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Autore: miryam19    01/09/2017    1 recensioni
Sentire il cuore che pulsa forte, il sangue che scorre più veloce. Ogni passo, ogni movimento possono essere un' arma a tuo favore oppure la tua condanna. Guardati alle spalle, potresti già essere con la schiena a terra...
Una scelta avventata può cambiarti la vita e nel caso di Eleonor può distruggerla. Rapita da una banda di pericolosi criminali, assassini senza rimorso, questa giovane donna, dovrà fare i conti con un mondo a lei completamente estraneo: una realtà in cui l'unica legge a dominare è quella del più forte, dove la pietà non esiste e così anche l'amore. Il coraggio e soprattutto la fiducia in sé stessa, saranno le uniche armi a sua disposizione per proteggere il suo corpo e soprattutto il suo cuore.
Potrà mai nascere l'amore dal male? La verità dalla menzogna? Vi assicuro cari lettori che questa storia vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine se avrete la pazienza di continuare a leggere.
A voi "I due Volti della Rosa".
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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A volte mi interrogo su quali siano i motivi che mi spingono a dire la frase sbagliata sempre al momento meno indicato. Quasi mai trovo un'unica risposta. Nella maggior parte dei casi, dò la colpa alla mia indole istintiva, il mio talento ad agire senza riflettere. Sebbene io non mi sia mai considerata una ragazza troppo avventata, in quella situazione fu necessario ammettere che avevo davvero esagerato. Soprattutto quando un criminale spietatamente crudele si stava avvicinando minaccioso per darmi una sonora lezione.
Sapevo già da me che non avevo speranze in uno scontro frontale, perciò l'unica alternativa che ritenni abbastanza credibile, fu di fingermi il più innocua possibile. Se mi avesse sottovalutata, magari qualche punto lo avrei preso.
Un piano eccellente, finché non dovetti metterlo in pratica.
Lukas mi schiacciò rude contro le sbarre della cella, stringendo quei pezzi di ferro a pochi centimetri dalla mia testa.
«Inizi ad avere paura?» sussurrò con voce rauca al mio orecchio, strofinando poi leggermente il naso nell'incavo a metà tra il mio collo e la spalla.
Più che uccidermi, sembrava volermi assaggiare e la cosa non mi piacque affatto.
Quando le sue dita furono tra i miei capelli, non riuscì a fermare il mio corpo dal tentare almeno di spingerlo via. Lukas era divertito dalla mia tensione, ma ancora più gusto provò nello stringere nel pugno una ciocca di quelle onde brune. Così facendo, la mia testa era sempre più schiacciata sul metallo ghiacciato, che mi trafisse la cute come mille aghi da cucito.
Ma non era ancora abbastanza per lui.
«Sei diventata meno spavalda, dov'è finita la tua grinta?» mi provocò stringendo l'altra mano intorno alla mia gola.
Maledizione, perché non facevo nulla?! Perchè restavo a guardare mentre lui cercava di spaventarmi?
«Pensavo volessi mostrarmi quanto sei brava a difenderti». Quegli occhi avrebbero potuto ipnotizzarmi se le sue parole non avessero riacceso in me la volontà di reagire.
Fu sufficiente una ginocchiata proprio in mezzo alle gambe e questo bastò a farlo allontanare di almeno qualche centimetro. Quando cercai di sfuggirgli, lui rinsaldò la presa sulla mia testa, trattenendomi.
«Giochi sporco» sibilò tra i denti.
Mi divincolai nervosa. «Mi hai costretta. Lasciami andare!».
Per tutta risposta, Lukas ricoprì anche l'ultima distanza che ci separava. «Potrei anche vendicarmi per questo tuo scherzetto, ma sarebbe come vincere contro un coniglio. Tu sei una preda Eleonor».
Una preda?! Ne avevo abbastanza della sua arroganza.
«No ti sbagli» liberai con uno scatto una delle mani dalla sua presa, puntando con un pugno dritto al suo viso. Il mio tentativo finì ovviamente a vuoto e Lukas non si aspettava di certo che quella fosse esattamente la mia intenzione.
«Tutto qui?»
Sollevai con malizia gli occhi su di lui «Mai sottovalutare un coniglio». Afferrai la sua pistola prima ancora che lui se ne rendesse conto e quando finalmente realizzò cosa avessi in mente, le mie mani tenevano già ben strette l'arma.
Ovviamente, il criminale sapeva bene come riprendersela.
«Spostati» lo minacciai puntandogliela contro.
«Rischi di farti male se non sai come usarla» ricoprì la mia mano con la sua e con una mossa decisa, se la portò accanto alla testa. I suoi capelli mi solleticarono le dita quando gli fui di nuovo addosso. Doveva piacergli davvero quella posizione se continuava a trascinarmi verso di lui. Peccato io non fossi dello stesso parare.
«Ti imbarazza il contatto fisico, non è così?» circondò la mia vita con un braccio, inclinando lievemente il capo non appena intravide le mie guance colorarsi di rosso. «Noi non proviamo nulla. Ci è stato insegnato ad essere impassibi ad ogni tocco, anche a quello più dolce».
Nel momento in cui abbassai gli occhi, Lukas nè sembrò quasi deluso. «Perché ora non mi guardi più? Ti spavento?»
«Sei tu che dovresti avere paura». Con un unico colpo, picchiai con forza la pistola contro la sua tempia, facendolo vacillare. Approfittai così di quella piccola distrazione per prendere l'oggetto che avevo puntato dall'inizio di quella sfida. Io volevo le chiavi non la sua arma!
Le presi dalla sua cintura e con una forte pressione, lo spinsi lontano. Non appena inserii la chiave nella serratura, percepii la presenza delle sue mani intorno alla mia vita. Cacciai un urlo e gli tirai involontariamente una gomitata nello sterno.
Lui fece per spostarmi di peso, ma io rimasi ben ferma sul posto.
«Non farmi arrabbiare, molla quelle sbarre!»
«Mai!»
Avevo ancora la pistola in mano quando stringevo quei fusti di ferro, ma nell'istante in cui Lukas mi costrinse a voltarmi, la persi prima ancora di rendermene conto. Non la vidi mentre cadeva a terra e non capì cosa fosse successo, finché non sentii lo sparo.
Sussultai come se avessi preso una scossa, ma fu Lukas ad essere il più sorpreso tra i due. Un secondo dopo si appoggiò instabile sulle mie spalle, poi scivolò in ginocchio. Le sue dita sfiorarono la pelle non protetta dal gilet, macchiandosi di un rosso scuro.
«O mio Dio» mi chinai alla sua altezza e vidi di persona quanto fosse tinto di sangue il suo torace.
Premetti le mani contro la ferita, cercando di fermare l'emorragia.
«Resta fermo o peggiorerai le cose, stupido!» lo convinsi a sedersi con la schiena a ridosso delle sbarre e mentre il suo sguardo si fermava sulle mie dita, la sua bocca mi rivolse il più strano dei sorrisi.
«Alla fine sei riuscita a ferirmi. Peccato nel momento sbagliato».
«Taci» dovevo trovare qualcosa per tamponare, ma a parte il suo giacchino non avevo nulla a disposizione. Guardai la mia canotta bianca e non trovai altra soluzione che strapparne un pezzo. Peccato, era una delle mie preferite.
I suoi occhi si fecero vacui. «Perché resti? Hai un'occasione. Fuggi»
Scossi la testa «Se non ti aiuto morirai». Il foro era troppo vicino al cuore, troppo dannatamente vicino!
«E a te cosa importa? Sono abituato ai proiettili, non è la fine del mondo». Non appena cercò di rimettersi in piedi, il suo corpo si afflosciò a terra, improvvisamente privo di sensi.
«Ci mancava!». Il più delicatamente possibile lo sistemai meglio sul pavimento. Non potevo aiutarlo solo continuando a tamponare, aveva bisogno di un paio di punti e di un buon disinfettante per la miseria!
Mentre mi alzavo per raggiungere l'uscita della cella per chiamare qualcuno, un pensiero, il più egoista di tutta mia vita, mi suggerì di lasciarlo lì e andarmene. In fondo, cosa aveva fatto Lukas per me? Avevo perso Ludovica ed ero stata rapita da una banda di pericolosi criminali per colpa sua, perciò facendo due conti, non ero costretta ad intervenire in suo favore. Già, vallo a spiegare al mio senso di colpa.
Quando mai ero stata capace di essere così crudele? Io non avevo lo stesso animo di Ginevra e abbandonarlo, sapendo quanto gli sarebbe costato il mi gesto, mi convinse a fare la cosa che credevo più giusta.
«Sono proprio una stupida!»
E avevo tutte le ragioni a pensarlo. Chiunque altro avrebbe colto l'occasione al volo ed io non potevo dimenticare che c'era ancora una falce sopra la mia testa. Ginevra non aveva ancora deciso della mia sorte, ma questo non mi rassicurava abbastanza da credere che non avrei ricevuto presto sue notizie. Probabilmente era già pronta a farmi fuori lei stessa.
"Non sei come lei".
Lo avevo pensato anche nel momento in cui mi aveva offerto la vita di Lukas la prima volta. La verità era che non avrei aggiunto un altro cadavere a quella storia allora e non l'avrei fatto neanche adesso.
Tornai da ladro e controllai di nuovo la sua ferita. Non ero un'esperta in fatto di colpi d'arma, ma quella mi sembrava davvero profonda e letale. Non riuscivo nemmeno a capire se il proiettile fosse uscito dall'altro lato, figuriamoci curarlo da sola!
«Troverò qualcuno che ti aiuti».
Mentre sistemavo le bende improvvisate, con un ginocchio urtai contro qualcosa nella sua tasca. Un lampo di memoria e due secondi dopo avevo già il suo telefonino tra le mani. Era assurdo che un criminale non usasse una password! Be, meglio per me.
In quel modo, fu molto più facile accedere ai contatti e visto che non c'erano molti numeri nella lista, trovai subito quello che mi serviva.
«Max».
Prima di schiacciare il pulsante per la chiamata, realizzai delusa che il ragazzo avrebbe riconosciuto all'istante la mia voce e questo avrebbe di sicuro messo Lukas nei guai. Sebbene lui non si fosse preso il disturbo di aiutarmi quando i suoi colleghi avevano provato a farmi fuori, ero assolutamente convinta che Ginevra lo avrebbe sistemato di persona per un simile affronto. Magari, se fosse stata di luna buona, lo avrebbe abbandonato in una cella a morire dissanguato o sarebbe stata capace anche di peggio una volta venuta a conoscenza di come fossero andate le cose.
No, chiamare Max sarebbe stato decisamente un controsenso. Avevo deciso di salvare Lukas, non di condannarlo ad una morte più dolorosa.
Scartata quell'idea, pensai di utilizzare un metodo ancora più semplice. Gli avrei mandato un messaggio, facile e senza ritorsioni.
Il mio unico dubbio? Io non ero Lukas quindi, anche scrivendo, avrebbero realizzato subito che non era lui al telefono. Viste le sue condizioni però, decisi che valeva lo stesso la pena di tentare.
"Raggiungimi alla cella di Eleonor, subito!"
Preciso e conciso. Più di cosi non potevo fare.
Era più difficile di quanto pensassi ragionare con la mente di un criminale, però, in fondo non me l'ero cavata poi così male.
Rileggendo più volte il messaggio per assicurarmi che fosse abbastanza credibile, un lieve lamento di Lukas mandò in frantumi la mia concentrazione. Che fosse più grave di quanto avessi immaginato?
Dovevo sbrigarmi e decidermi ad inviare quella frase. Prima di farlo tuttavia, mi resi conto di non aver neanche pensato a come avrei potuto convincere Max a collaborare una volta scoperto cos'era accaduto. Screditare Lukas agli occhi del Capo poteva rivelarsi un vantaggio persino per lui, quindi, non mi restava altro da fare che recitare una piccola commedia. Se fossi fuggita davvero, la sconfitta di Lukas sarebbe passata momentaneamente in secondo piano. Ecco perchè, prima di mettere in scena lo spettacolo, spiai lentamente dalla porta che dava sul corridoio. Non c'era nessuno e questo voleva dire che avevo il via libera per mettere in atto il mio piano.
Tornai dentro la cella e sebbene temessi di peggiorare le sue condizioni, spostai il corpo di Lukas più vicino all'uscita. Chiunque fosse entrato, avrebbe creduto che lo avessi colpito per scappare ed io gliel'avrei lasciato credere.
Era tutto sistemato, tutto pronto per dare inizio alla mia fuga, fatta eccezione per un ultimo dettaglio. Staccare il cotone intriso di sangue dal suo petto, mi sporcò letteralmente sia le mani che quel che ancora portavo addosso della mia canotta. Potevo fingere uno scontro se proprio avessi voluto sembrare ancora più credibile, e viste le circostanze, perché non esagerare?
Nascondere tutto sotto il letto sarebbe stato poco astuto, anche perché l'odore di sangue riempiva ogni centimetro della cella. Optai allora per buttarlo dalla finestra, consapevole che anche in quel modo chiunque avrebbe potuto trovarlo.
"Meglio là fuori che qua dentro!"
Mentre cercavo di vedere dove fosse finito quel pezzo di straccio, un colpo di tosse mi fece vacillare.
Corsi al fianco di Lukas e osservai attentamente il suo torace. Quando non vidi alcun movimento, gli tastai in fretta la carotide e anche il polso. Ripresi a respirare non appena vidi che il suo petto si alzava di nuovo.
La pelle sotto le mie mani era dura e forte. L'allenamento di sicuro fortificava anche la carne oltre che lo spirito di quegli uomini.
Guardandolo meglio, e magari in altre circostanze, avrei trovato quasi piacevole il suo viso. Quegli occhi poi, così freddi e furtivi, erano un mistero che avrebbe incuriosito ogni donna. Sempre se si tralasciavano le sue qualità di criminale e il suo talento nel metterti a disagio. A Ludovica sarebbe piaciuto di sicuro e mi avrebbe anche sgridata per il mio comportamento. Ripensando alla mia amica, non potè non mancarmi il suo sostegno e ancora di più il suo carattere e la sua tenacia. Tra noi due era lei quella decisa io, invece, seguivo il cuore più che la testa. Come potete vedere, a volte non è sempre una buona idea. Soprattutto in situazioni simili.
Insomma chi se ne starebbe in una cella con un criminale svenuto a studiarne il viso come ad un normale appuntamento?
Era irrazionale e lo fu ancora di più quando non mi trattenni dal scostare alcune ciocche che gli erano ricadute sugli occhi. Sebbene sapessi che poteva risvegliarsi da un momento all'altro, mandando così all'aria ogni mia intenzione, le mie dita sfiorarono senza esitare quella mascella ostinata, arrivando addirittura a toccare la linea morbida delle sue labbra.
Cercai di fare il più piano possibile, ma Lukas percepì lo stesse la mia presenza e d’un tratto si tese. Gli occhi si mossero irrequieti sotto le palpebre chiuse, come se stesse lottando anche contro il sonno. Ma nonostante ciò non mi allontanai. Ripresi a passare le dita sulla guancia, e questa volta parve rilassarsi: la tensione abbandonò il suo corpo cedendo finalmente al sonno. Avevo calmato la bestia, incredibile.
Che non fosse abituato a simili carezze lo sapevo, eppure, non sembravano dispiacergli. Almeno non mentre era privo di sensi.
Prima non l'avevo notato, ma anche lui portava tatuato sul braccio sinistro una rosa nera, solo che attorno ad un lato era stato disegnato anche del filo spinato. Era bella in fondo, ma poco adatta per uomini come lui. La rosa per me era sempre stata un simbolo di amore e femminilità, qui invece, non poteva esistere un sentimento simile.
Era fedele, questo si, ma come poteva dimostrare una simile obbedienza verso una donna come Ginevra? Chissà in quali modi lo aveva torturato per farlo diventare un arma in più da sfruttare all'occasione.
Improvvisamente mi sentii stanca. Se mi fossi arresa però, allora si che persone come il "Capo" avrebbero vinto. Lei voleva schiacciarmi questo era sicuro, ma non glielo avrei permesso. Se davvero fossi riuscita a lasciare quella prigione, avrei raccontato tutto alla polizia e magari, una volta libera, questa storia sarebbe finita finalmente.
Mentre mi alzavo in piedi, la pistola ancora sul pavimento catturò il mio sguardo. Avrei fatto bene a portarla con me?
Afferrandola, questa si tinse di rosso diventando così un'altra prova sulla scena del crimine. L'avrei lasciata esattamente dove l'avevo trovata, almeno sarebbe stata più utile. Io non avevo mai usato un'arma, perciò non presi neanche in considerazione l'ipotesi di portarmela dietro. Tanto, non l'avrei mai usata.
Data un'ultima controllata a Lukas, uscì dalla cella e osservai da fuori la scena che avevo organizzato con tanta premura. Era abbastanza credibile ai miei occhi, ma questo non voleva dire che lo sarebbe stata anche per quegli uomini.
Nonostante tutti i miei indugi, la copertura era apposto. Nessuno avrebbe saputo cosa era successo veramente e se Lukas non avesse parlato, anche io avrei mantenuto il segreto.
Il mio silenzio conveniva molto più a lui che a me. Però, ormai avevo preso una decisione e sebbene non avessi la più pallida idea di come avrei fatto ad uscirne viva, sgattaiolai ugualmente in corridoio ed iniziai a correre. Inviai il messaggio un secondo prima di passare in mezzo alle altre celle, dove tante paia di occhi mi fissarono sorpresi. Mi riconobbero subito, eppure, nessuno di loro diede l'allarme. Rimasero in silenzio finché non li superai e per questo gli fui grata. Avrei voluto portarli via con me, ma avrei perso tempo prezioso e non potevo permettermelo. Perciò ripromisi a me stessa, che se mai avessi davvero riottenuto la mia libertà, avrei fatto qualsiasi cosa per restituirla anche a loro.
Nessuno meritava una simile condanna, neanche il più terribile dei criminali. Ed io infatti, ne avevo appena salvato uno.
"Perché so che me ne pentirò?

 
   
 
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