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Autore: Davos    31/08/2017    0 recensioni
Il Cosmo, un luogo pieno di meraviglie e storia.
Le otto più potenti monarchie del Cosmo si affrontano tra loro per la pace, subordinati al Notaio.
La fiamma blu e bianca si sta accendendo, portando il sangue a nascere.
Genere: Avventura, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Stilicone puliva la propria spada con un panno, seduto su una sedia.
Non si sarebbe mai aspettato di arrivare a tradire l’Esercito Inferiore, ma alla fine aveva deciso di seguire il Notaio.
Il Fulcro era un luogo malinconico e scuro, capace di privarti di ogni emozione.
Si diceva che qualunque cosa fosse all’interno del Cosmo mancasse nel Fulcro e viceversa, come se quel luogo avesse qualche strano potere.
Il soldato biondo e vecchio si avvicinò a Stilicone, mettendoli la mano sulla spalla.
Il capitano alzò lo sguardo, portando rispetto al proprio mentore.
“Tenente Alderico, secondo te abbiamo fatto la scelta giusta tradendo i nostri superiori?”
Il biondo anziano rimase zitto, continuando a guardare negli occhi al capitano.
“Stilicone, noi facciamo bene a seguire il nostro onore, perché noi siamo veri cavalieri.”
In quel momento entrò il Notaio nella stanza.
Il capitano pensava che quel vecchio fosse burbero e solitario, qualcuno di cui era meglio non saperne la vita.
Il Notaio si raggruppò attorno ai suoi assistenti, discutendo segretamente di qualcosa.
Stlicone guardò il tenente Alderico, commentando la scena.
“Quel vecchio, il Notaio, è un uomo strano. Dovrebbe essere nostro nemico, ma si comporta bene con noi, ha dimostrato di possedere capacità da buon soldato.”
Il tenente fece un cenno d’assenso con la testa, andando via dalla stanza, scomparendo tra i lunghi corridoi di legno.
Il Notaio, lasciati andare gli assistenti, si avvicinò al soldato.
“Capitano, ho riflettuto su ciò che ha detto e sui suoi pensieri. Ho deciso di schierarmi per fermare la guerra, quindi vorrei il suo aiuto.”
“Il mio? Quale sarebbe il motivo di questa richiesta?”
Il Notaio si passò la mano nella lunga barba vecchia.
“Vorrei andare in segreto all’interno del concilio che si sta svolgendo ad Omrys.”
Stilicone guardò negli occhi del vecchio, cercando di capire quanto fosse profondo l’oblio delle sue pupille.
“L’intero Esercito Inferiore è riunito ad Omrys insieme ai quattro troni minori. Non crede, signor Notaio, che sia pericoloso per la sua incolumità partecipare al concilio? Non che me ne importi, naturalmente.”
Il Notaio fissò la lama della spada, guardando il proprio riflesso.
“Penso che queste sue parole indichino che mi darà un aiuto.”
Stilicone ghignò, riabbassando il capo verso la spada sulle sue ginocchia.
Il vecchio rimase zitto, osservando la scena, sbraitando improvvisamente.
“Laya, fai preparare la carrozza più veloce, dobbiamo correre.”
La ragazzina verde, la studentessa e l’Assistente corsero incontro al vecchio, contenti delle parole dette.
Stilicone rimase zitto, osservando la scena con la coda dell’occhio.
 
Il capitano e i suoi uomini stavano seduti al tavolo circolare presente nella loro camera.
La camera era una piccola stanza rettangolare, con sette letti, tra cui quattro occupati da loro.
Il tenente Alderico stava seduto sull’orlo del letto, tenendo con entrambe le mani la sua spada.
Il soldato semplice Bramante, un giovane con la passione per la spada, guardava il volto del suo capitano, aspettando nuovi ordini.
Il tenente Voyk, un uomo dalle poche parole, stava seduto su uno sgabello a tre piedi, mangiando il suo pasto dalla ciotola di ceramica.
Alderico fu il primo a parlare.
“Capitano, noi non possiamo andare contro il codice militare e infrangere ogni legge. Dobbiamo rimanere neutrali in questa guerra, così da poter avere sopravvivenza assicurata al termine degli scontri. Io non mi fido di questo Notaio, è troppo macchinoso, mi ricorda troppo alcuni notai passati come il Re Notaio o l’Ingannatore.”
Il tenente Voyk rimase zitto, finendo di masticare.
Stilicone, contrario a quella sorta di ammutinamento, decise di andare contro le idee del mentore.
“Tenente, mio maestro, il Notaio  una persona apposto, vuole nascondere i suoi progetti e noi nascondiamo i nostri. Il nostro ordine era di trovare un’entrata per il Fulcro, così noi abbiamo fatto, ma non ci tengo sicuramente a farmi rivedere dal generale Nercor. Se il Notaio va ad Omrys di sua spontanea volontà, noi possiamo giocarci la carta che lo abbiamo catturato e mandato da loro.”
Il soldato semplice non sembrava essere d’accodo con le ultime parole pronunciante dal capitano, ma non disse nulla comunque.
Il tenente Voyk finì di masticare, rispondendo a Stilicone.
“Capitano, l’Esercito Inferiore ci sta contro da sempre.  Il generale Nercor ci ha usati solo perché sa che siamo i soldati più fedeli al codice. Se voglio morire in guerra, voglio morire con la pancia piena e con un capo militare adeguato, quindi sto con il Notaio.”
Gli altri tre rimasero di pietra, non aspettandosi una simile risposta dal tenente.
Alderico si mise le mani tra i capelli, cercando di strapparseli.
Stilicone, non mostrando fiducia nelle parole del suo compare, decise di alzarsi dal proprio posto.
“Facciamo così, la mettiamo a votazioni. Io voto per rimanere con il Notaio fino a quando ci può tornare utile.”
Il tenente anziano alzò la propria mano.
“Io intendo andare contro, non voglio aiutare il Notaio.”
Voyk sputò a terra, alzando la propria mano destra e indicando con l’altra al capitano.
Il soldato semplice indicò con la mano destra il proprio capitano.
Alderico chiuse gli occhi, rilassandosi.
“Capitano, hai vinto tu, aiuteremo il Notaio fino a nuovo ordine.”
I quattro uscirono dalla stanza di legno, andando verso il centro della casa.
 
Stilicone camminava lungo il corridoio di pietra e legno, ammirando i libri posizionati nelle scavature della pietra.
Il Notaio era vicino a lui, tenendo con entrambe le mani diversi registri e libri.
“Capitano, mi farebbe il favore di prendere quel libro in alto a destra? Mi servirebbe.”
Stilicone guardò in alto, notando come ci fosse uno scaffale praticamente ancorato al soffitto del corridoio.
Quello spazio dove si trovavano era una sorta di piccola biblioteca, ma in realtà era un corridoio molto corto, con all’interno diversi libri e fogli sparsi per terra.
Il soldato prese l’unico libro presente nello scaffale, mettendolo sopra gli altri che il vecchio portava.
Stilicone si sentiva male nel ruolo di assistente, sapendo che quello non fosse il suo compito.
Il Notaio, da dietro la luna pila di libri, parlò al soldato.
“Stilicone, perché avete deciso di non uccidermi’”
“Perché? Notaio, noi seguiamo un codice d’onore, non possiamo uccidere un vecchio.”
“Davvero?! Eppure le intenzioni dell’Esercito Inferiore sono da sempre quelle di uccidermi e prendere il controllo del Fulcro, non è vero per caso?”
Stlicone rimase zitto, il Notaio aveva colpito nel segno, usando le parole giuste.
“Signor Notaio, io ho il mio onore, e anche gli altri che credono nella forza dei Generali hanno il loro. Non puoi trattare noi soldati come esseri pieni di ira e violenza, pronti ad uccidere tutti e tutto.”
Il Notaio rise, cancellando dalla mente del soldato ogni parola detta prima.
“Per quale motivo mi sta sbeffeggiando?”
“Stilicone, io conosco molto meglio di te come funziona l’Esercito Inferiore. Da anni lotto contro quegli esseri che lo compongono, ormai ho imparato le loro intenzioni.”
“No, ora è diverso. Da quando c’è stato il Cambio della Guardia, l’Esercito Inferiore è cambiato ed è progredito, infatti è grazie al nuovo capo in comando se ci siamo riusciti a espandere in tutto il Cosmo e radicarci in tutte le istituzioni.”
Il Notaio appoggiò i libri su uno sgabello alto, così da poter parlare faccia a faccia con Stlicone.
“Capitano, tu non vuoi tradire i tuoi superiori, eppure mi riveli tutto questo. Credo che tu non voglia realmente credere ai famosi bottini di guerra o ad altre menzogne, tu hai vissuto altri tempi, così come io ho vissuto i miei. Partiremo ad Omrys tra poco e tu e i tuoi compagni verrete con me.”
Il soldato bruno prese il Notaio per la spalla, guardandolo negli occhi gelidi e vecchi.
Il volto era ricco di rughe, ma sotto quelle rughe si nascondevano tagli e sofferenze, legate al passato del Notaio.
Stlicone chiuse gli occhi, non sopportando la vista di quelli freddi del vecchio, parlandoli.
“Notaio, perché fai questo? Perché non ci hai ancora fatti uccidere?”
“Per quale motivo dovrei farvi uccidere? Voi non siete altro che soldati mandati in avanscoperta, senza fama ne lode, pronti a perdere tutto pur di vivere. Io vi darò la vita, liberandovi dal tormento passato. Venite con me ad Omrys e avrete ciò che meritate.”
Il Notaio, detto questo, prese i libri sullo sgabello e uscì dal corridoio, separato dal resto della stanza con una tenda verde.
Stilicone, fermò il Notaio in tempo, prima che questo potesse varcare la tenda.
“Notaio, aspetta. Quella ragazzina, perché è così importante per te?”
“Quale ragazzina?”
“La studentessa, quella dal profumo dolce.”
Il Notaio guardò negli occhi al povero soldato.
“Tutti noi abbiamo piccoli segreti, mio caro, ma alcuni di questi è meglio che rimangano relegati nell’ombra del nostro cuore.”
Dopo aver detto questo, il Notaio varco la tenda, lasciando Stilicone da solo all’interno del corridoio.
 
Ravon stava preparando la carrozza insieme a Kyo e alle guardie del Fulcro.
Il Notaio voleva stare solo per un po’ di tempo, lasciando che Ravon andasse verso Forte Mezzanotte.
Forte Mezzanotte era uno dei fortini di difesa presenti nel confine del Fulcro, chiamato così per essere stato uno degli ultimi forti ad essere stato costruito.
Il Forte era una struttura circolare, fatta di pietre irregolari e muschio, il quale teneva i muri e ne preveniva la caduta.
Due torri, una sopra l’entrata e una sopra l’uscita, facevano da vista verso l’interno e l’esterno del Fulcro, sovrastando il tetto semi chiuso della struttura.
Ravon e Kyo erano nel piccolo giardino, che si trovava proprio nell’unica apertura verso il cielo aperto, avvolto dalle alte mura presenti all’interno del forte.
Le guardie erano vestite con grandi maschere da cervo fatte di legno, avvolte nei loro mantelli di lana nera, impugnando le lance dalla punta di diamante.
Laya era dentro l’edificio, aspettando che il Notaio arrivasse per andare via.
Ravon puliva con lo strofinaccio le ruote della carrozza, guardando quanto Kyo si stesse impegnando per fare lo stesso.
Dei passi pesanti e metallici risuonarono alle spalle del giovane.
L’Assistente si girò, cercando di non cadere all’indietro.
Il capitano Stlicone era insieme ai suoi compagni d’arme, guardando il suo lavoro sulla carrozza.
Ravon pensava che fosse stata una scelta sbagliata salvare i soldati dell’Esercito Inferiore, essendo questo il più grande nemico del Notaio, ma lui era un semplice assistente e non la figura in comando.
Stlicone si avvicinò al giovane, accovacciandosi.
“Noi veniamo con voi e con il Notaio, se non disturbiamo.”
Ravon guardava il volto del capitano, notando come questo fosse ricco di cicatrici e tagli.
Gli occhi verdi del soldato risaltavano in mezzo al volto barbuto, non curato e sporco.
Kyo si avvicinò a Ravon, spaventandosi alla vista dei soldati.
“Tu sei la ragazzina, la studentessa, dico bene?”
Stlicone cercò di avvicinarsi anche a lei, ma si fermò di colpo, riportando il proprio sguardo sul volto di Ravon.
L’Assistente si sentiva imbarazzato, non capendo cosa stesse accadendo in quel momento.
Le guardie del Fulcro si avvicinarono ai soldati dell’Esercito Inferiore, puntandoli le lance.
Il soldato biondo e anziano, quello a destra di Stilicone, sfilò la propria spada dalla fodera, tenendola con entrambe le braccia.
“Signori miei, se volete realmente affrontare un veterano di guerra allora fatevi sotto.”
Un urlo si impose nell’area minuta del giardino.
Tutti gli occhi si voltarono verso il cancello interno, vedendo la figura del Notaio insieme alla Guardiana dai capelli verdi.
“Tenente Alderico, si riposi immediatamente. Guardie, abbassate le lance.”
Laya parlò l’antico linguaggio del Fulcro, traducendo ciò che il Notaio aveva detto.
Ravon sapeva che le guardie conoscessero sia la lingua antica che quella attuale, ma non comprendeva il motivo per cui Laya si ostinasse a tradurre sempre le parole del Notaio.
Il capitano Stilicone guardò il proprio subordinato con i suoi occhi verdi, intimandoli di rinfoderare l’arma.
Il Notaio, con diversi libri sottobraccio, si avvicinò all’attendente, facendosi aiutare a salire sulla carrozza.
“Ravon, loro vengono con noi ad Omrys.”
Il vecchio e il giovane si scambiarono gli sguardi, parlando tra loro attraverso la verità nell’iride.
L’attendente sorrise al superiore, rivolgendo il sorriso anche a Kyo e ai soldati.
Stilicone li tese la mano, libera dai guanti, ricambiando il sorriso.
“Ragazzo, fai in modo che non ci siano brutti scherzi all’arrivo ad Omrys.”
“Questo dovrei dirlo io, capitano.”
Tutti quanti salirono nella carrozza, lasciando la ragazza verde insieme alle guardie del Fulcro.
Il cocchiere fischiò, facendo muovere le briglie dei cavalli.
Il cancello verso l’esterno si aprì, rivelando un percorso sterrato dal colore nero, molto simile al Fulcro.
Ravon guardò fuori dal finestrino, salutando Laya con la mano.
I cancelli si chiusero dietro di loro, lasciando solamente la strada per il Cosmo.


Spazio autore: 
Ecco il nuovo capitolo. 
Ringrazio ancora tutti per continuare a leggermi, grazie veramente tanto. 
Spero che la storia non stia diventanto troppo ripetitiva o meno interessante. 
Grazie ancora a tutti e alla prossima, che non so quando sarà. 
Davos  
   
 
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