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Autore: potterhead_slytherin    09/08/2017    0 recensioni
Secondo una leggenda molto antica, una strega, curiosa di scoprire i segreti della natura di questo mondo, si era imbattuta in tre esseri viventi: lupi, pesci e aquile. La donna rimase affascinata dalle loro doti, perciò convinse gli animali a lavorare per lei, permettendogli di esaudire il loro più grande desiderio. Alla fine chiesero tutti la stessa cosa: volevano un corpo umano. Il lupo divenne licantropo ma con dei denti aguzzi e affilati. L'Aquila divenne fata, mantenendo le sue possenti ali. Anche il pesce assunse sembianze umane pur avendo delle branchie sul collo. I servi della strega cercarono di adattarsi al mondo degli umani, ma questi non li accettarono. Il licantropo per vendicarsi delle ingiustizie dell'uomo iniziò uccidere chiunque avesse intralciato il suo cammino. La fata, al contrario, si impegnò per proteggerli. Il pesce rimase indifferente. La strega decise quindi di creare una nuova creatura, per riportare l'ordine: i cacciatori. Sono trascorsi diversi secoli dalla Rinascita, ma qualcosa è cambiato. Cosa succederebbe se un cacciatore decidesse di cancellare tutto ciò che gli era stato insegnato pur di stare con la donna che gli ha fatto riscoprire cosa significa amare e apprezzare ogni istante come se fosse l'ultimo?
Genere: Introspettivo, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 3

 

 

Ci sono persone che credono nel fato, altre nel destino. 
Alcuni si affidano ad un Dio, ritrovando in ogni avvenimento un simbolo della misericordia.
Altri ancora credono nelle stelle, negli oroscopi o nei quiz sulle riviste.
Poi ci sono quelli più anticonformisti, che fanno della loro vita un grandissimo Carpe Diem.

Personalmente, preferisco chiamarla botta di culo.

Sta di fatto che quel giorno di settembre la botta di culo non arrivò.
Ma la sfiga si. E la mia aveva un nome, un paio di occhi azzurri spettacolari ed un fisico da altleta che decisamente non poteva passare inosservato.
Nel complesso si potrebbe pensare che io stessi delirando, perchè ammettiamolo, quale persona sana di mente riterrebbe un incontro come il mio un biglietto di sola andata per Sfortunalandia?
Ad ogni modo, quando mi alzai da quella maledetta panchina compresi finalmente il senso del detto "mai giudicare un libro dalla copertina".

- Penso che tu abbia perso qualcosa – esordì il ragazzo. La sua voce era l'espressione dell'apatia avanzata. Profonda si, ma comunque piatta e priva di intonazione. Non scaturiva alcuna emozione. Il mio primo pensiero fu che avrei donato un braccio o una gamba pur di vedere cosa si nascondeva sotto quella maglietta attillata che, decisamente, non lasciava nulla all'immaginazione.
- Come scusa? - farfugliai. Stavo facendo la figura dell'idiota. Grandioso. Ottimo. Meraviglioso.

Con un cenno infastidito del capo, indicò la piccola Lucy aggrappata al suo polpaccio in stile scimmietta. A quel punto mi costrinsi a ragionare con il cervello, piuttosto che con gli ormoni, e a malincuore stabilii che si stava comportando da stronzo. Ed io odiavo gli stronzi.
- Tesoro, vieni qui – chiamai la bambina con dolcezza, tentando invano di nascondere la mia irritazione nei confronti di quel ragazzo tanto bello quanto imbecille.
In tutta risposta, Lucy iniziò a tirare la maglietta del ragazzo, riluttante all'idea di scollarsi da lui.
Mica scema, la ragazza.
Mr Gentilezza, spazientito, se la scrollò di dosso afferrandola per il braccio con un gesto brusco. Mi accovacciai, per essere alla stessa altezza della bambina, e feci per metterle il giubbotto. Il mio sguardo cadde automaticamente sul polso arrossato e sui suoi occhietti lucidi.
Mi alzai di scatto, puntandogli il dito contro – chiedile scusa. Ora -
Mi fissò come se stessi parlando arabo.
- Solo perchè hai i muscoli non significa che tu debba testarli sui bambini, deficiente. Le hai fatto male, perciò chiedile scusa. -
- Non ti hanno insegnato le buone maniere, ragazzina? - rispose lui – ti sembra il tono da utilizzare con una persona che nemmeno conosci? -
- Da che pulpito arriva la predica! - sbuffai. Poi però mi resi conto che se avessi continuato in quella direzione non avrei concluso nulla. – ora se perfavore potessi chiederle scusa, ti sarei immensamente grata. È stata una giornata parecchio difficile, ed ho un disperato bisogno di tornare a casa – sorrisi in maniera palesemente forzata. Sbattei le lunga ciglia macchiate dal mascara per tre volte.
- Scusami – disse a denti stretti, rivolgendosi alla diretta interessata.
- Perfetto. Lucy, andiamo? -
La bambina aveva assistito a tutta la scena con un'espressione strana in volto. La presi per mano e la condussi verso l'uscita, trattenendomi dal mandare a quel paese Mr Gentilezza.
- La prossima volta, ti consiglio vivamente di stare attenta a dove lasci le tue cose -
L'aveva chiamata di nuovo "cosa". Eh no, una volta passi, ma ora basta.
- E chi saresti tu, mio padre? - sbottai.
Una scintilla che non seppi identificare gli attraversò lo sguardo, prima che mi decidessi ad uscire dal locale sbattendo la porta alle mie spalle.

****

Riaccompagnai a casa Lucy autocostringendomi a non mettermi ad urlare per il nervoso, consapevole del fatto che ne sarebbero uscite solo un centinaio di parole poco piacevoli.
Quella giornata era iniziata decisamente con il piede sbagliato.
A quanto pare essere vittima di un furto non era sufficiente. Certo che no, ci si doveva mettere anche quel damerino sputasentenze con il suo fare altezzoso e quegli occhi da favola a peggiorare il mio umore. Il viaggio fu incredibilmente tranquillo. Quando parcheggiai davanti alla villa, vidi il mio migliore amico intento a sistemare alcuni cavi della sua auto. Un classico.

La bambina corse incontro al fratello, che la prese in braccio facendola volare in aria ruotando su se stesso. Lucy rise, gli occhietti chiusi e la bocca spalancata. Appena i suoi piedi toccarono di nuovo il terreno, mi corse incontro, abbracciandomi le gambe. Mi guardò dal basso all'alto, con un'espressione da cucciolo in volto. Era così adorabile.
- Ti va di vedere la mia casa delle Barbie nuova? - mi domandò.
-Hey gnoma – se ne spuntò fuori Jake, accorgendosi solo in quel momento della mia presenza. Si asciugò le mani unte d'olio sui pantaloni e mi fece l'occhiolino.
Sorrisi – Ciao Jake – Incredibile come due semplici parole gli bastassero per farmi tornare il buonuomore.
-Dovresti proprio vederla la casa di Barbie. Ha anche la piscina. Quella biondina e Ken se la spassano alla grande... -
- Jake! - lo ammonii scoppiando a ridere. - Inizia ad entrare Lucy, io ti raggiungo tra un momento – dissi poi alla bambina. Quest'ultima corse tutta contenta in casa.
Nel frattempo il fratello si era rimesso a trafficare con la macchina.
- Che combini? - indagai avvicinandomi a lui.
- Sto facendo una super modifica al motore! Vedrai gnoma, questa bellezza tornerà a correre come una meraviglia! - esclamò entusiasta.
- Lo spero bene... - dissi – potrebbe tornare utile. -
Mi guardò alzando il sopracciglio. Alzai gli occhi al cielo – Mi hanno fregato la bici. L'ho legata ad un albero a Green Park, ma quando sono tornata a prenderla era scomparsa. Non è che domani mattina potresti darmi un passaggio a scuola? - implorai sbattendo le ciglia.
- Niente da fare gnoma – rispose.
- Okay spara, che cosa vuoi? -
- Cinquanta bigliettoni -
Scoppiai a ridere, sarcastica- te lo scordi! Dieci sterline, non di più-
- Andata, ma voglio il numero della tua amica cameriera -
- Liz? Non hai speranze, è già impegnata – mentii spudoratamente. Ero quasi sicura che Elizabeth avesse un debole per il mio amico, ma le volevo troppo bene per regalarle un destino simile. Può sembrare un controsenso lo so, ma conoscevo Jake come le mie tasche e sapevo perfettamente quale fosse il suo intento. Non era esattamente il tipo da storia seria e non c'era una ragazza della scuola con cui non fosse andato a letto. A parte me, s'intende. Liz, al contrario, era troppo buona e gentile, ed io non avevo alcuna intenzione di vederla soffrire per uno stronzo. Come ho già detto, io odiavo gli stronzi e per quanto mi dispiacesse ammetterlo, in campo sentimentale Jake era uno di loro.
- Questo perchè non ha ancora visto il mio fascino – replicò fingendo un tono provocante e mettendo in motra i bicipiti.
Scossi la testa, risoluta – Non se ne parla -
Jake sbuffò – E va bene gnoma, come preferisci. Ma sappi che sei in debito con me -
- Oh...che paura! -lo schernii ridendo – me la faccio sotto dal terrore! -
Feci qualche passo indietro e sorrisi mostrandogli la linguaccia.
In tutta risposta il biondo mi raggiunse in due falcate. Io però fui più veloce ed iniziai a correre per il giardino più forte che potevo, mentre Jake cercava di acciuffarmi.
-É inutile che scappi gnoma, non hai speranze! -
-Prima però devi riuscire a prendermi – gli feci il verso. Entrai in casa come una furia.
Iniziammo ad inseguirci intorno al tavolo, spostando le sedie e facendo un gran trambusto.
Tentai di rifugiarmi in salotto, ma inciampai nel tappeto dando a Jake un breve vantaggio che gli permise di afferrarmi per i fianchi. Crollammo sul divano, il respiro affannoso per la corsa.
- Ti ho presa! - sussurrò vicino al mio orecchio. Avevo la schiena appoggiata sul suo petto e le sue braccia a stritolarmi in una morsa togli respiro.
- No, mai! - gridai leccandogli il braccio. La sua presa si allentò immediatamente ed io riuscii a liberarmi.
- Bleah che schifo, gnoma! - si lamentò pulendosi con gesti frenetici la bava che gli avevo lasciato sulla pelle.
In piedi davanti a lui, feci il segno di vittoria con le dita e poi gli dissi – Portami a scuola, gratis e senza strani ricatti – stabilii cercando di risultare seria.
Sbuffò – ti odio -
Sorrisi – bugiardo. Ora alzati, abbiamo una casa di Barbie da arredare.-

NDA
Sono tornata!
Questo era un breve capitolo di passaggio per
presentare dei nuovi personaggi, spero vi sia piaciuto.
Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!
Alla prossima
Potterhead_slytherin
Greta

 

   
 
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