Storie originali > Generale
Segui la storia  |       
Autore: leveron    12/08/2017    0 recensioni
Il viaggio di una Storia, documentato in tutti i suoi spazi.
Dal nono capitolo:
"Solo per un momento volsi lo sguardo nella direzione in cui sapevo essere sparita la Storia, per lasciarla andare altrove con un ultimo addio.
La intravidi correre lontano."
Genere: Commedia, Drammatico, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A



 

2.1 La classe di Roma periferia










 
 
La scuola era mal ridotta già di suo. Lo era quando iniziai a lavorarci, lo sarebbe rimasta per gli anni successivi. Ma il problema non era il suo essere rovinata, quanto i ragazzi che la rovinavano ogni giorno di più.
Poi dovevo prendermi io le ramanzine dei bidelli che mi riferivano lo schifo che i miei studenti lasciavano nelle aule, nei bagni, nei corridoi. 
Si dice che le classi assomiglino ai loro docenti di lettere, ma non è facile insegnare italiano in un istituto tecnico di periferia, frequentato da adolescenti ignoranti e strafottenti convinti d’avere il mondo ai loro piedi.
Ho sempre pensato che fosse mio compito coltivare nei ragazzi l’amore per la letteratura, instradarli verso la “retta via”, ma in seguito mi trovai a chiedermi cosa diamine m’era saltato in testa di mettermi a fare la professoressa.
In ogni caso, tutte le mattine mi facevo coraggio e arrivavo nelle mie aule di buon umore, con la lezione pronta per essere spiegata e – nei casi più fortunati – compresa.
Quel sabato pioveva, era una delle prime settimane di scuola. Una di quelle giornate pigre, in cui gli alunni hanno solo voglia di oziare. Ma io non mi arrendevo facilmente.

 - Buongiorno, ragazzi! – con me avevano la prima ora: li vedevo, assonnati, guardare fuori delle finestre appannate, desiderosi di essere da un’altra parte.
 - ‘Giorno – più che un saluto sembrava un mugolio, e non si presero neanche la briga d’alzarsi.

Tirai fuori i registri con determinazione.

 - Allora, su, nessuno che si offre volontario per l’interrogazione?

Ondate di protesta si levarono dalla marea calma fino a un momento prima.

 - Ma è sabato!
 - Abbia pietà, per favore!
 - Ci risparmi almeno oggi, abbiamo fatto il compito su Leopardi ieri!
 - Sia buona, prof!
 - Sapete che non mi piace quando mi si chiama “prof” – dissi.
 - Sì, ma… ormai tutti gli insegnanti li chiamiamo prof…

Guardai i loro volti tramortiti, i ragazzi con la cresta e i jeans strappati, le ragazze con la scollatura e le chiome tinte di rosso o di blu. 

 - Be’, dovremmo trovare qualcos’altro, allora.

I sedicenni, nel pieno della loro adolescenza, pretendono di sembrare adulti, eppure si entusiasmano ancora come bambini quando si diventa loro complici.

 - E che famo, prof? – domandò un ragazzo all’ultimo banco, ripetente da due anni.
 - Attività libere? – fece speranzosa una ragazza in prima fila.

Vidi volare già le prime gomme e pezzi di carta, e capii che l’aula mi sarebbe scivolata dalle mani di lì a poco se non avessi preso posizione.

 - No – proclamai decisa. – Ma ci hai provato, bel tentativo.

La ragazza mi guardò indispettita.

 - Allora – continuai. – che ne dite di scrittura creativa?
 - Oh prof, che noia questa scrittura creativa, tutti i sabati così!
 - Non c’è qualcosa di meglio?
 - Noi se svegliamo alle sei, magnamo quarcosa e uscimo, mica c’avemo il tempo per sveiacce pe’ bene, de sabato! In prima ora non se pò fa ‘sta cosa creativa, oh.

Se si arrivava al dialetto romano, la situazione stava cominciando a degenerare.

 - E va bene, se non mi lasciate altra scelta, interroghiamo – del resto se non volevano venirmi incontro bisognava sfruttare il tempo in modi migliori.

Nel diffuso disappunto, una mano si alzò dal terzo banco, così rapida che non riuscii neanche a scorrere l’elenco dei nomi.
Incitai lo studente che l’aveva alzata a parlare e lui non se lo fece ripetere due volte.

 - Professoressa, col suo permesso, vorrei raccontare una Storia.
 - Una storia? – osservai il suo sguardo sereno e ostinato, mentre i compagni si voltavano verso di lui.
 - Sì, glielo chiedo per favore, non ci metterò molto: dobbiamo sbrigarci prima che se ne vada.

Era un’argomentazione bizzarra, ma la classe sembrava così incuriosita che mi pareva un peccato perdere un’occasione come quella.
Acconsentii e il ragazzo sembrò la felicità fatta persona. Era uno studente mediocre, o perlomeno così mi era sembrato fino a quel momento, ma forse aveva qualità nascoste che non ero ancora riuscita ad individuare.
Magari sentir narrare una storia avrebbe fatto bene anche al resto della classe.
Nei pochi secondi che precedettero il racconto, avvertii qualcosa avvicinarsi all’aula dell’istituto tecnico di Roma periferia, sgusciare fra i banchi e dietro la lavagna, per assistere alla nostra lezione, o meglio, per diventarne parte.
   








 
   
 
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Generale / Vai alla pagina dell'autore: leveron