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Autore: shana8998    04/08/2017    0 recensioni
" Quando mi processarono ero consapevole del reato commesso. Non ricordavo perfettamente come ero riuscita a compierlo, ma sapevo per certo che la colpa era solo ed esclusivamente mia. "
Melinda ha solo 16 anni quando viene accusata dell'omicidio di Pit , suo coetaneo non che il suo ragazzo. Viene a causa di ciò spedita in un riformatorio per scontare la sua pena poiche' ancora minorenne . E' proprio in quel riformatorio lontano da casa sua che incontrerà qualcuno che le permetterà di scoprire la vera ragione per cui si è ritrovata li.
" E' come se la me di una volta non fosse mai esistita...E devo ringraziare solo te..."
Genere: Avventura, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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13 Marzo 2007.

Mani sicure bussarono ripetutamente sul legno scuro della porta d'ingresso. Il cuore sussultò per un attimo , ma quella sensazione d'angoscia che provavo svanì nella stessa velocità in cui si era venuta a materializzare dentro me.
Erano troppi giorni che la sentivo pulsarmi nelle vene , seguita solitamente da una seconda sensazione , più distinta, di soffocamento. Durante quei brevi giorni dopo la tragedia che aveva stravolto il corso della mia esistenza, essa mi aveva divorato sino a stremarmi e quella notte, la notte del 13 marzo 2007, quando i poliziotti irruppero dentro casa mia , capii che non sarei stata io a liberarmi di quello stato angoscioso, ma lui stesso a liberarsi di me.
Capolinea. Sarebbe tutto finito in quell'istante...Quella precisa sera.
Mio padre che solo attimi prima era seduto sul divano difronte a me , con la testa fra le mani , era saltato in piedi. L'aria sgomenta ed  una sorta di velo di paura negli occhi, lo accompagnarono durante il tragitto dall'ampio salone alla porta d'ingresso.
Mia madre , che forse fu l'unica che, durante quei giorni così bui per me, mi aveva sempre consolato, adesso stringeva forte con la mano destra  la spalliera di una poltrona, fissando il punto esatto dove si trovava la porta della sala. Guardava così disperatamente quel punto perso, che per un istante sembrò quasi che non vedesse l'ora di intravedere le loro sagome apparire, terrorizzata come un bambino che aspetta di vedere cosa si nasconde nel buio del corridoio di notte.
Ma ovviamente non era così.
Mia madre sapeva meglio di tutti cosa mi sarebbe toccato...
-Lei è il padre di Melinda Watson?-. Fece uno dei due a mio padre.
-Si ...Sono io...-. La sua voce sembrò vibrare di paura.
-Possiamo entrare?-.
Avevano quel fare serio e temibile che hanno solitamente quelli come loro.
Quando attraversarono i pochi metri che li separavano dall'ingresso ed apparvero sotto l'archetto della sala, mi accorsi che mia madre stava già piangendo , silenziosa , elegante nonostante la situazione , dolce , distrutta , nel suo essere se stessa in quella circostanza.
Fu allora che dalla rassegnazione passai nuovamente a tastare l'angoscia con le dita. Non temevo per me. Da quando era successo tutto , non avevo sperato nemmeno un singolo giorno di sfuggire a quello che mi sarebbe capitato o a cosa sarei andata incontro, non avevo sperato di essere giudicata innocente il giorno dell'udienza in tribunale ,ne tanto meno  mi ero voluta mai appellare a qualche buon avvocato per uscirne indenne da quella situazione.
Io ero colpevole, e lo avevo accettato... Ma lo avevo accettato solo io.
-Accomodatevi.-. Disse mio padre facendo un cenno con la mano.
I due entrarono e si accomodarono di fronte a me, seduti.
Mi fissarono per un istante che parve una vita. Non mi scomposi.
-Siete qui per prelevarmi , non è vero?-. Distolsi lo sguardo. Speravo che non vedessero quel cambio di traiettoria dei mie occhi come uno sguardo spaventato o bastonato. Io non ero nulla di tutto ciò.
-Esatto.-. Scandì bene uno dei due.
Mia madre distrutta ed in lacrime, si lasciava avvolgere dall'abbraccio dolce e consolatorio di mio padre. Non mi guardava più.
-Verrai portata in un riformatorio per ragazzi non lontano da Plaesentwille.-. 
Sospirai alzandomi.
-Dove sconterai la tua pena e non appena essa sarà scontata...-. Si fermò un istante prima di proseguire. -Beh, sperando ovviamente nella tua buona condotta...-. Quasi gli veniva da ridere. 
-Verrai nuovamente processata.-.
Sembrò che nelle parole di quell'uomo col soprabito nocciola , ci fosse solo del sarcasmo, lo divertiva forse entrare nelle case e prelevare persone strappandole dalle proprie famiglie o più semplicemente ,forse, lo divertiva il fatto di punire giovani ribelli o poco affidati alla legge.
Tesi entrambe le mani avanti a me , i pugni chiusi e lo sguardo basso .
-Avanti.-. 
L'altro uomo si alzò quasi di scatto, come se si fosse spazientito, prese i miei polsi stringendoli forse un pò troppo forte e li accalappiò con le manette gelide.
Il rumore che fecero quando abbracciarono la mia pelle , mentre venivano chiuse, mi tuonò per il resto della serata nella testa senza che io potessi scollarmelo.
-Andrà tutto bene...-. Pronunciò con il tono di voce un pò più alto mia madre ,mentre venivo portata via.
Mio padre tacque.
Mi voltai verso loro un attimo prima di sparire dietro il muro bianco della sala.
Avevano gli sguardi così tristi.
Che gli avevo fatto...Li avevo distrutti...
-Non li rivedrò presto...Vero?-. Feci ad uno dei due poliziotti.
-No...Probabilmente no.-.
Quella fu l'ultima sera della mia vecchia vita.
Fu l'ultimo saluto alla Melinda Watson che tutti conoscevano , per dare il benvenuto alla nuova Melinda, colei che in una sera di pochi mesi prima, sotto la fredda neve dell'est della Georgia , aveva ucciso un ragazzo, il suo ragazzo e posto fine non ad una ma a ben 4 vite distinte.
   
 
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