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Autore: Sam27    20/08/2017    1 recensioni
Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena, quale dei due cadrà per primo?
Anna ritiene di avere il primato sulle leggi di Murphy, Sara è un concentrato di pigrizia ed ottimismo. Due sorelle che, fin dalla nascita, hanno dovuto fare i conti con la loro normalità tutt'altro che normale. Una normalità in cui basta schioccare le dita per accendere la luce, fare un saltello per raggiungere lo scaffale più alto, i capelli cambiano colore a seconda dell'umore e per girare il caffè non è necessario il cucchiaino.
Tutto viene stravolto quando, in una mattinata di Agosto, Sara si risveglia più sfortunata del solito e Anna con un'insolita nota allegra.
Alla fine del mese nel corpo della gemella, chi cadrà per primo?
Genere: Comico, Fantasy, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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2. Capitolo I

"Chi bene incomincia, è a metà dell'opera, destinata a finire male."


Si stiracchiò e si tirò su a fatica, costrinse il suo corpo ad alzarsi lanciando una vaga occhiata al letto vuoto della sorella. Scese le scale con un occhio aperto ed uno chiuso, rischiando di cadere diverse volte, finalmente riuscì a raggiungere la cucina e lì si sedette, fissando il vuoto, in attesa della colazione.
- Buongiorno - disse Dario allegro.
- Questa mattina ho deciso di darmi da fare! - aggiunse indicando con la testa le padelle sul fuoco ed i Puncakes bruciacchiati sul tavolo.
- Caffè - boffonchiò la ragazza.
- Come siamo di buon umore - rispose Dario lanciandole un'occhiataccia.
La sorella, per tutta risposta, grugnì, attendendo con pazienza il proprio caffè.
- Non è che potresti passarmi almeno la tazza che è sotto il tuo naso? - le domandò seccato.
Per tutta risposta lei alzò l'indice e l'oggetto si sollevò dal tavolo, attendendo solo di essere afferrato.
- Se ti vedesse la mamma...
- Che cosa dovrei vedere? - domandò la donna entrando in cucina proprio in quel momento.
- Nulla! - si affrettò a rispondere Dario afferrando la tazza e voltandosi di scatto verso i fornelli.
- Mh... - mormorò la donna guardinga poi, dopo essersi assicurata che ogni cosa fosse al proprio posto e niente stesse prendendo fuoco, diede un bacio a ciascuno dei suoi due figli, affaccendandosi subito dopo nel preparare altre colazioni.
- Siamo pigre questa mattina, eh, Anna? - aggiunse poi mentre l'adolescente beveva con una lentezza esasperante il proprio caffè rigorosamente macchiato.
- Diciassette anni e ancora non ci riconosci? - rispose in modo scorbutico la figlia, cosciente di essere Sara.
- Siamo anche spiritose quest'oggi - disse la madre tenendo tra le labbra il proprio cucchiaino di yogurt magro.
Sara aggrottò le sopracciglia ma non rispose e, solo quando la caffeina iniziò a fare il proprio effetto, i ricordi della sera prima tornarono a colpirla.
In quell'esatto momento sentirono la porta di casa aprirsi e, pochi attimi dopo, vide sè stessa affannata e sudata affacciarsi sulla soglia, con uno strambo paio di cuffie giganti appese al collo.
- Faccio una doccia ed arrivo.
Dario e la madre spalancarono occhi e bocca, increduli.
- Cosa sta succedendo a voi due? - domandò Dario stupito mentre l'altra iniziava ad osservarle guardinga.
Anna, la cui mente impiegava molto di meno ad elaborare la mattina presto, tossicchiò appena prima di elargire con la consueta risposta pronta: - Io ed Anna abbiamo fatto una scommessa, ho perso e quindi sono dovuta andare a correre questa mattina. Dico e ripeto: mai più.
La madre ridacchiò, rassicurata, Sara iniziò a vantare un improvviso mal di pancia, per giustificare l'improvvisa pigrizia.

-Penso che dovremmo stabilire delle regole - sussurrò Sara una volta raggiunta la camera da letto.
- Regole?
Sara annuì: - Per evitare di farci scoprire e per una pacifica convivenza, per esempio: tu sei abituata a correre al mattino e non penso che vorrai perdere il tuo allenamento, io non sopporto l'esercizio fisico, men che mai all'alba. Compromesso: andremo a correre insieme d'ora in poi se prometti di non farmi morire di stanchezza, visto che io ho il tuo corpo e tu il mio.
Anna annuì, perfettamente d'accordo e troppo stupita di quell'improvvisa saggezza per ribattere.
- Al contrario - continuò Sara con cipiglio severo - siccome io tengo alla mia salute, modera il tuo modo di mangiare -
- Non mi metterò a dieta! - esclamò Anna orripilata al solo pronunciare quella parola.
- Non è una dieta dimagrante, Anna, è una dieta salutare - insistette Sara a denti stretti - consiste semplicemente nel mangiare insalata ad ogni pasto -
Il viso di Anna si contrasse immediatamante in una smorfia disgustata: - Erba, sono arrivata a diciassette anni per mangiare erba come le mucche!
- Ridurre i dolci.
- Ridurre i dolci? Non penso che queste due parole possano stare vicine.
- Esatto, niente fritti e niente fuori pasto inutili.
Anna ebbe un mancamento e dovette appoggiarsi al muro per non svenire.
- Questa è una prigione.
Il suo stomaco, per tutta risposta, brontolò sonoramente: - Sentito?
- Hai svuotato metà barattolo di Nutella!
- Ho mangiato dei semplici Puncakes con la nutella: sono buoni.
- No, tu hai mangiato moltissima Nutella con dei Puncakes.
- Non ne vedo la differenza.
- Non tutti hanno il tuo metabolismo veloce, okay? 
- Il tuo è più lento di un incrocio tra una tartaruga ed una lumaca.
Sara alzò gli occhi al cielo, Anna emise un altro gemito di dolore.
- Metti che mi viene fame all'improvviso, cosa faccio? - stava ancora chiedendo Anna diverse ore più tardi, lavando i piatti con alcuni rapidi movimenti delle mani, senza smettere di controllare che nessuno la vedesse.
- Resisti.
- E se ho talmente fame che non riesco a resistere?
- Mangi una carota.
Anna aprì la bocca per ribattere ma non riuscì a trovare nulla da dire di fronte a quel futuro così temerario perciò la richiuse e si chiuse dietro un ostentato silenzio.

Il campanello suonò e Fluffy corse a rifugiarsi nella camera di Dario, dove era sicuro che nessuno l'avrebbe disturbato una buona volta.
- Andate ad aprire! - urlò una voce femminile dall'altra stanza.
- Sì, muovetevi! - ripetè Dario dal piano di sopra.
- Vai ad aprire - disse Sara con una smorfia, le braccia tese a sostenere un libro sopra la testa, sdraiata a pancia in su sul sofà in una posizione che nessun altro sulla faccia della terra avrebbe ritenuto comoda.
- Vacci tu.
Suonarono di nuovo, questa volta con più insistenza e, sempre la stessa voce dalla cucina, le minacciò di morte (ovvero di saltare la cena) se non si fossero mosse ad aprire la porta di casa.
Anna alzò gli occhi al cielo, chiuse di scatto il computer, quasi si strappò le cuffie dalle orecchie e si diresse a passo trascinato verso l'uscio.
- Ehi - disse dolcemente Erik stampandole un bacio sulle labbra.
Anna si bloccò,. Il suo cervello smise per qualche attimo di funzionare, semplicemente si spense lasciando che il suo corpo rimanesse lì, immobile mentre Erik, incurante della reazione causata su quella che credeva la propria ragazza, si dirigeva con tranquillità verso Sara. Pian piano le funzioni vitali di Anna parvero ristabilirsi, batté le ciglia svariate volte nel tentativo di allontanare lo shock, prese un bel respiro ed ebbe il coraggio di formulare il primo pensiero di senso compiuto: "non ho davvero baciato il ragazzo di mia sorella; tecnicamente lui ha baciato mia sorella, cioè me, cioè quella che lui crede sia mia sorella quindi la sua ragazza. Queste non sono le mie labbra, questo non è il mio cervello, questo non è il mio corpo, va tutto bene."
Si accorse di essersi seduta sul divano solo quando Erik appoggiò una mano sulla sua gamba, carezzandogliela appena ed avvertì il suo stesso corpo rispondere meccanicamente a quel gesto quando la sua mano si spostò sopra quella del ragazzo e la strinse. Non osò guardare sua sorella negli occhi.
- Vi preparo la merenda, ragazzi? - domandò loro madre dopo aver salutato Erik come se fosse il suo terzo figlio -Che ne dici di un affogato alla crema, tesoro? -
- Andrebbe benissimo, grazie.
- A volte penso che voglia più bene a te che a noi - mormorò Sara con una smorfia.
- Chiunque vorrebbe più bene a me che a te, Annuccia cara - la stuzzicò Erik.
- Simpatico - rispose lei con un'occhiataccia.
- Evidentemente a qualcuno sto simpatico - disse indicando con la testa la cucina.
- Solo perchè non sa quanto tu sia irritante.
- Perchè dici così? - domandò Erik iniziando a picchettarle la spalla con insistenza.
Sara, che aveva molta più pazienza della sorella, lo lasciò fare fino a che non si stufò. Anna, da parte propria, non riusciva a spiccicare mezza parola e continuava a fissare inorridita le loro mani unite.
-  Eccoli! 
Il vassoio era stato riempito così tanto che minacciava di assecondare la forza di gravità da un momento all'altro: tre bicchieri contenenti tre affogati al caffè fatti in casa, il barattolo di Nutella per i più golosi, una scatola piena di Gocciole ed un cesto con un po' di frutta.
- Secondo me ti chiederà di sposarla - disse Sara ridacchiando.
- Attenta Anna - aggiunse Erik riempiendo il bordo del bicchiere di Nutella.
Anna non rispose.
- Ehi... Anna?
La ragazza si riscosse e scoppiò a ridere, sperando fosse la risposta giusta, poi decise di mangiare in modo da non dover essere coinvolta in altri discorsi sconvenienti e prese i biscotti con l'intento di immergerli nella Nutella. Sara tossicchiò, Anna alzò gli occhi con il biscottò a metà strada tra il barattolo e la bocca.
- Sì? - chiese con sguardo supplicante.
- Lo sai.
Anna annuì, sospirò e sorrise, regalando il biscotto ad Erik che lo afferrò con i denti, sfruttando l'occasione per mordicchiarle il dito.
- Ahi!
- E dai, era solo un morsetto - si giustificò lui lanciandole un'occhiata maliziosa.
Anna deglutì e nascose la faccia nel proprio affogato per nascondere l'imbarazzo che le aveva colorato le guance. Cercò di calmarsi, prese un bel respiro e controllò le proprie emozioni per evitare che i suoi capelli cambiassero colore, giusto per sicurezza lanciò una rapida occhiata al suo riflesso sul cucchiaino.
- Comunque Lucia dà una festa a casa sua sabato, vi va di venirci?
- Lucia? - domandò Sara con uno sguardo così cattivo che Anna capì perchè tutti avevano paura di lei e delle sue occhiatacce.
- Sì... vi ha persino invitate: che carina, eh?
- Che cucciola! - risposero le ragazze in coro.
Erik alzò gli occhi al cielo: - Quindi venite o no?
- Di certo non ti lascio da solo con quella - rispose prontamente Anna prima che Sara potesse aprire bocca e tradirsi.
- Sara, quante volte ne abbiamo parlato?
- Non lo so ma so che potrei affogare te dentro il caffè la prossima volta.
- Anzi lei - aggiunse ripensandoci.
- Anzi entrambi - capitolò infine.
Il campanello suonò di nuovo e Anna corse ad aprire, borbottando qualcosa sulla chitarra e cogliendo al volo l'occasione per allontanarsi dal ragazzo.
- Ciao! - esclamò Luca sorridendole allegro e sistemandosi lo strumento sulle spalle con una scrollata di spalle - Tua sorella è pronta? -
Anna lo guardò confuso.
- Eccomi! - esclamò Sara prendendolo per un braccio e trascinandolo al piano di sopra.
- Non disturbateci: gli artisti hanno bisogno dei loro spazi - aggiunse poi sorridendo alla sorella mentre salivano le scale.
- Ciao Erik! - esclamò Luca lasciandosi trascinare.
- Ciao Donatella- aggiunse in direzione della cucina mentre Anna non poté fare a meno di rivolgere un'occhiata di supplica alla sorella che la ignorò bellamente, sparendo dalla sua vista.
- Amore? - la chiamò Erik.
Lei sospirò e tornò a sedersi al suo fianco.
- A me non frega assolutamente nulla di Lucia, okay? Io sto con te ed è perchè voglio solo te. Ti amo, lo sai?
Anna mormorò qualcosa di incomprensibile, indecisa su quanto restasse solitamente imbronciata la gemella.
- E poi Lucia è proprio un nome di merda.
Questa volta scoppiò in una risata sincera ed Erik ne approfittò per baciarla, attirandola a sè. Anna si irrigidì appena, lasciando che il proprio corpo - o meglio: quello della sorella- facesse il resto e senza smettere di ripeterse tra sè e sè: "non sto baciando il ragazzo di mia sorella, non mi sto facendo Erik".
Oddio, pensò quando avvertì la mano di lui troppo vicina al suo seno: e se avesse provato a fare cose che avrebbe dovuto fare? Decise che la soluzione più ragionevole, nel caso, sarebbe stata quella di fingere di svenire o, opzione più drastica ma decisamente più efficace, farsi inghiottire dal terreno.
Nello stesso momento, non tanto per un'empatia gemellare tanto quanto per un po' di sano e terrificante panico, Sara stava provando lo stesso impellente desiderio di sparire dalla faccia della terra: non aveva mai nemmeno preso in mano una chitarra, come cavolo poteva suonarla?
- Iniziamo con qualcosa di semplice, okay?
Sara annuì, terrorizzata.
- La canzone del sole, vai.
Sara deglutì: in fondo era il corpo di sua sorella, Anna sapeva suonarla quindi anche il suo corpo sapeva farlo, doveva averne sicuramente memoria tattile o fotografica o in qualsiasi modo si chiamasse. Prese un respiro profondo cercando di eliminare l'ansia. Chiuse appena gli occhi e respirò profondamente, quando li riaprì trovò Luca ad osservarla con sguardo interrogativo.
- Ci sono, ci sono - annunciò con grande sollenità.
Strinse il plettro tra le mani ed iniziò. Il suono che ne uscì fece rivoltare John Lennon nella tomba, prendere fuoco alla salma di Jimi Hendrix ed un infarto a Tom deLonge.
Luca si grattò il sopracciglio sinistro e si lasciò andare ad una smorfia di dolore, quasi come se Sara l'avesse colpito dritto al cuore.
- Una settimana che non ci vediamo e cosa mi combini?
Sara non riuscì a ribattere nulla.
- Riproviamo insieme, okay?
Sara annuì, sperando che il subconsio di Anna si risvegliasse e stringendo il plettro così forte tra le dita che ebbe paura si spezzasse. Quando aveva ormai perso sensibilità alla mano sinistra, i crampi avevano preso d'assalto ogni suo dito ed iniziava a domandarsi per quale assurdo motivo le persone desiderassero soffrire in quel modo, il campanello suonò per la quarta volta nello stesso pomeriggio.
- Non si può neanche studiare in pace? - urlò Dario dalla propria stanza, accompagnato dai miagoli accondiscendenti di Fluffy.
- Vado io! - trillò Anna, felice di avere una scusa per allontanarsi da Erik.
- Sono tornata dalle vacanze! - esclamò Giulia spalancando le braccia.
Anna vi si fiondò dentro e, poco dopo, anche Sara, la quale aveva sentito la voce dell'amica dal piano di sopra ed aveva rischiato di inciampare ogni due gradini per correre a salutarla.
- Quanto mi sei mancata - disse Sara con dolcezza.
- Anche voi! - esclamò la ragazza.
- Questa casa è diventata un bar? - borbottò Donatella raccogliendo i resti della merenda.
- Non pensavo di creare disturbo - disse Giulia sulla difensiva, prendendo un'albicocca dal cesto.
- Sto morendo di fame - annunciò invece Luca lanciandosi sul divano.
- Se volete restare a cena ordiniamo un paio di pizze.
- Faccia anche una decina - ribatté Erik mentre il suo stomaco gli dava corda, emettendo un sonoro brontolio.
- Io non la capirò mai - disse Anna perplessa - prima si lamenta e poi ? -
- Quando diventerai madre capirai! - le urlò Donatella dalla cucina.
- Poi siamo noi quelle con dei poteri sovrannaturali: come cavolo ha fatto a sentirti? - mormorò Sara a denti stretti.
- Io e te dobbiamo parlare - rispose Anna seria.
Sara fece per ribattere ma Giulia la precedette: - Allora, partitona a Monopoli?
- E lo chiedi anche? - domandò Erik che stava giusto aprendo la scatola, quasi come se fosse a casa propria.
- La nostra lezione non è finita, eh, recuperermo un altro giorno - disse Luca in direzione dell'amica.
- Com'è? E' migliorata? 
- Migliorata? Sembrava non avesse mai suonato prima... solo verso la fine si è ripresa.
- Colpa tua che sei partito per il mare abbandonandoci qua - disse Anna facendo spallucce.
- Colpa di tua sorella che non si è allenata.
Sara ed Anna alzarono gli occhi al cielo.
Si stava rivelando più difficile del previsto, pensò Anna deglutendo a fatica mentre Erik le metteva un braccio attorno alle spalle.
Si stava rivelando più difficile del previsto, pensò Sara massaggiandosi i polsi mentre Giulia le rovesciava per sbaglio dell'acqua sulla maglietta e Luca scoppiava a ridere, prendendola in giro.

Sara strappò un altro pezzo di pizza mentre Anna non riusciva a smettere di ridere.
- Penso che la pizza peggiore sia comunque quella all'ananas - disse Erik scuotendo la testa.
- Beh, l'ananas fa bene: brucia i grassi - si intromise subito Sara sistemandosi meglio sul divano.
- Fa benissimo, ma non sulla pizza - intervenne Dario alzando la propria fetta.
- Una cosa non deve mancare con la pizza: la birra; per il resto mangiatela come volete - disse Luca facendo spallucce.
- A proposito: mi fai assaggiare la tua? - gli chiese Anna addocchiando quelle patatine fritte che parevano così invitanti.
- Solo se tu mi dai un pezzo di quella capricciosa.
Anna annuì e gli allungò la fetta di pizza da cui Luca staccò un pezzo così grosso da rischiare di morderle una mano: - Ehi! - protestò Anna.
Sara ridacchiò e Luca le lanciò un'occhiata di traverso: - E' colpa mia se tua sorella dà i morsi di un criceto?
Sara fece per rispondere ma Anna la anticipò: - Tu sei un criceto.
- Un criceto davvero sexy però - ribatté Luca.
- Sexy non saprei, un po' idiota sì.
Luca le fece la linguaccia e Anna rispose a tono.
- Ti sei sporcata - disse Erik indicandole la maglietta.
- Dove? - domandò stupidamente Anna abbassando lo sguardo, Erik colse la palla al balzo e le tirò un buffetto sul naso.
- Divertente - disse Anna atona.
- Sei proprio scema - la prese in giro Giulia.
- Povera, ha battuto la testa da piccola - disse Dario.
- Esattamente su quel divano lì - aggiunse poco dopo -aveva cinque anni -
- Racconta - disse Giulia affascinata.
Dario aprì la bocca, tentennando e le due gemelle si scambiarono uno sguardo complice: Anna stava imparando ad usare la lievitazione da sola, aveva appena scoperto di poterlo fare e non voleva dirlo a nessuno per paura che i genitori glielo vietassero, Sara avrebbe dovuto controllare che non arrivasse nessuno ma, invidiosa della sorella, si era fatta distrarre da una farfalla fuori dalla finestra; Donatella era entrata nella stanza proprio in quel momento e Anna, per lo spavento e la sorpresa, aveva perso il controllo su di sè, cadendo e sbattendo la testa contro il divano.
- Emh... ecco... - borbottò Dario passandosi una mano tra i capelli.
- Argomento spinoso... - mormorò Erik.
- Che ne dite di guardare un film? - venne loro in aiuto Luca.
- Un horror! - esclamò subito Anna sfregandosi le mani.
- Oh no - gemette Giulia.
- Saw? 
- Già visti tutti.
- Paranormal Activity?
- Noioso... 
- Tredici?
- No, direi di no.
- It?
- Tutto ma i pagliacci no - intervenne Sara.
- Ma è fighissimo! - protestò Erik.
- E dai, se a lei fanno paura potremmo guardare Annabelle.
- Sì, così poi non riesco più a dormire a casa mia: mia mamma ha solo bambole di porcellana - disse Giulia rabbrividendo al solo pensiero.
- The Ring.
- Ci sta - disse Dario mentre gli altri annuivano, compiaciuti.
Circa mezz'ora dopo erano pronti: il televisore collegato al computer, il divano letto aperto, pop corn, patatine e cuscini distribuiti più o meno equamente; dopo diversi fraintendimenti su chi fosse il piede che continuava ad accarezzare il fondoschiena di Dario e la mano che aveva sfiorato il seno di Sara schiacciarono "play".
Furono necessarie poche scene perchè i pop corn finissero, il letto fosse invaso dalle patatine e Giulia nascondesse il viso nel cuscino, un occhio aperto ed uno chiuso in un'eterna indecisione: guardo o non guardo?
Samarah urlò e Giulia saltò in braccio a Luca, quest'ultimo scoppiò a ridere, mettendole un braccio intorno alle spalle e stringendola a sè.
- Non fare il furbo, chitarrista.
- Cos'ho fatto? - domandò Luca avvampando.
- Ti prendevo in giro - disse Dario scoppiando a ridere ma qualcosa nella sua voce faceva intendere il contrario.
- Shhhh! - esclamò Sara sgranocchiando un'altra patatina.
- Mi passi l'aranciata? - domandò Erik ad Anna.
- Mh.
- Anna?
Il ragazzo seguì lo sguardo della fidanzata e lo scoprì fisso sulla mano di Luca sopra la spalla di Giulia.
- Che guardi? - le chiese scuotendola.
- Mi ero incantata, scusa - rispose atona passandogli la bottiglia ed un bicchiere.
- Shhh! - insistette Sara.
- Tu non hai paura dell'horror? - le sussurrò Erik in un orecchio.
Anna fece spallucce e tornò a rivolgere la propria attenzione al film.
Erik si avvicinò per baciarla nello stesso momento in cui la scena raggiungeva il massimo momento di spannung e Giulia urlava nuovamente.
- Eddai, Erik, sto guardando il film! - esclamò Anna scostandolo malamente.
Erik si allontanò di scatto sorpreso e metà dell'aranciata contenuta nel suo bicchiere si versò sulla maglietta bianca di Anna.
- Grazie - borbottò lei scappando in bagno.
Sara, in un primo attimo, pensò di zittirli nuovamente poi corse dalla sorella.
- Che succede? 
- Che succede? - le fece eco Anna con qualche nota di isteria nella voce.
- Che succede? - ripeté ancora togliendo la maglietta zuppa e cercandone inutilmente una pulita sulla sedia sommersa dai vestiti.
- Sì... - rispose Sara cauta.
- Succede che questo non era nei piani!
- Questo cosa?
- Il tuo ragazzo, porca miseria.
- Sì, e allora?
- Mi sta appiccicato!
- Stiamo insieme, ovvio che ti stia appiccicato. 
- Non lo sopporto più e non ce la posso fare a limonarlo, okay? E se volesse andare oltre uno di questi giorni?
Sara tentò di sommergere la gelosia sotto la razionalità: - Digli che hai il ciclo!
Anna alzò le mani e gesticolò in modo confuso, poi si lasciò andare ad un verso non meglio identificabile e si spostò in bagno, raggiungendo la stanza a grandi passi, i capelli rosso fuoco.
- E' un uomo ma non è idiota: il ciclo non dura per sempre.
Sara non rispose.
- E poi non posso fare nulla senza di lui... è asfissiante, okay?
- Ti riempie solo di attenzioni, Anna, non è asfissiante: è il tuo, cioè mio, ragazzo.
- Beh, è insopportabile.
- Mi dispiace avvisarla, signorina single, che nelle relazioni serie funziona così.
Anna le lanciò un'occhiataccia mentre la saponetta, alla sue spalle, iniziava ad agitarsi.
- Lo so benissimo come funziona nelle relazioni serie ma il tuo ragazzo è da diabete!
- Diabete? Solo perchè il massimo della tua relazione seria è stato un messaggio il giorno dopo?
- Il giorno dopo cosa, scusa? - le fece eco Anna assottigliando lo sguardo.
Alcune bolle di sapone avevano iniziato a riempire la stanza ed i capelli di Sara avevano assunto una sfumatura più buia della notte.
- Lo sai benissimo.
- Tu non sai proprio niente, invece! - urlò Anna nello stesso momento in cui una bolla di sapone scoppiò e Giulia fece capolino nella stanza.
- Cucù: che sta succedendo qua?
Anna trattenne il respiro, incapace di proferire parola, Sara schioccò le dita e tutte le bolle di sapone sparirono. Giulia aggrottò le sopracciglia e si strofinò gli occhi con la mano, le due sorelle approfittarono di quella manciata di secondi per scuotere la testa in modo che i loro capelli riassumessero il consueto banale color castano.
- Lite di famiglia - disse Sara scuotendo la testa, lasciandosi andare ad un profondo sospiro.
- Mi sembrava di aver visto... - mormorò Giulia confusa
- Come mai sei salita? Non ti piaceva il film? - aggiunse in fretta Anna calcando in modo particolare sull'ultima domanda.
- Sono in crisi! - esclamò Giulia chiudendo la porta e appoggiandosi con la schiena ad essa.
- Come mai?
Giulia si morse il labbro e non rispose, poi nascose la faccia tra le mani. Le sorelle, dimentiche della lite di poco prima, si scambiarono uno sguardo d'intesa prima di avvicinarsi. Sara le poggiò una mano sulla spalla ed una sul ginocchio mentre Anna le prese le mani, allontanandole dal viso e chiamandola dolcemente.
- Penso proprio di essermi innamorata di vostro fratello.
- Tu, cosa?
- Ma l'avete visto con quella maglietta blu questa sera?
- L'ho visto anche nudo, se è per questo - intervenne Anna.
- Così non mi aiuti, Sara! - esclamò Giulia avvampando furiosamente e tornando a nascondere la faccia tra le mani.
- In fondo sono solo tre anni di differenza... l'età non conta in amore - disse Sara mentre Anna alzava gli occhi al cielo.
- A-ah come no! Peccato che lui sia perfetto ed io orribile!
- Perfetto, oddio: dovresti vederlo mentre dorme, pare un panda e russa come un orso.
Quando finalmente riuscirono a convincere Giulia che era una gran bella ragazza e che aveva tante speranze di conquistare Dario quante quelle di qualsiasi coetanea il film aveva ormai superato la metà. 
- Pensavamo foste cadute nel cesso - disse Dario.
- Viva la finezza! - esclamò Anna.
- Shhh! - intervenne Sara.
- Ma cosa... - borbottò Anna perplessa, poi, per evitare di venire linciata, si andò a sedere al fianco di Erik, lasciando che la abbracciasse.
- Anna?
- Mh?
- Scusa per prima...
- Niente, scusami tu.
- Penso ti sia caduta questa - mormorò Erik spostandole i capelli di lato.
Anna abbassò lo sguardò e vide una bellissima collana dal ciondolo argentato penderle al collo: - Non è mia - protestò stupidamente.
- Ora sì - ribatté Erik compiaciuto.
Anna sorrise e sia allungò per dargli un bacio sulla guancia, poi, ripensandoci, a metà strada cambiò direzione e lo baciò brevemente a stampo.
- "It" sarebbe stato più figo - commentò un paio di quarti d'ora dopo Luca scuotendo la testa.
Sara gli lanciò un cuscino che lui afferrò al volo.
- Luca, mi dai un passaggio tu a casa? - chiese Giulia.
- Può accompagnarti Dario! - esclamò Anna strizzando l'occhio all'amica.
- Ma no: dovrebbe fare avanti e indietro inutilmente...
- Non è un problema - disse Dario facendo spallucce - Vado a prendere le chiavi della macchina e andiamo-
- Menomale: avevo dimenticato il secondo casco e Giulia mi avrebbe ucciso - sussurrò Luca in direzione di Sara ma non abbastanza piano da non farsi sentire Giulia che gli lanciò un altro cuscino.
- Possiamo andare! - esclamò Dario facendo girare le chiavi nel palmo della mano.
- Aspettiamo te per mettere apposto, okay? - disse Sara stiracchiandosi pigramente.
- Non esiste: se io faccio il taxista, voi fate Cenerentola, su su.
- E poi ci metterete un attimo - aggiunse facendo loro l'occhiolino.
- Ciao bellissime! - esclamò Luca prendendo a spalle la chitarra e salutandole con la mano.
- Ciao amore mio - disse Erik baciandola con trasporto.
Finalmente la casa tornò silenziosa ed Anna si lasciò cadere sul sofà a peso morto, sfinita.
- Non è andata così male - disse Sara - Come iniziò e stato buono e lo sai meglio di me: chi ben inizia è a metà dell'opera -
Anna scosse la testa e non rispose, un tumulto di pensieri che ruotavano nella testa, si limitò a muovere appena le mani e mettere a posto il salotto.
  
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