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Autore: Myhriam    12/08/2017    0 recensioni
Akir viveva la sua classica, monotona vita, fino a quando gli occhi di qualcuno si posarono su di lui.
Il mistero si infittisce, le risposte diventano sempre più vaghe, la persona davanti a lui sembrava sempre più qualcuno di diverso, di anormale.
Genere: Azione, Drammatico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi
Note: AU, Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Il giorno successivo fu per Akir difficile da cominciare. La sveglia gli martellava nelle orecchie con il suo forte trillo, gli ci vollero almeno dieci secondi prima di decidersi a spegnerla, cosa che fece imprecando sonoramente, e sparito il fastidioso suono, si accasciò sul letto, si sentiva come se un treno l'avesse investito. Aveva un gran mal di testa, lo stomaco scombussolato, ricordava di aver bevuto, ma poi cos'altro?

Qualche secondo dopo, fattosi improvvisamente sveglio, si sollevò mettendosi seduto, con gli occhi spalancati, mentre nella sua mente scorrevano i ricordi di ciò che era successo la sera prima, dentro il sottoscala, con Ryochi. Si portò le mani al viso che a ogni secondo diventava sempre più rosso mentre la vergogna gli fece salire un'improvvisa nausea.

"– Era un anno che aspettavo questo momento...–" 

Era un anno che aspettava di baciarlo? Perché?





Una ventina di minuti dopo Akir era seduto al bar dell'hotel, guardava fuori dalle ampie finestre mentre mescolava distrattamente il cappuccino, accompagnato da due brioches. Non riusciva a fare a meno di pensare a Ryochi, a ciò che gli aveva detto e fatto. Non era stupido, l'anno prima aveva notato e associato il comportamento di Ryochi nei suoi confronti come quelli di qualcuno che ci stava provando, ma pensava fosse solo un semplice flirt. Sospirò, mentre inzuppava un pezzo della brioche nel cappuccino, spostò lo sguardo, e come se i suoi intensi pensieri riguardo Ryochi avessero deciso di prendere forma, il francese lo vide entrare nel bar. Girò subito la testa, trattenendo un sussulto. Fece finta di non averlo visto, continuando la propria colazione.

– Akir, buongiorno. –

"Merde!"

Il francese girò un po' la testa verso Ryochi, in piedi vicino a lui. 

– Buon..giorno.. – mormorò, si fece nervoso quando vide il giapponese sedersi accanto a lui, posando sul tavolino il proprio cappuccino.

– Tutto bene? – chiese tranquillamente, come fingesse che ciò che era successo il giorno prima fosse stato tutto un sogno di Akir. Probabilmente era meglio cosi.

– Più o meno.. –

– Bevuto troppo ieri sera? – ridacchiò.

"Fosse solo quello il motivo."

– Probabilmente.. –

– Allora che ne dici se dopo la colazione ci facciamo un giro per il bosco? Respirare un po' d'aria fresca ti farà sicuramente bene – sorrise lui, mentre gli rubava un pezzo della brioche e se la mangiava.

Akir esitò un momento. Poi annuì semplicemente. Continuarono la colazione insieme, parlando poco, davvero come se tra loro due non fosse successo nulla. Non c'era traccia di malizia negli occhi di Ryochi, era naturale, il solito tipo allegro. Forse l'alcool ieri sera aveva dato troppo alla testa ad entrambi.





– Oggi è una giornata davvero stupenda, non mi dispiacerebbe farmi un bagno al lago. – disse Ryochi mentre tra le mani si rigirava gli occhiali da sole.

– Ma è gelido... – 

– Stavo scherzando, Akir – sorrise il giapponese. 

Dopo aver fatto colazione si erano diretti in uno dei sentieri che portavano dentro il bosco, camminavano per la maggior parte del tempo in silenzio, entrambi persi ad ascoltare i rumori del bosco, il fruscio dei sassi sotto le loro scarpe, i cinguettii, i rami degli alberi mossi da un leggero venticello.

– Si sta cosi bene.. – disse Ryochi, mentre si metteva gli occhiali in testa, assicurandosi che non si incastrassero tra i capelli, tenuti sciolti in quel momento.

– Per uno che vive in una città rumorosa e frenetica la pace della montagna è piuttosto strana, immagino. – 

– Ti dirò che sono piuttosto abituato a vivere in luoghi silenziosi, invece –

– Ma non vivi a Tokyo? – il francese spostò lo sguardo su Ryochi, confuso.

– Si, ma solo periodicamente. –

– Non me l'hai mai detto.. –

– Nemmeno tu mi hai mai detto dove sparisci d'estate. – I loro sguardi si incrociarono solo per un attimo, perché Akir abbassò subito il proprio.

– Ancora con questa storia?.. – sospirò.

– Perché non vuoi dirmelo? – il tono di Ryochi si fece più serio.

– Perché semplicemente non voglio. –

– Riuscirò a scoprirlo prima o poi, a costo di seguirti ovunque vai. – il tono che Ryochi aveva usato era minaccioso, ma poi sorrise.

– Allora buona fortuna... –

Attraversarono un buon pezzo di foresta, chiacchierando ancora un po', pian piano Akir si rilassò, dimenticandosi o almeno cercando di non pensare a quello che era successo, e si accorse di gradire la compagnia di Ryochi, nonostante avesse un carattere totalmente diverso dal suo, non era pressante nei suoi confronti, cosa che chiunque altro nei suoi confronti invece era. Si accorse che anche lui si era un po' più aperto, gli piaceva ancora la propria solitudine, ma con Ryochi riusciva a mettere almeno un po' da parte questi suoi difetti. Non era la prima volta che gli succedeva. Anche con qualcun altro si sentiva nello stesso modo, qualcuno che lo aveva fatto uscire dal suo duro guscio. 

– Jean... – mormorò tra se e se.

– Chi? – lo guardò Ryochi.

– Nulla, stavo solo pensando. –

L'aveva fatto uscire dal suo guscio, poi l'aveva ferito e umiliato. Il suo corpo si irrigidì. Ryochi avrebbe fatto lo stesso? Stava cercando di farlo uscire dal suo guscio per poi usarlo fino a quando non si sarebbe stufato e poi lasciarlo?  Era questa paura che lo aveva reso cosi? Era per questo che non riusciva più a fidarsi? Cosa doveva fare con Ryochi?

– Akir. – sentì una mano del giapponese posarsi sulla sua spalla.

– Cosa? – il tono della sua voce uscì involontariamente freddo.

La mano di Ryochi si spostò al suo mento, alzandoglielo. Poco lontano da loro, c'era una piccola cascata, alta una ventina di metri, l'acqua cadeva su un piccolo laghetto, e scorreva lungo un fiume che attraversava il percorso e scendeva lungo un pendio roccioso. Era cosi perso nei suoi pensieri che non era nemmeno riuscito a sentire il rumore dell'acqua?

– Che bello, eh? – si avvicinarono un po' di più, fino a sedersi sopra ad un grande sasso, sulla riva del piccolo laghetto, il terreno era tutto di ciottoli.

– Non avevo mai visto una cascata – mormorò Ryochi, osservando l'acqua cadere.

– Mai? –

– Mai.. fa un bel suono rilassante – il giapponese chiuse gli occhi, ascoltando silenzioso.

– Si.. – 

Qualche secondo dopo, Ryochi sentì una mano di Akir raccogliergli una ciocca di capelli, vicino alla nuca. Non si mosse, all'inizio pensava li stesse semplicemente accarezzando, ma poi capì che stava facendo altro. Aveva un tocco delicato.

– Akir..cosa stai facendo? – sussurrò.

– Una piccola treccia. –

– Sai intrecciare i capelli? – 

– Me l'ha insegnato la mia migliore amica.. –

– Capisco.. – dopo poco più di un paio di minuti, Akir spostò la piccola treccia, Ryochi la toccò, era davvero piccola. – E' davvero molto piccola. E mi sembra sia venuta pure bene – la osservò, poi spostò lo sguardo su Akir, che già lo guardava. – Mi dona? –

– Si, è bella.. Se la sposti indietro quasi non si nota in mezzo al resto dei capelli –

– Grazie Akir – sorrise Ryochi, in un gesto istintivo appoggiò la mano sulla mascella di Akir, vicino al suo orecchio, e gli alzò il viso. Notò subito l'espressione del francese cambiare, farsi più nervosa. Allora conosceva già le sue intenzioni. Si sporse verso di lui con il viso, ma prima che le loro labbra si sfiorassero, si spostò e gli baciò la guancia, poi lo guardò. Akir aveva un'espressione confusa, molto. 

– Pensavi che stessi per baciarti?.. – mormorò, a bassa voce. I loro visi erano ancora vicini.

– ..Si – 

– E non ti sei tirato indietro.. –

Akir non rispose, ma la confusione della sua espressione venne sostituita dall'imbarazzo di chi era stato appena scoperto.

– Allora non sei poi cosi etero come pensavo.. – ridacchiò. – Dalle tue reazioni spaventate pareva davvero che lo fossi.. Stavolta ho sbagliato io i miei calcoli, neh.. – 

Il francese non disse nulla nemmeno stavolta. Aveva le farfalle allo stomaco, mille pensieri per la testa. 

– Beh, meglio cosi. – disse Ryochi, e a sorpresa di Akir, si allontanò da lui e si alzò, per poi scendere giù dal masso su cui stavano seduti. – Cominciamo a tornare indietro, tra poco riprendono le gare.  –

Akir restò per qualche secondo spaesato, poi annuì. – Si, andiamo –


Nonostante l'allenamento e l'impegno di Akir, alla fine delle gare fu lo stesso Ryochi a qualificarsi al primo posto. Akir si classificò secondo con 353 punti su 360, Ryochi 355. Era riuscito a batterlo sul suo campo, la montagna. 

– Maledetto.. – sbuffò, mentre guardava la medaglia d'argento, diretto all'hotel a piedi dopo le premiazioni. L'avevano fermato un po' di persone chiedendogli una foto, o complimentandosi con lui. Non immaginava già di avere chi lo seguiva e tifava per lui, qualcuno veniva pure da città poco lontane dalla sua.  Durante il resto di quella giornata non vide più Ryochi, sapeva che era rimasto anche lui intrappolato per un po' tra i suoi tifosi, poi era sparito. Che fosse insieme alla ragazza con i capelli rossi?





– Quindi torni in Francia domani mattina? – disse Ryochi, mentre lanciava un sasso dentro il lago. 

Akir il giorno prima era rimasto poco in giro, rintanandosi in camera sua poco dopo aver cenato. Ryochi gli aveva scritto un messaggio il giorno dopo, di pomeriggio, chiedendogli se aveva voglia di andare al lago con lui. Nemmeno quella mattina Akir l'aveva visto, aveva notato la ragazza con i capelli rossi tornare dal sentiero che andava al bosco, ma era sola. 

– Si, tu quanto tornerai in Giappone? – il francese osservava Ryochi lanciare i sassi, comodamente seduto su una panchina di legno. Ryochi aveva ancora la piccola treccia che gli aveva fatto il giorno prima, riusciva a notarla in mezzo alla chioma in quel momento legata in una coda alta. Nonostante fossero legati, gli coprivano quasi la metà della schiena.

– Oh, giusto... Non torno in Giappone. – ridacchiò, nel vedere l'espressione perplessa di Akir. – O almeno non subito... Ho intenzione di visitare un paio di città italiane con mia cugina.  –

– Cugina? –

– La ragazza con i capelli rossi, l'hai mai notata? Bassina, pallida.. – fece un segno con la mano per segnare circa l'altezza della cugina, che a vista non superava il metro e sessanta.

– Si, l'ho notata... –

"ecco chi era allora.."

– Però non ha tratti orientali, e soprattutto ha i capelli rossi ma non di quelli tinti – continuò Akir.

– Perché.. è inglese – Ryochi lanciò l'ultimo sasso, poi si sedette accanto ad Akir, prendendo dalla tasca della felpa un pacchetto di sigarette dalla sigla giapponese. 

– E' inglese? Quindi i tuoi genitori.. – Akir era sempre più perplesso.

– Mia madre è inglese e mio padre giapponese – sfilò una sigaretta dal pacchetto e l'accese.

Akir restò svariati secondi in silenzio. Ecco perché Ryochi non aveva i classici tratti orientali, o almeno non cosi pronunciati.

– Non ... me l'hai mai detto. – abbassò lo sguardo.

– Non ci avevo pensato, e non lo trovavo essenziale da dire. – Astutamente, Ryochi circondò le spalle di Akir con un braccio,  facendolo poggiare a se. – Perché non mi dici anche tu qualcosa che non so? Per esempio.. –

– Ancora insisti?! – 

– Non riesco a capire perché non vuoi dirmelo. – si mise la sigaretta in bocca e girò il viso di Akir, in modo da poterlo guardare. Restò agganciato ai suoi occhi per quasi dieci secondi, poi Akir spostò la testa e abbassò lo sguardo. Forse ora sarebbe riuscito a farselo dire. Si tolse la sigaretta dalle labbra, soffiando fuori il fumo di un lungo tiro che aveva fatto.

– Io... – mormorò Akir, stringendo la stoffa della propria maglia.

– Mh? –

– Faccio parte di un'organizzazione. –

– Un'organizzazione? – rispose confuso Ryochi.

– E per tre mesi ogni anno sono nel luogo dove c'è questa organizzazione. –

– Un'organizzazione di cosa? –

– E' un culto. –

– Fai.. parte di un culto? – disse perplesso Ryochi, mentre guardava Akir, che aveva sollevato la testa guardando distrattamente il lago.

– Si. –

– E per tre mesi andresti in questo luogo di culto? Ma perché? – 

Akir non rispose. Ryochi continuò a guardarlo, più confuso che mai. Akir faceva parte di un culto? Un culto religioso? E perché? Era stata una sua scelta?

Akir restò in silenzio, poi parlò di nuovo. – Che città italiane vuoi visitare? –

– Beh.. Venezia, poi decideremo se andare in Sardegna o in Sicilia. – guardò per un attimo Akir, poi sospirò, accettando il cambio d'argomento. Un leggero sorriso spuntò sulle sue labbra. – Poi verrò a Lyon. –

– Cosa? – Akir alzò lo sguardo.

– Si, non vuoi? –

– Non ho detto questo.. – 

– Mi piacerebbe visitarla, e passare del tempo con te fuori dalle gare..  –

– Verrai con tua cugina? –

– No, lei tornerà a casa.. Cosi mi puoi ospitare – disse Ryochi, con una nota maliziosa nella voce, mentre spegneva la sigaretta.

– Ti autoinviti a casa mia? –

– Posso prenotarmi una stanza se non vuoi.. –

– Basta che non mi disturbi la notte. –

– Ci proverò.. – ridacchiò Ryochi, prima di stringersi contento Akir a sé.





"Quindici minuti e dovrei arrivare. Sei già in stazione?"

"Si, ti aspetto al binario."

"♥"

Akir si trovava alla stazione dei treni, e stava da una decina di minuti seduto su una delle panchine del binario dove sarebbe sceso Ryochi. Il giapponese era rimasto con la cugina in Italia per due settimane e mezzo, avevano visitato Venezia, erano stati al mare in Sardegna e poi avevano visitato pure un paio di posti in Sicilia. E ora Ryochi stava arrivando da lui, mentre la cugina era ripartita per tornare in Inghilterra.

Sarebbe rimasto a casa sua per cinque giorni. Era emozionato, doveva ammetterlo. Si era fermato spesso a pensare, a pensarlo. Qualche volta si chiedeva cosa stesse facendo in quel momento, a cosa stesse pensando. E ne rimaneva spaventato. Tutte queste emozioni lo confondevano, Ryochi stava cominciando a piacergli?

'Train en provenance de Milan Centrale est en arrivee sur le quai numero trois'  disse la voce automatica, sovrastando la musica che proveniva dalle cuffie di Akir. Fermò la musica, togliendole e mettendole in tasca. Dopo quasi un minuto, il treno arrivò al binario. Aperte le porte, Akir sperò di poter individuare Ryochi, ma non riuscì nell'intento a causa della grande quantità di persone che riempivano il binario, allora si piazzò all'inizio di questo, aspettando. Quando lo vide, un sorriso spuntò da solo sul suo viso. Camminava tranquillo portandosi dietro la valigia azzurra, aveva i capelli legati in una disordinata coda alta, gli occhiali da sole infilati nel colletto della maglia grigia, il sorriso gli si allargò ulteriormente quando Ryochi, dopo averlo visto, alzò una mano per salutarlo. Non seppe perché, probabilmente fu l'istinto, ma si ritrovò a correre verso di lui. Ryochi mollò la valigia e fece ancora un paio di passi, allargando le braccia, quando si abbracciarono sollevò Akir da terra per qualche secondo, e dopo averlo posato lo strinse a se, non riuscendo però a eguagliare la forza della stretta di Akir, che gli aveva circondato la schiena e poggiato la fronte sul suo petto. Un attimo prima, quando l'aveva visto correre verso di lui, l'aveva visto sorridere nel modo più bello del mondo. Con una mano prese il viso di Akir e lo baciò. Lo baciò con prepotenza, premette le labbra contro le sue, in un attimo i rumori della stazione, le voci e i passi della gente sparirono. Scoppiò la stessa passione dell'ultima volta. Si baciarono e il tempo parve fermarsi, si baciarono con una disperata foga, stretti fra di loro, rubandosi l'uno il fiato all'altro.

Quando si staccarono, lentamente il paesaggio della stazione e i suoi rumori cominciarono a riapparire a Ryochi.

– Ciao Akir.. – mormorò a voce bassa, mentre scorreva lentamente il pollice sulla guancia del francese, che lo guardava con l'espressione un po' spaesata, rapita. Sorrise.

– Ehi.. – nessuno dei due pareva voler sciogliere l'abbraccio e distruggere il momento che si era creato. 

– Sei cresciuto in altezza? –

– Forse sei tu che ti stai abbassando.. – sorrise il francese, e lentamente sciolsero l'abbraccio. Ryochi recuperò la valigia, abbandonata ad un metro da lui, e si diressero fuori dalla stazione.

– Casa tua si trova lontano da qui? – chiese Ryochi, spostandosi un ciuffo sfuggito alla coda.

– Dobbiamo prendere un paio di metropolitane.. – 

– Allora andiamo – 


Dopo un breve tratto a piedi, presero la metropolitana, e messi comodi, Ryochi si poggiò ad Akir, sospirando.

– Stanco dal viaggio? –

– Un po'.. ma non voglio sprecare tempo a casa. – 

– Come desideri.. –

'Bellecour', annunciò la voce registrata.

– Quante fermate dobbiamo fare? – chiese Ryochi.

– Non scendiamo alla prossima ma a quella dopo, solo che poi dobbiamo prendere un'altra metro. – 

– Va bene.. Come sono andate queste tre settimane? –

– Sono state normali.. Tu invece? I viaggi? –

– Molto bene.. Venezia mi è piaciuta molto, il mare della Sardegna è davvero limpido e in Sicilia si mangiano cose deliziose.. Poi gli italiani sono persone simpatiche, anche se.. penso sia stato un dialetto.. quello siciliano era incomprensibile.. conosco qualche parola in italiano, ma la loro pareva una lingua totalmente diversa – ridacchiò Ryochi, mentre prendeva il telefono e dopo una breve ricerca, mostrò ad Akir una foto. 

– E' il mare della Sardegna? Stupendo.. – 

– Si stava davvero una meraviglia li, appunto è stato il luogo in cui siamo stati di più tra i tre che abbiamo visitato.. –

– Magnifico.. –

Dopo una ventina di minuti, risalirono le scale.

– Come si chiama la zona dove abiti? – chiese Ryochi, mentre si guardava intorno.

– Croix-Rousse. – 

Si trovavano vicino ad un piccolo parco, mentre si incamminavano verso la casa di Akir, un certo momento questo sentì il telefono vibrare. Lo tirò fuori dalla tasca.

'@Ryochi_Aoki t'a mentionnè dans son histoire de Instagram'

– Che hai fatto?.. – guardò Ryochi, prima di sbloccare il telefono.

– Nulla nulla – sorrise lui, tornando a guardarsi intorno.

Ryochi si era messo poco lontano da Akir e gli aveva fatto un boomerang mentre camminava, aveva messo l'orario e la posizione su un lato e sotto aveva scritto "Bonjour Lyon♥". Rimise il telefono in tasca dopo averlo bloccato. 

– Mi piace lo stile della città, la sua architettura, chissà d'inverno che bella che diventa.. – mormorò Ryochi.

– Dato che è una città situata in collina, su certi punti si può vedere il panorama della città, dove abito io è uno di quei punti. –

– Mi pare che ci sia una basilica su un promontorio qui. –

– La basilica di Notre Dame de Fourvière, è il punto più alto della città, da li la puoi osservare tutta –

– Quindi insomma restate in forma a forza di camminare in salita o in discesa.. –

– Dove abito io è anche abbastanza tranquillo .. La mia migliore amica deve farsi quasi mezzo kilometro su una strada con una pendenza piuttosto ripida per arrivare a casa –

– Brutta storia.. –

– Si tratta di abitudine oramai –

Quando imboccarono la via della casa di Akir, Ryochi notò delle scale che portavano giù, da li si poteva vedere un po' del panorama della città, come detto dal francese poco prima. Lo stile della città, dei palazzi, era completamente diverso da Tokyo, oltre a essere collinare dava la sensazione di qualcosa di antico. 

– Eccoci. – inserito il codice del portone, entrarono, Akir abitava al terzo piano di un piccolo condominio, il suo portone era rosso, ed entrati, la prima cosa che cadde all'occhio di Ryochi fu una scala che portava probabilmente a una piccola mansarda. L'appartamento era sui toni arancioni e bianchi, con travi di legno al soffitto, salotto e cucina collegati, un tavolo da pranzo con un vaso di fiori bianchi in mezzo, tre alte vetrate che lasciavano entrare molta luce in casa.

– Hai davvero una bella casa.. – mormorò Ryochi, guardandosi intorno.

– Grazie.. Vuoi darti una rinfrescata prima di uscire di nuovo? –

– Volentieri. –

Quando Ryochi uscì dal bagno, vide che la valigia che aveva lasciato all'entrata era sparita.

– La mia valigia? – raggiunse Akir in cucina, che stava appoggiato al bancone e scriveva al telefono.

– L'ho portata in mansarda. –

– Come ho fatto a non sentirti trasportare una valigia su per le scale? – si avvicinò ad Akir, che gli porse una birra. La prese, senza smettere di guardarlo.

– Non mi sottovalutare, Ryochi – e fece tintinnare le birre.





– Allora, dove mi porti? –  erano rimasti quasi due ore in casa, dopo aver messo a lavare i vestiti di Ryochi ed averli stesi avevano pranzato insieme e chiacchierato a lungo, per decidere che posti Ryochi voleva e/o doveva vedere in quei cinque giorni.

– Sono le tre e mezza, posso portarti al Vieux Lyon, ovvero la parte antica e medievale di Lyon, oppure a fare semplicemente un giro per la città. –

– La vecchia Lyon lasciamola per domani, facciamoci una passeggiata tranquilli, portami in piazze, parchi, posti di Lyon che ti piacciono. – disse Ryochi, circondando le spalle di Akir con un braccio.

– Va bene.. –

– Mi piace come ti sei sciolto, sai – mormorò Ryochi, guardando i propri passi.

– Cosa? –

– Mi piace come ti sei tranquillizzato, aperto con me. Ci ho messo un anno, ma alla fine i miei sforzi non sono stati vani – sorrise il giapponese.

– E chi te lo dice che invece non sono stati inutili.. – rispose Akir, senza guardare Ryochi.

– Perché te l'ho letto nello sguardo stamattina. –

Akir sorrise leggermente. – Mi hai scoperto. – 

Camminarono molto a piedi, perdendosi in chiacchiere che andavano dal viaggio in Italia di Ryochi, ai piatti che aveva mangiato, fino al passare alle preferenze, ai gusti e disgusti, poi a tradizioni francesi, posti simbolici di Lyon, mentre erano occupati a mangiare dei macarons comprati in un negozio di dolciumi mentre camminavano, un paio di ragazze fermarono Akir e Ryochi.

– Excusez-moi –

– Oui? – rispose Akir, guardando la ragazza che aveva parlato.

– Ils sont vrais tes cheveux? – chiese la ragazza, guardando Ryochi, che ricambiò, ma perplesso.

Akir si mise a ridere, poi guardò Ryochi. – Ti ha chiesto se i tuoi capelli sono veri.. –

– Ma è ovvio.. – disse lui.

– Il ne semble pas, mais elles sont vraies. – rispose Akir alla ragazza.

– Ils sont trop beaux.. Plus belle des le mien.. Chapeau. –

– Che vi state dicendo? – disse Ryochi, guardando Akir, più perplesso di prima.

– Allora.. le ho detto che sono veri, e mi ha detto che sono davvero belli, pure più dei suoi, e ti fa i complimenti – 

– Ah.. Oh.. Merci – disse alla ragazza, sorridendo.

– Rien. – 

Dopo una piccola conversazione con le due ragazze, i due ripresero a camminare.

– I tuoi capelli attirano l'attenzione, neh.. – disse Akir, prima di mettersi in bocca un macaron al lampone.

– Non è da tutti i giorni vedere un ragazzo con dei capelli cosi lunghi.. Ovvio che attiro l'attenzione – ridacchiò Ryochi.

– Guarda, siamo arrivati in Place des Terraux. – 

Avevano appena messo piede in un'ampia piazza, in quel momento abbastanza affollata. 

– Bella la fontana.. –

– È stata costruita dallo stesso autore che creò la Statua della Libertà, Auguste Bartholdi. E' una delle mie piazze preferite, non solo per la fontana, ma anche per il municipio. Quando è sera viene illuminato, è davvero molto bello. – 

Si avvicinarono alla fontana, sedendosi al bordo di essa, mentre Ryochi si guardava intorno, osservando palazzi o passanti, Akir giocherellava distrattamente con i suoi capelli, sfiorandoli, girandoseli attorno alle dita, un certo momento ci poggiò il viso sopra. Erano morbidi e profumavano.

– Tutto bene? – chiese Roy, poggiando una mano sulla gamba di Akir.

– Si, tutto bene.. –

– Sei stanco? –

– No, sono rilassato – mormorò Akir, socchiudendo gli occhi.

– Quei macarons erano davvero buoni.. –

– Ne possiamo prendere ancora, li vendono in pacchi più grandi in una pasticceria poco lontana da casa mia. –

– Volentieri.. –

Passeggiarono per le vie di Lyon fino a sera, si erano fermati a riposare per un'ora a Place Bellecour, una larga piazza dalla pavimentazione arancione con al centro una statua equestre e una ruota panoramica, a detta di Akir era la terza piazza più grande della Francia. 
Poco più tardi, sotto richiesta di Ryochi, presero il bus per tornare a casa.

– Sei stanco? – domandò Akir, mentre notava Ryochi mettersi comodo sul suo posto nell'autobus e socchiudere gli occhi. 

– No, sono rilassato..  – Ryochi imitò ciò che Akir gli aveva detto qualche ora prima mentre stavano seduti alla fontana, per poi sorridere. 

– Sfotti pure.. –

– Non potrei mai – ridacchiò Ryochi, prima di poggiare la testa sulla spalla di Akir, lentamente mosse la mano lungo il suo braccio in quel momento poggiato sulla gamba, per poi prendergli la mano, e sempre con calma, intrecciare le dita con le sue, senza stringerle.

Restarono in silenzio durante il viaggio, ed arrivati a casa, mentre Ryochi sistemava i propri vestiti e la valigia, curiosò un po' nella camera. Era una semplice mansarda, aveva le travi di legno al soffitto, una finestra che si apriva scorrendola e dava su un piccolo terrazzo, una scrivania e una libreria con libri e quaderni, il letto era una piazza e mezza, attaccato al muro. 

– Akir, ti serve una mano? –

– No, va pure a farti una doccia intanto –

Un paio di minuti dopo, mentre Akir preparava la tavola, sentì dei passi avvicinarsi alla cucina.

– Akir, ti dispiace se uso il tuo shampoo? –

– No no, fa- – si bloccò a metà frase, dopo essersi girato. Ryochi era in piedi, poco lontano da lui, vestito solamente dei boxer. Non riuscì a fare a meno di scorrere lo sguardo lungo il suo corpo. 

– Pure? – concluse la frase Ryochi, sorridendo divertito. – Ehi, se continui a guardarmi cosi mi sciupi.. –

Akir si girò, sentiva un gran calore salirgli sul viso, stava arrossendo.

– Allora.. se non vuoi che ti sciupi.. va via – 

Sentì Ryochi ridacchiare, poi andarsene. Fece un lungo respiro, strofinandosi le guance. L'aveva fatto apposta, ne era sicuro. Lo stava provocando? Ci sarebbe riuscito fin troppo bene, con quel corpo. Si diede uno schiaffetto.

"Maledetto.."

Dopo aver cenato, rimasero seduti sul terrazzino a godersi la vista della città di notte, e dopo quasi un'ora, quando Ryochi spostò lo sguardo su Akir, lo trovò che dormiva, la testa poggiata sul palmo della mano. Sorrise leggermente, e approfittando del momento, prese il suo telefono poggiato in quel momento sul tavolino, e lo sbloccò.

– Niente password, eh Akir.. – un leggero sorriso gli comparve sulle labbra, fece un giro per le chat di Akir, ma oltre a qualche chat con amici e i genitori, non aveva nulla di particolare, e se ci fosse stato non l'avrebbe saputo, data la lingua a lui sconosciuta. Le chat più recenti erano con Amary  e un ragazzo di nome Jean. Aveva già sentito pronunciare quel nome da Akir, ma non riuscì a ricordare quando. Cercò qualcosa che potesse riguardare il culto di cui Akir faceva parte, ma non trovò nulla. Cercò anche nelle immagini, ma oltre a foto con amici, foto dei suoi viaggi, non trovò nulla, finchè un certo momento, il suo sguardo venne catturato da due foto, erano datate Gennaio 2020, otto mesi prima che si conoscessero. In una, si vedeva Akir steso con sopra di lui un ragazzo, aveva i capelli castani, nella seconda, lo stesso ragazzo in piedi in mezzo alla camera di Akir, di spalle, in boxer. Cosa significava? Chi era? Un ex? 

Ryochi continuò ad osservare quelle foto a lungo, mentre sentiva una sorta di rabbia crescere dentro di lui. Dopo svariati minuti, posò di nuovo il telefono sul tavolino, e si alzò. Fece un lungo respiro.

– Akir, sveglia.. – 

Il francese aprì gli occhi lentamente, poì sbadigliò.

– Che ore sono..? – 

– Sono le dieci e mezza passate.. –

Akir si alzò in piedi, e dopo essere rientrati ed aver chiuso la finestra, il francese si avvicinò alle scale, sbadigliando nuovamente.

– Notte Ryochi.. –

– Come.. niente bacio della buonanotte? – disse scherzosamente Ryochi, avvicinandosi ad Akir. Gli prese il viso con entrambe le mani. – Sei tutto stanco, hai una faccia adorabile – sorrise.

– Dai...– mugolò Akir.

– Scusa – fece una pausa di un paio di secondi, poi baciò Akir. Un bacio semplice, leggero, nulla di simile a quello che si erano dati quella mattina.

– Buonanotte.. – mormorò Akir, sorridendo leggermente, Ryochi gli diede un altro bacio, stavolta sulla fronte.

– Buonanotte –





"Aspetta che vado a svegliare Ryochi.."

Akir si era svegliato un po' più tardi del solito, spesso era abituato a svegliarsi alle 7, ma nella stanchezza del giorno prima si era dimenticato di impostare la sveglia, concedendosi così  il lusso di dormire fino alle 10. Uscito dal bagno, si diresse verso la mansarda, e rimase confuso quando vide della luce in camera. Era già sveglio? 

– Ryochi, sei sveglio? – 

Non ricevette risposta. Salì le scale, e notò subito le tapparelle alzate e la finestra aperta, Ryochi non era a letto. 

"Ma cosa..."

Tornò giù, dirigendosi in cucina, e lì trovo un post it, incollato al frigorifero.

'Sono uscito da solo stamattina, vado a comprarmi un paio di cose poi mi faccio un giro. Scusa se non ti ho svegliato, ci ho provato, ma mi hai mormorato qualcosa e poi ti sei rigirato.. Ci vediamo dopo♥'

Aveva davvero provato a svegliarlo? Aveva un vago ricordo, effettivamente qualcuno l'aveva chiamato diverse volte, ma non ricordava se in sogno o se era davvero Ryochi che provava a svegliarlo. Mentre preparava la moka del caffè, sentì il telefono squillare. Mollò tutto, probabilmente era Ryochi che gli diceva che stava tornando, o che si era perso. Dopo una breve corsa verso la camera, prese il telefono e guardò chi lo stava chiamando. Non era Ryochi.

–.. Jean, dimmi –

– Stamattina sono andato alla Part-dieu e sto per riprendere la metro, ti va se passo a trovarti dopo? – 

Akir si fermò un attimo. Se Jean veniva a trovarlo e trovava Ryochi a casa? O se Ryochi tornava a casa e lo trovava con Jean? Non aveva mai detto nulla di Ryochi a Jean e viceversa. Quindi loro due non si conoscevano. Si tranquillizzò un po' di più.

– Si, va bene. –





Ryochi era uscito prima quella mattina. Aveva provato diverse volte a svegliare Akir ma non dava segno di voler alzarsi, quindi si arrese, gli lasciò un post-it sul frigorifero e uscì. Si affidò alle mappe del suo telefono per muoversi in città. Per non rischiare di perdersi, decise di fare la strada a piedi, ma la città aveva punti con pendii e scale davvero ripide e lunghe.

– Ok, non capisco più dove sono. – si trovava vicino ad un ampio giardino con accanto qualcosa che assomigliava a un vecchio anfiteatro, sospirò, accendendosi una sigaretta e guardandosi intorno, dietro di lui c'era un lungo pendio per risalire, sperò di non dover imboccare quella strada per tornare indietro. Si era segnato la posizione della casa di Akir, ma era davvero lontana da dove si trovava lui. Dopo un paio di minuti si arrese.

– Ryochi, dove sei? – fu la prima cosa che disse il francese quando rispose alla chiamata di Ryochi.

– Sapessi.. –

– Ti sei perso? –

– Perso non è il termine esat- –

– Si, ti sei perso. – lo interruppe Akir.  – Cos'è che hai intorno ora? –

– Allora... un giardino con accanto un anfiteatro, vicino a questo una salita piuttosto ripida. –

– Anfiteatro?.. Guardati un po' intorno, vicino alla salita che dici tu dovrebbe essersi una fermata del bus se ti trovi dove penso io. –

Ryochi mentre si incamminava e guardava intorno sentì una voce sconosciuta parlare dall'altra parte del telefono.

– Akir, sei con qualcuno? –

– L'hai trovata? – il francese ignorò la sua domanda.

– Si, credo di si.. c'è scritto.. Jardin.. des Plantes? –

– Mon dieu..  Ma dove sei finito? Te la sei fatta tutta a piedi fino a li? – 

– Sono tanto lontano? –  

– Un po'.. ti direi di prendere i mezzi, ma meglio non fare peggio. Facciamo cosi, ti mando la posizione di casa mia, e basta che segui il percorso. –

– Ma ho già la posizione di casa tua, solo che è piuttosto lontana – disse Ryochi.

– Perché appunto ti trovi piuttosto lontano da casa mia in questo momento.. Roy, perché sei uscito senza di me? – 

– Beh dai ho visto posti carini almeno mentre passeggiavo. –

– Va bene.. ti invio la posizione ora. Chiamami se non sai che strada prendere –

– Certo.. a dopo – 





Dopo quasi mezz'ora Ryochi arrivò finalmente alla via della casa di Akir. Sospirò, inserì il codice al portone ed entrò, ringraziando mentalmente l'ascensore, non sarebbe riuscito a fare altri quattro piani di scale.

Suonò un paio di volte alla porta di Akir, che venne aperta qualche secondo dopo.

– Oh, ce l'hai fatta.. – Akir abbassò lo sguardo, notando che Ryochi aveva un sacchetto con se. – Che hai comprato? –

– Un po' di cose che mi servivano, niente di particolare. – entrato in casa, sentì un buon profumo arrivare dalla cucina. Abbandonò il sacchetto sulle scale che portavano alla mansarda. – Hai già pranzato? – si incamminò verso la cucina, seguito da Akir.

– Emh, aspetta, Roy – il francese si era fatto improvvisamente nervoso.

– Cosa? – 

Quando Ryochi arrivò in cucina, quasi si pietrificò. Sul tavolo della cucina erano poggiati due bicchieri con dentro quello che sembrava vino, notò piatti e stoviglie poggiati vicino al lavandino, ancora da lavare. Ma ciò che lo fece bloccare fu qualcos'altro. Poggiato al bancone, c'era il ragazzo delle due foto che Ryochi aveva visto il giorno prima nel telefono di Akir. Era li, in piedi davanti a lui, e lo guardava con un misto di curiosità e divertimento. Quello è il suo ex? E cosa ci faceva li? Da quanto era li?

– Roy.. – 

– Lui è? – disse spontaneamente, con una nota infastidita.

– Jean, un mio amico.. E' passato a trovarmi stamattina, e abbiamo pranzato insieme.. –

I due si scambiarono un'occhiata, e un cenno della testa. Salì una forte tensione nella stanza, che viene interrotta da Ryochi. 

– Vado a sistemare quello che ho preso intanto – e senza dire nient'altro uscì dalla stanza salendo in mansarda, ma teneva sempre un orecchio alzato, sentì Akir e il ragazzo parlare per poco, forse una decina di minuti. Poi si avvicinarono all'entrata, Ryochi percepì una morsa al petto quando sentì Akir ridere insieme al ragazzo. La cosa lo infastidiva. Era geloso. Molto geloso.

– à bientôt  –

– Oui, merci. – rispose Akir, dopo qualche secondo Ryochi sentì la porta aprirsi e poi richiudersi, Akir sospirare ed incamminarsi in cucina. 





Ryochi lo raggiunse pochi minuti dopo, trovandolo a lavare e sistemare i piatti.

– Ti serve una mano? – si affiancò al francese.

– Grazie Ryochi – mormorò Akir, senza guardarlo. 

– Piaciuto il vino? – disse Ryochi qualche attimo dopo, mentre asciugava e sistemava i piatti.

– Perché questa domanda? –

– Solitamente tra amici ci si beve una birra.. –

– Preferiamo entrambi il vino – concluse il francese.

– Akir –

– Dimmi – da quando avevano cominciato a parlare, quella fu la prima volta che lo guardò negli occhi.

– Chi è davvero lui? –

Il francese abbassò lentamente lo sguardo, mentre si asciugava le mani. Non gli rispose subito.

– Un amico. –





– Dove andiamo stasera? – chiese Ryochi, prima di bere un sorso di tè freddo.

I due si erano appollaiati in terrazzo, chiacchierando, mangiando macarons e bevendo tè. 

– Non saprei, potremmo semplicemente farci una passeggiava per le vie della città.. – rispose Akir, mentre osservava distrattamente il macaron verde. – Domani andiamo nella Lyon vecchia, ti porto a uno dei miei musei preferiti. –

– Ovvero? –

– E' un museo dell'arte della miniatura e del Cinema. – 

– Miniatura? Cinema? –

– Ci sono esposizioni di artisti di tutto il mondo riguardanti appunto l'arte della miniatura.. La parte dedicata al cinema.. sono esposizioni di materiale di scena, costumi usati nei film.. Ci sono esposti dei costumi di scena del film Hunger Games, oggetti originali della saga di Harry Potter.. E un sacco di altri film – rispose Akir, sognante.

– Deve essere stupendo, sono curioso – 

Ci fu qualche minuto di silenzio tra i due, guardavano tranquilli il panorama, seduti l'uno accanto all'altro.

 – Akir, posso farti una domanda? – Ryochi spostò lo sguardo sul francese, in quel momento occupato a riempirsi il bicchiere di tè.

– Dimmi –

– C'era qualcosa di strano tra te e quel ragazzo. Sembravate più.. intimi di quanto lo sono due semplici amici. –

Akir spostò lo sguardo altrove, senza dire nulla.

– Chi è lui? –

Passarono diversi secondi prima che Akir aprì la bocca per rispondere, la prima volta che l'aprì non disse però nulla. Ryochi continuò a guardarlo, impaziente della sua risposta, che in parte già immaginava.

– Jean .. noi ci frequentavamo. –
   
 
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