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Autore: IndianaJones25    06/08/2017    0 recensioni
L’Uomo di Celluloide, proprio così, lo chiamavano. Ciò a causa del fatto che egli fosse il più originale, visionario, ardito e introspettivo cineasta mai nato sulla faccia del pianeta Terra (e, pure, stenterete a crederlo, di tutto l’Universo).
Genere: Demenziale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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     L’Uomo di Celluloide, proprio così, lo chiamavano. Ciò a causa del fatto che egli fosse il più originale, visionario, ardito e introspettivo cineasta mai nato sulla faccia del pianeta Terra (e, pure, stenterete a crederlo, di tutto l’Universo).
   L’amore per il cinema, d’altra parte, gli nacque molto precocemente o, per meglio dire, fin dalla nascita; a sua madre, infatti, vennero le doglie proprio all’interno di un cinematografo, durante la proiezione del film Shalalala, una commedia erotico-demenziale che la povera donna era stata costretta a vedere in causa del fatto che quella sera fosse scoppiato un violento ed improvviso nubifragio, che l’aveva sorpresa lungo la strada, costringendola a rinchiudersi nel primo luogo in cui si fosse imbattuta, appunto il Grande Cinema Odeon.
   Non essendoci, in sala, davvero stranamente, alcun medico né alcuna ostetrica, il ruolo della levatrice venne affidato alla barbuta e rubizza maschera Gianni, che operò circondato dalla vociante folla degli spettatori, improvvisamente disinteressata alla pellicola per assistere a quel nuovo ed inatteso spettacolo.
   Con un vagito, il piccolo nacque, nel cinema; e, per ringraziare colui che l’aveva fisicamente estratto dal suo ventre, la madre volle chiamarlo Gianni; poi, tuttavia, ricordando del nome concordato col il marito, gli aggiunse un Vittorio; rammentando, inoltre, di aver promesso al nonno paterno di chiamarlo come lui, gli appose pure un Palmiro; non volendo scordare neppure la suocera, già che c’era, aggiunse a quei nomi anche un Maria; e fu con le lacrime agli occhi, d’altra parte, che pensò ai propri defunti genitori: Emerenziano lui, Guendalina lei, quest’ultimo nome tramutato, per l’occasione, in maschile; e, poi, si disse, perché non chiamarlo come lei stessa? Certo, era alquanto difficile trovare il maschile di Rachele, ma d’altra parte poteva essere che in pochi si rendessero conto di come quello fosse un nome femminile, per cui lo aggiunse alla lista dei nomi precedenti; dalla quale, poi, non volle neppure depennare il nome del padre del neonato, Calogero; ed il proprietario del cinema, come risarcimento per i tappetini sporchi di sangue materno e di placenta, pretese pure di lui di figurare in quella sequela: Calpurnio. E la madre, avendo trovato carino il nome di quel cinema, volle chiudere la sequenza con Odeon.
   Fu così, quindi, che venne alla luce il piccolo e pimpante Gianni Vittorio Palmiro Maria Emerenziano Guendalino Rachele Calogero Calpurnio Odeon Marzimbocchi, molto presto soprannominato Ugo, il futuro Uomo di Celluloide.

   Sin dall’infanzia, Ugo sviluppò una innata propensione per la cinematografia, evidentemente derivatagli dal suo luogo di nascita: le sue prime composizioni si costituirono in alcuni filmini registrati con una piccola telecamera sottratta al padre, roba di pochi minuti e senza alcun senso ma che molti anni dopo, da lui montati insieme in un unico film della lunghezza di dodici ore, gli valsero il prestigioso premio Caprone oviparo di bronzo per il cinema d’avanguardia.
   Non fu che l’inizio: durante l’adolescenza, fattosi audace, arrivò a riprendere di nascosto la sorella, di nome Gianfranca Piera, mentre faceva la doccia, ed utilizzò tutto il materiale da lui raccolto in quegli anni per comporre il film Vaccalava, che gli portò un nuovo premio, il Grifone ambulante, ma anche una denuncia penale da parte della sorella.
   In seguito, abbandonati sia il cinema d’avanguardia sia quello erotico, volle specializzarsi nel documentario, ed in questo modo nacquero i suoi film Attraverso l’Italia in cinquecento ore di visione e L’Europa in visione; quest’ultimo gli fruttò una menzione speciale per il film più lungo mai realizzato (300.000 ore).
   Stanco di viaggiare, decise di darsi alla commedia: nacquero, in questo modo, i film Pierino e Pierona vanno a letto, che rimase in cima alle classifiche delle migliori pellicole per dodici anni, Bionda, procace, nuda e ancora minorenne (film che gli attirò gravi accuse, da cui dovette difendersi asserendo che l’attrice protagonista era già maggiorenne all’epoca delle riprese, cosa per altro mai effettivamente dimostrata) e, soprattutto, Modella cerca artista; questo film, alla fine, gli procurò il premio Scaro come miglior regia e miglior sceneggiatura originale, nonché come miglior montaggio, miglior attore protagonista e migliore scena drammatica (quella, per intendersi, del momento in cui la modella, nuda e con in testa un colapasta, distrugge tutte le tele del pittore cantando a squarciagola l’Inno di Garibaldi). Ultima sua produzione di tale filone fu il remake di Shalalala, dato che volle omaggiare il primissimo film in assoluto che ebbe modo di vedere in vita sua.
   Dopo la commedia, volle produrre il cinema d’avventura e d’azione: ma, di questo periodo, l’unica pellicola che poté girare fu Indiana Smith e il tempio benedetto, che fu un flop totale, non solo per via delle accuse di plagio, ma anche perché gli attori protagonisti risultarono dei completi incompetenti e lo stesso regista fu tacciato di incapacità. Inarrivabile rimase la scena in cui l’attore protagonista, rimasto imbambolato di fronte all’attacco delle scimmie antropofaghe, si volge verso la telecamera chiedendo consigli al regista sul da farsi, ed il regista gli suggerisce le battute.
   A causa di queste accuse, Ugo si ritirò dalle scene principali per una decina d’anni, periodo che trascorse producendo e dirigendo solamente dei film pornografici; ad alcuni dei quali, in segreto, utilizzando lo pseudonimo di Ambra, partecipò egli stesso, solitamente nella parte della pudica signora che, solo alla fine, ormai sedotta dal rozzo idraulico, si rivela essere un uomo a sua volta.
   Infine, ormai lontani gli anni della sua pessima figura con il filone avventuroso, si gettò in quello sentimentale, girando il colossal Come fu che la suora timorata di Dio lasciò il velo e si sposò in Cina e, pure, Obiettivo: Amore, che fu il vincitore del premio Penna stilografica cineastata, grazie all’indimenticabile scena in cui il protagonista, un fotografo ossessionato dall’idea di costruire il più grande teleobiettivo mai realizzato, riesce nella propria impresa e, puntando il cannocchiale all’orizzonte, vede e s’innamora di una ragazza che si trova su un altro continente.
   La produzione successiva di Ugo, dopo una breve parentesi fantascientifica (L’invasione dell’orso spaziale), si concentrò sopra una trilogia di film di guerra ambientati in un mondo fantastico: La guerra degli uomini pisello, capitolo primo, capitolo secondo e capitolo terzo. Gli uomini pisello, tuttavia, non erano altro che attori indossanti degli orrendi costumi di gommapiuma a forma di organo sessuale maschile ed i tre film furono un completo insuccesso; Ugo lamentò duramente il fatto che il pubblico, incapace di vedere al di là della mera apparenza, non fosse stato in grado di cogliere il messaggio importantissimo e profondo da lui lanciato per mezzo dei suoi tre film. Quale fosse davvero, tale messaggio, non è ancora oggi dato saperlo.
   Tuttavia, gli insuccessi non lo fermarono: era ormai troppo vecchio, infatti, per poter pensare di riprendere la parte di Ambra nelle produzioni pornografiche.
   Quindi, volle girare il film filosofico La Repubblica di Platone, che presto divenne il suo capolavoro, anche se furono pochi quelli che lo riuscirono a vedere per intero, ed a comprenderlo: gli attori, infatti, immobili attorno ad un tavolo, recitavano per intero il dialogo platonico, per altro in greco antico e senza neppure un sottotitolo che potesse aiutare lo spettatore nella comprensione. Ciò nonostante, il film ebbe successo, forse anche più di quanto non ne meritasse realmente, ed al regista venne assegnato il premio, prestigiosissimo, Quercia brunita.
   Negli anni seguenti, dopo un periodo di pausa di riflessione, Ugo volle cominciare a girare una serie di film di pseudo azione, tutti destinati solamente ad essere trasmessi in orario notturno su squallide emittenti locali, caratterizzati dal fatto che, per la maggior parte del girato, si vedevano solamente le numerose protagoniste, quasi sempre decisamente spogliate e munite ciascuna di un prosperoso seno di gomma prodotto chirurgicamente, intente a fuggire da mostri o da malintenzionati, alla fine sempre uccisi dall’eroe di turno che, come ricompensa, riceveva in premio l’amore delle ragazze, fossero esse una, due, tre e, in un film, addirittura settantadue: e, sempre, questi suoi film si chiudevano con scene di sesso decisamente spinte, nonché molto affollate.
   A seguito di questi orrendi prodotti, la popolarità del regista scemò, e non si riprese neppure quando egli volle ripetere l’esperimento del film dialogico, producendo L’apologia di Socrate platonica, film a basso costo, girato di fronte ad una telecamera fissa, in cui egli stesso vestiva i panni del filosofo intento a pronunciare la propria autodifesa nel processo, ovviamente in greco antico (anche se infarcito di grossolani errori, dato che egli non lo parlava affatto). Il film, però, passò inosservato al grande pubblico; fu trasmesso solamente da una delle solite emittenti private, ma non essendoci donne nude nessuno lo guardò, ed il regista, ormai lontano dai fasti del passato, fu presto dimenticato.
   Seguirono anni durissimi per il regista Ugo: l’Uomo di Celluloide, infatti, era ormai stato scordato da tutti. Tuttavia, per provare a riemergere e far conoscere la propria storia, diresse il film autobiografico Grande Cinema Odeon, nel quale raccontò la propria vita, infarcendola, però, con dettagli eroici e palesemente fasulli, come la sua partecipazione a dodici guerre, i suoi viaggi nell’Universo e gli incontri con gli extraterrestri, la sua caccia ai fantasmi, e presentandosi, inoltre, come un uomo alto, muscoloso e bellissimo, perennemente circondato da donne, in larga misura nude. Quest’ultimo dettaglio, però, fece sì che il film fosse passato solamente sulle televisioni private di dubbia reputazione ed ignorato dal resto del pubblico.
   Dopo alcuni anni di totale dimenticanza, il povero Ugo fu ritrovato morto; secondo alcuni, si suicidò utilizzando la pellicola del suo ultimo girato a cui stava lavorando, Il suicidio del babbuino. In sua memoria, però, venne istituito il premio Ugo (Gianni Vittorio Palmiro Maria Emerenziano Guendalino Rachele Calogero Calpurnio Odeon Marzimbocchi) alla carriera.

Filmografia:

1966 - Avanguardie stilistiche casearie
1968 - Vaccalava
1970 - Attraverso l’Italia in cinquecento ore di visione
1973 - L’Europa in visione
1975 - Pierino e Pierona vanno a letto
1977 - Bionda, procace, nuda e ancora minorenne
1979 - Modella cerca artista
1982 - Shalalala
1984 - Indiana Smith e il tempio benedetto
1985 - Ambra e l’idraulico
1986 - L’idraulico attacca ancora
1987 - La vendetta di Ambra
1989 - Fornaio vs Ambra
1990 - Il ritorno dell’idraulico
1994 - Come fu che la suora timorata di Dio lasciò il velo e si sposò in Cina
1996 - Obiettivo: Amore
1998 - L’invasione dell’orso spaziale
1999 - La guerra degli uomini pisello, capitolo primo
2001 - La guerra degli uomini pisello, capitolo secondo
2002 - La guerra degli uomini pisello, capitolo terzo
2003 - La Repubblica di Platone
2004 - In fuga dal maniaco
2005 - Maiale & assassino
2006 - Formose in fuga
2007 - Strip-Art - Spogliarelli telefonici
2007 - Strip-Art 2 - Spogliarelli sul treno
2008 - Nudiste in pericolo
2009 - Strip-Art 3 - Spogliarelli ovunque
2010 - Capezzoli atomici
2013 - L’apologia di Socrate platonica
2014 - Grande Cinema Odeon
2016 - Il suicidio del babbuino (incompiuto)

 
   
 
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