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Autore: grethy03    10/08/2017    0 recensioni
Due ragazzi completamente diversi entrano in contatto in un apparente contesto scolastico.
Alessio: il solito ragazzo disordinato e "piantagrane" che reputa la sua vita una noia, così come la scuola e qualsiasi tipo di legame con le altre persone.
Riccardo: un ragazzo, meglio definito "ragazzino", che sembra fin troppo piccolo per poter frequentare il secondo anno di liceo; al contrario del suo fisico, la sua mente è grande.
Così come ci si aspetterebbe da un ragazzo del genere, Riccardo nasconde a tutti, perfino alla sua famiglia, la vera vita che conduce ogni giorno, difficile e sconvolgente.
Un inaspettato incontro spingerà Alessio a porsi sempre più domande su quello strano ragazzo.
Come si svolgerà la storia dei due incompatibili compagni di banco?
Genere: Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Dom, 5 novembre, notte

- Ti viene in mente proprio adesso? Non ricordi che viviamo insieme? -

- E quindi? -

- E quindi puoi dirmelo quando vuoi, ma ora no -

Matteo mi si avvicinò con aria supplichevole.

- Ti prego, sento che questo è il momento giusto -

Sbuffai, poi gli feci cenno di andare avanti.

- È da un po' che voglio dirtelo, ma non trovo mai il...coraggio -

Mi sentii estremamente a disagio, un po' meno di quando stavo con Noemi, forse solo perché lui era un maschio.

- Per farla breve...mi piaci, ma questo lo sai già -

Non fiatai, anche perché il ragazzo sembrava intenzionato a continuare.

- O almeno questo è quello che pensavo fino a qualche minuto fa-

Si grattò la nuca imbarazzato.

- Il fatto è che mi sono reso conto di una cosa mentre tu non c'eri...mi sei mancato e... -

Non riuscivo a guardarlo in viso, la situazione si stava facendo troppo complicata, soprattutto perché non avevo la minima idea di cosa avrei dovuto rispondere.

- Ed ero geloso -

- Eh? -

Spalancai gli occhi e me li stropicciai, come se mi fossi appena svegliato da un sonno profondo.

- Sono geloso, Ale. Non riesco a sopportare il fatto che tu abbia occhi solo per lui, io non... -

Gli misi entrambe le mani sulle spalle per farlo zittire.

- Ascolta, Matteo...penso che questo discorso sia insensato... -

- No, affatto! Sto cercando di dirti una cosa seria, i-io -

- Ti prego, questo non è proprio il momento giusto -

Mi voltai, intento a raggiungere gli altri e prenderli a schiaffi, un po' per sfogarmi e un po' per fargli rendere conto che erano degli idioti.

- Ale, io ti amo! -

Con mio grande stupore, non mi sentii mancare l'aria, il cuore rimase al suo posto, le gambe continuavano a reggermi saldamente, mi sentivo benissimo, a parte la droga ovviamente. Era una sensazione completamente diversa da quella che avevo provato con Riccardo.
Le sue braccia si chiusero attorno al mio busto, che poco prima era stato circondato da due gambe esili e calde.

- Matteo, ho fumato, non è il caso -

- No, tu stai benissimo, voglio che tu mi dica qualcosa...qualsiasi cosa -

- Basta! Sta diventando un cazzo di telefilm per dodicenni in crescita ormonale. Sai che ti dico? Che non ce la faccio più a giocare al ragazzo paranoico, sapevi benissimo che avresti sofferto dicendomi questa cosa...quindi finisco di farti male-

La sua stretta si indebolì, lo spinsi via e mi voltai per guardarlo in faccia.

- Tu non mi conosci, non hai idea di chi sia o di quello che ho passato, perché non sono solo un disgraziato che ha perso i genitori, sono pazzo -

Non avevo mai visto Matteo così triste e confuso, forse non l'avevo mai  visto triste, perché sorrideva sempre come un cretino, chissà se anche lui aveva dei problemi.

"Sicuramente, ma ne ho già troppi per conto mio"

- Ale...che stai dicendo? Calmati, io...scusami, hai ragione, ne parleremo un'altra volta. Ora dobbiamo tornare a casa -

- No. Io non ci torno, quella non è casa mia! Voi non siete la mia famiglia...voi non avete idea... -

Mi misi le mani fra i capelli e mi piegai sulle ginocchia, la voce era interrotta per via del cuore che mi martellava nel petto, ero furioso.

- Ale...tranquillo... -

Il ragazzo si avvicinò, ma lo spinsi una seconda volta.

- Se solo sapessi...se solo voi sapeste quello che ho fatto...tu non mi ami, non puoi amare una persona del genere, solo uno più pazzo di me potrebbe -

Sorrisi amaramente e un viso familiare apparve nella mia testa, facendomi infuocare le guance.

- Allora dimmi cos'hai fatto! Sono sicuro che posso aiutarti...io ci tengo a te, accetterò qualsiasi cosa... -

Mi rimisi in piedi e mi passai il dorso della mano sulle labbra secche.

- Ho ucciso i miei genitori -

Il ragazzo indietreggiò senza distogliere lo sguardo dalla mia figura, era terrorizzato.

"Ora so come ci si sente, Ro...tu sei forte, più forte di me e di chiunque altro io abbia mai conosciuto"

- No...non mi dire questo... -

Fissai i miei occhi nei suoi.

- Ale, non è vero...non è vero! -

Matteo urlò, incredulo.

- Non puoi avermi mentito così...non l'avresti mai fatto, anche se sei il più grande imbecille sulla faccia della Terra!-

Mi avvicinai, lui continuò a indietreggiare.

- Ho mentito perfino a me stesso, quindi che problema c'è se lo faccio anche con gli altri? Non l'ho fatto mica apposta...certo che no -

Gli tesi la mano, lui esitò qualche istante prima di afferrarla.

- Torniamo a casa? -

Mi guardò come se avesse appena assistito a un esorcismo: un attimo prima stavo urlando cose apparentemente senza senso, quello dopo mi rivolgevo a lui come fa un padrone con il suo cane in modo amichevole dopo avergli rifilato un calcio in un fianco, e Matteo era un cane fin troppo fedele.
Si sforzò di ritornare alla normalità anche lui, forse imponendosi un pensiero del tipo "è più fatto di quanto pensassi".

Alla fine Rosanna, da brava madre - dittatrice, non ci aveva pensato due volte a chiamare la mamma di Marco e a scoprire la verità. Durante il viaggio di ritorno, non fece altro che riempire le nostre teste doloranti di urla isteriche sulla sicurezza e il rispetto nei confronti dei "poveri genitori"; per fortuna pensava avessimo solo bevuto un po', altrimenti non si sarebbe risparmiata qualche schiaffo in faccia.

Mentre sua madre continuava a sbraitare contro il largo vetro appannato, Matteo si avvicinò al mio orecchio e sussurrò.

- Quindi è vero? -

Sorrisi appena.

- Certo che no -

Lui sospirò di sollievo e io appoggiai la fronte contro il finestrino ghiacciato.

Lun, 6 novembre, mattina

- Alzati! -

- M-mh... -

Matteo mi tolse brutalmente le coperte di dosso, facendomi morire di freddo.

- Possibile che ogni giorno dobbiamo fare questa scenata? -

Mi misi il cuscino in faccia.

- N-no...ieri non l'ho fatto -

- Ieri era domenica -

Lo ignorai, finché non prese a tirarmi per le caviglie giù dal letto.

- Mi fai male! -

- Che m'importa? Muoviti, vai a fare colazione -

Andai al bagno, poi mi precipitai giù per le scale con la pancia che brontolava.
Ero così stonato che feci cadere una fetta biscottata sul mio adorato pigiama, ovviamente con la parte fatta di marmellata rivolta verso il basso. Matteo rise, gli rifilai un'occhiataccia e gli rovesciai mezza tazza di latte sui jeans.

- Dovresti vestirti dopo aver fatto colazione, puoi sporcarti -

Risalii in fretta le scale e andai a vestirmi.

La professoressa di italiano entrò in classe già di cattivo umore, con i lunghi capelli biondi insolitamente in disordine, sembrava avesse appena infilato un dito in una presa.
Io e Riccardo ci scambiammo un'occhiata d'intesa, poi mi avvicinai al suo orecchio.

- Brutta mattinata, eh? -

- Preparati, oggi ti interroga. Me lo sento! -

- Che?! -

- Voi due! Voi due in fondo all'aula... sì, proprio voi! -

Il suo indice era puntato contro di noi, esso terminava in una terrificante unghia fucsia.

- Se avete così tanta voglia di parlare, allora venite a farlo qui! Su! -

Sospirai.

- Va bene -

Mi alzai e feci cenno a Riccardo di restare al suo posto.

- Bene! Ragazzi, prendete esempio, oggi il vostro compagno ha deciso di sacrificarsi per voi -

Una risatina si diffuse all'interno delle vecchie mura grigie.
Suonata la campana, la strega mi mandò a posto con aria insoddisfatta, gridandomi dietro che mi avrebbe fatto bocciare.

- Alla fine avevi ragione, mi ha interrogato -

- Uhm...non intendevo proprio in quel modo, scusa -

Gli rivolsi un'espressione contrariata.

- No che non ti scuso, per colpa tua ho un'altra insufficienza...grazie tante -

Il sorriso scomparve dalla sua faccia, lasciando spazio a due occhi tristi e dispiaciuti.

- S-scusa...non pensavo che l'avessi presa così... -

Voltai la testa ed evitai di rispondere.

- Hey...posso fare qualcosa per...?-

- Mmh, vediamoci oggi pomeriggio alle quattro al parco -

- O-okay... -

Lun, 6 novembre, pomeriggio

Feci qualche minuto di ritardo dal momento che ero arrivato fin lì a piedi, di certo non potevo chiedere alla madre di Matteo di accompagnarmi al parco dal ragazzo che mi piaceva, specialmente non davanti al figlio.
Riccardo era già lì, camminava lentamente avanti e indietro con la testa bassa e i capelli che gli ricoprivano il viso. Non appena mi vide da lontano, mi corse incontro.

- Hey... pensavo volessi darmi buca di nuovo -

Si fece sfuggire una risatina nervosa, che parve voler rimangiare subito dopo.

- Ciao -

- A-allora...ho pensato a un paio di cose che posso fare per scusarmi... -

- No, no, tranquillo, stavo scherzando -

Mi grattai la nuca imbarazzato.

- Era solo un pretesto per parlarti di una cosa -

- Ah, davvero...? O-okay -

Parve subito più sollevato.
Mi diressi verso una panchina di legno malridotta, dove lui si sedette immediatamente, con le gambe che penzolavano.

- Quindi? -

Scossi la testa, indeciso su cosa dire.

"Bene, da dove dovrei iniziare?"

- Non ho capito di cosa vuoi parlarmi precisamente... -

- A-ah! Sì...ecco...riguardo l'altra sera, quando sono rimasto a casa con te -

Il suo viso si colorò subito di un rosso vivo.

- Sono successe delle cose... -

- Eh?! C-che tipo di cose? -

- Quindi non ti ricordi niente? -

- No... -

- Niente di niente? -

Ci pensò un po'.

- Solo che...uhm....stavo sull'altalena e hai chiamato Roberto, che sei venuto anche tu in macchina con noi e poi ho preso una medicina schifosa per il mal di pancia...ecco -

- Ma...tu sai che non avevi mal di pancia, vero? -

Sentii il suo corpo irrigidirsi di fianco al mio.

- C-certo che avevo mal di pancia... -

Sbuffai.

- Non capisco se cerchi di mentirmi o se davvero non ricordi nulla -

- N-no, non ricordo nulla! Invece di girarci attorno, dimmi cos'è successo! -

Un pensiero accattivante si affacciò alla mia mente, lo accolsi con piacere.

- Be'...non so se conviene dirtelo in questo modo -

Mi avvicinai a lui e gli circondai la vita con un braccio, protendendomi con le labbra a sfiorare il suo orecchio. Percepii il calore che emanava il suo viso.

- Stavamo per farlo... -

Lo vidi trattenere il fiato e spalancare gli occhi.

- F-fare cosa? -

- Quello...lo sai, no? -

Deglutì sonoramente, ma non osò ancora aprire bocca.
Passarono dei secondi di silenzio interminabili.

"Dio... com'è carino quando è imbarazzato, anche se forse sto esagerando un po' ..."

- Q-quindi... cos'è successo? C-cioè ho fatto qualcosa? N-non che non volessi...p-però...non pensavo c-che...uhm...ecco... -

Gli diedi una pacca sulla nuca.

- Stavo scherzando, scemo -

Trattenne il respiro per la seconda volta.

- S-sei serio? -

- Mai stato così serio -

- O-oh...ma sei uno stronzo! -

Mi diede una spinta, ma non mi fece muovere neanche di un centimetro.

- Hey, che pensi di fare? -

- Ucciderti! -

Ci guardammo entrambi negli occhi, senza parole, poi scoppiammo a ridere.

- Allora fallo, morirò felice -

- Questo lo dici tu! -

Rise di nuovo; era ancora più bello con il sole che gli batteva sul viso e gli faceva brillare gli occhi.
Lasciai perdere ciò che dovevo chiedergli, in fondo che importava se quello che mi aveva detto era vero o no? Io lo amavo e ne ero fermamente convinto, mi bastava.
Riccardo simulò due colpi di tosse per richiamare la mia attenzione.

- A che pensi? -

- A te -

Il ragazzo aprì la bocca per dire qualcosa, poi la richiuse.

- Che c'è? -

- Niente... è che non capisco se mi prendi in giro quando fai così -

- Non lo saprai mai -

- Uff! Comunque...che dovevi dirmi? -

- Oh...no, niente, non ci pensare -

- Come? Mi hai fatto venire a piedi fino a qui e poi non mi dici niente! -

- E non ne è valsa la pensa? -

Sfoggiai un sorriso, al quale lui rispose alzando le sopracciglia.

- No -

Feci finta di rimanerci male.

- È inutile, non funziona più -

- D'accordo... -

In quel momento il cellulare prese a vibrare, sul display c'era un numero che non conoscevo, quindi lo rimisi in tasca.

- Che fai, non rispondi? -

- Non so neanche chi sia -

Ma il cellulare riprese con la sua vibrazione odiosa.

- Pronto? -

- Hey, ciao! -

Quella voce mi fece rabbrividire, anche Riccardo se ne accorse.

- Ciao... -

- Sono Noemi, se non l'avessi capito! -

"Certo che l'ho capito, nessuno a parte te ingoia tre barattoli di miele prima di parlare"

- Sì, l'ho capito, che c'è? -

- Che fai? Stai studiando? -

Per poco non scoppiai a ridere.

- No, perché? -

- Be'...dato che oggi hai preso un'insufficienza, mi chiedevo se volessi una mano per recuperare... -

Declinai subito l'offerta.

- No, grazie, non preoccuparti, posso farcela da solo -

Cominciò a parlare in fretta per paura che attaccassi.

- S-sicuro? Oggi a scuola non sembrava così...se ti serve aiuto fammi sapere! -

-Okay, ciao -

Terminai la telefonata, poi sospirai pesantemente.

- Chi era? -

- Noemi -

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo.

- E voleva aiutarti a studiare? -

- Già -

- Tipo... voi due nella stessa stanza? Da soli? -

- Hey, non ti preoccupare, preferirei stare nella stanza con una cavalletta -

- Le cavallette sono carine -

- Scherzi? Non esiste cosa più schifosa -

- Sai che così stai insultando Noemi? E anche tanto... -

- Oops! -

- Dai... -

- Non è colpa mia! È lei che si fa detestare... -

- Sì, sì, certo...lo so benissimo che non ti va a genio quasi nessuno -

- Togli il "quasi" -

- No, il "quasi" sono io -

- Intelligente il ragazzo -

- Avevi dubbi? -

Annuii, beccandomi un'occhiataccia.

- Dato che sono così intelligente, perché non ripeti con me? -

- Non ho i libri -

- A casa mia -

Sussultai.

- Be'...sempre meglio che studiare con Noemi... -

Giungemmo a piedi fino a casa sua; davanti alla porta di casa, il ragazzo mi fece cenno di entrare.

- Non c'è nessuno? -

- No, nonna è tornata a casa sua per un paio di giorni, in un paese qui vicino, papà lavora -

Avvertii una strana sensazione quando il ragazzo chiamò in quel modo il compagno della madre.

- Non vieni? -

Riccardo era fermo sulle scale.

- Ah, andiamo sopra? -

- Certo! Ora che non c'è mamma...almeno possiamo stare dove vogliamo -

Alla vista del suo letto mi tornarono in mente le scene dell'altra sera: lui che parlava con Puzzola, lui che rideva come un bimbo, lui che si svestiva...

- Allora...uhm...ecco! -

Lanciò un libro di antologia sul letto.

- E che ci faccio con questo? -

- Da quanto tempo non leggi? -

- Leggo i messaggi -

Riccardo mi sbattè il libro in testa con fare scherzoso.

- Ahi! -

- Lo farò altre mille volte se non ti muovi -

Iniziai a piagnucolare, mentre l'altro sfogliava il libro in cerca di un brano tratto da qualche noiosissima opera di qualche noiosissimo autore.

Dopo un lungo tempo di sofferenza interminabile, Riccardo guardò l'orologio e sgranò gli occhi.

- Sono già le sette! -

- Bene, allora abbiamo finito? -

- Per oggi sì -

- In che senso "per oggi"? -

- Nel senso che ti torturerò finché non avrai recuperato quel voto -

Sorrisi maliziosamente.

- Ah...quindi lo stai facendo perché ti senti in colpa -

- Forse...oppure perché voglio stare da solo con te -

Si avvicinò pericolosamente e mi prese il viso fra le mani; sentii il suo fiato caldo sulla faccia, poi le nostre labbra si sfiorarono. Un nodo mi strinse lo stomaco, mi ritrassi.

- Che hai? -

- Niente... non dovresti fare queste cose all'improvviso -

Entrambi ci mettemmo sull'attenti quando sentimmo la porta di casa aprirsi.

- Oh... è mio padre, non farci caso-

Pochi attimi dopo, l'uomo si affacciò alla porta con un sorriso.

- Ciao, Alessio! -

- Buonasera... -

"Dai Ale, non comportarti da idiota anche oggi...ti prego. Cerca di fare bella figura"

- Oh, stavate studiando? -

I suoi occhi si posarono sul libro ancora aperto.

- Allora vi lascio in pace...Ah! Alessio, stasera mangi con noi? -

- No, gr... -

- Sì, mangia con noi! -

"Ro, giuro che dopo ti picchio..."

- Bene, allora mi astengo dal cucinare stasera...non sono mica bravo quanto la nonna, vero Ro?-

Il ragazzo annuì con fare annoiato, come se fosse abituato a quelle battute stupide.
L'uomo ci rimase un po' male.

- Ordino delle pizze -

Chiuse la porta e rimanemmo entrambi a bocca serrata finché non sentimmo più i suoi passi nel corridoio.

- Ro, ma sei pazzo? -

- Faresti meglio ad avvertire Matteo -

Sbuffai.

- Già -

Gli mandai un messaggio, omettendo il fatto che ero stato tutto il giorno con Riccardo, che ero a casa sua e che avremmo mangiato insieme; in pratica gli scrissi che non sarei tornato per cena perché "avevo da fare".

- Allora... dov'eravamo rimasti? -

Il ragazzo mi si avvicinò di nuovo.

- S-sei sicuro? Insomma... c'è tuo padre di là -

Mi fece cenno di stare zitto e ascoltare.

- Senti? Sta guardando il telegiornale -

- O-okay...ma non va bene così! -

Riccardo sbuffò.

- Cos'è che non ti va bene? -

- E-ecco...non va bene che sia tu a fare il primo passo, devo farlo io -

- Ma se sei tu che balbetti e ti vergogni! -

- Appunto, dovresti farlo tu -

- Mi stai dicendo di essere insicuro l'unica volta che non lo sono? -

- S-sì... -

- Ti ho mai detto che sei un idiota? -

- Fin troppe volte -

- Bene, sei un idiota -

Poggiò le labbra sulle mie, rabbrividii da capo a piedi; era da troppo tempo che non accadeva, tanto che quel breve contatto non mi bastò affatto. Affondai una mano nei capelli che gli ricoprivano la nuca, cogliendolo di sorpresa. Il ragazzo appoggiò le mani sul mio petto per non cadere in avanti, senza però allontanarsi dalle mie labbra. Approfondii il bacio, quasi gemendo per il piacere. Percepii i sottili peli biondi rizzarsi sulle sue braccia, mentre le mie mani scendevano lungo il suo corpo minuto. I nostri petti si scontrarono, le sue mani si intrecciarono dietro la mia schiena, facendomi il solletico. Poco dopo mi spinse, costringendomi a stare steso; rischiai di tirargli un bel po' di capelli mentre mi protendevo all'indietro. Lui si mise cavalcioni su di me.

"Non sto sognando, vero? Giuro che se è un sogno vado da Riccardo e lo costringo a fare quello che sta combinando adesso"

Le sue mani calde si inoltrarono sotto la mia maglietta, accarezzandomi ritmicamente i fianchi.

"Ma è lo stesso ragazzo che si è messo quasi a piangere per avere un porcellino rosa? Da quando è così diretto?"

Aprii gli occhi per accertarmi che non fosse un sogno, e no, non lo sembrava affatto. Iniziai a dubitare che, prima di vedere me, Riccardo avesse incontrato Marco e si fossero drogati insieme.

"Decisamente, non è possibile che questo stia succedendo"

Le sue labbra si staccarono dalle mie, ma null'altro cambiò.

- Stai bene? Sei un po'...teso -

Evitai i suoi occhi che mi cercavano, non volevo arrossire come una ragazzina.

- N-no, è che...non pensavo avessi tutta questa... -

- Voglia? -

- Veramente stavo per dire schiettezza -

- Quella è un'altra cosa -

- Oh...capisco -

Aggrottò le sopracciglia per scrutarmi meglio.

- Pensavi che fossi perennemente timido? -

- Direi più... bipolare -

- Chi non lo è? -

Quelle parole erano tremendamente vere, bastava guardare me.

Mi tirai su con i gomiti e premetti le mie labbra sulle sue, poi riappoggiai la testa sul cuscino morbido. Scostai i capelli da un lato del suo viso e cominciai a baciargli il collo, avevo sempre desiderato farlo, dal primo giorno in cui l'avevo visto. Il suo respiro accelerò, le mani si strinsero attorno ai miei fianchi; sussultai quando le sue unghie scivolarono lungo la mia pelle, lui sorrise.

- Oh...Puzzola ci sta guardando -

Lanciai un'occhiataccia a Riccardo, il quale mise il pupazzo a testa in giù.

- Pensi davvero che sia geloso di me? -

- Suppongo di sì, devi capire che la mia storia d'amore con lui va avanti da molto tempo...solo che è un po' complicata -

- Sì, ma guardalo...lui è bello, sexy, alla moda, non ha niente da invidiarmi -

- Oh...invece sì. Lui non sa baciare bene come fai tu -

- Non dirmi che hai provato a baciarlo, Dio...sto immaginando la scena -

Lui scoppiò a ridere.
Gli lasciai un bacio sul labbro inferiore, ancora umido.

- La vedi come una cosa così negativa? -

- Potrei pensare che hai qualche rotella fuori posto, niente di più -

Gli morsi una spalla.

- Ragazzi, sono arrivate le pizze! -

Ci mettemmo a sedere all'istante, aggiustandoci i capelli e i vestiti.
Mi alzai dal letto, ma il ragazzo mi trattenne per una manica della maglia.

- Hai fatto così anche con Matteo? -

I suoi occhi adesso erano tristi e mi scrutavano attentamente, guizzando da una parte all'altra.

- Non... esattamente -

- Siete andati oltre? -

- Ro, non dirmi che tutto questo è successo solo perché sei geloso di lui -

- No...forse solo un pochino, ma...-

Mi attirò ancora di più verso di lui.

- Dimmi che non è successo nient'altro e che non succederà -

- Non succederà niente, anche se... -

Sospirai.

- Anche se? -

- Mi ha detto che...mi ama -

I suoi occhi si spensero, lo vidi deglutire e schiudere le labbra già secche; delle lacrime si affacciarono ai suoi grandi occhi verdi, colmi di delusione. Sapevo benissimo a cosa stava pensando: avrebbe voluto dirmelo prima di lui, anche se non sapeva di averlo già fatto.

  
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