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Autore: Crateide    09/08/2017    2 recensioni
Ade e Persefone. E non solo.
Benvenuti fra i Giardini dell'Averno!
Genere: Angst, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: AU, Lime, What if? | Avvertimenti: Violenza
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she saw the dawn with the light in her hair

twisted and torn she was taken from there

now she's down down down

- Persephone, Kula Shaker -

 

 

 

 



 

 

Myntha riconobbe immediatamente quel luogo fatto di ghiaccio.

E tutto le fu chiaro.

Le voci che da tempo avevano preso a tormentarla si manifestarono ancora, avvelenando il suo sogno.
- Ade non è più accanto a te, non ti stringe più fra le braccia!
- Fate silenzio! – gridò, annichilita sul ghiaccio, con le ginocchia rosse e sanguinanti e le mani strette al petto nudo.
- Oh, ninfa cara, non disperare! Non sei sola!
- Preferirei esserlo, piuttosto che avere a che fare con voi. Cosa volete? Lasciatemi in pace, altrimenti...
- ...Lo dirai a Ade? E credi davvero che, impegnato com’è a rincorrere le sottane di Kore, ti darà retta?

Myntha tacque. Si guardò intorno, mentre una bufera si alzava violenta e le appannava la vista.

Sì, non aveva alcun dubbio: stava sognando proprio quel luogo!

Si coprì le orecchie con le mani e scosse con forza la testa.
- Lasciatemi in pace! – urlò, disperata.

Le voci risero, surclassando il ruggito del vento.
- Sciocca, sciocca Myntha! – dissero – Non capisci che noi saremo la tua salvezza?
- Salvezza? Voi?
- Attendi...
- Cosa? – chiese – Cosa dovrei attendere?

Seguì un lungo silenzio, mentre il sogno cadeva a pezzi davanti ai suoi occhi atterriti.
- Attendi il momento opportuno!

 


*  *  *

 

 

Una notte oscura e pesante scivolò veloce sulle colline e fra i monti aspri. Colmò ogni anfratto, fagocitò gli ultimi raggi di un Sole morente che pian piano sparì al di là dell’orizzonte indaco.

La Luna era velata da una coltre di nubi rosse come sangue e nessuna stella brillava nel manto nero del cielo.

Ade percorreva il sentiero che conduceva alle pendici dell’Olimpo con passo silente. Hypnos, che si librava sopra di lui ad ali spiegate, donava il Sonno a divinità e creature viventi, affinché nessuno potesse spiare ciò che sarebbe accaduto da lì a poco.

Un vento gelido scosse le fronde degli alberi, che si piegarono al suo volere, gemendo e stridendo. Un branco di lupi dal manto scuro e irsuto seguiva il suo Signore, con gli occhi che rosseggiavano nell’oscurità del sottobosco e i respiri affannosi che si condensavano davanti ai musi lunghi e dalle zanne sporgenti.

Ade camminava e la sua veste sfiorava appena il prato rorido. Laddove i suoi passi si posavano, il terreno si faceva sterile e i fili d’erba si raggrinzivano, arricciandosi su loro stessi. Un miasma purpureo accompagnava la sua figura alta e possente, che s’increspava nell’aria in volute e sbuffi appena percepibili dall’occhio.

Ad un tratto, il dio arrestò il passo e un lungo ululato scosse la notte. Di fronte a lui, a qualche metro di distanza, se ne stava Zeus, vestito con un semplice chitone di lana color zafferano. Non recava con sé alcun vessillo, né la corona d’alloro né l’egida, e dalle profonde occhiaie che ne segnavano il volto sembrava provato.
- Le tue visite si fanno sempre più frequenti, Ade – disse ad un tratto e la sua voce fu lieve come un sussurro. Temeva forse che qualcuno fosse sfuggito ai poteri di Hypnos e che fosse lì ad origliare?
- Non è passato molto dalla mia ultima visita, infatti – rispose il Signore degli Inferi, sbattendo le palpebre e spostando il peso del corpo sulla gamba destra.
- Mi hai mandato Morfeo in sogno affinché mi chiedesse udienza per tuo conto. Sbaglio?
- Non sbagli. Altrimenti non sarei qui.
- Ebbene, cosa desidera il Signore dell’Oltretomba da me?

Ade si concesse un sogghigno.
- Perché non mi hai ricevuto con i dovuti onori? – gli chiese di rimando – Credevo che sfoggiare tutto il tuo potere fosse appagante, per te.

Zeus digrignò i denti.
- Cosa vuoi? – sibilò.
- Lo sai già.
- Non avrai mai Kore.

Questa volta fu Ade ad arricciare le labbra e a mostrare i denti, al pari di una fiera pronta all’assalto. I lupi ulularono di nuovo.
- Perché, altrimenti, Demetra darà di matto? – disse, sprezzante.

Il Signore degli dèi si massaggiò stancamente gli occhi.
- Ade, non voglio discutere...
- Allora acconsenti al matrimonio fra me e Kore!
- Pensi che non lo farei?! – urlò a quel punto Zeus, alzando il pugno in aria. Un tuono brontolò chissà dove.

Ade assottigliò gli occhi.
- Non ci osteggi, dunque? – chiese.
- Per quanto non ne sia felice, ho compreso che Kore è sinceramente innamorata di te – rispose – non l’ho mai vista in queste condizioni... Non mangia da giorni e cerca sempre di fuggire per tornare negli Inferi. Se continua così, Demetra non le permetterà più nemmeno di scendere sulla Terra e la terrà segregata sull’Olimpo per l’eternità.

Il cuore di Ade perse un colpo.

“Oh Kore!”.

Istintivamente alzò gli occhi sull’Olimpo buio, su quell’ammasso di poderose rocce scure, e per un istante ebbe la tentazione di scalarlo a mani nude e raggiungere Kore, che – ne era certo – lo stava aspettando.
- Non pensarci nemmeno – gli disse cupamente Zeus, come se avesse intuito i suoi pensieri – lascia che parli con Demetra...
- Ah! – lo interruppe Ade – Non otterrai nulla da nostra sorella! Sai meglio di me quanto possa essere testarda.
- Cerca di capirla, maledizione! Kore è la sua unica figlia e darla in sposa a te, significherebbe rinunciare a lei per sempre! Pensi che mi faccia piacere un’evenienza del genere? Kore è la più piccola delle mie figlie, colei che porta luce nella mia esistenza buia accanto ad una moglie che mi odia.
- Se evitassi di tradire Hera con ogni dea o mortale che incontri, non saresti detestato.

Zeus tacque e distolse lo sguardo.
- Fra me e Hera la situazione è... complicata – disse e, dopo una breve pausa, soggiunse – ad ogni modo, ciò che mi preoccupa è la reazione spropositata di Demetra all’eventuale separazione da Kore.

Ade aggrottò le sopracciglia.
- Cosa intendi? – chiese.
- Quando Kore ha abbandonato la Superficie, ha minacciato il Mondo intero. Ha detto che finché non l’avesse riavuta con sé, avrebbe smesso di nutrire la Terra. Sai cosa vuol dire, Ade? Che se Demetra smettesse di adempiere ai propri compiti, gli uomini e ogni altra forma vivente morirebbe, estinguendosi.
- Non può dire sul serio.
- L’hai detto tu: nostra sorella è testarda.

Ade si portò una mano sotto al mento. Ciò che accadeva in Superficie non era di certo affar suo e se Demetra desiderava sterminare l’umanità, a lui non cambiava nulla. In fondo, nel suo Regno c’era spazio per tutte quelle Ombre e anche di più. La sua vera preoccupazione era Kore che, se aveva imparato a comprenderla, avrebbe sofferto enormemente non solo per la separazione dai suoi cari, ma anche per la morte di creature innocenti.

“Non voglio renderla infelice” si disse.
- Demetra non è un problema.

Al suono di quella voce sia Ade che Zeus si volsero di scatto. Dal sottobosco oscuro era emersa Atropo, a capo chino e il cappuccio della lunghissima veste nera tirato sul capo canuto.
- Atropo – salutò Ade – mi chiedevo quando tu o le tue sorelle vi sareste fatte vive. Un incontro simile fra me e Zeus non potevate proprio perdervelo, vero?
- Come puoi dire che Demetra non è un problema? – chiese Zeus, rimanendo immobile al suo posto, con i muscoli tesi come la corda di un arco.

La Moira sollevò il capo e mostrò il suo viso quadrato e raggrinzito, sul quale troneggiavano gli occhi ciechi e ridenti.
- Perché è tempo che le cose cambino anche sulla Terra – rispose.
- Ovvero? – incalzò Zeus.
- I propositi di Demetra porteranno un grande mutamento nel Mondo – tese una mano davanti a sé e dal palmo si sollevò un globo luminescente, che riflesse qualcosa di bianco cadere dal cielo e sferzare sulla Terra – la dea delle Messi creerà l’Inverno, una vera piaga per l’umanità, che arriverà quasi all’estinzione.
- E non sarebbe questo un problema? – tuonò Zeus.
- No, se Kore tornerà.

Ade aggrottò le sopracciglia nere.
- Sai meglio di me che non potrebbe tornare mai più in Superficie, una volta legata agli Inferi – disse.
- Ne sei certo? Un modo per permetterle di tornare ci sarebbe, ma il Signore dell’Olimpo deve fidarsi di noi...

Ade guardò Zeus, che alla debole luce che trapelava dalle nubi in cielo apparve invecchiato di secoli.
- Cosa suggerisci, Anziana? – chiese infine, passandosi una mano sulla folta barba.
- Domani ci sarà un’Eclissi – rivelò la Moira – e sarà in quel momento, in cui le tenebre avvolgeranno la Terra, che Ade rapirà Kore.
- Rapire? – ripeté Zeus, indignato – Non...
- ...E poi – lo interruppe Atropo, sollevando un dito nodoso davanti al viso – le farà mangiare sei chicchi di melograno. Bada, Ade! Che siano solo sei chicchi.

Ade ascoltò con attenzione, percorrendo la figura dell’anziana da capo a piedi.
- Perché solo sei chicchi? – chiese.
- Che questo sia il vostro patto! – dichiarò Atropo, prima di rispondere – Sei chicchi perché essi rappresentano sei mesi: i sei semi che ingerirà simboleggeranno il tempo che Kore trascorrerà negli Inferi con te e corrisponderanno all’Inverno nel Mondo, i sei semi che invece non ingerirà simboleggeranno i mesi in cui la tua sposa tornerà dalla madre in Superficie, ridando nuova vita alla Terra.
- Che piano folle! – commentò Zeus.
- È il piano del Fato – rispose la Moira – ed è l’unico che accontenta tutte e due le parti... Sempre se siete disposti a scendere a compromessi.

Il volto di Ade s’imporporò.
- Kore non è un oggetto – disse con fermezza – io desidero che sia lei a scegliere di seguirmi. Non ho intenzione di rapirla come se fossi il peggiore dei criminali!
- Oh Ade, Ade! Allora sarai costretto a rinunciare a lei per sempre. Mentre pronunci queste parole, già vedo il Fato mutare a tuo sfavore...

Zeus fece un passo in avanti.
- Non c’è davvero altra soluzione? – chiese – E se tu e le tue sorelle parlaste con Demetra...
- ...Non cambierebbe nulla, rimarrebbe ferma sulle sue idee.

Calò un lungo silenzio, che si protrasse per un tempo indefinito. Ade guardava Zeus e il tormento riflesso nei suoi occhi viola, e per la prima volta in vita sua provò pena per lui.

“Essere un Giudice non è cosa semplice, vero Zeus?”.
- E sia.
- Cosa?

Il Signore dell’Olimpo lo guardò negli occhi con fermezza.
- Ho detto: e sia – ripeté.
- Dunque, dovrei rapirla? – gli chiese.
- Sì.

Atropo allargò il proprio sorriso e batté le mani come una bambina, dondolandosi.
- L’Oltretomba avrà finalmente la sua Regina! – disse – È tutto perfetto!
- No, non lo è affatto – rispose Ade – perché io permetterò a Kore di scegliere. Sarà lei a decidere se mangiare o no i chicchi del melograno. Basterà un suo rifiuto e tornerà in Superficie. Io non la forzerò.

Il sorriso della Moira s’incrinò per un attimo.
- E sia, Invisibile – disse.
- Bene, allora che questo colloquio rimanga segreto – s’intromise Zeus, mesto – e che il Fato faccia il suo decorso.

Si volse per andare via, ma Atropo lo trattenne.
- Olimpio? – chiamò.

Zeus si volse a mezzobusto.
- Dimmi, Anziana – rispose.
- Congratulazioni.
- Per cosa?
- Tua moglie è incinta.

Il Signore dell’Olimpo sobbalzò due volte. Tuttavia, prima che potesse dire o fare qualcosa, la Moira era già svanita nell’ombra della notte.

Ade fece alcuni passi indietro, con gli occhi sempre puntati sul fratello minore.
- Arrivederci, Zeus – sussurrò.
- Addio, Ade.

 


*  *  *

 


- Non puoi andare avanti così!

Kore fissava un punto nel vuoto. Il suo sguardo si era spinto sull’orizzonte montuoso pezzato di bianco e oltre, verso il cielo che biancheggiava lontano.
- Kore, ti prego, mangia qualcosa!

Ciane le avvicinò una coppa d’ambrosia e della frutta secca. Il suo viso era contratto in un’espressione angosciata, ma Kore seguitava ad ignorarla.
- Kore...

Solo quando l’udì singhiozzare, si volse a guardarla e le accennò un sorriso stanco.
- Io desidero solo tornare negli Inferi da Ade – sussurrò debolmente – non mi interessa altro.

Ciane le strinse una mano, trattenendo a stento le lacrime, che rendevano il suo sguardo languido.
- Oh amica mia, vuoi abbandonarci tutti? – le chiese.

Kore distolse lo sguardo e lo fissò sul prato rigoglioso sotto di sé. Pian piano ne seguì la danza lieve al vento caldo, fino a riempirsi gli occhi del meraviglioso spettacolo che le si presentava davanti. Le margherite bianche splendevano fra i fili d’erba, come diamanti incastonati in un prezioso abito smeraldino. Il frinio delle cicale e il canto dei passerotti colmavano il silenzio e il gorgoglio costante di una fonte in lontananza pareva modulare quel concerto sommesso, spandendo nell’aria un’armonia soave. Il Sole brillava nel cielo adamantino, di un azzurro intensissimo. I suoi raggi le carezzavano la pelle che il peplo lasciava scoperta. Ma né quella visione incantevole né quel piacevolissimo calore bastarono a riempire il vuoto che sentiva nel petto e che le mordeva il cuore.

Kore sospirò e una fitta di dolore le spezzò il fiato.

Erano trascorse ormai due settimane da quando sua madre l’aveva segregata in Superficie. Vani erano stati i suoi tentativi di fuga: ogni qual volta che si allontanava, una ninfa o uno de suoi fratelli le sbarrava la strada e la riconduceva presso Demetra o, peggio, nella sua stanza sull’Olimpo, dove i pensieri divenivano insopportabili. Le premevano dolorosamente le tempie e più di una volta Kore temette di essere sul punto di impazzire.

Aveva cercato Eros in lungo e in largo, certa che lui avrebbe potuto aiutarla in qualche modo, ma da quando aveva fatto la sua apparizione nella Sala del trono di Zeus, di lui si erano come perdute le tracce. Eppure le era sembrato che quel Genio primitivo e insondabile fosse intenzionato ad aiutarla!
- Kore, pensi ancora a lui?

Ciane tornò ad essere una presenza concreta al suo fianco.
- E a chi altri? – rispose sommessamente.
- Devi dimenticarlo! Perché non giochiamo un po’ o raccogliamo fiori? Ti va?

Kore scosse il capo.
- Sono troppo debole.
- Allora mangia.

Abbassò gli occhi sul cibo e la nausea le chiuse lo stomaco. Scosse di nuovo il capo dorato e guardò l’amica con le lacrime che le rigavano le guance pallide e un po’ scavate.
- Ti prego, Ciane – singhiozzò – aiutami a tornare negli Inferi, sono certa che...
- No! – la interruppe la ninfa, corrucciando le sopracciglia – non posso.
- Non puoi o non vuoi?
- Entrambe le cose, Kore.
- Nemmeno tu vuoi che sia felice.

Ciane le gettò le braccia al collo e la strinse con forza, senza che Kore ricambiasse l’abbraccio. Si stava lentamente trasformando in una bambola di pezza. La bambola di pezza che sua madre desiderava avere fra le mani e maneggiare a proprio piacimento!
- Io desidero solo la tua felicità, amica mia! – le disse la ninfa, quasi lo urlò – Ma voglio che sia accanto ad un dio degno di te, qui in Superficie, alla luce del Sole che da sempre ha baciato le tue gote!

“Nemmeno Ciane riesce a comprendermi...”.

Kore si staccò da lei, prese la coppa ricolma di ambrosia e la portò alle labbra. Per quanto il suo stomaco fosse in subbuglio, i morsi della fame iniziavano a farsi sentire. Bevve qualche sorso e subito dopo mangiucchiò un po’ di frutta secca, sotto lo sguardo rasserenato di Ciane.

Quando ebbe finito, si alzò in piedi.
- Mia madre si starà chiedendo che fine abbia fatto – disse con voce monocorde.
- Sa che sei con me – rispose l’altra.
- Lo so, ma non voglio che mandi Ilizia a cercarmi. Detesto il modo bambinesco con cui ancora mi tratta, nonostante le voglia bene.

L’amica si risollevò e l’affiancò, prendendola per mano.
- Va bene – disse – andiamo, allora.

Demetra non era molto lontana, Kore ne sentiva l’energia diffondersi nell’aria e riscaldarla. Udiva addirittura il frusciare dei germogli e del loro schiudersi, uniti ad un intenso profumo di grano maturo.

Il prato verdeggiante lasciò ben presto il posto ad un campo di terra fertile, bruna come la scorza degli alberi. Demetra se ne stava al suo centro e con le braccia lunghe e sottili spandeva intorno a sé semi di ogni genere, che nascevano e crescevano adorni di una luce dorata. Rideva, la dea delle Messi, e con lei anche la Natura.

Ad un tratto, si volse verso di lei e le sorrise maternamente.
- Bambina mia! – chiamò – Vieni e unisciti alla mia danza! Aiutami a dare vita a questo terreno, a riempirlo di fiori e frutti!

Suo malgrado Kore sorrise, mentre Ciane si faceva da parte in silenzio. Iniziò a camminare verso la madre, avvertendo la Terra fremere leggermente sotto i propri piedi. I suoi passi erano accompagnati da un delicato fruscio. Laddove la madre aveva piantato i semi, essi si animavano, rompendosi con un suono secco e appena appena udibile e perforando il terreno morbido.

Per la prima volta dopo tanto tempo, Kore sorrise con cuore sincero. Quanto avrebbe voluto portare quella gaiezza e quella luce anche negli Inferi, per rallegrare l’animo sempre triste di Ade!

Aveva quasi raggiunto la madre, quando l’oscurità calò sulla terra. Le montagne divennero un tutt’uno con il cielo nero, mentre le ombre scivolavano a valle, mano a mano che il Sole veniva coperto dalla Luna.
- Un’eclissi? – chiese Demetra. La Natura tacque.

Kore sollevò il capo verso il cielo nell’esatto istante in cui il terreno prese a tremare con forza. Gridò, seguita dalla madre e da Ciane. Cosa stava accadendo? Un lezzo di zolfo appestò l’aria e sprazzi di miasmi mefitici sibilarono verso il cielo oscuro.

Un strappo secco coprì le grida e uno scalpiccio lesto, seguito da un cigolio di ruote, si fece sempre più vicino.
- No!!! – gridò Demetra, gettandosi in avanti.
- Kore!!! – le fece eco Ciane, tendendo le braccia verso di lei.

Kore si volse e nei suoi occhi strabuzzati si riflessero le sagome possenti di neri cavalli dagli occhi rossi. Un braccio si tese e l’afferrò al volo, issandola con forza sul cocchio d’argento trascinato da quegli animali tanto affascinanti quanto inquietanti.

Strillò e si dibatté, invano. I cavalli continuarono la propria corsa e per poco non investirono Demetra. Kore vide Ciane piangere e sciogliersi in un torrente, che cadde giù fra le zolle di terra dismesse.

L’ultima cosa che vide della Superficie fu un raggio di Sole illuminare il volto disperato di Demetra.

 

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Ciao a tutti!

Finalmente ce l’ho fatta ad aggiornare.

Che dire? Ve l’avevo detto o no che Ade aveva in mente qualcosa? E quante cose ancora devono accadere, non avete idea! Posso solo dirvi che Kore ne dovrà sopportare di cotte e di crude e... beh, leggete e scoprirete: no spoiler!

Piccolo avviso: dato che il 16 parto per una vacanzetta, il prossimo aggiornamento avverrà o a fine agosto o agli inizi di settembre. Non preoccupatevi, dato che dove andrò non avrò internet e rischierò di annoiarmi a morte, mi porterò il pc e cercherò di scrivere il più possibile (tanto per fare qualcosa di diverso).

Ringrazio con tutto il cuore Ekaterina_Poe e Lery_yy per aver aggiunto la storia alle Preferite e JulieSM per aver deciso di seguirla. Grazie! Spero di non deludervi.

 

p.s.: ho notato che il capitolo precedente non ha riscosso un grande successo e mi chiedevo se c’è qualcosa che non va, se la storia non vi entusiasma molto o se sto sbagliando qualcosa. Mi piacerebbe tantissimo ricevere le vostre opinioni, anche privatamente, non pretendo recensioni.

Perdonatemi, è che mi deprimo facilmente se non ricevo un feedback, che sia esso positivo o negativo.

 

Senza pretese e buon ferragosto,

Elly

 

 

 

   
 
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