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Autore: inulena    09/08/2017    1 recensioni
Mi chiamo Fox ho 17 anni, sono richiusa in un manicomio. Mi chiamo Fox ho 17 anni e sono stata ingiustamente accusata per qualcosa che non ho commesso. Mi chiamo Fox ho 17 anni e forse mi merito di essere rinchiusa qui dentro. Mi chiamo Fox ho 17 anni, sono rinchiusa in un manicomio, lontana dalla persona che amo, privata della mia libertà. Mi chiamo Fox ho 17 anni e a causa mia sono morte delle persone. Mi chiamo Fox e forse mi merito di stare qui dentro.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
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Apro gli occhi. La stanza come sempre è priva di luce. Cerco di spostarmi ma la testa di Tate sopra le mie ginocchia me lo impedisce. Ci siamo addormentati. Le sue sopracciglia sono aggrottate. Una V si è creata sulla sua fronte. Mi allontano cercando di non svegliarlo. La finestra è ancora aperta. È notte. Avrò dormito due ore. Le mie solite ore. La leggera aria notturna entra dentro la stanza provocandomi dei leggeri brividi. La visuale da direttamente sul parcheggio e sul bosco. Tutto tace, come sempre. È tardi ma ci sono comunque delle persone che stanno ancora uscendo dalla discoteca. Sospiro. 
Due ragazze si stanno reggendo l'una all'altra. Avranno la mia età.Sono ubriache. Ridono, scherzano, aspettano magari che il ragazzo di una delle due le venga a prendere con la macchina. A una delle due cade la borsa ed entrambe cominciano a ridere. Ragazzine. Hanno ancora tutta la vita davanti. Si divertono e pensano solo a quello.
Sarcastica la cosa. Sono l'unica che non si sta divertendo? Vedo comparire in lontananza un punto di luce che stona con l'immenso nero che di solito caratterizza le notti di queste parti. Alzo lo sguardo, vigile. Ho imparato che tutto quello che succede, non accade mai per caso. Tutto segue un filo logico e scorrevole. Le due ragazze continuano a ridere. Un ragazzo sbuca da dentro una macchina e si avvicina a loro, mentre una delle due lo abbraccia. 
"eccoti" urla saltandogli addosso. Tutti ridono. I punti di luce si fanno più vicini.
 "Meredith guarda come ti sei ridotta" dice il ragazzo mentre la prende in collo. Due fari, una macchina.
 "non sono così ubriaca vedi so stare in pied...". Tutto succede in fretta, la ragazza non finisce nemmeno di parlare. La macchina frena improvvisamente mettendo il fianco del guidatore il più vicino possibile ai tre ragazzi. L'autista si sporge dal finestrino e con tre colpi di pistola uccide i tre ragazzi. Il suo anello, simbolo di appartenenza al gruppo di mio padre, scintilla sulla mano sinistra. Sorride e come è apparso se ne va. Comincio a correre. Esco dalla stanza. Percorro tutti i corridoi fino ad arrivare sul piazzale del parcheggio. Molti componenti della Famiglia escono dalle stanze, svegliati dai colpi di pistola. Continuo a correre fino ad arrivare nella zona del crimine. Una pozza di sangue si sta aprendo sul freddo cemento. I tre ragazzi giacciono morti a terra. La ragazza di nome Meredith e il ragazzo mano nella mano. Molte altre persone si raduno per vedere il massacro che si è consumato proprio sotto i miei occhi. 
"COS'È SUCCESSO?" tuona la voce di mio fratello facendosi spazio tra i vari corpi. I suoi occhi sono luminosi, la sua figura imponente. Anche se ha 15 anni è già un ragazzo con una degna massa muscolare. Alcuni lo lasciano passare altri non si disturbano neanche di muovere un piede. Non è ancora il capo e in queste occasioni la sua posizione instabile è ancora più visibile. Siamo troppo disgregati al momento. Michael dietro di lui lo protegge. Arriva fino al mio fianco guardando i corpi dei tre ragazzi. Sento i suoi occhi su di me. Purtroppo so cosa questo voglia dire. Quello stronzo. "seppellisci lontano da qui i corpi e brucia la macchina" dice mio fratello indicando la macchina con ancora lo sportello aperto. Michael annuisce per poi chiamare altri due ragazzi. Mio fratello se ne va rientrando dentro la Tana. So che devo seguirlo, so che il mio posto adesso è accanto a lui, ma non ci riesco a muovermi. È risuccesso. Ho di nuovo visto qualcuno morire davanti ai miei occhi. E di nuovo è stata a causa sua. Mi volto. Molte persone sono ancora fuori nel parcheggio. In pochi hanno seguito mio fratello. Alcuni guardano i tre corpi che vengono portati via, altri guardano me. Occhi impauriti, occhi rabbiosi, occhi speranzosi. 
"andiamo dentro" dico mentre seguo la via di mio fratello. Nessuno mi blocca, tutti si spostano. Rientriamo e ci disperdiamo come ci siamo riuniti. Da queste parti queste cose succedono tutti i giorni. Non è una novità per nessuno. Salgo le scale che ho percorso poche ore fa. Rispetto a prima, adesso, la pista da ballo è completamente vuota. Questo posto è immenso. La porta di poco prima si staglia davanti a me. Faccio un profondo respiro prima di entrare. I rumori provenienti dalla stanza non lasciano pensare a niente di buono. Entro e mi ritrovo Jon in una piena crisi di rabbia. Gli occhi rossi, le vene gonfie, la mascella serrata. Butta tutti i fogli sulla scrivania per terra per poi tirare una calcio al tavolo. 
"così non risolvi niente" dico. Cerco di stare calma, la rabbia mi offuscherebbe i sensi. 
"Hai visto cosa ha fatto?" dice poggiando entrambe le mani sulla scrivania. "ha ucciso quei ragazzi per metterci contro la giustizia. Ora gli sbirri verranno a rompere il cazzo e a ficcanasare dove non dovrebbero". Nostro padre è uno stratega migliore di quanto pensassi. Se noi pianifichiamo qualcosa, lui sembra sempre un passo davanti a noi. 
"Non voglio la cazzo di televisione in mezzo ai coglioni, dobbiamo levarci dalle palle questa situazione". Tre ragazzi uccisi per lui sono una situazione. Che diranno i genitori di quei ragazzi?
"Jon cerca di calmarti. Adesso è inevitabile che tutti gli occhi saranno puntati su questo posto. I genitori sapranno che l'ultimo posto in cui sono stati è questo" 
"cazzo" sbuffa passandosi una mano tra i capelli. 
"dobbiamo giocarcela bene" lui si gira 
"cancelliamo tutte le prove, nascondiamo i corpi, facciamo sembrare tutto un caso di persone scomparse. Noi con questo non c'entriamo niente" dico con voce dura mentre mio fratello riprende un po' di calma. 
"okay... sospenderò per un po' le attività clandestine. Almeno fino a quando le acque non si saranno calmate". Annuisco mentre i nostri sguardi non si lasciano. Stiamo occultando la morte di tre ragazzi innocenti. Persone con un'intera vita davanti che hanno avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Non avranno neanche una degna sepoltura. Che abominevole fardello da portare.
"credi che lo abbia fatto per la vostra missione?" 
"e per cosa sennò?". La sua rabbia si fa risentire tanto che ribalta completamente la scrivania. Sembra impazzito. Con passo sicuro gli vado incontro bloccandogli le spalle. Finalmente posso vedere i suoi 15 anni. La paura dell'impotenza chiara nelle sue iridi.
"Jon fermo! Basta" dico mentre lui si ferma. Lo abbraccio, mentre lui sta fermo, le braccia penzoloni lungo il corpo. 
"non ce la faccio più a dover combattere contro di lui, voglio essere lasciato in pace". La sua testa finisce sulla mia spalla mentre stringe in un pugno la mia maglietta. 
"anch'io" mi permetto di dire. Anch'io non ce la faccio più. Tutto quello che ci ha fatto passare è un peso che grava sulle mie spalle giorno dopo giorno, condizionando il mio essere. Sento le sue lacrime attraverso il tessuto della maglia. Il cuore distrutto, la mente dilaniata, il corpo impotente. Non posso fare niente per mio fratello, per Tate, per proteggere le persone che mi stanno a cuore. Sono impotente. Ma come ho detto amo lottare per ciò che è mio. Allontano leggermente mio fratello cercando di guardarlo meglio negli occhi, nonostante la sua altezza. Due iridi completamente circondate da linee rosse mi fissano. Distrutte. No! Non ci ridurremo così. 
"ti giuro su tutto quello che mi è più caro, su me stessa che ucciderò quel figlio di puttana, cancellerò il suo nome e il suo volto dalla faccia della terra cosi che di lui non rimarranno che le ceneri". 

"disse queste parole" il figlio di papa davanti a me mi guarda con gli occhi spalancati. Non sa cosa vuol dire avere un padre che non ti passa 100 euro ogni settimana. Me ne sto zitta. Lui si riporta i tondi occhiali sul naso. La stanza si riempie di silenzio. Segna qualcosa sulle scartoffie che ha davanti. Questo è solo l'inizio. Durante tutto il racconto non ha mai posato gli occhi su di me. Mai un contatto visivo. La mia storia è solo agli inizi. 
"è cosi che sono morti quei tre ragazzi allora... siete stati voi" 
"lui" lo correggo. Il pregiudizio già visibile nei suoi occhi. Con quel voi ha già chiarito la sua posizione. Noi siamo i cattivi, noi siamo quelli che uccidono le persone, i tasselli sbagliati di una società che è già sbagliata di suo.
"e cosi anche suo fratello è coinvolto nei vari omicidi commessi da lei?" "no quelli sono solo opera mia". Gli occhi dello psicologo mi fissano, nemmeno lui è convinto delle mie parole. Sorrido, devo essere io ha prendermi la responsabilità di tutto, come ho sempre fatto. 
"amo essere l'artista delle mie opere" la sua espressione inorridisce, sono davvero il demonio che lui credeva che io fossi." Dillo Firman, vedo quelle parole formarsi all'interno della tua testa. Lui mi guarda per altri pochi secondi prima di sputarmi addosso il suo disappunto. 
"sei un mostro" le onorificenze scompaiono, rimane solo il disgusto. Questa frase non mi è nuova. 
"grazie" almeno adesso l'ha detto. I suoi occhi sono allarmati, impauriti ma cerca comunque di darsi un contegno. Siamo qui perché lui mi deve esaminare, deve essere distante con quello che ho fatto, non si deve far coinvolgere emotivamente. Altri minuti di silenzio, questo non disturba me quanto sembra disturbare lui. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe finito a parlare con una pazza. 
"è la tua prima volta vero?" chiedo facendolo sussultare. 
"non siamo qui per parlare di me signorina" 
"no infatti.... Siamo qui per capire cosa cazzo mi passa per la testa". Deglutisce prima di scrivere qualcosa sul suo taccuino. 
"mi parli un po' di questo Tate... era il suo fidanzato?" mi chiede facendomi ridere 
"fidanzato? Tate era molto di più di un fottuto fidanzato, era la persona che mi aiutava a rialzarmi quando tutto mi stava buttando giù, era il ragazzo che mi amava, era la mia vita, era ed tutto quello che ho sempre voluto" 
"se era davvero tutto questo per lei, dov'era quando è successo l'omicidio di questi tre ragazzi?" 





 
  
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