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Autore: RaccontiDiOmbre    01/09/2017    0 recensioni
Una società futuristica in cui le donne hanno affermato il loro stabile dominio sul genere maschile, ormai ridotto in schiavitù e trattato come animale da compagnia. Colei che si fa chiamare La Dea Sirena ha eretto un muro altissimo che separa il paese dal resto del mondo in modo da nascondere alle cittadine cosa succede al di fuori e ha eliminato tutto ciò che provava che in passato il rapporto tra uomo e donna era diverso.
Se c'è la possibilità che cambi qualcosa, sicuramente non sarà possibile se non con un intervento dall'interno.
Genere: Avventura, Azione, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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CAPITOLO 2: TERRA E CIELO
 
“Forse mi sarei dovuto rendere conto di avere un braccio in meno prima di gettarmi nel lago!” Disse Duke sputando acqua.
“Aiuto! Aiuto! Annego! Muoio! Salvatemi!” Urlava Sapphira agitandosi per tenersi al meglio a galla.
“Stai zitta e aggrappati alla mia schiena se davvero non vuoi annegare!” Disse Duke e la ragazza non esitò un istante nel mettergli le braccia intorno al collo; con parecchia fatica e bevendo parecchia acqua, Duke riuscì a raggiungere la riva anche con un braccio solo;
“Tu sei… un pazzo…” disse Sapphira con affanno e Duke scoppiò a ridere.
“Perché ridi?! È così divertente per te essere completamente inzuppati nel bel mezzo di una zona disabitata e di sera?! Eh?!” continuò irritata la ragazza.
“Ti sbagli. Rido perché nonostante per te io sia un pazzo, sei comunque corsa tra le mie braccia mentre stavi annegando!”
“Magari corsa tra il tuo braccio! Cosa è questa storia del braccio meccanico?!”
“Non hai sentito quello che ha detto la sclerata che ho buttato giù dal treno? Mi serviva per girare liberamente in città senza essere scoperto. Piuttosto… adesso devo mettermene un altro, non posso stare con un braccio solo. Andiamo!” Esclamò Luke e si incamminò a passo veloce verso l’oscurità degli alberi.
“Dove vai?! È buio, non si vede niente!” Disse Sapphira mentre lo rincorreva. “Ho freddo…e tanta fame…”
Duke si fermò di scatto e si voltò verso la ragazza; si slacciò la mantella e la avvolse intorno a Sapphira.
“Non so quanto ti possa aiutare, anche io sono bagnato fradicio…” disse e poi riprese a camminare.
“Ehi… smettila di correre e dimmi dove siamo diretti!” gli urlò contro la ragazza che non riusciva a stare al passo di Duke.
“Te l’ho già detto, a prendere un braccio nuovo!”
“Ah sì? Ma ti ho chiesto dove! E comunque… non avresti bisogno di cercare un braccio nuovo se avessi usato quella tua orribile e vecchia spada per parare il colpo! Perché non la butti e non ne usi una più efficiente?!” Disse sconcertata Sapphira, e Duke si arrestò di nuovo all’improvviso, ma questa volta non si volto verso di lei.
“La spada non è solo un’arma, ma rappresenta lo spirito di chi la impugna. Permetteresti mai a qualcuno di rompere il tuo animo, o lo scambieresti mai con quello di un altro?” Rispose l’uomo con voce maestosa.
“Hai il coraggio di elevare un oggetto come la tua spada ad una tale importanza… ma non ti sei fatto problemi ad uccidere tutte quelle donne! Anche tu hai spezzato il loro animo, e anche il corpo! Allora, dimmi! Ho ragione?!” Le parole pungenti di Sapphira rimbombarono nella foresta silente e Duke non aprì bocca, né si mosse di un millimetro.
“E ora non provare a scappare correndo un’altra volta, che altrimenti io…”
“Non ce ne sarà bisogno, siamo arrivati.” Duke si chinò verso un cespuglio e lo spostò, scoprendo la maniglia di una botola; la aprì ed indicò a Sapphira le scale al suo interno.
“Vuoi costringermi ad andare lì sotto?! Non ci penso proprio! Cosa mi farai?!” Disse convinta la ragazza.
“E invece hai una scelta. Venire con me oppure diventare lo spuntino serale di qualche predatore qua fuori. Allora?”
Sapphira sbuffò, e timorosa iniziò a scendere le scale seguita da Duke; una volta arrivati in fondo, i due attraversarono un piccolo corridoio dal quale si poteva accedere a due stanze laterali, oppure ad una frontale; l’illuminazione era scadente, ma sufficiente per quello che era un piccolo rifugio sotterraneo.
Duke aprì la porta della stanza frontale e invitò Sapphira ad entrare per prima; la ragazza, titubante e indecisa, si avviò a passi lenti, fino ad attraversare il varco.
Vide che c’erano altri due individui in quella stanza, due uomini; uno di loro era un giovane ragazzo paffuto dai capelli corti color nero pece, indossava degli strani e larghi occhiali da vista con lenti tonde e spesse davanti ai suoi occhi verdi; era in piedi, quasi al fianco dell’ingresso della stanza, a bocca aperta per ciò che era entrato da quella porta; l’altro invece era seduto davanti a moltissimi apparecchi elettronici e computer e a giudicare dai suoi occhi a mandorla, aveva provenienze orientali; magrolino, alto e apparentemente più anziano rispetto all’altro, i suoi capelli erano castani e corti, ma un lungo ciuffo penzolava sul suo occhio destro.
“Che mi prenda un colpo, DUKE! E questo cosa significa?! Una donna? Qui?!” Urlò sbigottito il quattrocchi.
Duke non rispose e si avvicinò all’uomo seduto per dirgli qualcosa nell’orecchio per circa trenta secondi, poi tornò verso l’uscita.
“Ho passato una giornataccia e sono stanchissimo, ma ho rimediato un po’ di soldi, anche se sono un po’ bagnati. Li lascio sul tavolo. Ho anche perso il mio braccio meccanico. Vorrei andare a riposare subito, datele da mangiare e degli stracci per coprirsi fino a quando non si asciugano i suoi vestiti. Fatela stare nel mio letto, io andrò a dormire appoggiato alle scale.” Duke si voltò e si chiuse la porta alle spalle, senza concedere a nessuno una possibilità di replica.
“Ah sì?! Me ne vado anche io allora! Non ci tengo a condividere l’aria che respiro con questo essere disgustoso! Entro domani spero sia fuori di qui, capito Duke?! E non fare finta di non aver sentito!” Esclamò con avversione l’occhialuto, e anche lui uscì dalla stanza sbattendo la porta violentemente.
“Ehi ma… si stava per caso riferendo a me?” Domandò intimorita e confusa Sapphira.
“Non dargli troppa importanza. Tano sembrerà anche scortese, ma dopotutto non è colpa sua se odia così tanto le donne.” Disse il ragazzo seduto; si alzò e rovistò in un cassetto.
“Siediti pure al tavolino al centro. Ora ti porto un po’ d’acqua e del cibo!” disse, e Sapphira obbedì; moriva dalla fame.
Il ragazzo le portò due porzioni di carne in scatola, Sapphira non sapeva neanche cosa fossero ma con la fame che aveva le divorò in un istante, poi si scolò l’intera bottiglietta d’acqua.
“Senti, tu con gli occhi strani… anche tu non sei servo di nessuno? Come ti chiami?” Domandò curiosa Sapphira.
Il ragazzo fece un sorriso imbarazzato e poi rispose “Il mio nome è abbastanza lungo, ma per comodità tu puoi chiamarmi Cho!”
“Cho? Sei il tizio che ha parlato con Duke nella radio?”
“Esattamente. Ma quando mi ha chiesto di trovargli un modo per darsela a gambe… non pensavo fosse in guai così grossi! Insomma, rapire una ragazzina non si può definire una bella trovata! Tu come ti chiami?”
“Sapphira e… tecnicamente non mi ha rapita… mi ha salvata da degli alligatori e poi per una successione di fatti mi sono trovata costretta a seguirlo…”
“Certo, certo. Ovviamente stavo scherzando! Domani ti riporterà sicuramente in città!”
“Capisco… Bhe, grazie per il cibo! Avevo veramente tanta fame, ora vado a dormire… se mi dici dove esattamente.”
“Ah, niente ringraziamenti! Se proprio vuoi ringraziare qualcuno, quello è Duke. Mi ha detto di darti la sua parte di cibo e ha fatto finta di voler andare a dormire presto!”
“Cosa? Dici davvero?”
“Me lo ha detto poco fa nell’orecchio, non hai visto? Bene, adesso andiamo! Ti faccio vedere dove dormi.”
“Cho…”
“Dimmi!”
“Sono vere tutte le cose che si dicono su Duke? Che è il terribile Sovvertitore e che… ha ucciso un sacco di donne?”
“Ahahaha! Sono tutte baggianate, credimi.”
“E allora perché Duke non fa nulla per screditarle?! Tutti pensano che è un assassino… quando invece è una persona così buona… e non si merita di essere schedato come un essere spietato!”
“Perché a Duke serve che lo pensino. Noi siamo soli, Sapphira, e siamo deboli. Abbiamo tutto il mondo contro, tutte le donne contro e solo perché vogliamo essere liberi, come un tempo… se Duke permette che queste dicerie corrano è perché vuole che le persone abbiano paura di lui, ma non so quanto potrà durare ancora il gioco dell’agnellino che si traveste da lupo. Se scoprissero dove ci nascondiamo, sarebbe la fine per noi.”
“Io… non dirò niente a nessuno. Lo giuro!” Disse Sapphira con la mano sul petto.
“Non ne dubito. E ora, a letto!”
“Aspetta, Cho! Un’ultima domanda! Posso sapere… Perché state nascosti e a cosa lavorate con tutte queste apparecchiature e… dati!?”
“Non credo di poterti rispondere…” Disse Cho cercando di distogliere lo sguardo dall’insistente ragazza.
“E allora… dimmi perché lo fai. È importante per te tutto ciò per cui lavorate ogni giorno e che non vuoi dirmi?”
“Certo che lo è…” Esclamò Cho, irrigiditosi istantaneamente. “I miei genitori vennero qui da un posto lontano, un posto che non conosci sicuramente per colpa del muro. Io ero ancora in fasce, quando trenta anni fa il nostro mondo cambiò. Io non li ho mai conosciuti ma Duke si… il primo ricordo che ho è quello in cui Duke mi regalò un libro di informatica, la mia passione. Ho passato tutta la vita a studiare e sentire i racconti di Duke del mondo prima del FemDom e che io non ho mai potuto vedere. io non potrò mai vivere quei racconti, ma un giorno, i miei figli potranno… e allora…”
“Stai delirando Cho! Gli uomini non possono avere figli!” affermò Sapphira interrompendo l’uomo.
Cho si fermò a riflettere, poi gli scappò una risatina imbarazzata.
“Ma certo… sarà l’orario, anche io ho sonno. Ahahah… Dai andiamo a dormire…” Disse Cho , e prendendo per mano Sapphira, la portò nella stanza di Duke “Tieni questo asciugamano e questo pigiama, ti serviranno per non prendere un raffreddore! Buonanotte!” Disse, e poi chiuse la porta.
Sapphira si denudò per asciugarsi capelli e corpo, si infilò il pigiama di due taglie più grandi e si lanciò sul letto.
“Racconti prima del FemDom… figli tra uomini… non ci sto capendo più nulla! Sarà meglio dormire e ne parlerò meglio domani con Duke!” Sapphira chiuse gli occhi e si abbandonò al sonno, alla fine della giornata più faticosa ma anche più inaspettata della sua vita.
 
 
Stella entrò nell’ascensore, spinse il pulsante per il sessantesimo piano e pazientemente attese l’apertura dello sportello; aveva braccia e gambe fasciate e parecchi cerotti sul viso. Dopo che l’ascensore si spalancò, percorse le larghe scalinate a chiocciola e giunse davanti ad una elegante porta rossa, già parzialmente aperta. Stella l’attraversò e si ritrovò in una piccola stanza decorata da murales e quadri di ogni genere ma tutti raffiguranti creature marine o sirene. Al centro della stanza vi era un grande tappeto rosso corallo e una tenda trasparente, dalla quale si intravedeva una sinuosa e formosa figura femminile che si stava vestendo.
Stella si incamminò e si fermò a pochi metri dalla tenda, si inchinò leggermente e cominciò a parlare.
“Grazie per avermi concesso di parlarvi, grande Dea Sirena!” Esclamò solennemente la ragazza.
“Alzati pure, Stella… e dimmi...come è stato questo tuo primo incontro con il Sovvertitore?” La voce della donna oltre la tenda era attraente e giovane, anche più giovane di quella di Stella.
“Voi… lo sapete già?!” Domandò sorpresa Stella.
“Oh, Stella… dubiti della mia conoscenza? Io so sempre tutto quello che succede in questa grande e magnifica città che osservo da questo grattacielo.”
“Perdonatemi… è solo che… sono un po’ scossa…” Disse Stella stringendo i pugni.
“Non è da tutti sopravvivere al Sovvertitore… tu sei stata forte! Ma quell’essere immondo ha molti assi nella manica!”
“No… vi sbagliate. Io non gli sono sopravvissuta… lui mi ha risparmiata. Mi ha disarmato e poi mi ha denudato… che umiliazione! Io sono solo riuscita a toglierli un braccio… che non è era altro che una protesi meccanica!”
“Oh, un braccio meccanico eh…ihihih”
“Non vorrei sembrare scortese, mia Dea, ma non riesco a capire dove sia la parte divertente… l’ho lasciato scappare…e si è portato con sé una delle nostre giovani! Ma veniamo al dunque! Sono qui per farvi una richiesta!” Esclamò con decisione Stella.
“Ti sto ascoltando.” La donna aveva finito di vestirsi e si era voltata verso stella, senza però alzare la tenda.
“Datemi una seconda possibilità! Voglio essere io a schiacciare per sempre quello scarafaggio! Ovunque lui sia… chiamatemi e io lo distruggerò!”
“Quella che stai facendo non mi sembra una richiesta sensata… perché dovrei vietare ad un altro comandante di attaccare il Sovvertitore? Solo perché ce l’hai a morte con lui… non posso permetterti questo privilegio!”
“Ve lo chiedo per favore… è molto importante per me rincontrarlo… se proprio non volete concedermelo come dirigente della pubblica sicurezza… almeno fatelo perché sono vostra figlia!”
“Umm… se proprio la metti così… vada per come mi hai proposto.”
“Non vi deluderò! Nessuna donna dovrà più aver paura di camminare con il timore di trovarsi davanti un assassino indecifrabile dal sistema di sicurezza! Con permesso, mi ritiro!”
“Avrai il tuo incontro con il Sovvertitore, però… ad una condizione.” Disse la donna dietro la tenda, aprì un ventaglio e iniziò a farsi aria.
“Q-quale?” Domandò Stella titubante.”
“Lascia che io… ti aiuti… eheheh” Disse la Dea e chiuse bruscamente il ventaglio.
“Vi ringrazio molto… Madre…”
 
 
Giunse l’alba, e anche se sotto terra la luce del sole non arrivava, Sapphira si alzò automaticamente come la sua sveglia biologica le imponeva.
“Devo assolutamente scusarmi con Duke… forse quella spada ha un valore affettivo che non conosco e ci sono andata pesante con le offese!”
La ragazza aprì la porta senza far rumore e diede un’occhiata verso le scale; Duke non era lì, si era già svegliato, pensò. Si sentiva parlare dalla stanza principale, allora Sapphira si diresse lì ma per istinto e senza motivazione decise di non farsi vedere e di mettersi dietro la porta ad origliare.
“Quindi quella bamboccia non sa nulla?!” Esclamò Tano sbattendo i pugni sul tavolino.
“Perché avrei dovuto raccontarle qualcosa?” Domandò Duke e si alzò dalla sedia.
“Perché?! Perché, mi dici?! Quella ragazzina non sa niente di niente ma è pronta a giudicare! Non hai visto come mi guardava dall’alto in basso?” Urlò Tanò e lanciò via il tavolino.
“Tano, datti un contegno! Lei non ha colpe, è stata semplicemente educata così!” Disse Cho, cercando di calmare il suo amico con una pacca sulla spalla.
“Non mi calmo! Non è giusto! Ti sei dimenticato i racconti di Duke, eh? Lui ha vissuto per venti anni prima del FemDom e noi invece siamo nati in un’epoca senza equilibrio!”
“Ti capisco… ma è sopportabile! Fare così non serve a nulla! Devi portare pazeinza…”
“Per te è facile parlare, eh Cho?! Tu sei stato subito aiutato da Duke, ma io? Io ho fatto la vita da schiavo per quindi anni! Quindici cazzo di anni! Tu invece leggevi libri spaparanzato sulla poltrona e ci potresti anche morire così, fosse per te! E quella bambina pensa che tutto ciò sia normale! Prima del FemDom noi potevamo camminare lì fuori a testa alta, avrei potuto amare una ragazza, avere dei figli nella maniera adeguata e nessuno sarebbe stato ai comodi di nessun altro!” Esclamò Tano, fino a piangere mentre parlava.
“D-davvero… si poteva fare tutto questo…prima?” Disse Sapphira entrando sconvolta.
Tano si asciugò velocemente le lacrime per l’imbarazzo di essere visto, spostò con forza la ragazza dall’entrata e si chiuse nella sua stanza.
“Bhe, ormai hai sentito tutto quindi possiamo anche dirtelo. È così, il FemDom non è che un grande cielo di carta.” Disse Cho.
“Quando ero giovane…” si intromise Duke “Ho vissuto cosa c’era prima di questo falso paradiso per voi donne: eravamo tutti esseri umani e non belve e padroni. Ascolta, Saph. Non so quanto tu tenga al tuo status o se tu voglia sapere o no come è il mondo in realtà, ma stai certa che io farò qualsiasi cosa… per fartelo vedere. Ti farò vedere… cosa è veramente il rispetto, cosa vuol dire guardarsi negli occhi dalla stessa altezza e cosa si prova ad amare senza limiti, senza imposizioni, senza differenze di classe…”
“Vuoi dire… che io posso amare il mio serv… emh… Phil… senza ripercussioni?” Domandò lacrimante Sapphira.
“Ricorda sempre… di seguire il tuo cuore. Se è questo che ti dice, allora devi lottare per renderlo possibile. Adesso però… va’ a vestirti che ho una proposta per te.” Disse Duke indicando prima il petto della ragazza e poi la sua stanza.
Sapphira annuì e corse a rimettersi il suo abito, che grazie al bagno nel lago si era anche ripulito dalla sporcizia, poi tornò da Cho e Duke.
“Se vuoi posso riportarti a casa… oppure…”
“Oppure?” Domandò Sapphira con gli occhi brillanti di entusiasmo.
“Posso portarti a conoscere un’altra donna che come te… conosce la verità!”
I due compagni di avventure risalirono le scale e uscirono dalla botola che dava sulla foresta; Duke indicò il percorso e Sapphira lo seguì a ruota.
“Dove stiamo andando esattamente?” Domandò curiosa la ragazza.
“Un edificio abbandonato nella foresta, è lì da prima del FemDom ma poiché nessuno si addentra così in fondo, solo noi sappiamo che c’è… ed è lì che vive la mia amica!” rispose sprizzante di energia Duke.
“Ma se la pubblica sicurezza sa che vi nascondete nella foresta, perché non rade tutto al suolo per trovarvi?”
“La città è circondata da un altissimo muro, impossibile da scalare, costruito anche da sottoterra per impedire buchi e ogni giorno in continua ampliazione. Siamo praticamente topi che si costruiscono da soli la gabbia. Se tutta la vegetazione e la fauna sparisse… morirebbero tutti di fame. E inoltre loro non vogliono trovarci… per il FemDom noi non siamo una minaccia, ma un incentivo.”
“Eh, cosa intendi dire?”
“Non esistono nemici del FemDom al di fuori di noi e lei lo sa. La pubblica sicurezza è stata qualificata come garante della pace in città ma in realtà non è altro che un esercito creato per tenerci lontani e che viene istigato a disprezzarci e ucciderci a vista.”
“Che crudeltà… ma allora… chi è la Grande Dea Sirena e come ha fatto a diventare quel che è oggi?”
“Come ha fatto non ha importanza, ti basta sapere che non è altro che una bambina viziata che gioca con gli esseri umani come se fossero bambole, autoproclamatosi Dea che si fa forte dell’ego che si è creata con la tirannia. Ma in realtà… non è altro che una persona debole che ha bisogno di sentirsi grande perché sa di essere un verme.”
“Sembri conoscerla bene…”
“Non ti fare strane idee, è semplicemente un dato di fatto facile da intuire per chi sa un po’ di basi di psicologia.”
“Psicologia..? Anche questo è un altro dei tuoi panini farciti?”
“Siamo arrivati.”
L’edificio si nascondeva tra le sterpaglie e gli alberi alti, era ricoperto di muschio e quasi tutti i vetri erano rotti; Duke si avvicinò alla porta e fece cenno a Sapphira di fermarsi dietro di lui.
“Dottoressa? Dottoressa Ziegler! Sono io!” Gridò Duke ma nessuno rispose.
“Strano che non risponda. Spero non le sia successo niente… entriamo ed esploriamo, magari non ha sentito.” Esclamò Duke, aprì la porta e l’attraversò, accompagnato da Saph; L’atrio era completamente vuoto e in rovina.
All’improvviso, qualcuno lanciò un urlo alle spalle dei due compari che gridarono anch’essi dallo spavento.
“Ah-ah! Beccato, Duke! Ti ho fatto spaventare questa volta!” Disse una donna, nascosta alle spalle della porta; Fisico da modella e molto giovane, aveva lunghi capelli biondi raccolti in una coda di cavallo e degli occhi color sabbia coperti da piccoli ma eleganti occhiali, indossava un camice bianco che copriva una tuta sportiva celeste e delle scarpe da ginnastica.
“Ma sei impazzita?! Ci hai fatto prendere un colpo!” Disse Duke affannando il respiro.
“Ci? Ehi… aspetta un attimo… mi hai portato la ragazza?!” Chiese stupita la dottoressa.
“M-molto piacere, mi chiamo Sapphira ed è un piacere conoscervi!”
“Oh, ma come sei carina! Io invece sono Karla Ziegler e puoi darmi benissimo del tu!”
“Bene, avrete parecchio tempo per parlare visto che devo montare il braccio nuovo… Piuttosto, lo hai preparato come ho detto di riferirti a Cho,? Domandò impaziente Duke.
“Certo, trovi tutto pronto al piano superiore! Buon divertimento!” Esclamò Karla facendo un occhiolino.
“Grazie mille, Zieggy!” Duke corse verso le scale e si dileguò.
La dottoressa prese due sedie rovinate e le mise una di fronte all’altra, si sedette e invitò anche Sapphira a farlo.
“Mi rincresce parlare in questa stanza così vuota ma ho arredato solo il piano superiore… è meglio far credere che sia un posto vuoto se mai qualcuno venisse qui a curiosare!” Disse Karla sorridendo.
“Emh… Karla, posso farti una domanda?” Chiese indecisa Sapphira.
“Ma sicuro! Sono a tua completa disposizione!”
“Perché… anche se sei una donna, hai deciso di lottare per il cambiamento di cui parla Duke? Anche tu come me sei nata quando il FemDom era già in funzione…”
“Devi sapere che fino ad un paio di anni fa lavoravo nel dipartimento di ricerca e sviluppo della città… ho visto oscenità e fatto cose di cui mi pento ma adesso ho la possibilità di redimermi. Avendo anche lavorato per la costruzione del sistema di sicurezza… posso facilitare a Duke e a chiunque ne avesse bisogno l’ingresso in città. Duke e i ragazzi sono una squadra unita e preparata, so che stanno preparando qualcosa e io farò di tutto per aiutarli.”
“Anche io… vorrei essere utile come te… e invece sono solo un peso…” Disse a bassa voce e intristita Sapphira.
“Ti sbagli. Sei molto importante per Duke.”
“E tu come fai a saperlo?”
“Cho mi ha raccontato tutto quello che ha fatto per te, ma nonostante sembri scontato, non è questo che dovrebbe fartelo capire.”
“E cosa, allora?”
“Tu sei diversa. Anche da sola avevi capito l’importanza di amare… provavi qualcosa per il tuo servo, vero? Eppure non ti sembra strano poter amare anche un uomo, al contrario di come ti hanno imposto? Anzi, è assolutamente naturale. È per questo che Duke ti adora. Tu avevi distrutto i limiti del FemDom anche prima che sapessi la verità.”
“Lo pensi davvero? Pensi davvero che Duke tenga così tanto a me?”
“Potrei addirittura dire che si consideri tuo padre ormai, ahahah!”
“Padre…? E questo panino cosa significa?”
“Ehi, ma che panino? Ahahahah! Padre è il maschile di madre! È normale che tu non lo sappia… il FemDom ha sempre insegnato che esistano solo le madri…”
“Vuoi dire che… i genitori possono essere un maschio e una femmina?”
“Non possono, devono esserlo. Non c’è altro modo per far nascere un figlio. Il FemDom… usa metodi che non vorrei dover raccontarti per procreare… almeno non adesso.”
“La mia vita… è stata tutta una bugia…a partire dalla mia nascita” Affermò singhiozzando Sapphira e poi si lanciò in lacrime su Karla, che l’abbracciò affettuosamente.
Il tenero momento però, durò poco; Una tremenda esplosione distrusse le fondamenta del primo piano, facendo crollare l’intero edificio.
Duke saltò via da una finestra prima di finire schiacciato tra le macerie e si lanciò alla ricerca delle due donne, ma fu attirato da un rumoroso motore elettrico; guardò in alto e vide Stella con in braccio Sapphira che si dimenava per liberarsi.
“Ma… tu…” Duke non riusciva a parlare perché troppo furioso e spaventato allo stesso tempo.
“Ci rincontriamo… Sovvertitore, o forse… dovrei chiamarti Duke, come mi hai consigliato?” Disse Stella con alterigia.
“Aiutami, Duke! Voglio scendere! Lasciami andare, ho paura di cadere!” Urlava agitata Sapphira.
“La ragazzina è in evidente stato confusionario! Pensa che vogliamo farle del male quando invece vogliamo salvarla da un pazzo che l’ha ridotta così!” Affermò Stella stringendo la presa sulla catturata.
“Come… come ci avete trovati?!” Domandò scombussolato Duke.
“La grande Dea Sirena osservava ciò che succedeva in questo edificio da parecchio tempo e sapeva che era abitato da una traditrice che costruisce parti meccaniche. Sapevamo che saresti venuto qui… per procurarti una protesi nuova e vedo che ci sei riuscito in tempo, bravo… ma non ti servirà.”
“Dove è finita la Dottoressa, che ne avete fatto?!”
“Di quella traditrice non mi importa nulla… che sia morta o no sotto le macerie mi è indifferente. L’importante è essere riuscita a prendermi la mia rivincita. Guardati… Io sorvolo il cielo mentre tu sei in basso a guardarmi senza possibilità di reagire! Ti ho sottratto la ragazza con una facilità impressionante e tu saresti il Sovvertitore?! Non proverò neanche ad ucciderti, mi basta infliggerti questa grande umiliazione! Ben ti sta!” Esclamò stella puntando in basso
“Cadi sempre nello stesso errore… risaltarti sminuendo il valore degli altri non ti migliorerà come persona. Non ti è servita la lezione?! Se lasci la ragazza e vieni qui a terra potrei darti una ripetizione!” Disse Duke facendo il tipico gesto di provocazione all’avversario.
“Ci hai provato, ma ti ripeto che non mi interessa combatterti! Questa ragazza è accusata di aver avuto un rapporto con un servo e deve essere sottoposta a riabilitazione al più presto! È mio dovere portarcela! Detto questo, au revoir, mon cheri!” Esclamò vincente Stella, e sfrecciò via ad alta velocità sulla sua tavola volante.
“Duke, salvami! Io voglio stare con te!” Si udì in lontananza, sparente nel cielo, la voce disperata di Sapphira. 
   
 
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