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Autore: GiadaO95fire    09/08/2017    0 recensioni
Questa è l'era d'oro per i pirati e per Liurys è l'inizio di una avventura un po forzata...leggete e capirete
Genere: Avventura, Comico, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Spoiler!
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The Red Sun Chronicles

Tempi duri affliggevano le città portuali, il terrore si era insinuato nei cuori della gente, il motivo era molto semplice: pirati. Una leggenda aleggia sull’inizio di questa persecuzione da parte loro, si tratta di un uomo la cui storia è entrata a far parte della vita di tutti; l’uomo di cui parlo è il Capitan Mirror Spade, il pirata che riuscì a conquistare ricchezza, fama e potere.

Mi chiamo Liurys e mio mal grado, sono ricercata dalle forze dell’ordine, dal semplice fatto che sono un pirata; per farla breve, è successo che mi hanno trattata come un sacco di patate, portata a forza sulla nave e dimenticata dentro la stiva.

Era una giornata soleggiata, il porto era gremito di gente e le strade piene di bancarelle, non era una giornata festiva, però l’atmosfera era tale. Erano settimane che i pirati non si facevano vedere in città, e infatti, ne approfittai per fare una passeggiata.

Passai vicino alle bancarelle dove vendevano gioielli e mi fermai almeno un quarto d’ora, solo per guardare e fantasticare; d’un tratto sentii parlare due marinai fra di loro. Discutevano di un recente attacco sulle isole  Numbaker, da parte di una banda di manigoldi: i pirati del Sole Rosso. Da come ne parlavano, li descrissero come dei novellini alle prime armi, per la marina sicuramente era un gioco da ragazzi catturarli e imprigionarli.

Ero stanca di sentire sempre e solo brutte notizie riguardante pirati, ovunque andassi; infatti mi allontanai. Restai per tutto il giorno curiosando ovunque, non curante delle due figure che mi seguivano già da un pezzo.

L’indomani uscii a fare compere insieme ad una amica, ma non pensavo minimamente che quel giorno la mia vita sarebbe cambiata, in peggio ovviamente; dopo qualche ora di compere, salutai la mia amica e continuai a fare la spesa. Mi fermai davanti al mercato di stoffe, ero incantata dalla loro bellezza, il mercante si avvicinò con un sorriso e chiese: Vedo che ha adocchiato una delle sete d’oriente più pregiate, lei ha davvero buon gusto signorina!:, effettivamente quelle stoffe erano veramente belle ma, non potevo permettermi certi lussi, infatti mi limitai a complimentarmi: Sono veramente belle, ma non potrei mai permettermele nemmeno fra millenni!:, il commerciante prese un fazzoletto di seta viola e me lo porse: Questo ti starebbe benissimo, prendi è un regalo!:, io cercai di rifiutare: No, non posso, sul serio non ho soldi per pagarlo!: e lui: Ho detto che è un regalo, mi offenderei se non accettasse!: non avendo altra scelta lo presi: Grazie signore!:, l’uomo mi salutò con un grande sorriso e poi proseguii con il giro.

Mentre controllavo quello che avevo comprato e ripensare a cos’altro dovevo prendere, senza che me ne accorgessi, due figure incappucciate mi trascinarono in un vicolo e mi presero come un sacco di patate, cercai di dimenarmi e richiamare l’attenzione della gente: Aiuto!!! Vi prego, aiutatemi!!!:, ma la gente girava la faccia, quello che mi teneva sulla spalla, disse: Inutile che ti lamenti, questa gente è abituata a vedere schiavi che cercano di scappare!:. Non riuscivo a credere che stava succedendo proprio a me, rapita da due estranei e fatta schiava; attraversammo tutti i vicoli più malfamati e riuscimmo ad arrivare fuori città, avevo una paura folle e cominciai ad avere brutti pensieri sul mio breve futuro.

Passammo attraverso la foresta, quello che mi portava disse all’altro: Credi che il capo sarà contento della mia scelta?: e l’altro: La tua scelta?? L’ ho vista prima io e ho deciso io di prendere lei, mettitelo in testa idiota!!:, l’uomo s’infuriò e spinse il suo compagno in mezzo ad una pozza di fango, poi lo derise: Chi è che l’ ha scelta, moccioso?:, nella posizione in cui ero non potevo vedere che tipo di sguardo   gli lanciò a quello a terra, ma bastò il silenzio a far capire tutto, non capivo il perché mi avessero scelta e per cosa.

Passarono un paio d’ore ed io cominciavo a stare scomoda in quella posizione, provai a chiedere : Scusi, ma vuole portarmi in spalla fino in capo al mondo?:, l’uomo rise: Tranquilla siamo quasi arrivati e poi comincia a formicolarmi il braccio!: e io: Esattamente, quasi arrivai, dove?:, nessuno dei due rispose ma, in compenso, ridacchiarono. Volevo tanto prenderli a pugni, non c’era proprio niente da ridere, almeno non per me.

Quanto aveva detto l’uomo era vero, non passarono neanche 10 minuti, che sentii altre persone parlare a voce alta e ridere, non capivo dove fossi finita finché nel mio campo visivo non comparì una sorta di passerella; d’un tratto un pensiero mi fece rabbrividire, cominciai a tremare e gli occhi presero a lacrimare. Un tizio disse all’uomo: Appena in tempo, stavamo per andarcene senza di voi! Non che fosse una grande perdita!: e lui: Fa silenzio mozzo, altrimenti ti butto in pasto ai pesce cani!:, entrambi risero e poi l’uomo disse: Il capitano ti aspetta nella sua cabina!:, lui annuì.

L’uomo mi portò sottocoperta e con poca delicatezza, mi scaraventò dentro la stiva e chiuse a chiave la porta. Avevo talmente paura che non emisi neanche un gemito, gli occhi gonfi e pieni di lacrime, non potevo credere che tutto quello stava accadendo realmente. Scese la notte e il mio stomaco reclamava cibo, per tutto il tempo che ero chiusa lì dentro, nessuno si era fatto vedere e questo mi spaventava ancora di più.

Il mattino dopo, quando mi svegliai, mi ritrovai un paio di uomini che mi fissavano perplessi. Uno di loro chiese: Come sei entrata qui? Parla!!!:, io rimasi paralizzata dal terrore, non riuscivo a spiccicare parola e infatti, uno di quei due mi trascinò fuori fino all’albero maestro.

Non appena fui fuori, tutti si disposero in cerchio e cominciarono a sghignazzare, io invece stavo per svenire dalla paura. D’un tratto una voce tonante fece rabbrividire tutti quanti: Cosa succede qui?! Tornate a lavoro invece di battere la fiacca!!!:, uno di loro disse: I ragazzi hanno trovato una clandestina nella stiva, la gettiamo subito in mare o la portiamo in dono al capitano?:; un omone grande e grosso si fece avanti e non appena mi vide, i suoi occhi si coprirono di vergogna e pentimento, scaraventò via tutti quelli che gli ostruivano la strada e mi disse porgendomi la mano: Mi vergogno enormemente per questa marmaglia di maleducati e per il mio comportamento nei tuoi confronti!>:.

Ero sconcertata, prima mi rinchiude in una stiva e poi si scusa per averlo fatto, io non capendo nulla, presi la sua mano e mi alzai da terra, poi l’omone disse: Vieni il capitano vorrà conoscerti!:; non volendo stare oltre il tempo dovuto in mezzo a quei tipi, seguii l’omone dentro una porta ma, prima di andare, l’omone si girò verso i compagni e disse: Se la tratterete male, dovrete fare i conti direttamente con me!:; dopo quella minaccia ci avviammo nella stanza del capitano.

L’omone bussò alla porta e una voce disse di entrare, dentro era una stanza con solo una scrivania pieno di scartoffie, un paio di piccoli mobili e dietro la scrivania un uomo chino su dei fogli; l’omone salutò: Buongiorno capitano, scusa il disturbo ma volevo presentarti una persona!:, l’uomo alzò la testa e un sorriso benevolo gli si stampò in faccia: Chi è questa ragazza?:, l’omone arrossì e rispose: Lei è la ragazza che ho portato qui per aiutarmi in cucina!:, l’uomo era alto e ben piazzato, i capelli neri anche se coperti dal cappello e con un accenno di barba su un viso giovanile, un orecchino d’oro gli pendeva da un orecchio, il suo sguardo penetrava nel profondo dell’anima; l’uomo si alzò e si avvicinò con sguardo indagatore: Come ti chiami?:, presi coraggio e risposi: Lissy…:, i miei occhi si gonfiavano dalle lacrime pronte a uscire come una cascata. Inoltre era difficile distaccare lo sguardo dai suoi occhi.

L’uomo sorrise e disse: Piacere, io sono il capitano Zefran Rogref! Mi domando perché ti conosca solo ora, pensavo che il mio cuoco ti avesse prelevata ieri!:, l’omone arrossì e confessò: La colpa è mia capitano, ho dimenticato la ragazza nella stiva!:; il capitano spalancò gli occhi increduli, credo fosse esterrefatto e sorpreso da quella confessione. Si rivolse di nuovo a me: Ti prego di perdonarlo, lui è fatto così!:; con tutta la calma possibile chiesi: Cosa volete da me? Perché sono qui…:, le lacrime stavano per prendere il sopravvento, il capitano rispose: Al mio cuoco serve qualcuno che lo aiuti in cucina, sai la ciurma si è ingrandita e da solo non riuscirebbe a preparare tutto da solo!: e io: Cosa vi fa credere che voglia restare qui a fare da schiava ad un mucchio di pirati?!:, il capitano fece un mezzo sorriso e disse: Se vuoi tornare a terra, dovrai fare una bella nuotata di molte leghe, prima di raggiungere l’isola più vicina!:, mi paralizzai di colpo; le sue parole erano taglienti e cariche di minacce, eppure teneva il viso sereno anche se il suo sguardo era cambiato, era freddo e distaccato.

Il capitano capì subito il cambio d’idea istantaneo e allora il suo sguardo tornò penetrante e tranquillo: Bene, credo ci siamo capiti allora, benvenuta a bordo!:, poi aggiunse: Ora devo finire di tracciare la rotta, potete anche andare ora!:, fece segno all’omone e poi mi trascinò fuori dalla cabina dal braccio: ero ancora paralizzata dalla paura, quell’uomo era riuscito a minacciarmi pur avendo il sorriso sulle labbra.

L’omone mi trascinò per le scale, fino ad arrivare alla cucina, non riuscivo ancora a spiccicare parola, nemmeno mi accorsi che mi aveva incatenato una caviglia. L’omone mi sollevò il viso e disse: Tranquilla, non ti farà del male se fai la brava!:, risposi balbettando: S-si, ok…: e lui: Scusa la catena ma, questi sono ordini!:, mi guardai la caviglia e sospirai: Non credevo che avrei finito i miei giorni su una nave pirata…che schifezza!!:, l’omone rise e rispose: Non essere melodrammatica, guarda il lato positivo: girerai il mondo e poi quando razzieremo qualche tesoro, una piccola parte potrai prenderla anche tu e…girerai anche il mondo! Cosa vuoi di più?!: e io: C’è il rischio di morire nel tentativo di razziare tesori, essere attaccati da altri pirati o dalla marina, poi ci sono le tempeste con i maremoti, andare a scontrarsi contro qualche scoglio, senza parlare dei mostri marini e poi una ragazza sola in mezzo a soli uomini, in mezzo all’oceano!!:, l’omone sorrise e disse: Ti proteggerò io da quei topi di fogna lì fuori! Beh ora è meglio mettersi a cucinare il pranzo, credo che saranno affamati!:.

Rimasi colpita dalla sua risposta, nemmeno mi conosceva e si prodigava a proteggermi in caso di assalto alla ragazza. Presi coraggio e risposi: Grazie ehm…signore…: e lui: Mi chiamo Belloy Olboar, per le signore Bel!:, fece un piccolo inchino. Quel gesto mi fece ridere, Bel disse a gran voce: Oooooh, notiziona! La ragazza ha fatto finalmente un sorriso!: poi aggiunse: Coraggio, meglio iniziare a preparare oppure ci mangiano vivi!:, dopo aver annuito iniziammo a cucinare. Stranamente quel pirata non sembrava tanto male, forse dovevo stare più attenta con gli altri e, soprattutto, col capitano.

Dopo aver finito di preparare il pranzo, Bel si complimentò: Brava ai fornelli, ma vediamo come te la cavi a lavare i piatti dopo!:, dovevo immaginare che poi toccava a me pulire tutto. Bel disse: Va bene l’arruolamento forzato ma, sei pur sempre la nuova arrivata e quindi, i lavori più umilianti, li devi fare tu!: e io: Chi lo ha deciso questo?: e lui: Non le faccio io le regole!: e io: Uffa…:. Bel si avvicinò e mettendomi una mano sulla spalla, cercò di consolarmi.

Piano a piano sentii sul ponte dei rumori di passi e voci, Bel sentendoli disse: Forza, dobbiamo sbrigarci, non c’è nulla di peggio di un pirata affamato!> e io confusa:

Non appena arrivammo alla porta, sentii urla e risate, parevano provenire dallo stesso inferno; Bel mi rassicurò invano: Tranquilla, non permetterò a nessuno di farti del male, questa è una promessa!:, inutilmente cercava di farmi entrare di mia spontanea volontà. Appena aprì la porta, calò il silenzio e tutti gli sguardi caddero su di me, io con tutta la paura che avevo, mi nascosi dietro Bel. I loro sguardi erano viscidi e maligni, quanto i loro sorrisini dai denti neri, Bel si schiarì la voce e tutti quanti abbassarono le penne, ma le loro intenzioni permanevano ancora.

A capotavola sedeva il capitano con la sua giacca rossa e la camicia bianca, capelli corti e neri erano tirati all’indietro, con un ciuffo davanti, gli occhi di un verde lacerante, sembravano quasi celesti, una cicatrice gli sfiorava l’occhio destro e un sorriso birichino gli solleticava sulla guancia. Lui si alzò e mi fece cenno di andare da lui, ovviamente io non mi mossi da dietro Bel ma, mi vennero in mente le parole taglienti che aveva detto quella mattina e allora, con molta titubanza, uscii dal mio nascondiglio e andai da lui tremando come una foglia.

Il capitano mi prese la mano e disse: Ti do il benvenuto ufficiale nella nostra grande famiglia, la Red Sun! Io sono il capitano Zefran Rogref e il tuo?:, era cambiato da glaciale e privo di scrupoli, a gentile e galante in un secondo; Bel continuava a mandarmi occhiatine, sperando che rispondessi. Presi fiato e cercai di non farmela sotto dalla paura: Mi chiamo Lissy…: qui il capitano mi bloccò: Aspetta, questo non è un nome da pirata, te lo do io allora un nome decente…mmmhhh…ti chiamerai Liurys Shadow. La vita che avevi prima è capitolo chiuso!: ero rimasta senza parole, aveva appena cancellato la mia vita con due parole e io non ci potevo fare nulla; quella sera ero diventata un pirata e mi aspettava una vita da fuorilegge.

Passarono un paio di settimane e il lavoro sulla nave diventava sempre più pesante e faticoso, mi mancava terribilmente la terra ferma e cominciava a venirmi il mal di mare con tutto il su e giù che facevo in cucina, ogni santo giorno. Uno giorno, uno dei pirati che mi aveva rapito, desideroso di giacere con una donna, venne ad importunarmi nel momento stesso in cui non c’era Bel in cucina.

Quel giorno Bel mi aveva messo tagliare verdure e lui era sceso a terra, per rifornire di provviste con metà equipaggio, lasciandomi sola; dopo un paio di settimane mi ero quasi abituata alla presenza di alcuni della ciurma che tentava di rubare qualche frutto, Bel mi aveva detto di picchiarli con il mestolo in metallo e inoltre aveva assicurato che se qualcuno mi avesse toccata, gli avrebbe tagliato le mani e messe in zuppa. Fino a quel momento aveva funzionato, anche se c’era Bel ai fornelli. Quel giorno invece uno di loro, in particolare, non era lì per rubare qualche mela.

Nel mentre che tagliavo dei ravanelli, non mi accorsi che qualcuno era entrato e che avesse bloccato la porta, mi scivolò alle spalle, mise un braccio intorno al collo e la mano sul ventre, sentii il schifoso alito sulla pelle. Cercai invano di divincolarmi e riuscire a scappare ma la sua presa era ferrea. L’unica cosa che potevo fare era gridare e sperare che qualcuno mi sentisse, lui continuava a cercare di strapparmi i vestiti e io poco a poco riuscivo a liberare il braccio, così da poter prendere un qualcosa con cui colpirlo.

Nella lotta costante nel resistergli, la mia mano toccò il tagliere e con tutta la forza che avevo, glielo ruppi in testa permettendomi di liberarmi e scappare. Corsi per le scale e raggiunsi il ponte principale; uscendo fuori, tutti si girarono per guardare cosa succedeva, io ad un tratto inciampai su una corda attorcigliata e lui nel mentre che usciva dalla porta, si mise a ridere vittorioso, per me era un incubo. Mi fu quasi vicino e io chiusi gli occhi.

All’improvviso sentii un tonfo e delle grida, aprendo gli occhi capii tutto, gli uomini dell’equipaggio lo avevano atterrato saltandogli sopra, ero sorpresa da quel gesto e non pensavo che mi sarei salvata da “assalto alla ragazza”. Mi alzai in piedi e uno della ciurma si avvicinò e chiese: Stai bene Liurys? Ti ha fatto male?:, cercai il coraggio per rispondere: No sto bene, grazie!:, l’uomo sorrise e disse: Ormai fai parte della famiglia, noi ci sosteniamo a vicenda ma, a quanto pare, Rasfher non lo ha mai capito ed è da più tempo in questa ciurma!:, poi aggiunse guardando fuori bordo: Il capitano sta tornando, devi dirgli cosa ha fatto!:, non riuscivo a pensare, ero come se mi fossi congelata in quel lasso di tempo.

Quando le scialuppe furono issate a bordo, gli uomini della ciurma avevano legato per bene Rasfher e allora Bel, chiese il motivo di quello che stava accadendo: Cosa succede qui? Spiegateci!:, a quella domanda mi feci avanti rispondendo e indicandolo: Scusate, centro io! Ehm…lui ha cercato di farmi delle cose e quindi, gli altri mi hanno aiutato!:, il capitano e Bel capirono tutto, si capiva dai loro sguardi che erano cambiati. Lo sguardo del capitano era diventato glaciale e Bel pareva stesse per diventare una belva, tant’è che con gran velocità, prese Rasfher dalla collottola e sollevandolo, gli disse a denti stretti: Ti avevo avvertito di non fare un altro passo falso o ti avrei spaccato le ossa, maledetto bastardo di un pervertito!:.

Bel stava quasi per prenderlo dalla testa e spremerlo come un foruncolo ma la voce del capitano riuscì a bloccarlo: Fermo Bel, ci penso io a lui!:, Bel con molta forza d’animo, mise a terra quell’idiota e venne da me per abbracciarmi. Il capitano si avvicinò e per poco non prese la sua spada per ammazzarlo: Cosa ti è saltato in testa? Dammi una sola buona ragione per non ucciderti subito!:, Bel commentò: A me l’ ha già data!:, Rasfher digrignò i denti e gridò: Ora basta! Non ne posso più a stare in questa bagnarola e prendere ordini da un moccioso alle prime armi ed un cuoco mediocre come lui! Preferisco la morte a questo!:, Bel rispose: In questo posso aiutarti io!:, il capitano zittì Bel con uno sguardo e poi rispose all’idiota: Non ti ucciderò ma non posso tollerare il tuo comportamento! Prendi le tue cose e vattene!:, uno della ciurma lo slegò e lui, per qualche strana ragione, prese e si gettò in mare.

Il capitano si girò e mi chiese: Stai bene Liurys?: e io: Si signore!: e lui: Bene, ora mollate gli ormeggi, salpiamo verso oriente!:, tutti risposero all’unisono e si misero ad armeggiare con le corde, le vele e alzarono l’ancora, Bel invece mi disse: Bene, noi invece portiamo le provviste in cucina!: e io, ricordandomi del tagliere: C’è una cosa che devo dirti Bel!: e lui: Dimmi, cosa c’è?: e io: Beh, quando stavo cercando di liberarmi dalle grinfie di Rasfher, ho rotto il tuo tagliere!: e lui, con una grossa risata: Ben fatto ragazzina! Stai imparando, oggi colpirai con un tagliere, domani con magari una spada o una mazza ferrata o addirittura una pistola! Comunque da stasera laverai tu i piatti, per ripagarmi il tagliere rotto!:, mi scappò da ridere e risposi: Va bene!:, entrambi scoppiammo in fragorose risate.

Le giornate passarono veloci ma, ancora mi sentivo le mani viscide di Rasfher, sul mio corpo e la puzza del suo alito nel naso, certamente non erano bei ricordi quelli. Sembrava che anche gli altri se ne accorgessero, infatti, tutti quanti erano diventati più gentili, anche se rimanevo attaccata a Bel come una sanguisuga, ora più di prima. Pensando a quello che stava per fare Bel, quasi mi vennero i brividi, con quello sguardo feroce e animalesco, oppure lo sguardo gelido e penetrante del capitano.

Passò un mese dall’ultima città in cui eravamo attraccati e infatti, la vedetta, un giorno, scorse la terra ferma; con mia grande sorpresa, il capitano mi fece chiamare nella sua cabina. Non capivo cosa avessi fatto, in fondo, non avevo rotto nient’altro oltre il tagliere, così andai per sapere cosa volesse; scesi le scale e mi fermai davanti alla porta, mi erano tornati i brividi.

Feci un bel respiro e bussai alla porta e lui rispose: Vieni avanti Liurys, ti stavo aspettando!:, aprii la porta ed entrai; vidi il capitano indossare una mantellina rossa su una spalla con dei cordoncini dorati che pendevano, la camicia rigorosamente bianca e stavolta non era mezza trasparente, ma ugualmente si poteva intravedere un fisico molto allenato, in testa portava un cappello nero marinaresco con due piume, una viola e una verde, pantaloni neri, con stivali neri rigorosamente lucidati.

Il capitano mi sorrise e disse: Ti ho fatto chiamare perché volevo comunicarti di persona che, oggi tu, verrai con me al porto di Bromsestia!:, il mio cuore perse un battito o due, non riuscivo a credere a quelle che stava dicendo, erano passate settimane da quando mi avevano rapita e costretto a lavorare in una cucina, su una nave pirata. Un piccolo pensiero mi bazzicò in testa, pensai che ci doveva essere qualcosa sotto e allora chiesi: Ehm, perché tutto ad un tratto vuole che venga con lei?: e lui: Beh, prima cosa volevo fare due chiacchiere con te, soprattutto, riguardo la questione Rasfher e poi, Bel mi ha detto che quando ti ha portata sulla nave, è stata una cosa veloce, quindi penso ti serviranno cose da donna! E poi non voglio tenerti segregata qui, non sono mica un mostro!:, io non credevo ad una sola parola; quale persona buona avrebbe fatto rapire una ragazza e chiuderla in una nave pirata per settimane, senza neanche un vestito pulito.

Il capitano capì all’istante il mio stato d’animo: Non devi temere Liurys, non ho secondi fini!:, sembrava avesse sentito i miei pensieri, era inquietante. Ma c’era il fatto che non potevo nemmeno rifiutare e poi, credo che quello fosse un ordine e non proprio un’uscita di piacere; la decisione era semplice: se rifiutavo andavo a dormire con i pesci, quindi la mia risposta fu: Si signore!:, lui sorrise e rispose: Cominci a capire ma, sul serio, non ho secondi fini stavolta!: e io: Va bene ma, perché tutto ad un tratto, questo interesse verso di me?: e lui: Come ho già detto, è per fare una chiacchierata a quattrocchi, solo io e te!:, se riusciva a fare quello che aveva detto, giurai mentalmente che lo avrei seguito ovunque.

   
 
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