fuori.

Il portatile si scaricò del tutto, lasciandolo nella più totale oscurità. Masashi fece un sospiro, allungando alla cieca la mano sul tavolino, per recuperare il cellulare e vederci meglio. Toccò qualcosa di strano, qualcosa di ruvido e rugoso. Accarezzò lentamente quella cosa, ma quando capì subito cos’era ritirò la mano, ma quell’altra era stata più veloce, e lo bloccò. Vide quella sagoma, si distingueva che era alta, troppo per un comune essere umano. Quella creatura lo sovrastò, spingendolo con il corpo indietro, finché Masashi non si ritrovò con le spalle al muro. Masashi sentì toccare le sue guance e qualcosa avvicinarsi al suo volto, e in quel momento la luce si riaccese.

Masashi, spalancò gli occhi, sentendo tutti i suoi arti pietrificarsi, cancellando ogni movimento. Guardò verso la finestra, sperando che Hayagawa fosse di ritorno, ma non era così.

“Cinque anni fa... ci eri riuscito, avevi salvato quel bambino da me. Ricordo che era sulla spiaggia, la faccia sporca di sabbia, e io ti guardavo. Tu eri bellissimo, eri un vincitore…. E guardavi me con aria di superiorità. Tu mi dicesti addio, ma lo sapevo che era troppo presto per abbandonarci. E ora siamo di nuovo insieme, amore mio...” disse quell’uomo poggiando delicatamente le sue labbra su quelle di Masashi, baciandogliele piano “Ma che dico, Hayagawa ha salvato il bambino da me, tu mi hai solo distratto aprendo le gambe!” Hotoke si staccò dal suo corpo, e si sedette sul divano, servendosi da solo il sake.

“Che sei venuto a fare?” disse Masashi guardandolo serio, mettendosi di fronte a lui.

“E io che volevo essere romantico e misterioso, non rovinare tutto!” aprì le gambe com’era solito, indossando il solo solito kimono, senza nient’altro sotto.

L’occhio di Masashi cadde lì e si trattenne per un po' “Forse non hai sentito e te lo ripeto, che cosa vuoi?” mise le mani in tasca, senza preoccuparsi. Conosceva il suo comportamento, che per ora sembrava innocuo. Nel peggiore dei casi c’era Hayagawa, pronto ad intervenire.

“Vorrei vorrei…. La pace nel mondo, che le guerre finissero, che nessun essere umano soffrisse più. Sono adorabile, non trovi?” posò il bicchiere, bevendo direttamente dalla bottiglia “Il sake è ottimo dopo aver mangiato la carne umana”

“Hai saputo che mi è stato incaricato il compito di esorcizzare Kaii, e ora probabilmente mi dirai due opzioni: la prima è di lasciarlo stare, così che noi due possiamo dirci addio una volta per tutte” disse Masashi, chinandosi per guardare Hotoke, levandogli la bottiglia di sake dalle mani “La seconda… entrare a far parte nella tua lista nera” si avvicinò alla finestra, dandogli le spalle.

“Che bravo tesoro, ora dammi una risposta” disse Hotoke, alzandosi anche lui, e rimanendogli qualche passo dietro.

Masashi si girò, guardandolo con aria di sfida negli occhi. Sul volto aveva uno dei suoi sorrisi più ammalianti “Ovviamente, la seconda”

Anche Hotoke mostrò un sorriso, uno dei più sadici che avesse mai fatto “Hai di tempo finché io ti raggiunga, per ripensarci” iniziò a camminare, ma non sembravano esserci cambi di opinione nell’aria.

E così Masashi ne pagò le conseguenze, era a terra, faticando a respirare a causa di Hotoke, che premeva con violenza sopra di lui.

“Come preferisci che ti uccida? A me sta bene tutto, l’importante è che non ti sfiguri il tuo viso” seguì una risata sadica e per nulla rassicurante

“Fammi quello che vuoi” disse Masashi, guardandolo da vincitore. Hotoke era stato preso in giro dallo stesso essere umano per la seconda volta. Ora era lui a terra, come cinque anni, mentre il “cane” di Masashi lo divorava.

Sembrava proprio un cane, mentre gli apriva con i denti lo stomaco, squarciando la pelle.

“Prima hai scordato un particolare. Eri disteso sulla sabbia, con la testa staccata completamente dal tuo corpo. Eppure, siccome eri uno spirito dovevi morire, invece accadde un miracolo e cammini ancora. Hayagawa, uccidilo” disse Masashi allontanandosi da quella stanza, per recarsi nella propria. Era lì, nel letto, scolava un bicchiere dopo un altro, aspettando Hayagawa, ma appena quest’ultimo entrò col capo basso, capì che avevano perso, mentre Hotoke aveva vinto. 

   
 
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