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Autore: Crateide    31/08/2017    5 recensioni
Ade e Persefone. E non solo.
Benvenuti fra i Giardini dell'Averno!
Genere: Angst, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: AU, Lime, What if? | Avvertimenti: Violenza
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I am beautiful with you
Even in the darkest part of me
I am beautiful with you
Make it feel the way it’s supposed to be
You’re here with me
Just show me this and I’ll believe
I am beautiful with you

- Beautiful with you, Halestorm -

 

 

 



 

 

 

Kore tenne gli occhi chiusi per un tempo che le parve dilatarsi all’infinito. Si strinse contro la veste del suo rapitore e mugugnò, mentre il carro pareva precipitare nel vuoto, in una folle discesa verso i recessi degli Inferi.

Aveva capito che si trattava di Ade, quando l’odore di zolfo le aveva fatto storcere il naso. Quell’odore che, in un certo senso, le era mancato e che in quel momento, anche se forte e nauseabondo, sapeva di casa e pareva darle il bentornato.

Il frastuono del vento le graffiò le orecchie e non riuscì a comprendere ciò che Ade le stava sussurrando. Si strinse ancor di più a lui e attese che quella folle corsa si arrestasse.

Pian piano, lo scalpitio dei cavalli si chetò e con esso anche le raffiche che le scompigliavano i capelli, che le schiaffeggiavano il viso arrossato. Attraverso le palpebre abbassate, Kore vide un’intensa luce e, poco dopo, venne investita dal profumo intenso di narcisi.

“L’Elisio!” si disse, mentre cercava di aprire gli occhi.

Infine, il carro toccò il suolo con eleganza e leggerezza, arrestandosi. In quel silenzio, Ade l’avvolse con entrambe le braccia e la tenne stretta, cullandola appena.
- Oh Kore...

Kore sbatté ripetutamente le palpebre per abituarsi a quella luce intensa e bianca, per poi sollevare il capo e guardare il dio in quegli occhi tanto belli, che adesso rifulgevano di infinite screziature d’oro e d’argento.
- Ade – sussurrò – non ci speravo più...

Si sollevò sulle punte e posò le labbra sulle sue, allacciando le braccia intorno al suo collo. Ade le avvolse la vita e ricambiò quel bacio con passione, massaggiandole la lingua con la propria, in un gesto che Kore cercò goffamente di ricambiare, mentre un intenso e inaspettato calore al bassoventre le imporporava le gote.

Fu il dio a staccarsi e a sorriderle, prendendole il viso fra le mani. Posò la fronte contro la sua e la guardò negli occhi. Da così vicino le iridi di Ade erano di un azzurro ancora più inteso e cangiante.
- Kore, ascolta – le disse ad un tratto – non c’è molto tempo.

Kore aggrottò le sopracciglia e dischiuse le labbra, confusa.
- In che senso? – chiese – Per cosa non c’è molto tempo?
- Vieni...

Ade la prese per mano e l’aiutò a scendere dal cocchio. Si guardò intorno, curiosa. Non era mai stata in quel posto nei Campi Elisi: era bellissimo! Sembrava un giardino, con tralci di viti carichi di succosi grappoli d’uva nera e bianca, intrecciati a profumosi fiori di glicine dall’intenso color violetto.

Kore seguì il dio in silenzio, calpestando un sentiero di mattonelle lucidissime. Qualche ciuffetto d’erba vi sbucava qua e là, insieme a qualche fiore selvatico dagli intensi colori. Sollevò lo sguardo e fra ginepri e piante d’ulivo dalle chiome d’argento vide troneggiare sulla sommità di una collinetta un rigoglioso melograno. I frutti, grandi e gonfi, mostravano gemme sugose e rosse.

Kore non parlò e attese di raggiungere la pianta e d’immergersi sotto la sua ombra scura. Un vento sottile ne scosse le fronde, che frusciarono soavemente, spargendo nell’aria un profumo dolceamaro e invitante.
- Perché mi hai condotta in questo posto? – chiese infine, rivolgendo lo sguardo su Ade, che la stava fissando a sua volta. Non sapeva spiegarsene il motivo, ma sentiva una strana agitazione scuoterle il cuore e rizzarle i capelli dietro la nuca.
- Kore, desideri ancora rimanere qui? – le chiese di rimando il dio, stringendole una mano fra le sue e scandendo bene ogni parola.
- Sì.
- Allora devi legarti a me per sempre e rinunciare ad una parte della tua vita.

Kore deglutì.
- Co-cosa significa?
- Che nutrendoti di sei chicchi di melograno, per sei mesi non potrai rivedere i tuoi cari e dovrai soggiornare qui negli Inferi, insieme a me.
- E per i restanti sei mesi?

Ade staccò un frutto che gli pendeva sopra al capo e glielo porse.
- Tornerai in Superficie e starai con chi hai sempre amato – le rispose.

Kore si sentì stordita, completamente spaesata. Stava accadendo tutto troppo velocemente e i pensieri nella sua mente si rincorrevano senza tregua. Puntò lo sguardo sul frutto che aveva fra le mani e che con il suo succo carminio le imbrattava la pelle candida. Il suo profumo la ubriacò, pizzicandole la gola. Era suadente e, per un istante, ebbe come la sensazione che mille voci le sussurrassero imperiose: “addentalo!”.
- Non vuoi, vero?

La voce di Ade la strappò da quell’illusione. Lo guardò e vide il dolore riflesso nei suoi occhi.

Kore si inumidì le labbra e scosse il capo con forza. I capelli le sfiorarono gli zigomi, per poi ricaderle sulle spalle minute e nude.
- Certo che voglio – rispose – ma perché questa divisione?
- Per non farti soffrire... Non più del dovuto, almeno.
- Soffrirei comunque lontana da te. Ne mangerò dodici chicchi.

Ade sembrò quasi inorridire.
- No! – disse – Non posso permettertelo! Sei mesi sono un buon... Compromesso.
- Per chi? – gli chiese, indignata – Chi l’ha deciso, poi?
- È stata Atropo a suggerirlo a me e a...
- ...A chi altri, Ade?

Il dio sospirò.
- A tuo padre, a Zeus – rispose infine.
- E io dovrei sottostare, vero?
- Certo che no. Un tuo rifiuto e tornerai in Superficie ancor prima che Ermes giunga a reclamarti.

Kore addolcì lo sguardo.
- Saresti disposto a rinunciare a me, dunque?
- Se desideri restare con i tuoi cari, non ti costringerò a mangiare i chicchi di quella melagrana.

Gli sorrise e sotto il suo sguardo sorpreso e attonito, staccò il primo seme dal frutto e lo mise in bocca. Appena lo mandò giù, qualcosa mutò dentro di lei e i suoi occhi iniziarono a vedere meglio: l’Elisio divenne quasi abbacinante e il cielo – oh, il cielo! – si riempì di infinite sfumature, che andavano dall’azzurro più intenso al rosso più cupo.

Prese il secondo chicco con mani tremanti. Udì una melodia lontana permeare l’aria, triste e celestiale al tempo stesso.

Dopo il terzo e il quarto chicco, avvertì chiaramente dei profumi intensi e sconosciuti e suoni mai uditi prima e a cui non seppe dare un nome. Quali strumenti erano in grado di produrre quella musica tanto affascinante?

Inghiottì anche il quinto chicco, gustandone il sapore dolceamaro. Il cuore nel petto ebbe un sussulto e Kore iniziò a percepire il proprio corpo in modo diverso, come se fosse divenuto d’un tratto più leggero, quasi etereo come un’Ombra.

Al sesto chicco sentì finalmente la comunione con Ade e vide attraverso i suoi occhi gli Inferi interi. Ne comprese le Leggi, il ruolo che lei stessa avrebbe avuto nel giudizio delle anime e provò un vuoto allo stomaco, un senso di vertigine che le fece sfuggire la melagrana dalla mano. Con quell’ultimo seme, capì che era legata agli Inferi e al loro Signore per l’eternità, senza scampo.

Kore si leccò le labbra e guardò Ade come se lo vedesse per la prima volta. Si vide riflessa nei suoi occhi e non riuscì a trattenere un moto di sgomento nel notare che i capelli biondi avevano preso una sfumatura più scura. Istintivamente si portò le mani al volto e un fremito le attraversò le membra.
- Cosa...?
- ...Non avere paura – le sussurrò Ade, stringendosela al petto.
- Perché sono cambiata? – gli chiese.
- Perché adesso non sei più l’Eterna Fanciulla. Ormai, per gli Inferi, sei divenuta la loro Signora.

Kore si staccò da quell’abbraccio e sollevò il mento, guardandolo fissamente.
- Allora da oggi in poi il mio nome non sarà più Kore – disse – ma Persefone1.

Ade le carezzò una guancia e affondò una mano fra i capelli inanellati e serici.
- E sia – disse – mia Persefone.

Si abbandonarono l’una fra le braccia dell’altro, allacciando le lingue, mordendosi le labbra morbide e desiderose di esplorazioni. Persefone si ritrovò contro il tronco del melograno, con il corpo di Ade premuto sul suo. Gli gettò le braccia al collo e lasciò che fosse l’istinto a guidarla, quel sentimento e quel desiderio che le si agitavano nel petto da tempo. Gli carezzò le spalle e insinuò le dita tremanti sotto la veste, sfiorandogli dapprima il collo teso e caldo e scendendo giù, fino a conficcargli le unghie nella schiena. Ade non era avaro di carezze e lasciò che le mani scivolassero sui suoi fianchi esili e leggermente arrotondati e, infine, sui seni sodi e pieni.

Persefone gettò il capo all’indietro, con le palpebre abbassate, e gli offrì il collo da cigno, che il dio morse leggermente. I loro respiri s’erano fatti più pesanti e il fuoco che sentiva arderle all’altezza dello stomaco era divampato in un incendio. Scivolarono ai piedi del melograno, sull’erbetta umida, che li accolse come se fossero le lenzuola di un talamo.

Persefone s’inarcò come un giunco, sotto le carezze sempre più audaci di Ade. Gemette e avvampò di vergogna non appena le labbra del dio si chiusero sui suoi seni nudi e palpitanti, donandole sensazioni che prima di allora aveva solo osato immaginare nel segreto della sua stanza.

Si guardarono negli occhi e si cercarono con le mani, finché le dita non s’intrecciarono. I loro corpi s’incastrarono, avvinti e sconfitti.

Persefone chiuse gli occhi e sorrise fra le lacrime, sentendosi rinascere. Nella sua mente ci fu un’esplosione di colori, una luce accecante che le annientò il pensiero e le scaldò il bassoventre. Era dunque quello l’amore? Era quella la passione? Strinse le gambe intorno al bacino di Ade e si abbandonò ad un languore tanto insperato.

 

Furono quelle lievi carezze lungo il profilo della sua schiena che la ridestarono. Il sonno abbandonò i suoi occhi di fanciulla e, subito, nella sua visuale comparve il volto sorridente di Ade. I capelli un po’ scomposti gli ricadevano sui pettorali scolpiti, risaltando il contrasto con la pelle bianchissima. Gli occhi erano due polle limpide e melliflue, che la fissavano con una dolcezza infinita.

Persefone arrossì, suo malgrado, e affondò il capo contro il suo petto, mentre le tornava alla memoria l’immagine del dio su di lei e le sue spinte poderose.

Cos’era successo? Ricordava di aver provato sensazioni indefinibili, di aver urlato, forse, e poi... Poi il buio.

Aveva forse perduto i sensi, soggiogata dall’amplesso?
- Persefone?

La dea mugugnò qualcosa d’incomprensibile, senza risollevare il capo. Non ce la faceva a reggere tutti quei ricordi, che parevano proiettarsi nello sguardo di Ade!
- Sì? – bofonchiò in risposta.
- Ermes è giunto nell’Oltretomba e ci attende.

A quelle parole, pronunciate con voce cupa, Persefone sussultò e si staccò lentamente da lui. Il ricordo di Demetra e di Ciane si fece vivido nella sua mente, bagnandole le ciglia nere. Chissà quanto stava soffrendo sua madre! E Ciane? Cosa ne era stato della sua cara amica, che aveva visto tramutarsi in fonte? L’avrebbe più riabbracciata?

Questi e altri pensieri le strinsero il cuore, depennando in un attimo i sentimenti che fino a poco prima l’avevano cullata.
- Che si fa? – chiese infine, tremando in tutto il corpo, nonostante il vento caldo che spirava da est.

Prima di rispondere Ade le diede un lungo bacio, sfiorandole una guancia.
- Lo raggiungiamo e ascoltiamo ciò che ha da dire.

Persefone annuì con titubanza e non disse più nulla. Il suo mutismo si protrasse fin oltre il vigneto, laddove i cavalli scalpitanti di Ade erano al pascolo su un immenso prato di narcisi gialli e il cocchio riposava all’ombra di una quercia.
- Chi c’è oltre a noi qui nell’Elisio? – chiese ad un tratto, ritrovando la voce.

Ade contrasse la mascella e con gli occhi si guardò velocemente intorno, come se stesse cercando qualcuno.
- Hypnos e Thanatos – rispose – ...E le Lampade.
- Oh.

Persefone si tormentò le mani, gesto che ripeteva ogni qualvolta qualcosa la metteva in imbarazzo o la innervosiva. Spinse lo sguardo tutt’intorno, lentamente, come se temesse l’apparizione di chissà quale spaventosa creatura.

“Dunque è qui che si trova Myntha?” si domandò, “che ci abbia visti?”.

D’improvviso arrestò il passo, rimanendo ferma al centro del prato. Uno dei cavalli sollevò il muso dalle froge large ed emise un lungo nitrito, simile ad un lamento funebre. Persefone stette con il capo chino e gli occhi pieni di lacrime per un lungo istante. Mille dubbi l’avevano rapita e si chiese se la sua decisione di rimanere lì negli Inferi non fosse stata davvero avventata.
- Io ti amo.

Persefone trasalì e risollevò lo sguardo, incontrando immediatamente il volto altero di Ade e i suoi occhi limpidi e sinceri.
- Come? – sussurrò.
- Ti amo, Persefone – ripeté il dio, senza alcuna ombra di vergogna – è te che voglio al mio fianco per sempre. Te e nessun’altra.

Strinse i pugni, decisa ad affrontare l’argomento lì, in quell’angolo di Elisio pezzato di narcisi color zafferano.
- E Myntha? – chiese in un sussurro.
- Non è lei che il mio cuore desidera – rispose Ade e le si accostò. Le massaggiò delicatamente le braccia nude, per poi prenderle il mento fra l’indice e il pollice e costringerla a guardarlo in viso.

Gli occhi di Persefone s’inumidirono.
- Ho rinunciato a parte della mia vita, per te – gli disse – non farmi soffrire... Non lo sopporterei.
- Mi lascerei precipitare nel Tartaro, piuttosto – le rispose fermamente il dio – giuro sullo Stige2 che non farò mai nulla per arrecarti danno e che mi prenderò sempre cura di te, mia dolce Persefone.

Strabuzzò gli occhi, incredula. Giurando sullo Stige, Ade si era vincolato per sempre. Lo abbracciò tenendolo stretto a lungo, inebriandosi del profumo dei suoi capelli, che avevano preso l’aroma dolceamaro delle melegrane.
- È tempo di andare – le sussurro ad un tratto staccandola da sé e prendendola per mano – andiamo ad incontrare Ermes e ad annunciare che, ormai, gli Inferi ti appartengono.

Persefone lo guardò.
- Credevo di essere io ad appartenere agli Inferi, ora.

Ade le sorrise affabilmente.
- Avrai modo di scoprire che l’una e l’altra sono la stessa cosa.

 

Quando Ermes li vide arrivare insieme, rimase a fissare incredulo le loro mani intrecciate.

Nella Sala del trono c’era spazio solo per un astioso silenzio, spezzato di tanto in tanto dal frullo frenetico dei calzari del Messaggero.
- Ermes – esordì Ade con tono duro, emergendo totalmente dall’oscurità che avvolgeva entrambi – cosa ci fai qui?
- Credo tu lo sappia, Plutone – rispose Ermes, posando i piedi a terra e stringendo il caduceo con entrambe le mani – sono qui per ordine del Sommo Zeus e...
- ...Qui comando io – lo interruppe bruscamente Ade – ad ogni modo, dubito che sia stato davvero Zeus ad inviarti. Sono forse in errore?

Gli occhi del Messaggero sfavillarono e Persefone si chiese se anche lui sapesse del patto segreto fra il Signore del Cielo e dell’Oltretomba.
- Demetra rivuole sua figlia – disse infine e la guardò – sono trascorsi già tre giorni dal rapimento.
- Tre giorni?

Ade la guardò.
- Qui negli Inferi il tempo trascorre in modo diverso – le sussurrò.

Persefone annuì e tornò a rivolgere l’attenzione sul fratello, che li osservava con la mascella contratta. Si era forse accorto del suo cambiamento? A giudicare dal suo sguardo preoccupato e dalla gocciolina di sudore che gli rigava la tempia, doveva essere così.
- Che sia Zeus o Demetra è indifferente – disse infine – la Superficie ha bisogno della Primavera.

Per un breve istante, la mente di Persefone fu attraversata dal pensiero che il fratello avrebbe in qualche modo potuto riportarla nel Mondo con la forza, contro la sua volontà, contro la sua Natura ormai mutata per sempre.

La fanciulla si accostò di più ad Ade e si aggrappò a lui anche con l’altra mano. Di fronte a quel gesto, Ermes strabuzzò gli occhi e le scoccò un’occhiata quasi inorridita. Probabilmente si stava chiedendo come potesse preferire l’oscurità e la desolazione della Morte alla bellezza e alla luce della Vita.
- Kore...
- Persefone. Ormai è questo il mio nome – puntualizzò la dea.

Il Messaggero sbatté ripetutamente gli occhi e lanciò una fugace occhiata verso Ade. Abbassò le palpebre per un breve istante e, infine, parlò.
- Persefone. Sta bene! – disse – Hai dunque scelto la tua strada?
- Sì.
- Ti ribelli al volere di tua madre, così.

Persefone ebbe un tuffo al cuore, ma non abbandonò l’espressione ferma e decisa che le dominava il volto.
- Qui negli Inferi – s’intromise Ade, stringendole più forte la mano – l’unico volere che deve essere rispettato è il mio. E io pretendo che Persefone sia al mio fianco.

Ermes sospirò.
- Comprendo il vostro amore – sussurrò infine, a denti stretti – ma gli esseri viventi si stanno estinguendo, in Superficie: uomini, animali, piante... Stanno morendo tutti! – prese aria – Demetra è preda della disperazione, non riuscirà mai ad accettare il non vedere mai più sua figlia. Persefone, stai condannando il Mondo intero!

“Sterminio? Condanna dell’umanità?” si ripeté Persefone, allibita. Gettò uno sguardo su Ade e notò che aveva contratto con forza la mascella.
- Non comprendo le tue parole, Ermes – disse infine, tremando – cosa sta accadendo in Superficie?

Ermes fece per rispondere, ma venne preceduto dal Signore degli Inferi.
- Demetra ha creato l’Inverno.
- L’Inverno?
- Il Sole è sparito dal Mondo – rispose il Messaggero, cupo – dal cielo cade la neve e, ormai, tutta la Terra rassomiglia alle cime perennemente bianche dei monti. Tutto è avvolto nel ghiaccio e la Natura è morta, ha smesso di dare i suoi frutti.
- Cosa?! – Persefone si portò una mano a coprirsi le labbra di rosa – Non può averlo fatto!
- Sono tre giorni che tua madre non mangia, che non cura il proprio corpo. E sono tre giorni che la neve sferza incessantemente la Terra!
- Devo parlarle! – si rivolse verso Ade, in preda al panico – Devo vederla!
- Persefone, questo è il volere del Fato – le rispose il dio.
- Cosa significa?
- Che le cose devono mutare, in Superficie.
- Al prezzo di vite innocenti?
- Sì.

Persefone si staccò da lui, scuotendo il capo.
- Tu mi hai ingannata – lo accusò – tu lo sapevi!

Ade si limitò a guardarla accigliato e, per un istante, le parve di rivedere il dio solo e malinconico che aveva scorto in lui la prima volta che l’aveva incontrato.

Ermes ne approfittò per accostarsi a lei e sfiorarle una spalla.
- Cosa è accaduto, sorella? – le chiese – Perché il colore dei tuoi capelli è così scuro, ora?

Persefone strinse le labbra e ingoiò le lacrime, prima di volgersi verso di lui.
- Ho mangiato sei chicchi di melagrana – rispose – per sei mesi non potrò abbandonare gli Inferi.

Suo fratello divenne paonazzo e poco mancò che si scagliasse contro Ade. Brandì il caduceo e lo sollevò in aria, con fare minaccioso.
- Sciagurato! – gli urlò contro – Ed ora cosa dirò a Demetra? Cosa ne sarà del Mondo? In sei mesi l’umanità verrà sterminata!
- Non accadrà – rispose Ade con calma.
- Cosa ti fa essere così sicuro? – gli chiese Persefone.
- Le Moire.
- E loro cosa c’entrano?
- È stata Atropo a suggerire il sotterfugio del melograno.

Prese aria, ricercando una calma che l’aveva completamente abbandonata. Gli Inferi si turbarono, come se avessero intuito i sentimenti del suo cuore.
- Pretendo di vedere mia madre – disse solennemente – credi che sia possibile Ade? Le devo una spiegazione.

Il silenzio cadde sordo. Solo l’eco lontana delle Erinni lo increspava a tratti.
- Va bene – disse infine Ade, muovendo appena le labbra – ma ad una condizione.
- Quale?
- Che l’incontro avvenga sulle sponde dell’Averno.

Ermes si alzò in volo e annuì.
- Sta bene – replicò – suppongo, infatti, che non ci sia modo di contrattare... Vero?
- No – rispose il dio.
- L’incontro avverrà subito – intervenne risoluta Persefone, prima che il fratello sparisse fra le ombre del Regno dei Morti – io e Ade attenderemo lì.

Ermes annuì e, voltatisi, volò via nel seno dell’Erebo oscuro.

 

 

 

 

 

 

 

1 E, come per Raptus, su “Persefone” devo spenderci due parole: questo nome ha un significato che lo lega sia al mondo Celeste sia al mondo Infero. Le teorie appartengono allo studioso Károly Kerényi e le citazioni che troverete fra le virgolette sono prese dal suo libro “Figlie del Sole”.

Secondo Kerényi, c’è un’identificazione fra Helios (la personificazione del Sole, colui che rende ogni cosa visibile) e Ade (colui che, invece, rende invisibile: A-(i)des, infatti, significa proprio “invisibile”): se l’uno dona, l’altro toglie, ma lo studioso osserva che alla fine colui che toglie non è altro che la stessa entità che ha donato in precedenza.

Detto questo, Kerényi considera il nome Persefone “come forma più solenne” di Perseis, nome della moglie di Helios. “Perseis” è riconducibile al vocabolo “perra”, che “è in greco una parola straniera per Sole”.

Ultima osservazione presa questa volta dal mondo ebraico: i nomi, per gli Ebrei, sono fondamentali. Conoscere il nome di qualcosa/qualcuno significa conoscerne l’Essenza stessa (ed è proprio per questo che il nome di Dio è impronunciabile/inconoscibile).

Spero di essere stata abbastanza chiara. Per scrivere questa nota, in passato, ho praticamente sputato sangue. Se avete dei dubbi, non esitate a chiedere!

2 Il giuramento sullo Stige era inviolabile. Il dio che lo chiamava a testimone metteva in gioco la sua relazione con i princìpi creatori.

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

E alla fine l’aggiornamento è arrivato il 31 agosto, yeh!

Che dire? Spero con tutto il cuore che la spiegazione sul nome “Persefone” sia chiara ed esauriente. Se avete dei dubbi, io sono qui.

E siamo giunti al momento clou che tutti aspettavamo (?) e io non so che altro aggiungere.

Cosa accadrà adesso? Demetra darà di matto? E come proseguirà la storia? Vi ho messo un po’ di curiosità, eh?

Ringrazio con tutto il cuore arielsineretta e callapseintodarkness per aver aggiunto la storia alle Preferite, She_will_be_loved per averla inserita fra le ricordate e la mia cara Yavanna97 per aver deciso di seguirla. Grazie!

 

Alla prossima,

Elly

 

 

   
 
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