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Autore: MaraWP    28/08/2017    0 recensioni
" Che cosa sta succedendo?!"
" Qualcosa che non siamo in grado di fermare "
" E ora?"
" Corri "
Genere: Avventura, Sovrannaturale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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" È colpa tua. Non puoi fuggire da ciò che hai fatto, niente può redimerti. Non hai esitato, hai fatto quello che ti sembrava giusto e hai sbagliato, ancora. Sei la rovina di tutto Ali"
" Smettila! "
" Hai sempre rovinato tutto, sei un fallimento "
" Basta! Sta zitto! " 
" Devi morire per quello che hai fatto"
" Aspetta, no ti prego io.... "

*sparo*
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
In preda ad un incubo, Ali si alzò di scatto dal letto, mettendosi a sedere. Piccole gocce di sudore colarono dalla sua fronte, ricadendo lungo le tempie sino a perdersi sul suo viso, mentre i suoi occhi fissavano spaventati il muro davanti a sé. È sempre stata brava a controllare le sue emozioni, a reprimerle se necessario, ma mai come questa volta aveva perso il controllo di se stessa. Il cuore sembrava voler uscire dal petto, le mani gelide e tremolanti, la mente offuscata da mille pensieri. Persino il suo respiro sembrava stare per abbandonarla, così pesante e affannoso da non sembrare reale. 
In quello stesso istante, la porta si aprì lentamente, lasciando che Callie entrasse nella stanza. Il sorriso con cui aveva sperato di salutare l'amica sparí improvvisamente, lasciando spazio solo ad un'espressione preoccupata. Raggiunse immediatamente Alyson sedendosi sul bordo del letto, prendendole il viso tra le mani. 
" Ali, guardami "
" Io... Che cosa ho fatto, sono un mostro! "
" Smettila!! Togliti dalla testa quest'idea folle! "

" No lui ha ragione "
" Lui chi?! Ali mi stai spaventando "
" Mio padre, ha ragione. Devo morire per ciò che ho fatto
"
Callie rimase per qualche secondo a fissarla poi, allo stremo, lasciò che la sua rabbia e la sua frustrazione venissero a galla. Tirò uno schiaffo sul viso della ragazza, facendo risuonare in tutta la stanza il sordo rumore. 
" Hai fatto quello che andava fatto Ali! Non c'è più tempo per i sensi di colpa. Il discorso si chiude qui, fammi vedere che non era solo una maschera quella che per anni ho creduto fosse davvero il tuo carattere " disse, alzandosi dal letto, uscendo dalla stanza. 
Si allontanò dalla camera da letto dirigendosi in bagno, richiudendo la porta dietro di sé. Si portò una mano sulla bocca, lasciandosi scivolare sino a sedersi sul pavimento. Pianse, silenziosamente, ma intensamente. Mai in tutti questi anni aveva osato alzare anche solo un dito su Ali, non aveva neanche pensato che sarebbe riuscita a farlo, eppure lo aveva ritenuto necessario. 
" Perdonami Ali, ma l'ho fatto per il tuo bene " sussurró appena, tra le lacrime. 
Intanto, sconvolta ancora per il gesto della sua amica, Ali aveva deciso di alzarsi dal letto per uscire e provare, in qualche modo, a perlustrare il quartiere in cerca di qualcosa di utile. 
" Esci? " chiese Jackie. 
" Si. Tu resta qui con Callie...ma dov'è? "
" In bagno, è lì dentro da un po'. Che devo fare? "
" Quando sarò uscita chiudi a chiave la porta e mettigli davanti il mobile che c'è nel corridoio. Non aprire a nessuno se non a me, farò tre tocchi ravvinati sulla porta e due più lenti, se non senti quei rumori, non aprire"
" Va bene... Altro? "
" Nel ripostiglio c'è una cassetta degli attrezzi, vedi se trovi qualcosa di utile per sbarrare le finestre, siamo troppo esposti così"
" D'accordo. Happy ti sta aspettando davanti alla porta, sembra sia l'unica felice di uscire "
" Già. Ci vediamo più tardi, dovrei essere qui tra un paio d'ore "

Prese il guinzaglio del cane, allargando la corda per metterla a tracolla e con uno zaino sulle spalle, uscì dell'appartamento. Fuori, il caldo e l'afa della mattinata estiva sembravano passare in secondo piano in confronto alla desolazione e al silenzio che circondava l'intera città. 
" Siamo sole adesso. Vediamo di fare in fretta ok? " disse, rivolgendosi al cane che, di tutta risposta, iniziò a scodinzolare. 
" Lo prendo come un si "
Si incamminarono a passo veloce lungo la strada, raggiungendo come prima destinazione l'officina in cui lavorava Ali. Le saracinesche erano abbassate e il portoncino sul retro chiuso a chiave, proprio come l'aveva lasciato giorni fa. 
Prese le chiavi dallo zaino e silenziosamente aprì la porta, lasciando che Happy iniziasse a fiutare un eventuale pericolo. Il cane rimase impassibile, sededonsi sul ciglio dell'entrata, segno che niente di mostruoso sarebbe saltato fuori all'improvviso. Iniziò a frugare in giro per l'officina, cercando qualsiasi cosa che potesse tornarle utile. Trovò due torce, un cacciavite, una corda, un paio di birre nel piccolo frigo dell'ufficio e una bottiglia d'acqua, abbastanza per riempire lo zaino. Prima di uscire prese anche due taniche di benzina, le ultime rimaste nel ripostiglio delle scorte. Richiuse l'officina a chiave e, nuovamente a passo svelto, ritornó verso casa. Arrivò sino alla Jeep militare che la sera prima aveva parcheggiato sotto casa sua, posando le taniche e la roba che aveva messo nello zaino. 
" Ora andiamo a cercare da mangiare che dici? Divento scontrosa se non faccio colazione " disse, ritornando ad osservare il cane. 
Stavolta cambiarono strada, entrando nella parte della città dove, secondo Ali, dovevano trovarsi la maggior parte dei centri commerciali. Tutt'intorno c'era solo la desolazione di un posto abbandonato, auto lasciate bel mezzo della strada con le portiere aperte, case svuotate in fretta e furia prima di scappare, alcuni negozi chiusi, altri con vetrine sfondate o completamente vuoti. 
" Mi sa che non siamo le prime a fare razzie sai... Spero sia rimasto qualcosa " parlottó tra se e se. 
Camminarono a lungo percorrendo una delle vie su cui si trovava la maggior concentrazione di negozi, tra cui un magazzino di armi. Sull'insegna, la scritta Ammu-Nation spiccava sulle altre grazie ad un colore rosso accesso che, con la luce del sole, sembrava risplendere maggiormente. Una grande saracinesca ancorata a terra da due lucchetti sbarrava l'ingresso al negozio, mentre sul retro la porta era totalmente blindata e impossibile da aprire. Provó a forzare i lucchetti con il calcio della pistola ma non ne ottenenne nessun risultato, così, seppur l'idea non le piacesse, sparó un colpo per ciascuno di essi, riuscendo ad aprire la grande serranda di metallo. Seguì il cane all'interno, richiudendo dietro di lei la saracinesca. Usando una delle due torce che aveva trovato all'officina, iniziò a frugare in giro alla ricerca dei giusti proiettili per la sua pistola. Non si era mai interessata molto alle armi, ma fortunatamente era ancora in grado di saper leggere il modello sulla canna della pistola e provare ad indovinare il calibro dei proiettili. 
" Una 9 mm... Direi che questi dovrebbero andare, per precauzione prendo anche quelli" disse tra se e se, infilando le scatoline nello zaino. 
Alzò lo sguardo per guardarsi intorno e la sua attenzione si posò su un armadietto da muro, proprio sopra di lei, che sembrava contenere armi più " pesanti". 
" Abbiamo trovato il santo Graal, Happy. Quale prendiamo? " chiese, guardando il cane. 
" Si meglio se decido io... Questo è troppo pesante, non riuscirei a portarlo in giro tutto il giorno. Quest'altro non ha il mirino, meglio non fare gli spavaldi.. Ecco, questo direi che è perfetto "
Si alzò sulle punte per arrivare ad un fucile automatico posto all'ultimo ripiano in alto, cercando successivamente le cartucce adatte a quel calibro. Per non farsi mancare nulla, prese per precauzione un altro coltello più grande, simile a quelli da caccia, sicura che le sarebbe tornato utile. 
" Direi che qui siamo apposto. Ora cerchiamo qualcosa da mangiare, per me e anche per te "
Uscirono dal negozio, richiudendo la saracinesca alla meglio, sperando di non doverci più entrare per fare rifornimento. Poco più avanti trovò un piccolo supermercato, ovviamente già raziato da qualcuno che non aveva avuto nemmeno l'accortezza di richieludere il grande portone. La ragazza sganció in cane, lasciandolo libero di gironzolare nel negozio a fiatare un eventuale pericolo. Prese qualche borsa abbandonata accanto alle casse e iniziò a mettervi all'interno cibo in scatola, l'unico che si sarebbe conservato più a lungo nel tempo. Riuscì a trovare solo più un paio di confezioni d'acqua nascoste sotto uno scaffale caduto a terra e alcune confezioni di cibo per cani. 
" Happy, andiamo. Abbiamo finito " disse, incamminandosi verso l'uscita. 
IL cane non la seguì. 
" Happy coraggio! Ho preso da mangiare anche per te, forza vieni "
Lo zampettio dell'animale tardó ad arrivare così, seppur contrariata, Ali tornò indietro alla ricerca dell'amica a quattro zampe. Guardò corsia dopo corsia, sino ad udire il ringhio dell'animale poco più avanti a lei. Posò immediatamente le borse a terra, estraendo la pistola dai pantaloni. Si affacció dallo scaffale per guardare, tenendo l'arma puntata davanti a sé e trovò Happy seduta davanti a una porta, intenta a digrignare i denti verso di essa. 
" Happy! Vieni subito qui"
Stavolta il cane ubbidì, raggiungendola scodinzolante come se nulla fosse. 
" Che c'è là dentro mh? Che hai sentito? " chiese, raggiungendo silenziosamente la porta. 
Su di essa c'era un piccolo vetro quadrato che dava la possibilità di vedere all'interno. Dall'altro lato, a causa delle della mancanza di corrente, era totalmente buio e, pur strizzando gli occhi, non si riusciva a vedere quasi nulla. 
" Non c'è nulla, hai fatto cilecca stavolta ahah" 
Finí in tempo la frase, prima che uno di quei " mostri" si lasciasse contro la porta, schiacciando la propria faccia sul vetro. La ragazza saltó all'indietro spaventata, tornando a puntare l'arma davanti a se. L'uomo, ancora con la divisa del supermercato, muoveva la bocca contro il vetro, lasciando scie di sangue e saliva su di esso, graffiando con le mani la superficie della porta. Gemiti soffocati uscivano dalla sua bocca, come se le parole gli morissero in gola, alternando spasmi ad attacchi d'ira improvvisi. 
" Meglio andarcene, non vorrei che quel coso si riappropriasse del negozio"
Legó nuovamente il cane e con le borse tra le mani, ritornó verso il suo appartamento. Bussó alla porta con tre tocchi ravvicinati e due più lenti, aspettando che Jackie le aprisse. La porta si spalancó, lasciando che Callie uscisse velocemente per abbracciare l'amica. 
" Emm è tutto ok, sto bene " disse Ali, presa alla sprovvista. 
Callie si allontanò da lei, fissandola negli occhi con aria triste, poi, interrotte dal ragazzino, spostarono l'attenzione sulle borse ancora strette tra le mani della ragazza. 
" Ne hai visto qualcuno?? " chiese Jackie. 
" Si uno, al supermercato "
" L'hai ucciso? Dov'è l'hai colpito? "

La ragazza esitó un attimo a rispondere, cercando lo sguardo dell'amica. 
" Non l'ho ucciso, era chiuso in una stanza. L'ho solo visto dal vetro "
" Oh... E quello cos'è?! Un fucile! "
" Calma, quello non si tocca. È solo un ulteriore precauzione. Guai a te se lo sfiori solamente ok? "
" Uff... E se mi attaccano? Non ho niente con cui difendermi! "
" Prendi questo. Non farmi pentire di avertelo dato "
disse, porgendo al fratello il coltellino recuperato in officina. 
" Woo figo! Grazie! " rispose, correndo nell'altra stanza assieme al cane. 
La ragazza sorrise, iniziando a sistemare le cose che aveva recuperato al negozio. 
" Ali, devo chiederti scusa"
" Per cosa? "
chiese, voltandosi. 
" Non avrei dovuto darti quello schiaffo...Mi sono sentita...mi sento tremendamente in colpa"
" È ok, me lo meritavo "
" No io... Quando sono venuta di qua e non ti ho trovato mi è mancato il fiato. Ho pensato all'ultimo gesto che ho avuto verso di te, se mai ti fosse successo qualcosa la fuori io... Volevo venirti a cercare ma Jackie me lo ha impedito "
" Gli ho chiesto io di tenerti qui, di proteggerti. Se avessi saputo di correre dei rischi, non sarei andata via senza dirti nulla "
" Perdonami Ali "
" Non hai nulla da farti perdonare,anzi. Quello schiaffo è servito "

Callie si alzò dal divano su cui era seduta, raggiungendo l'amica in cucina, intenta a sistemare i barattoli nella credenza. Le si avvicinò alle spalle, abbracciandola da dietro, poggiando il viso sulla sua schiena. 
" Ti voglio bene " sussurró piano. 
" Mai quanto io ne voglia a te "
   
 
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