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Autore: BengalaRose    12/08/2017    1 recensioni
Cinque ragazze scoprono di essere le prescelte per compiere una missione millenaria da cui dipende l'equilibrio dei Pianeti, loro alleati gli elementi della natura, che possono controllare per trasformarsi in creature magiche.
Genere: Fantasy, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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1. The Sense of Smell - Meghan

  Arrivare in una nuova casa non è mai piacevole. Lo è solo l'idea del cambiare casa: immaginare nuovi scenari di vita, quasi cambiare noi stessi, costruire il futuro con le nostre mani.
Molto emozionante, ma solo fino al momento in cui si comincia veramente da capo, e ci si sente soli e fuori luogo tra le pareti candide, immersi nell'odore di nuovo inizio, di intonaco fresco e mobili nuovi, a sedersi sull'estremità di sedie poco familiari.
Ma è stato amore a prima vista con il mio nuovo appartamento, soprattutto con la parete finestra: la parete est è del tutto senza muro, un’enorme finestra, solo vetro che smorza le luci della città di notte e inonda la Camera dei raggi del sole al mattino.
Ma quella sera il cielo che grondava acqua non aiutava il mio umore. I tergicristalli si erano agitati per tutto il viaggio, avanti e indietro, col loro rumore ripetitivo e lamentoso. Mi ci volle un po' per arrivare al parcheggio del mio nuovo palazzo, ma molto di più per racimolare il coraggio di scendere dall'auto.
Finalmente fuori dall’auto, aprii l'ombrello per cercare di proteggermi dalla pioggia battente, ma arrivata al portone ero comunque bagnata fino alle ossa, mentre tenevo con una mano l'ultima scatola di libri in bilico giusto per forza di volontà.
Recuperai il mazzo di chiavi dal fondo della borsa e cercai disperatamente la chiave giusta.
Stavo per entrare finalmente all'asciutto, ma proprio in quel momento il portone esplose: la foga di chi lo aveva aperto dall'interno andò a sbattere con forza contro di me che, presa alla sprovvista, non riuscii a trovare alcun appiglio e finii per terra, la scatola per aria e i libri sparsi dappertutto sull’asfalto inondato dalla pioggia.
- che diavolo...?- Disse una voce sbucando da dietro il portone -Scusami io...mi dispiace. ..- il colpevole era un ragazzo alto, occhiali squadrati a schermare un paio di occhi chiari e luminosi. Percepii un buon odore…caffè e qualcosa di avvolgente, quasi legno.…
-non...non fa nulla...- dissi cercando di alzarmi, ma più per educazione: in realtà faceva eccome.
Lo sguardo di lui vagava sul disastro -I libri...Non l'hanno presa bene...- commentò -Aspetta, ti aiuto -
Si chinò a raccogliere qualche libro, impilandoli, mentre io invece cercavo di raccogliere un po’ di dignità durante le manovre per tornare in piedi.
-Dai, forse qualcuno si è salvato. ..- dissi, provando a non suonare acida, ma senza grossi risultati. -davvero, io.... non so come scusarmi...- continuava lui.
Il suono acuto di una suoneria si diffuse nell'aria. Io feci una smorfia ma per fortuna non era il mio, ci mancava solo il cellulare adesso...il ragazzo sbuffò e dopo aver zittito il telefono si voltò a guardarmi, con espressione ancora più colpevole.
-scusarmi, ma ora devo proprio andare...- mi porse i pochi libri che aveva collezionato -davvero, mi dispiace infinitamente... alla prossima! - era già lontano di qualche passo: proseguì di corsa verso un'auto parcheggiata poco lontano.
Io rimasi a fissare la strada, non potendo fare altro che constatare che non accennava a smettere di piovere.
-Foster, avvicinati un attimo- abbaiò il capo dal suo studio quando ci passai davanti -stiamo facendo dei ricollocamenti- mi disse senza alzare lo sguardo dallo schermo del computer mentre io entravo nella camera elegante - Molly Antone ha chiesto il trasferimento, per cui adesso McMaster viene nella nostra squadra. Recuperalo e andate a dare un'occhiata a quel nuovo caso della ragazza scomparsa. La scientifica ha già fatto le rilevazioni quindi potete già portare qui le prove – disse.
-certo, capo- annuii ed uscii dalla stanza con una smorfia. L'ufficio del capo odorava del cuoio delle poltrone eleganti, del formaggio acido che gli piaceva mangiare a colazione e delle camicie lavate non troppo spesso. Ma soprattutto del profumo della segretaria...quando rimaneva a lungo, la sera.
L'olfatto era sempre stato parte di me. La mia più antica memoria era l'odore della mamma, un misto tra il suo profumo alla vaniglia e l'amaro del fumo sigarette: da piccola riuscivo a percepire quando era in arrivo molto prima che riuscissi a vederla. Avevo capito velocemente che gli altri, bambini o adulti che fossero, non prestavano la stessa attenzione alle molecole sospese nell'aria: sguardi perplessi e commenti increduli mi avevano sempre accompagnata ogni volta che giocare a nascondino con me era una questione di minuti o che trovavo al primo colpo un oggetto perso o prevedevo l'arrivo di un brutto temporale.
Immaginavo che le persone percepissero il miscuglio di odori che permea l'aria come un groviglio unico, in cui raramente prevale una nota particolare...ecco io riuscivo a dividere questo miscuglio in tutte le sue parti. Non sapevo perché, né come: era così e basta. Non che questa mia capacità mi avesse mai aiutato granché nella vita: avevo studiato psicologia comportamentale, con specializzazione in criminologia, ed è con queste premesse che ero entrata nelle forze dell'ordine.
Non conoscevo questo McMaster che il capo mi aveva mandato a cercare così mi trovai a percorrere il corridoio sbirciando dentro ogni stanza.
I nomi degli abitanti degli uffici erano ordinatamente riportati nei cartellini, in alto, appena prima di ogni porta. Che cognome importante, Mc Master: mi immaginavo un omone imponente, sempre in tenuta da Swat.
Continuai ad avanzare nel lungo corridoio asettico, persone mi superavano indaffarate, con fascicoli in mano o bustine trasparenti, ma di Mc Master ancora niente.
Stavo per arrendermi e chiedere a qualcuno le indicazioni, come una turista, quando finalmente scorsi il cognome, mimetizzato in un cartellino sopra una porta, tra Mill e Vandom.
Bussai, anche se la porta era aperta, e ricevetti come risposta poco più di un grugnito.
Mi affacciai nella stanza: vi erano tre scrivanie all'interno, tutte ricolme di fascicoli e raccoglitori soffocati di documenti, ma solo una delle tre, per il momento, era abitata.
-Salve...ehm...cerco Mc Master...-
-ah si...un attimo, arrivo ...- disse senza alzare lo sguardo.
Mi avvicinai titubante.
Lo osservai continuare a spostare fascicoli e scarabocchiare sulla marea di fogli che aveva davanti. Era un ragazzo alto, occhiali squadrati a schermare un paio di occhi chiari. Sentivo odore di caffè, legno…e in aggiunta però una nota che stonava, un profumo di donna...della fidanzata immaginai.
-ma...sei tu?- chiesi quasi senza pensare.
Lui alz il viso per guardarmi: sbatt le palpebre un paio di volte, il suo sguardo vagava sul mio volto, ma senza perdere l'espressione interrogativa.
-si insomma...ieri...con i libri e...la pioggia...-
Lui mi osserv in silenzio qualche secondo, il tanto da farmi pentire di aver aperto la questione, ma poi finalmente sgranó gli occhi -ah quella ragazza!...si scusami, non ti stavo proprio riconoscendo!- disse facendo un gesto vago con la mano -come stanno i libri?- aggiunse sorridendo, con un'espressione colpevole.
-insomma...si stanno ancora riprendendo dal tuffo - cercai di scherzare. Allungai la mano e mi presentai - Meghan Foster-
Lui strinse la mano che gli porgevo, sicuro -Daniel Mc Master, Danny, piacere. - disse lanciando un'occhiata al mio cartellino. –
-il capo mi manda ad avvisarti che sei parte della nostra squadra ora, sai con il ricollocamento e tutto...e abbiamo già_ un caso- dissi.
-perfetto, non si perde tempo- sorrise. Poi esitó – tu sei l’esperta in psicologia comportamentale?- disse guardandomi con espressione incuriosita.
Decisi di rispondere alla sua velata ironia -esatto, quindi attenzione, riesco a fiutare le tue intenzioni -, dissi scherzando a metà.
Lui rise allegro, mentre ci avviavamo fuori dall’ufficio.

  
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