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Autore: Davos    10/08/2017    0 recensioni
Il Cosmo, un luogo pieno di meraviglie e storia.
Le otto più potenti monarchie del Cosmo si affrontano tra loro per la pace, subordinati al Notaio.
La fiamma blu e bianca si sta accendendo, portando il sangue a nascere.
Genere: Avventura, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Kyo era avvolta da una coperta, seduta sul letto.
Il Notaio aveva in mano l’agenda rossa, continuando a leggerla, incuriosito dalle informazioni presenti all’interno.
Ravon e Laya osservavano i cocci del vaso, cercando di capire cosa avesse spinto Kyo a prenderlo.
La studentessa teneva con entrambe le mani una tazza bianca piena di caffè, cercando di riprendersi dallo shock subito.
“Ho sbagliato.”
Ravon si avvicinò alla ragazzina, mettendole la mano destra sui capelli.
“Kyo, tu non hai sbagliato. Sei stata solo ipnotizzata dal vaso.”
Il Notaio chiuse l’agenda, guardando il proprio assistente.
“Ravon, lascia stare Kyo. Laya, viene anche tu fuori dalla stanza, voglio parlare.”
I tre uscirono dalla camera da letto, lasciando sola la tirocinante.
Il vecchio chiuse la porta di legno, prendendo una sedia nel tavolo di legno presente nel salotto.
“Da quando siamo tornati dall’Archivio, sento che Kyo non sia più la stessa.”
L’Assistente, ancora con i cocci in mano, prese la propria tazza di caffè e la porse sulle labbra, continuando a fissare il suo maestro.
Laya rispose al suo superiore.
“La lasci stare, è spaventata dall’evento.”
“No, non è spaventata dall’evento. Lei non poteva sapere che quel vaso la avrebbe attirata a sé.”
La guardiana si mise le mani fra i capelli verdi.
“Ho analizzato quel vaso, la sua storicità risale all’Era Soppressa. Forse era infestato da qualche spirito.”
Il vecchio era turbato.
Le sue rughe formavano un volto tetro, violento.
“Ho promesso di non dirlo, ma di voi mi posso fidare. Il Cartografo, all’interno dell’agenda, ha scritto in modo approfondito della linea di sangue della Famiglia di Mor, legata alle Famiglie Reali sia di Sin che di Bon. Quel vaso era stato forgiato con il sangue dei Sin, creato per ospitare metaforicamente la discendenza dell’Ultimo Principe. Chi  riesce a sentire voci provenire dal vaso possiede tracce di sangue Sin scorrere nelle proprie vene.”
Ravon allargò gli occhi, appoggiando velocemente la tazza quasi vuota.
“Capo, stai intendendo che Kyo possa essere parente di Ason e Sona?”
“Jerome Bomble mi ha detto un paio di cose su Kyo. Noi dobbiamo proteggerla, perché il suo sangue non è comune sangue di Sin.”
Laya si portò le mani alla bocca, avendo capito tutto.
Ravon rimase rigido, spaventato da quell’idea troppo vera.
Il vecchio si mise le mani in testa, fissando la copertina rosso sangue dell’agenda.
“Kyo è, forse l’unica, discendente della Famiglia Reale del Trono Congiunto di Sin e Bon, anche noto come Trono di Mor. In pratica, lei è la legittima discendente d tutti gli Otto Troni.”
In questo momento Ravon si mise le mani fra i capelli, alzandosi dalla sedia.
“Kyo Leivl è la detentrice di tutti i troni?!”
Laya rimase a bocca aperta, fissando uno dei cocci del vaso.
“Ason ha iniziato la guerra perché non potrebbe essere vera la sua discendenza. Sona ha iniziato la guerra perché non vuole che nessuno creda a queste voci. L’Esercito Inferiore si è unito alla guerra perché vuole mettere le mani sul Fulcro. Capo, noi da che parte siamo?”
Il Notaio fissò l’agenda per un momento, aprendola in una pagina a caso.
“Il Cartografo ha scritto troppa roba che potrebbe annullare le stesse Carte degli Otto redatte da lui in persona. Per esempio parla di progetti abbandonati, creati con l’aiuto del Demiurgo. Se capisco bene la lingua antica, sembra parli di un trono aggiuntivo, che andrebbe a combaciare perfettamente con la leggenda del nono trono.”
Ravon si riempì la tazza verde con del caffè, cercando di ingoiare la notizia amara.
Il Notaio si mise le mani in volto, non credendo a tutto quello.
Laya rimase a guardare il tavolo, china nei suoi pensieri.
“Cosa avete tutti?”
I tre si girarono verso la porta della camera, scoprendo la tirocinante fuori dal letto.
Gli occhi girarono tra loro, cercando un modo per non dire la verità.
Ravon rise in modo frenetico.
“Ecco…”
Detto questo, l’Assistente fece uno scatto dalla sedia, sparendo oltre una delle porte presenti nel salotto.
La ragazza dai capelli verdi guardò il suo maestro, non volendo fissare Kyo in volto.
Il Notaio si schiarì la voce, parlando faccia a faccia con la discendente di Mor.
“Abbiamo scoperto, con nostro sommo rammarico, che potrebbe esistere un nono trono capace di spezzare la Catena e infrangere le Carte degli Otto.”
Kyo sorrise a quella risposta, affascinata dal mistero.
“Quindi, signor Notaio, vorresti usare questo nono trono per fermare gli altri detentori?”
“Sì, bisogna trovarlo prima che lo trovino gli altri.”
“Io sono con te, chiedimi tutto e ti aiuterò.”
Laya e il Notaio si guardarono negli occhi, cercando di sorridere, mentre la studentessa rientrò nella stanza.
La guardiana del cancello rise per un momento, fissando il vecchio.
“Trovare il nono trono?! Idea mai più azzeccata, caro mio Notaio.”
“Non prenderti gioco di me, Laya. Forse realmente il nono trono potrebbe aiutarci.”
Ci fu un attimo di silenzio.
Ravon entrò di nuovo nella stanza, entrambe le mani tenevano una tazza.
“Ravon, non bere troppo caffè, poi diventi nervoso.”
L’attendente sembrava già esserlo, ma non a causa del caffè.
Il Notaio fissò ancora una volta i due assistenti.
“Questo segreto deve stare tra noi, non voglio che Kyo lo venga a sapere.”
In quel momento, un uomo con una maschera tribale e pelliccia entrò nella stanza.
L’indigeno si inginocchiò al cospetto del Notaio, dandoli una busta.
Il Notaio guardò la busta, rompendo il sigillo riconoscibile.
Il vecchio lesse velocemente la lettera, dicendo a voce il contenuto.
“Ason ha conquistato le Antiche Rovine di Sin. I quattro troni minori hanno incontrato alcuni membri importanti dell’Esercito Inferiore e fatto attaccare diversi alleati di Zentia.”
L’indigeno parlò anche all’orecchio di Laya, rivelandoli qualcosa.
La ragazza, finita la comunicazione, la riferì al Notaio e a Ravon.
“Notaio, sembra sia stato trovato un tunnel che conduce, dall’esterno, direttamente dentro il Fulcro. Lasciamo le questioni di guerra a dopo, la sicurezza viene prima di tutto.”
“Giusto. Andiamo Ravon.”
L’Assistente rimase fermo.
“Capo, vorrei aspettare che Kyo finisca di cambiarsi e poi vi raggiungiamo.”
“Va bene, ci vediamo fuori.”
 
Laya e il Notaio erano fermi, avvolti dall’oscurità e dalla terra nera di quel luogo.
Cresta Blu era insieme al suo attendente, aspettando l’arrivo di Ravon e Kyo.
“Quindi è così?”
Il Notaio fece un cenno affermativo con la testa.
“Terrò il segreto con me, fin quando le labbra non diventeranno polvere.”
Vicino a loro, un cespuglio era stato spostato dal suo luogo originale, rivelando una galleria sotterranea.
Le stelle presenti in cielo non brillavano, come se sentissero il dolore che stesse provando il Cosmo in quel momento.
Ravon arrivò con Kyo dopo molto tempo.
La ragazzina era meravigliata da tutto quello, non avendo mai visto nulla di simile.
Cresta Blu rimase a fissare la dolce studentessa, guardandola con occhi freddi.
“Tu devi essere Kyo Leivl. Io sono Cresta Blu, guido il mio popolo da tempi lontani. Il Notaio mi ha parlato di te.”
La ragazzina arrossì.
Cresta Blu sorrise, lasciando il suo sguardo serio.
Il Notaio si mise le mani sui fianchi, guardando il tunnel scavato nella terra.
“I soldati del Fulcro hanno già attraversato questa strada, scoprendo che porta verso l’esterno del Fulcro. Noi dobbiamo sapere in modo preciso dove conduce, così da isolare sia esternamente che internamente il tutto.”
Laya e Cresta Blu rimasero fuori dal tunnel, mentre il Notaio, la tirocinante e l’assistente entrarono dentro.
Il tunnel era largo, abbastanza grande da far passare una persona in piedi.
Il Notaio accese la propria lampada ad olio, vedendo come quel tunnel fosse stato scavato da molti anni prima della sua nascita.
Il corridoio era circolare, spigoloso e ricco di pietre nere.
La terra che li sovrastava era molto resistente e piccole gocce d’acqua cadevano lentamente sul terreno, sempre più fangoso mentre si avanzava.
Kyo era diventata una bambina piccola, sorpresa alla vista di tutto quello.
Ravon, invece, appariva stanco, anche se aveva bevuto tutti quei caffè.
Quel tunnel sotterraneo continuava a diventare sempre più largo più lungo, aprendosi in una grotta.
I tre alzarono il capo, scoprendosi sotto il Fulcro stesso, in una grotta piena di cristalli e pietre, con stalattiti e stalagmiti, formatesi in un tempo indeterminato.
I cristalli risplendevano di luce propria, illuminando l’intera grotta.
Il Notaio spense il fuoco della sua lampada, meravigliato da quella scoperta.
Anche Ravon e Kyo spensero il fuoco, guardando con occhi stupefatti quel luogo totalmente sorprendente.
Il Notaio si guardò intorno.
“Su quella pietra ci sono delle scritte.”
La pietra arrivava fino alle spalle del Notaio, sopra c’erano strani segni, come se fosse una sorta di lingua antica.
Il Notaio si inumidì l’indice con la lingua, per poi metterlo sopra le scritte scavate nella pietra.
Il silenzio della grotta fu rotto dal vento, entrato attraverso qualche apertura esterna.
Il Notaio rimase con gli occhi chiusi, senza parlare.
Uno strano scricchiolio si sentì in lontananza, tra le pietre della grotta.
Kyo si strinse a Ravon.
“Capo, forse c’è qualcuno.”
Il Notaio non rispose.
Dei passi e delle catene risuonarono più vicini.
Kyo lasciò andare l’Assistente, dirigendosi verso il vecchio.
“Signor Notaio, è meglio andare.”
Il vecchio aprì gli occhi, mettendo un dito davanti alla bocca della ragazzina.
“Fai silenzio e lasciami parlare.”
L’attendente prese la studentessa e la ritrasse indietro, lasciando che il Notaio prendesse un bel respiro.
Le narici si aprirono, riempiendo i polmoni.
La bocca e le labbra si mossero subito dopo, facendo muovere la lingua e uscire i suoni.
“Cosa volete? Chi siete?”
Un gruppo di cinque persone emerse da dietro le grandi rocce e le mura di pietra, svelandosi agli occhi degli esploratori.
Un uomo anziano, non più del Notaio, con i capelli neri e il viso sporco, apparve davanti a tutti.
L’uomo indossava un elmo aperto, che non copriva il volto, una sorta di corpetto di ferro, una gamba era coperta dal pezzo dell’armatura, mentre l’altra era scoperta e pulsava di ferite.
Il soldato portava nella mano destra una spada corta, mentre con la mano sinistra teneva una sorta di coperchio di qualche metallo scadente, forse latta.
Gli altri quattro erano vestiti in modo diverso.
Uno era un uomo minuto e barbuto, senza alcuna armatura, con in mano una balestra.
Uno sembrava essere un vecchio cavaliere, biondo e anziano, il quale, con la mano sinistra, teneva una spada grossa.
Gli altri due erano vestiti con pezzi di armature diversi tra loro, quello vicino all’Assistente era un ragazzo giovane con il viso pallido e pulito.
Il Notaio sollevò le mani, imitato dai due accompagnatori.
Quello che sembrava il capo, cioè l’uomo con la spada corta, si avvicinò al vecchio.
Gli occhi del Notaio poterono vedere meglio il viso di lui.
Gli occhi del soldato erano accesi, l’iride verde mostrava determinazione e sicurezza.
Il viso era pieno di ferite e tagli, sporco di fango e battaglie del passato.
Il soldato guardò i suoi compagni, poi parlò.
“Io sono il Capitano Stilicone Juje, comandante di quello che un tempo era il Secondo Battaglione dell’Esercito Inferiore. Questi qui sono i miei compagni, con cui formo la mia squadra. Anche loro membri dell’Esercito Inferiore.”
Il Notaio non credeva alle sue orecchie, si trovava ancora una volta faccia a faccia con il nemico.
“Cosa ci fate in questo luogo, voi dell’Esercito Inferiore?”
Il cavaliere guardò i suoi compagni.
“Siamo stati inviati a perlustrare l’entrata per il Fulcro, non dirò di più.”
Il Notaio si girò, notando come Kyo e Ravon avessero due dei soldati attaccati alle loro spalle.
Il vecchio sorrise a Stilicone.
“Vuoi realmente tentare di uccidere me e i miei assistenti?”
Il comandante esitò nel rispondere.
L’altro cavaliere, il biondo anziano, si avvicinò al Notaio, rispondendo al posto del proprio superiore.
“Noi non possiamo lasciare che torniate alla libertà. Abbiamo un codice che va rispettato.”
Il Notaio rimase zitto, adagiando le proprie mani sulla sua barba folta.
“Voi siete solo soldati, dico bene?”
“Sì.”
“Allora fatevi avanti e uccidetemi, ma sappiate che nessuno uscirà vivo da qui dentro.”
Il capitano si avvicinò ancora di più al vecchio.
“Per quale motivo dice questo?”
Il Notaio fece uno strano sogghignò, smettendo per un attimo di respirare.
“Per questo motivo.”
Detto quello, il vecchio si pestò il piede con una pietra, incominciando a urlare.
Il suono si espanse lungo tutta la grotta,  fino a quando Stilicone non li mise la mano sulla bocca e lo buttò a terra.
“A che gioco stiamo giocando, signor Notaio?”
Il Notaio rimase zitto, alzando lo sguardo verso il soffitto.
Tutti fecero lo stesso, notando come questo si stesse muovendo da solo.
Il Notaio parlò.
“Voi non siete riusciti a notarlo, ma su quella pietra c’è scritto che non bisogna fare rumori troppo alti.”
“Perché mai dovremmo preoccuparci?”
Il vecchio diede un calcio alla caviglia del capitano, rialzandosi immediatamente da terra.
Il soldato urlò per il colpo, producendo un eco.
Uno stormo di essere alati e scuri, con occhi gialli e letali, si gettò sopra i presenti nella grotta.
I due soldati che tenevano Kyo e Ravon incominciarono ad agitare le mani, tentando di scacciare i mostriciattoli.
Il Notaio prese i due giovani con estrema velocità, trascinandoli lontano.
L’Assistente era pallido in volto, mentre Kyo non capiva.
“Cosa sono questi cosi?”
Fu Ravon a risponderle.
“Li ho intravisti su un libro che ho trovato nella biblioteca del Fulcro. Non hanno un nome preciso, ma sono considerati degli essere letali se sono in molti.”
Il Notaio li portò al sicuro, lasciandoli dentro il tunnel.
“Dove vai?”
“Non posso lasciarli morire.”
Ravon si impose.
“Se li salverai ti uccideranno.”
“Fidati di me.”
Il Notaio si rigettò in mezzo a quella pazza danza.
Gli esseri alati stavano martoriando quei poveri soldati.
Stilicone cercava di ucciderli con la spada, difendendosi dalla morte.
Il cavaliere biondo e anziano sembrava essere quello più in svantaggio, essendo pesante all’interno dell’armatura.
Il biondo cercava di fare spazio con la spada, ma uno degli esseri li andò in faccia, facendoli perdere l’equilibrio e la spada.
Il Notaio prese la lampada e gettò il fuoco contro quegli esseri, che indietreggiarono dal corpo malridotto del cavaliere.
“Qualsiasi cosa che può bruciare, bruciatela!”
Il vecchio, detto questo, prese il cavaliere dalle gambe, trascinandolo via dagli esseri.
Portato in salvo anche il cavaliere, il vecchio prese Ravon con sé, cercando di farlo collaborare.
Entrambi gli amministratori del Fulcro, con le lampade in mano, cercavano di far scappare gli esseri alati dai corpi dei soldati.
Il capitano, ormai sfinito, depose la spada e il ginocchio, inchinandosi alla propria morte.
“Oggi non morirai, mio nemico.”
Il Notaio gettò l’olio sopra i mostriciattoli, per poi appiccarci il fuoco.
Quegli esseri alati iniziarono a contrarsi e muoversi velocemente, cercando di spegnere le fiamme.
Uno dei soldati, nel tentativo di salvarsi, fu preso dagli esseri e inglobato nello stormo.
La tempesta di morte era terminata nel meglio.
Il Notaio prese la mano di Stilicone rialzandolo.
I quattro membri superstiti si erano radunati attorno al Notaio e ai due giovani, rievocando la scena precedente.
I quattro si guardarono tra loro, notando le facce ricche di nuovi tagli e sangue tra i capelli.
Il capitano, ancora con la spada corta in mano, guardò contrariato al Notaio.
“Perché ci hai salvato?”
Il vecchio si guardò intorno.
“Deponete le armi e lasciate stare il vostro codice che di cavalleresco non ha nulla. L’Esercito Inferiore vi sta solo sfruttando per i suoi obbiettivi di conquista.”
L’anziano biondo parlò.
“L’Esercito Inferiore ci ha dato una casa e un pasto, non possiamo tradirlo.”
“Questo è vero, ma se volete vivere dovete stare dalla parte del Fulcro.”
Sentito questo, i quattro si inchinarono al cospetto del Notaio, lasciando Ravon e Kyo allibiti.
“Vedi Ravon, ho risparmiato le loro vite e adesso ricevo il loro appoggio.”
Il capitano Stilicone fu il primo a rialzarsi.
I quattro soldati, insieme ai tre, risalirono il tunnel, uscendo all’interno del Fulcro.
“Che desolazione.”
Il Notaio rise a quell’affermazione, vedendo Laya e Cresta Blu tornare da loro.
I soldati del Fulcro, armati solo di lance, accerchiarono i quattro soldati, che alzarono le mani.
Stilicone guardò in faccia al vecchio, non capendo più nulla.
“Chi sei tu?”
Il vecchio rimase serio, fissando negli occhi al capitano.
“Io sono il Notaio, e solo io posso mettere la parola fine a questa guerra.”
Gli occhi gelidi del vecchio continuarono a fissare quelli del capitano, atterrito dalla risposta.
Le stelle brillavano sopra il Fulcro, ma la loro luce era più fiacca, come se stessero piangendo.





Spazio autore: 
Eccomi qua con il nuovo capitolo. 
Un fatto sconvolgente riguardo a Kyo è stato svelato e nuovi personaggi sono stati introdotti: il capitano Stilicone e la sua squadra. 
Ringrazio tutti quelli che leggono e seguono la storia.
Davos 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
 
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