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Autore: Sam27    06/08/2017    1 recensioni
Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena, quale dei due cadrà per primo?
Anna ritiene di avere il primato sulle leggi di Murphy, Sara è un concentrato di pigrizia ed ottimismo. Due sorelle che, fin dalla nascita, hanno dovuto fare i conti con la loro normalità tutt'altro che normale. Una normalità in cui basta schioccare le dita per accendere la luce, fare un saltello per raggiungere lo scaffale più alto, i capelli cambiano colore a seconda dell'umore e per girare il caffè non è necessario il cucchiaino.
Tutto viene stravolto quando, in una mattinata di Agosto, Sara si risveglia più sfortunata del solito e Anna con un'insolita nota allegra.
Alla fine del mese nel corpo della gemella, chi cadrà per primo?
Genere: Comico, Fantasy, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Prologo
"Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena nessuno dei due cadrà mai per primo e si avrà il moto perpetuo"

Non era mai stato facile ma ultimamente stava diventando quasi impossibile nasconderlo, le pareva di avercelo scritto sulla maglietta e che una freccia enorme la inseguisse con tanto di luci natalizie e musichetta d'avvertimento. Trasse un lungo sospiro e scosse la testa: ovviamente non era così, nessuno lo sapeva e mai lo avrebbe saputo. 
Un foglio accartocciato in fretta e furia la colpì alla tempia destra distogliendola dai propri pensieri, tornò quindi ad immergersi nella lettura di Dostoevskij. Il libro la avvolse nel proprio magico torpore, facendole dimenticare persino il caldo afoso... almeno fino a che un'altra pallina di carta non rimbalzò sulla sua spalla atterrando sulla pila di vestiti accatastati sulla sedia. Anna si morse il labbro, sforzandosi di non dire nulla. Quando l'ennesimo colpo le impedì la lettura si voltò di scatto e lanciò un'occhiataccia alla sorella che, seduta di spalle alla scrivania, si teneva la testa tra le mani, immergendole tra i folti capelli castani.
Sara accartocciò un altro foglio, gettandoselo alle spalle e gemendo addolarata; Anna, la cui pazienza aveva ormai raggiunto la soglia del sopportabile, schioccò appena le dita ed il foglio rimase sospeso in aria per qualche secondo, giusto il tempo necessario a catturare l'attenzione della gemella, poi prese fuoco e sparì in una nuvoletta grigiastra.
- Era proprio necessario? - sbottò Sara lanciandole un'occhiataccia.
Anna alzò le sopracciglia così tanto che si confusero con l'attaccatura dei capelli, Sara rispose alla smorfia corrucciando la fronte.
- Stavo cercando di leggere.
- Ed io di scrivere.
Lo sguardò di Anna vagò dall'espressione sconsolata della ragazza, alla pila di fogli nel cestino, a quelli scarabocchiati sulla scrivania.
- Zero ispirazione: zero. Niente. Vuoto. Nulla. Caput!
- Se non scrivi oggi, scriverai domani - rispose Anna scrollando rapidamente le spalle.
- Non hai capito - insistette Sara con una strana luce negli occhi - Mi sono iscritta ad un concorso, devo presentare il racconto entro un mese -
- Ed io devo finire questo libro, scriverci un saggio breve degno di questo nome e mandarlo alla mia professoressa di italiano; quindi, se non ti dispiace, gradirei non giocare al "colpisci la gemella intelligente".
- Puoi scrivere quella recensione quando vuoi.
- Lo stesso vale per il tuo romanzo.
- Un mese, Anna: un mese per vincerne la pubblicazione e cinquecento euro.
- Senza la mia borsa di studio mandiamo mamma e papà sul lastrico.
- Senza la giusta concentrazione manderai sul lastrico me!
I toni accesi si spensero di colpo e le due sorelle si limitarono a guardarsi in cagnesco per un po', poi Anna prese un lecca lecca ed iniziò a mangiarlo con disinvoltura, seduta a carponi sul nulla.
- Niente! Non mi viene niente! - gemette Sara per l'ennesima volta, lasciandosi cadere all'indietro sulla sedia girevole.
- Va' a fare un giro, magari troverai qualcosa di cui valga la pena scrivere.
- Tipo?
- Se lo sapessi avrei partecipato io stessa al concorso, non credi?
Sara sbuffò, Anna sbuffò, Fluffy si stiracchiò e lanciò un miagolio molto simile ad uno sbuffo, quasi a voler essere solidale con le sue padroncine.
- Si può sapere cos'è tutto questo gracidare? - domandò Dario affacciandosi sulla soglia.
- E' arrivato il simpaticone - disse Sara alzando gli occhi al cielo, senza smettere di muoversi a disagio sulla sedia.
- Blocco dello scrittore - spiegò Anna facendo schioccare la lingua.
- Perchè non scrivi di voi? - propose Dario dopo un attimo di silenzio sistemandosi meglio l'asciugamano sulla vita e lanciando una rapida occhiata ad Anna che faceva volteggiare il dolcetto a pochi centimetri dalla testa, seguendolo con l'indice.
- Dovrei parlare della  noiosissima vita di mia sorella?
- Tua sorella gemella - la corresse Dario.
 - Ha parlato lo spirito del divertimento - ribatté Anna sarcastica.
- I lettori si addormenterebbero.
- Tu spendi il tuo tempo a dormire!
- Dormire è importante.
- A-ah.
- Tu cosa ne vuoi sapere? Vorrei vederti al mio posto!
Anna scoppiò a ridere, rilasciando la testa all'indietro e perdendo il controllo sul lecca lecca che cadde esattamente sul muso del povero Fluffy. 
- Non resisteresti un giorno a fare tutto quello che faccio io.
Questa fu la volta di Sara di lasciarsi andare ad una smorfia derisoria.
- Non volevo scatenare la terza guerra mondiale - si intromise Dario scuotendo la testa.
- Zitto tu! - esclamarono le ragazze all'unisono.
Il fratello maggiore alzò le mani in segno di resa ed indietreggiò fino a sparire dalla loro vista.
"Miao" protestò Fluffy tentando inutilmente di scrollarsi il lecca lecca di dosso, Anna lo guardò seccata quasi fosse colpa dell'animale, poi si alzò e si chinò per aiutarlo; Sara mosse appena il polso e fece sparire il dolce.
- Ehi! - esclamò Anna corrucciando la fronte - Era mio! -
- Era pieno di peli.
- L'avrei sciacquato, non sono pigra com-...
Sara aveva ormai smesso di ascoltarla, i suoi capelli assunsero la consueta sfumatura rosastra di quando le veniva un'idea ed iniziò a scrivere con foga al computer.
- Non dovresti fare una mappa tracciando uno schema dei personaggi e... - tentò di suggerire Anna porgendole un altro figlio.
- Zitta, zitta! - insistette Sara - Finalmente le cose stanno andando per il verso giusto.
- Ricorda: se le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto, c'è qualcosa di cui non stai tenendo conto.
Sara mormorò qualche parola d'assenso senza smettere di scrivere.
- Per me, almeno, è così... ma dimenticavo che sei tu la gemella fortunata.
- Sì, come no.
- Non capisco come faccia ad andarti sempre tutto bene.
- Questo lo dici tu.
- Persino la tua fetta di pane cadrebbe dal lato non imburrato!
Sara alzò gli occhi al cielo e si voltò verso la sorella.
- Hai finito di dire cavolate?
- Mentre Fulffy, se lo lanciassi io, atterrerebbe sulla schiena.
Sara sbuffò ancora: - Non è assolutamente vero: sei sempre la solita pessimista.
- Allora facciamo un patto, come quella volta in cui la nonna voleva comprare Teddy a te ma lo volevo io e ci siamo cambiate i corpi! - esclamò improvvisamente Anna.
Sara aprì occhi e bocca e sobbalzò: - Ma sei impazzita? No! assolutamente no! L'ultima volta ci hanno messo in punizione per un mese!
- Almeno avresti qualcosa da scrivere nel tuo romanzo ed il tempo per farlo.
Sara scosse la testa, decisa: - Il caldo ti dà alla testa.
Anna fece per ribattere ancora nel vano tentativo di convincerla ma Sara dovette ritenere chiuso l'argomento perchè tornò a rivolgere tutta la propria attenzione al computer.

Le tapparelle semi-abbassate lasciavano filtrare i raggi della luna e qualche soffio di vento che, di tanto in tanto, si aggiungeva a quello del ventilatore. Il povero aggeggio elettronico nulla poteva contro il caldo afoso di una delle ultime notti di Luglio, le lenzuola giacevano stropicciate in un angolo, il cuscino di Anna riposava abbandonato ai piedi del letto mentre la sua testa aveva preso il posto delle gambe e viceversa, un rivolo di bava le era colato sul mento e russava leggermente con il naso. Lo sguardo di Sara lasciò il vecchio muro per spostarsi su quel buffo spettacolo, quindi si stiracchiò, sbadigliò e portò le braccia sotto la testa, distendendo le gambe.
- Anna - mormorò.
- Mh...
- Anna! - la chiamò appena più forte.
- Eh! - esclamò la ragazza tirandosi a sedere di scatto.
- Ho pensato a quello che abbiamo detto oggi.
- Torna a dormire - biascicò Anna confusa.
- No, ascolta: voglio farlo.
Lo sguardò di Anna, da assonnato, si fece vigile e attento: - Cosa? Dici sul serio? 
Sara annuì.
- Io, non lo so...
- E' stata una tua idea - le ricordò Sara severa.
- Lo so, ma era, appunto, solo un'idea per sconfiggere la noia... non ne posso più di restare in casa ad annoiarmi.
- Pensavo ti piacesse leggere Dostoevskij.
- Non mi piace leggere Dostoevskij tutto il giorno.
Il silenziò si prolungò e strisciò tra di loro insieme all'umidità che si appiccicava ai loro corpi sudati tra pigiami corti e capelli crespi.
- Nessuno verrà a saperlo - disse Anna tentennando appena.
- Nessuno - ripeté Sara solenne.
- O che le nostre lingue possano bloccarsi e non districarsi per un'ora - insistette Anna con voce bassa, alzandosi in piedi e raggiungendo la sorella al centro della stanza.
- Facciamo due ore - ribatté Sara beccandosi un'occhiataccia da parte di Anna che odiava le interruzioni.
- E se una delle due tenterà di danneggiare l'altra in qualche modo...
- I suoi capelli assumeranno il colore e l'odore della vergogna - concluse Sara stringendole il polso con forza e voltandolo verso di sè.
Deglutirono senza abbandonare il contatto visivo e, prima che Anna potesse ripensarci, Sara le aveva già ferito l'avambraccio con un coltellino tascabile, quando il sangue iniziò a fuoriuscire anche da quello di Sara unirono i tagli profondi appena qualche centimetro ed il sangue si mischiò colorandosi di grigio. Un leggero vento avvolse la stanza mentre le loro labbra mormoravano impercettibilmente parole che avrebbero fatto accapponare la pelle anche al più coraggioso degli uomini se solo avesse potuto udirle. Una luce bianca illuminò a giorno la stanza, la testa di Sara scattò all'indietro mentre i muscoli del collo si tendevano fino all'inverosimile, Anna serrò la mascella e gli occhi, lasciandosi scappare una smorfia infastidita.
Poi, com'era cominciat,o tutto finì e tornarono a dormire senza rivolgersi la parola, ognuna nel letto dell'altra.
  
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