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Autore: Frostales    12/08/2017    0 recensioni
“Eccolo lì. Guarda. Di nuovo!” Esclamò Sarah, facendolo trasalire.
“Credi che stia guardando noi?” Beth suonava ansiosa.
Gabriel alzò gli occhi giusto in tempo per vedere la tendina della casa davanti a loro chiudersi davanti al viso del tanto chiacchierato Norman Hale, che a quanto dicevano le ragazze continuava a fissarli.
*
In un piccolo quartiere di periferia il giovane Gabriel si trova ad affrontare i problemi di tutti i ragazzi della sua età insieme ad un paio che neanche uomini adulti saprebbero come gestire.
Tra mostri che solo lui riesce a vedere e misteriosi personaggi che seguono ogni suo passo riuscirà a conciliare la sua vita con quella del mondo magico? O la scoperta dell'esistenza del regno di Ghania sconvolgerà completamente il già precario equilibrio della sua vita?
Avete solo un modo per scoprirlo!
Genere: Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo Terzo

Lo sguardo di Beth era educatamente accigliato, quello di Sarah semplicemente incredulo. 

“Non sono sicura di aver capito, puoi ripetere per favore?” Gli chiese l'amica, per la terza volta. 

Gabriel sospirò e ripeté da capo, per la quarta volta. 

“Tornando da casa tua quella sera che mi sono addormentato ho incontrato il signor Hale per strada. Era in difficoltà a portare la spesa, quindi l'ho aiutato e ho scoperto che è una persona molto piacevole, quindi mi ha invitato ad andare a casa sua se voglio prendere qualche libro da leggere ogni tanto.” Se quella versione aveva convinto sua madre non poteva non funzionare con Sarah, infatti alla fine riuscì a convincerla che le sue frequenti visite alla vecchia casa non erano una scusa per non stare con loro, non aveva iniziato una misteriosa storia d'amore con qualcuno e no, davvero, non era impazzito e non aveva le allucinazioni. 

Nel profondo del suo cuore si sentiva in colpa per aver mentito alla sua migliore amica ancora più che ai suoi genitori, ma certo non poteva sparire per ore ogni tre o quattro giorni senza dire a nessuno dove andava e cosa faceva, e dire la verità era fuori questione. 

Se voleva essere davvero onesto con se stesso, quando era tornato a casa dopo il suo primo incontro con l'uomo era quasi sicuro che non sarebbe mai più tornato da lui. Poi però aveva commesso l'errore di leggere il libro che gli aveva dato. 

Il vecchio libro logoro, nonostante avesse svariate pagine mancanti conteneva la storia del regno di Ghania di cui gli aveva parlato l'uomo, qualche nozione geografica, indicazioni su come raggiungerlo e una lunga serie di leggi che lo governavano. 

Tre giorni dopo Gabriel aveva approfittato della sua giornata libera per andare alla vecchia casa e chiedere all'uomo di raccontagli di più, ma solo dopo essere arrivato fino alla porta e ritornato indietro non meno di quattro volte senza mai trovare il coraggio di bussare. 

Ne era uscito due ore dopo con tre nuovi libri, e da allora per settimane non aveva fatto altro che andare avanti e indietro ogni volta che finiva le letture per chiederne altre. 

Il momento in cui aveva scoperto di essere in grado di praticare la magia, vera magia, era stato il momento in cui aveva capito che avrebbe aiutato l'uomo nella sua impresa. 

Il signor Hale era stato molto chiaro al riguardo: se avesse scelto di non aiutarlo e Ghania fosse stata distrutta non ci sarebbero state ripercussioni per lui. Avrebbe potuto continuare a vivere nel suo quartiere in tranquillità, finire la scuola, andare al college, ma la magia sarebbe scomparsa definitivamente dal mondo, e ora che il ragazzo aveva scoperto di possedere questo dono aveva anche capito che avrebbe fatto qualunque cosa per proteggerlo. 

“Ti sembro egoista?” Aveva chiesto all'uomo quando gli aveva spiegato perché aveva scelto di aiutarlo. 

“Non più egoista di me che per salvare la terra che amo piombo nella vita di uno sconosciuto chiedendogli di lasciare tutto e venire via con me.” Era stata la risposta che aveva ottenuto. 

“Strano. Di solito sono gli altruisti quelli che salvano il mondo!” Aveva ridacchiato Gabriel, innervosito dallo sguardo dell'uomo. 

“Chiunque può salvare il mondo, ragazzo, se a farlo sono gli altruisti l'unica certezza che hai e quella di star leggendo un bel romanzo.” 

Così erano iniziate le vere e proprie lezioni. Norman, che gli aveva detto di chiamarlo Ahona, il nome con cui lo chiamavano a Ghania, si assicurava sempre per prima cosa che avesse finito i suoi compiti per scuola e poi lo faceva esercitare nella magia, lo faceva meditare oppure in alternativa gli parlava per ore delle usanze del regno magico, della sua geografia con l'aiuto di dettagliate mappe e a volte si lasciava sfuggire piccole digressioni sugli aspetti più curiosi del luogo. 

Ghania era un regno davvero gigantesco, governato da vassalli e re che a loro volta facevano riferimento all'Alto Sovrano che risiedeva a Vorusia, la città più grande del regno. Era proprio l'Alto Trono ad essere stato usurpato, ed era a Vorusia che si sarebbero recati, ma una volta sventata la minaccia, gli aveva detto, sarebbe stato libero di recarsi dove preferiva, o tornare indietro se avesse voluto. 

Considerate le descrizioni in cui Ahona si dilungava ogni volta Gabe dubitava che sarebbe mai tornato indietro, ma aveva preferito non dare risposte affrettate. 

Il regno era governato dalle leggi dettate dall'Alto Sovrano e da una lunga lista di leggi magiche che alle orecchie di Gabriel suonavano come le parole di un qualche santone fissato con la preveggenza. 

Una tra quelle era ciò che aveva portato Ahona a tornare dove era nato in cerca di un mago più potente, e l'uomo era fermamente convinto della veridicità di ognuna di esse. Persino quella che recitava “Se un animale ti morde per primo restituire il morso porterà buona sorte sulla tua stirpe.” e sulla quale Gabe aveva preferito non fare troppe domande. 

Quando aveva scoperto che a Ghania non esistevano dei veri e propri medici ma più che altro erboristi e maghi specializzati nella guarigione il ragazzo si era sentito come illuminato. Quel regno era stato creato appositamente per lui, non c'era altra possibilità! Da quel momento i libri che aveva prediletto erano stati quelli sull'erboristeria, e fortunatamente chi non aveva poteri magici non poteva vederli perché se sua madre li avesse trovati avrebbe ricominciato a lamentarsi per il fatto che voleva buttare via la sua vita e la sua intelligenza appresso a dei banali medicinali. 

Trascorso il primo mese di lezioni con Ahona, l'uomo aveva impiegato due giorni interi per trovare la traduzione più accurata per il nome di Gabriel. 

I nomi erano potenti a Ghania, gli aveva spiegato, e per un mago era fondamentale usare un nome tipico della terra in cui si trovava, perché sempre secondo le leggi magiche, più persone pronunciavano il tuo nome più potente diventavano il nome e chi lo portava. 

Alla fine lo aveva tradotto con Ganyen, raccomandandogli di usare solo quel nome una volta giunto nel regno magico, ma Gabriel era così entusiasta che chiese di essere chiamato solo così da quel momento in poi, almeno da lui. 

Certo non poteva andare in giro a dire a Sarah o ai suoi genitori di non chiamarlo più Gabriel perché un mago proveniente da un altro regno aveva deciso che Ganyen era più adatto, soprattutto visto che i suoi genitori a lungo andare erano diventati sempre più preoccupati delle ore che passava a casa del signor Hale.

Certo però il fatto che i voti di Gabe fossero tornati a salire da quando lo frequentava e che fosse sempre puntuale per la cena giocavano in suo favore. 

Avevano invitato l'uomo a cena una sera, per ringraziarlo della sua gentilezza nei confronti del figlio (e per la morbosa curiosità della madre nei confronti dell'uomo così misterioso) e lui non solo si era presentato, ma aveva fatto un'impressione talmente buona ai genitori del ragazzo che ora se per qualche giorno non andava a trovarlo, subito si preoccupavano che fosse successo qualcosa. 

Sarah invece era tutt'altro paio di maniche. 

Nonostante progettasse di sparire nel nulla, Gabriel non aveva mai trascurato l'amica. Continuava a presentarsi tutte le volte che dovevano vedersi e a passare con lei e Beth tutto il tempo possibile, ma la ragazza aveva notato il cambio nel suo atteggiamento e non gli dava un attimo di tregua. 

Era persino arrivata a chiedergli se si fosse preso una cotta per il signor Hale, e Gabe, così affascinato dal carisma dell'uomo era sicuro di non essere riuscito a negare in modo convincente. 

Dubitava che quello che provava si potesse definire una cotta, era più una fortissima ammirazione, ma non era sicuro di essere riuscito a spiegare la differenza, soprattutto perché non poteva spiegare a Sarah e Beth quanto attentamente dovesse osservare i movimenti dell'uomo per imparare a lanciare adeguatamente gli incantesimi che gli andava man mano insegnando, o quanto l'amore incondizionato per il regno di Ghania che traspariva dalla sua voce quando ne parlava gli facessero rimpiangere il non avere qualcosa a cui teneva con altrettanta forza. 

I mesi cominciarono a passare, e Ganyen, che ormai non pensava più a sé come Gabriel, stava diventando sempre più impaziente. 

Il mondo in cui era cresciuto, che già prima gli sembrava piccolo, ora cominciava davvero a soffocarlo. 

Andava ancora a scuola e si impegnava nei compiti e nei test, ma solo perché Ahona si raccomandava di farlo ogni volta. 

Il suo maestro a volte spariva per giorni interi. Tornava a Ghania a tenere d'occhio la situazione, e il ragazzo non poteva fare a meno di sperare ogni volta che al suo ritorno gli avrebbe detto che era giunto il momento di partire. 

Quando finalmente il giorno arrivò erano passati quasi sei mesi, Ganyen bussò alla porta della vecchia casa e quando Ahona venne ad aprirgli si accorse subito del pallore che segnava il viso del maestro. 

“Il momento è giunto.” Disse, solenne, e fu come se il ragazzo fosse finalmente riuscito a deglutire un boccone particolarmente grosso che aveva bloccato in gola da tempo immemore. 

I preparativi furono veloci. 

L'uomo gli disse di scrivere una lettera in cui spiegava ai suoi genitori che aveva scelto di andare via di casa, che quella vita gli stava troppo stretta e che sarebbe andato a cercare fortuna altrove. Gli suggerì anche di aggiungere che magari un giorno sarebbe tornato, così da tenersi aperta ogni porta se avesse deciso che Ghania non era il posto per lui. 

“La terra su cui sorge la casa di famiglia di un mago è sacra per lui.” Gli spiegò serio. “Quando l'ho scoperto era quasi troppo tardi per me, ho rischiato di perdere tutto quando quegli uomini hanno deciso di demolire la casa, ma per fortuna sono tornato in tempo.” 

Ganyen fece come gli venne detto. Aggiunse anche qualche riga in cui si scusava col signor Hale perchè non sarebbe più andato a fargli compagnia e scrisse un'intera pagina per Sarah in cui le chiedeva scusa per l'aver deciso di scappare così. Tutto voleva, meno che la sua migliore amica si incolpasse in qualche modo della sua decisione. 

Dovette riscrivere la lettera due volte, perché la prima volta preso dalla foga si firmò come Ganyen, ma distrusse la prima copia con cura grazie a un incantesimo. 

Ahona gli preparò un bagaglio con tutto ciò che gli sarebbe servito per sopravvivere una decina di giorni e in fine gli diede quello che il ragazzo più aveva aspettato di ricevere. 

La chiave del portale per Ghania. 

Grazie a quella, ovunque si fosse trovato gli sarebbe bastato utilizzare un briciolo di magia per aprire un portale che lo avrebbe trasportato nel regno magico. 

Il suo maestro gli aveva spiegato che quella chiave creata da lui stesso lo avrebbe sempre fatto apparire nello stesso luogo: Una grotta a mezza giornata di cammino dalla città di Vorusia dove sarebbe stato al sicuro. 

Il piano era più che semplice. 

Rincasare, cenare coi suoi genitori e dare la buonanotte. Aspettare che fossero addormentati, lasciare la lettera in bella vista sulla scrivania, prendere le provviste che Ahona avrebbe fatto apparire direttamente in camera sua con un incantesimo e aprire il portale per Ghania. 

Sistemarsi nella grotta ed aspettare sette giorni. 

Se per qualsiasi motivo lui non fosse riuscito a raggiungerlo entro la notte del settimo giorno, raccogliere tutto quello che gli era rimasto ed entrare a Vorusia da solo. Lì avrebbe trovato chi poteva aiutarlo. 

Il ragazzo ascoltò con attenzione nonostante non stesse più nella pelle. Finalmente il momento era arrivato, la sua occasione per vivere un'avventura indimenticabile era a un portale da lui e tutto quello che doveva fare era sopravvivere a un'ultima cena insieme ai suoi genitori e i loro ambiziosi piani per il suo futuro. 

Aveva pensato a tutto questo mentre si incamminava lungo il viale del quartiere di periferia, accarezzando l'ormai familiare peso della pietra coi triangoli incrociati nella sua tasca, cercando di trattenere tutta l'energia che gli ribolliva in corpo. L'avrebbe volentieri sfogata saltellando o facendo esplodere qualche cassonetto lungo la strada, ma sapeva che avrebbe dato troppo nell'occhio. Si limitò quindi a camminare come al solito con un sorriso stampato in faccia fino a che non arrivò in vista della porta della villetta a due piani in cui aveva abitato per tutti quegli anni.  

Inspirando a fondo, Ganyen infilò le chiavi nella toppa ed entrò in casa.

Note:
Grazie per essere arrivati fino a questo punto della storia!
Scrivendo i capitoli successivi mi sono resa conto che in realtà sarà molto breve (cosa insolita per me) ma non mancheranno i colpi di scena, quindi spero che continuerete a seguirla, e se pensate che qualcosa non vada, se volete dei chiarimenti o se finora vi sta piacendo fatemelo sapere con un commento, che fa sempre piacere :3

   
 
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