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Autore: miciaSissi    12/08/2017    3 recensioni
Pianeta Terra - fine del Periodo Cretaceo
Quella strana figlia era così diversa agli occhi dei suoi genitori e dei suoi compagni… ma era nata nel branco, insieme agli altri piccoli, ed era la loro figlia. E crescendo, la dolce Bek avrebbe rivelato al suo popolo tutto il suo amore per la famiglia e per il branco, avrebbe lottato per loro e vissuto con loro. Ma non poteva essere veramente quello che i suoi genitori speravano… perché il suo aspetto era così simile a quelli che loro chiamavano i Nemici? Chi era veramente Bek?
Sì, questa è un’avventura….un’avventura di 65 milioni di anni fa.
Genere: Drammatico, Fantasy, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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Capitolo 12: la verità




Bek fu in grado di alzarsi e camminare solo dopo alcuni giorni. In quel periodo fu Pillo a provvedere a sfamarla, portandole i pesci del lago. Per lui, ormai vecchio, fu un grosso sforzo, ma del resto non aveva scelta: nessuno del Branco era in grado di procurare il cibo a Bek, neanche la sua famiglia.
Quando Bek poté finalmente alzarsi e uscire dal Rifugio le sue condizioni generali erano buone, le ferite erano rimarginate e lei aveva voglia di aria aperta e di cibo abbondante. In ricordo della dolorosa avventura le restavano le grosse ed evidenti cicatrici a deturpare la pelle striata del dorso e dei fianchi. Cros le era stata vicina, in quei giorni, preoccupata per la sua salute e sentendosi in colpa per le condizioni della sorella. Anche Dul era venuto a informarsi delle sue condizioni, e Bek non mancò di ringraziare lui e sua madre per l’aiuto che le avevano dato.
- Tu sei stata molto coraggiosa, Bek – le aveva risposto Dul – i Nemici che hai affrontato erano molto pericolosi. Il tuo Branco dovrebbe essere fiero di avere una come te. –
Quel mattino Bek uscì all’alba per cacciare i Morbidi. Poteva di nuovo correre, ma muovere le zampe anteriori e il collo le faceva ancora male, così spesso vagava alla ricerca di carcasse, lasciando la caccia ai Morbidi solo se non trovava nulla nei dintorni. E quella mattina Pillo la seguì. Si posò accanto a lei mentre Bek era ormai giunta alla riva del lago per dissetarsi.
- Oh, Pillo! – esclamò lei, vedendoselo arrivare vicino – non mi sono accorta che mi seguivi. –
- Non volevo seguirti, stavo solo aspettando di essere abbastanza lontano dal Rifugio – rispose lui.
- Lontano dal Rifugio? E perché? –
- Ti devo parlare, Bek. Ormai non posso più aspettare: te lo dissi tempo fa, ricordi? Ti dissi che un giorno ti avrei detto la verità sul tuo conto. –
Bek lo fissò, silenziosa e con gli occhi spalancati – non la voglio sapere – rispose.
- No, tu devi sapere – Pillo le si fece più vicino – tu devi sapere chi sei. –
Bek distolse lo sguardo – lo so che cosa vuoi dire… sono un Nemico – mormorò.
- Sì, tu sei un Nemico – rispose Pillo.
Bek lo fissò, non aspettandosi, stupidamente, quella risposta.
- Tu sei un Nemico, Bek: fai parte dei Grandi Nemici – finì l’amico.
- I…i Grandi Nemici? E chi sono? E perché hanno questo nome? –
- Tu crescerai ancora parecchio, Bek. Diventerai più grossa di tuo padre, più grossa di Min e di qualsiasi altro maschio del Branco. Nessun animale sarà in grado di affrontarti, o oserà attaccarti, quando sarai adulta. E tutto ciò che vive potrà essere attaccato e ucciso da te. I Grandi Nemici sono Nemici potenti e spietati, temuti da tutti gli Amici, anche dai Giganti. Non c’è scampo per chi si imbatte in loro – spiegò.
- Pillo… non può essere vero, io sono del Branco Buonafoglia! –
- Smettila, Bek! – urlò lui – io non lo so perché, ma tu non sei del Branco! Smettila di crederlo! Tu sei diversa, sei un Nemico: ormai dovresti averlo capito, nessuno avrebbe potuto fare quello che hai fatto tu con quei cinque aggressori. –
- Perché… perché mi parli così? – urlò Bek, con le lacrime agli occhi.
- Voglio che tu sappia la verità. Ascoltami, Bek: tu dovrai lasciare il Branco, cercare i tuoi simili, non hai futuro con i Buonafoglia! –
- Andare tra i Nemici? No, mi ucciderebbero! Cosa dici, Pillo?! –
- Tu fai parte di loro, Bek. E puoi difenderti. –
Un pesante silenzio cadde tra di loro. Gli occhi pieni di lacrime di Bek fissarono quelli del vecchio amico.
– Nel Branco nessuno mi ha mai parlato dei Grandi Nemici… se io fossi una di loro mi avrebbero riconosciuta. –
- Il tuo branco negli ultimi anni ha vissuto in un territorio dove non c’erano Grandi Nemici: forse Min e i più anziani sanno chi sono e che cosa sei tu. Sei stata accolta perché nessuno poteva spiegare la tua nascita, e perché quasi nessuno ha mai visto i Grandi Nemici. Anche se tu certamente assomigli a Nemici che già conoscono. -
- Pillo, io… - Bek iniziò a singhiozzare – che cosa devo fare? –
- Per ora niente, Bek. Ma ricordati quello che ti ho detto, e soprattutto che prima o poi dei Grandi Nemici arriveranno anche in questa zona, e per te la vita nel Branco sarà finita. Tu ricordati sempre chi sei, ricordati di cercare i tuoi simili. –
- Pillo, tu hai mai incontrato un Grande Nemico? –
- Sì, certo. Da dove vengo io ce ne sono molti – sospirò – molti branchi di Amici si sono spostati anche per questo, sono fuggiti. -
- E io sono come… come loro? –
- Sì, Bek, tu sei come loro. Ma solo il tuo aspetto esteriore. Dentro di te io so che sei l’amica più cara e dolce che chiunque possa avere. Per questo io ti ho sempre difeso, e continuerò a farlo finché resterò qui. –
Bek si rivoltò verso il lago – lasciami sola, Pillo. Per favore. –
- Come vuoi. Ti aspetto al Rifugio. –
Pilo volò via, sentendo da lontano i singhiozzi disperati di Bek. “Non avevo scelta” pensò “ forse questa consapevolezza ti aiuterà ad affrontare il futuro, mia carissima, piccola Bek!”.




Bek tornò al Rifugio a pomeriggio inoltrato. Era stata via quasi tutto il giorno, così andò ad avvisare i genitori del suo ritorno. Evitò i fratellini che volevano giocare con lei, e si accucciò fuori dal Rifugio, tra l’erba alta.
Cros la raggiunse quando il Sole stava ormai tramontando – la mamma mi ha detto che eri qui – le disse – perché non vieni dentro? Tra poco sarà buio. –
Bek sembrò non averla sentita - Cros - rispose, senza sollevare lo sguardo su di lei – che cosa pensi di me? Cosa credi che io sia? – Cros si accucciò vicino a lei – credo che tu sia mia sorella. –
Bek la fissò – sai che non è vero. Io non sono come te, come voi!
- Che cosa ti prende, Bek? Sei impazzita? – esclamò Cros. Lo sguardo triste e lontano di Bek la impressionò – perché mi dici questo? –
- Ho parlato con Pillo – rispose lei – mi ha detto la verità. Mi ha detto chi sono. –
Poi raccontò brevemente alla sorella della sua conversazione con Pillo di quella mattina.
- Non può essere vero! – esclamò Cros, alzandosi di scatto – Pillo si sbaglia! Si sbaglia, non devi credergli! –
Le lacrime salirono agli occhi di Cros. Nonostante le sue parole si rendeva conto perfettamente che quella era la verità. Lei stessa aveva assistito alla furia di Bek, e non osava pensare quello che avrebbe potuto fare, una volta adulta, a un membro del Branco.
- Perché piangi? – chiese Bek.
- Non… non piango – singhiozzò Cros – per me tu sei mia sorella. Non m’importa come diventerai o chi sei veramente: io ti vorrò sempre bene, Bek! –
Bek si alzò, sovrastandola. Non si era mai accorta di quanto fosse diventata più grande di Cros.
- Sai, Cros – mormorò – ho pianto tanto che credo di non avere più lacrime. Ti prego, non voglio vederti piangere. –
- Va… va bene – sospirò Cros, controllandosi – adesso vieni dentro, ormai è buio. E’ pericoloso stare fuori… almeno per me. –
Bek annuì e seguì la sorella nella caverna da dove arrivava il vociare dei compagni.





Il giorno dopo Bek uscì di nuovo da sola, non aveva voglia di stare né con Cros né con Pillo, e tantomeno con i fratellini. Rimase di nuovo fuori tutto il giorno, vagando vicino al lago, evitando però di imbattersi in Dul e Sofì, perché non voleva vedere nessuno. Voleva restare sola col suo dolore. Neanche Pillo osò disturbarla, lui capiva il suo smarrimento e pensava che stare un po’ sola le avrebbe fatto bene, l’avrebbe abituata a stare faccia a faccia con la sua nuova realtà.
Fu al ritorno al Rifugio, al tramonto, che Bek ebbe un’altra spiacevole notizia: Min le comunicò che non poteva occuparsi più dei piccoli del Branco, se non dei suoi fratelli.
- E perché mai? – rispose lei – mi sembra di aver dimostrato che sono in grado di difendere qualcuno! – poi incrociò lo sguardo d’odio di Stoz, e capì.
- Mi spiace, Bek, ma ho deciso così - rispose Min.
- E di che cosa mi accusate, questa volta? – esclamò lei.
- Sei troppo pericolosa – rispose il Capobranco, con voce dura - pericolosa per tutti. Abbiamo visto cosa sai fare: anche se è stato per difesa noi tutti siamo orripilati dalle tue… dalle tue gesta. Ti ordino di stare lontana dai piccoli. Adesso puoi andare. –
Col tono che non ammetteva repliche Min aspettò che lei se ne andasse.
Lo sguardo di Bek scorse sui musi delle madri che le avevano affidato i propri figli, senza capire se erano d’accordo o meno con Min. Quando incrociò Stoz si voltò per entrare nel Rifugio, poi cambiò idea e uscì, correndo veloce verso il bosco quasi buio.
- Cosa ne sarà di Bek, Pillo? – mormorò Cros, triste e sconsolata, verso l’amico. Entrambi avevano seguito la pietosa scenata.
- Non lo so, Cros… ma è lei che dovrà decidere che cosa fare. –



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Il tempo trascorreva veloce, le stagioni si susseguirono scandendo i ritmi di crescita dai giovani del Branco. Bek e Pillo non avevano più parlato della rivelazione che lui le aveva fatto, e per fortuna nessuno dei Grandi Nemici era arrivato fin lì. Probabilmente la presenza, vicino al Branco, del gruppo di Giganti, aveva tenuto alla larga i Grandi Nemici: le prede abbondavano, non c’era bisogno di rischiare per catturare i membri del grande Branco Buonafoglia.
Bek era cresciuta oltre ogni aspettativa; era ormai alta quattro metri, come alcuni maschi del Branco più vecchi di lei, e pesava cinque tonnellate, più di ogni componente adulto del Branco. Era molto più massiccia e muscolosa di Cros che, coi suoi tre metri di altezza e il corpo più sottile, sembrava quasi un cucciolo al suo confronto. Anche i fratellini erano cresciuti, e giocavano alla Corsa con i più giovani del Branco. Quando li guardava divertirsi con quel gioco, Bek non poteva far altro che ricordare quel tempo, bello e triste, che era passato. Le sembrava lontanissimo, anche se gli insulti e i dispetti di Stoz, la sua reazione e la punizione che aveva subìto erano ancora ben vividi nella sua mente.
Accucciata vicino all’ingresso del Rifugio, Bek osservò la sorella intenta a mangiare le foglie di un albero. Vide che cercava di raggiungere un ramo troppo alto per lei, così fece per alzarsi e aiutarla, ma fu preceduta da un altro giovane del Branco: Cail, un maschio poco più grande di lei, alto quasi quanto Bek. Era di un bel colore verde scuro e il suo corpo era imponente e massiccio. Bek lo aveva sempre apprezzato perché aveva giocato con loro fin da piccolo ed era simpatico e leale. Cail staccò le foglie per Cros e abbassò la testa per passarle all’amica; Cros lo ringraziò e mangiò insieme a lui.
Bek e Cros si stavano ormai avviando alla maturità, l’anno seguente Cros avrebbe potuto accoppiarsi e i corteggiatori non le mancavano. Bek sorrise tra sé guardando i due giovani, sapeva che a Cros piaceva Cail, ed era sicura che i due avrebbero presto fatto coppia fissa. In quanto a lei, i maschi del Branco non le interessavano minimamente, e a loro non interessava lei. Quando ci pensava le venivano in mente le parole di Pillo, che l’aveva esortata a lasciare il Branco e a cercare i suoi simili. Solo così avrebbe potuto trovare un compagno, uno come lei, un Grande Nemico maschio.
- Bek? – Pillo sbucò accanto a lei, come richiamato dai suoi pensieri.
- Ciao, Pillo. Stavo guardando Cros che fa conquiste… - scherzò Bek.
- Vedrai che entro breve Cros si accoppierà. E’ diventata bellissima! – rispose Pillo.
- E io resterò sola… - constatò Bek.
Pillo si volse verso di lei – tu sai cosa devi fare, Bek. Non potrai sfuggire al tuo destino, non hai futuro, col Branco. –
Bek sospirò – lo so. Me ne sto rendendo conto pensando a quando sarò adulta. –
- Dovrai cercarti un compagno, un maschio uguale a te. – Bek si alzò, sovrastando Pillo – che ne dici di andare all’Acqua a mangiare? Mi sta venendo fame. –
- Buona idea! –
Pillo si arrampicò su un albero, spiccò il volo e andò a posarsi sulla testa di Bek.
Ehi! – esclamò lei. Si accorse che Pillo era estremamente leggero e che poteva reggerlo senza fatica.
- Ormai io sono vecchio e tu sei cresciuta tantissimo. Me lo dai un passaggio? –
Bek rise, facendolo dondolare – va bene, chissà cosa penseranno quando ci vedranno passare: siamo una coppia insolita, non trovi? –
- Be’, finché non ti troverai un maschio, sarò io il tuo compagno, no? – scherzò Pillo.
Bek rise di nuovo e diresse verso il bosco che li divideva dal grande lago. Giunti vicino alle sponde, Bek vide da lontano il lungo collo scuro di un Gigante.
- Guarda, Pillo – disse, mentre l’amico volava a terra – c’è Dul. –
Bek fece per dirigersi verso l’amico, ma si bloccò quando un altro lungo collo apparve accanto a Dul.
- Sbagliato – disse Pillo – c’è Dul con la sua compagna – continuò, fissando Bek.
Lei si voltò verso il Volatore e sbuffò – già, adesso è troppo impegnato per pensare alle amiche – disse tristemente – siamo rimasti solo io e te, Pillo: credo che Cros e Dul non verranno più con noi… -
- Ma certo che verranno, ma accompagnati. Il nostro gruppo di “passeggiatori e curiosi” aumenterà solo di numero. –
Bek si accucciò lì vicino – Pillo, c’è una cosa che non ti ho mai chiesto: tu hai mai avuto una compagna? –
Pillo sorrise – certo, tanto tempo fa. E avevo anche molti figli, che non vedo da un’eternità. -
- Oh, davvero? Come mai? –
- Se ne andarono appena adulti, a colonizzare nuovi posti, il mio branco era molto numeroso, e così… poi la mia compagna morì e io cominciai a vagabondare. –
- Morì? E come..? –
- Fu uccisa da… - Pillo distolse lo sguardo da Bek – da un Nemico.
- Oh, mi dispiace! Ma come mai, voi volate! Era forse ferita o malata? –
- No, no… commise solo un grande errore: volare troppo bassa vicino agli alberi. Un Nemico la prese per un’ala e la uccise. –
- Sopra agli alberi? Ma allora era un Nemico molto alto, e… - le parole le morirono in gola quando si rese conto della realtà. Fissò Pillo spalancando gli occhi – è stato un… un Grande Nemico? – mormorò.
Pillo scosse leggermente la testa e distolse lo sguardo, volgendosi verso il lago – sì, Bek… un enorme, feroce Grande Nemico. La mangiò davanti ai miei occhi, non potei fare niente per salvarla. –
- Pillo… mi dispiace tanto! Io… come puoi volermi bene, Pillo? – disse infine, angosciata.
Pillo la guardò – non sei stata tu, Bek. Perché dovrei volerti male? Per me sei un’amica carissima, io ti voglio bene come a una figlia. Tu sei l’essere più pacifico e amabile che io abbia mai incontrato. –
Bek aveva le lacrime agli occhi, e Pillo le si avvicinò.
- Ricordati che io non sono come quegli ottusi del tuo Branco. Io so vedere oltre l’aspetto fisico. –
Bek annuì e si alzò in piedi. Pillo spalancò la grandi ali e le sorrise – su, tirati su col morale e iniziamo a pescare! Ho una gran fame e i Nuotatori sono il mio cibo preferito! – esclamò.
Quando furono sazi, Bek e Pillo si fermarono sulla riva del lago a riposare un po’. Pillo si appisolò, e Bek si alzò per andare a bere nel lago, entrando nell’acqua e spostandosi finché non le arrivò all’altezza delle cosce, in modo da leccare l’acqua più pulita e fresca. Fu in quel momento che partì l’attacco. Bek sentì il rumore di passi veloci e tentò di voltarsi, ma i quattro giovani iguanodonti le furono addosso. Bek non riuscì a capire cosa volessero da lei, ma quando iniziarono a colpirla, salendo in due sulla sua schiena, capì che stavano tentando di affogarla. Stoz, sulla sua schiena, incitò gli amici, e sotto il loro peso Bek cadde in acqua col muso, mentre gli altri due le tenevano la testa sott’acqua.
Bek si sentiva immobilizzata, con i due maschi su di lei e gli altri due che, con le zampe a cinque dita, le impedivano di tirare fuori la testa per respirare. Cercò di allungare una zampa anteriore per liberarsi, ma era troppo corta per riuscirci. Intanto, Pillo aveva preso a urlare e a beccare gli aggressori, gridando se fossero impazziti nel fare una cosa del genere a un membro del loro Branco. Bek si dibatté e i due maschi sulla sua schiena barcollarono, ma non riusciva più a respirare e si sentiva indebolita. Stoz la colpì con il lungo e potente unghione su un fianco, e lei sentì il dolore lancinante, che già conosceva, della pelle lacerata. Raccolse le sue ultime forze e riuscì a voltare il capo per portare fuori dall’acqua le narici.
Il giovane iguanodonte spostò subito la zampa quando i denti di Bek arrivarono pericolosamente vicino alle sue dita. Bek riuscì a scrollarsi, rinvigorita dall’aria che riusciva finalmente a respirare, e Stoz cadde dalla sua schiena. Lei era ormai libera e infuriata, e gli altri due si allontanarono subito. Ansimando e col fianco sanguinante, la bocca leggermente aperta a mostrare i denti aguzzi, Bek fissò i suoi assalitori: Stoz e tre dei suoi amici più stretti, che l’avevano sempre sostenuto contro di lei.
- Siete dei maledetti traditori! – urlò Pillo, infuriato – quando Min lo saprà vi scaccerà dal Branco! –
Stoz lo guardò male e si trattenne dal tirargli una zampata – zitto, vecchio, se parli ti strappo le ali! –
Bek sentì esplodere dentro di sé un calore incontenibile; fece un passo verso Stoz e ruggì. I quattro iguanodonti indietreggiarono, impauriti. Bek fece un altro passo, poi si bloccò, si voltò e corse via scomparendo nel bosco.
Pillo la cercò per tutto il pomeriggio, chiamandola e sorvolando la zona. I quattro assalitori erano tornati al Rifugio, dopo aver litigato furiosamente con lui che giurò di parlarne con Min nonostante le minacce di Stoz. Esausto, Pillo si posò in un prato, e avvertì l’odore di carne fresca. Si guardò attorno e vide, poco lontano da lui, una carcassa fatta a pezzi vicino ai cespugli.
Bek era lì, era in piedi accanto a un albero, con la testa appoggiata al tronco e le labbra sporche di sangue. Ansimava leggermente e la leggera ferita sul fianco era cosparsa di sangue raggrumato.
Pillo le si avvicinò – Bek..? – mormorò.
Lo sguardo che la giovane gli riservò era gelido e lontano, come se non fosse più la sua dolce amica di sempre. Era lo stesso sguardo che Pillo aveva già visto in lei, mentre combatteva contro i cinque deinonici che avevano assalito Cros. Sapeva che la sua parte più nascosta era ora lì, era venuta fuori, e traspariva dallo sguardo gelido e dalle fauci leggermente aperte.
- Bek, sono io – disse lui. Gli sembrava che non lo avesse riconosciuto.
- Lo so – rispose con tono duro. Si rizzò in tutta la sua altezza e fece mezzo passo verso di lui, piccolo al suo confronto.
- Ero preoccupato per te – disse Pillo, avvicinandosi.
Bek sospirò, e finalmente il suo sguardo tornò lo stesso di sempre, come se fosse uscita da un brutto sogno – Pillo… perché? Perché mi hanno fatto questo? – mormorò.
- Stoz è uno stupido! Non la passerà liscia, vedrai! – rispose lui.
- Sai perché sono fuggita? –
- Di certo non perché avevi paura di loro – disse Pillo.
Lei annuì – no, sono fuggita perché avrei potuto ucciderli. Ho sentito quello che provai quando difesi Cros contro quei cinque Nemici… -
- Posso capire, Bek… -
- Capire? No, tu non puoi capire, sentire quello che ho provato! Nessuno può farlo, nessuno può capire! Non ero più io, Pillo, non ero più io… -
- Ti sbagli, Bek, eri sempre tu. Una parte di te, forse la parte più brutta, ma sei sempre tu! E per fortuna tu sei capace di dominarla. –
Bek lo fissò – per quanto tempo ancora riuscirò a farlo, Pillo? – mormorò.
- Ci riuscirai sempre, Bek. Io ne sono sicuro, c’è molta forza d’animo, in te. E sono contento per come ti sei comportata oggi, se li attaccavi non avresti più potuto tornare al Branco, anche se hai ragione. –
Bek scosse la testa – lasciami sola. –
Si voltò per andarsene, poi però si fermò e riguardò Pillo – non l’ho ucciso io – disse indicando la carcassa di cui si era nutrita – era già morto. –


Continua…



NOTA: chiedo scusa a chi legge, ma probabilmente il prossimo aggiornamento sarà tra 15 gg…



 
  
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