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Autore: mirysenpai    02/09/2017    0 recensioni
La vita di Kaii cambiò in una sola notte quando il paranormale fece irruzione nella sua tranquilla esistenza di bambino. Un uomo sconosciuto si introdurrà nella sua vita.
Kaii non credeva né in Dio né nel paranormale…ma in quanti ci credono davvero, anche se non hanno mai visto né l’uno né l’altro?
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Sedeva sotto un cielo, e sotto di esso si svolgevano battaglie tra clan, e migliaia di guerrieri morivano. Nonostante la vittoria fosse ormai sua, non riusciva a gioire come facevano tutti gli altri. Ma al mondo non si può stare se non si fanno sacrifici. Doveva accettare quelle morti, e sentire ogni sera le urla disperate di uomini che imploravano di non essere sacrificati. Avrebbe dovuto rappresentare tutto ciò, quel quadro: un vecchio samurai che portava sulle spalle ricordi dolorosi della guerra.
Kaii cercava di creare un’altra sfumatura di blu, per dipingere la parte alta del cielo notturno, che si sfumava fino a diventare rosso sangue. Mischiò ancora qualche altro colore, ma non sembrava mai uscire la tonalità giusta. Il ragazzo sbuffò, posando distrattamente lo sguardo sull’orologio, erano quasi le ventuno ed era in ritardo per due motivi. Si cambiò velocemente e corse giù dalle scale, non fece neanche in tempo a prendere il cellulare e il portafogli, recuperò solo qualche spiccio. Entrò nella cucina dove c’erano i suoi genitori, seduti al tavolo, ma non discutevano come una coppia normale, anzi, tra loro regnava il silenzio.

“Kaii vuoi che ti prepari qualcosa?” gli chiese il padre. Aveva il volto nascosto dietro un quotidiano (della settimana passata, e probabilmente non lo stava leggendo) che di tanto in tanto scostava per lanciare occhiatacce alla moglie.

“Se vuoi, tu puoi venire con me, vado con una mia amica. Posso dirle di portare anche suo figlio” disse la madre, ricambiando ogni volta lo sguardo del marito.

Tutti e due aprirono bocca per dibattere su ciò che aveva detto l’altro ma Kaii li interruppe entrambi.

“No, grazie lo stesso, ma vado a casa di Ukyo, glielo avevo promesso” disse, aprendosi uno snack e ricominciando a parlare a bocca piena “Ah! Dato che sono in ritardo...Papà puoi pulirmi i pennelli e la tavolozza dei colori per favore? Altrimenti si seccano e devo buttarli!”

“Ma certo che lo farà, non è vero? Andiamo Kaii, altrimenti farai tardi, ti accompagno fino alla metropolitana” La madre poggiò una mano sulla schiena del figlio ed uscirono dalla cucina “Buon lavoro!” disse ironica prima di andare.
Il padre aggrottò le sopracciglia bisbigliando un semplice “Puttana”

Come aveva detto, la madre accompagnò il figlio fino alla metropolitana, ma scese una fermata prima di quella di Kaii; il figlio si fermò al quartiere di Ni-chome. Era in ritardo per due motivi: doveva andare da Ukyo, ma prima doveva fare una cosa nel quartiere gay. Aveva scoperto il locale dove lavorava Shotaru, per questo si era deciso che doveva chiudere con lui mentre lavorava, così non gli avrebbe chiesto spiegazioni o non lo avrebbe seguito, perché non poteva lasciare il posto di lavoro. Dopo essersi liberato di questo impegno avrebbe potuto recarsi dall’amico. Appena mise piede nel quartiere, rimase sbalordito. Era tutto così bello…. E gay. Non aveva mai visto così tanti arcobaleni, tanta gente, e sopratutto tanti bei uomini. Iniziò a camminare, facendosi strada, di tanto in tanto Kaii sentiva dei complimenti rivolti a lui, che stranamente gli facevano molto piacere. Ma non era lì per rimorchiare, anzi doveva lasciarsi. Secondo le indicazioni che aveva visto su Internet il locale aveva un insegna bianca, e spesso aveva all’esterno delle luci rosa, anche se era piccolo si notava facilmente. Più entrava nel cuore del quartiere, più la gente gli appariva insolita, molti non riusciva a dire se fossero maschi o femmine, oppure c’era gente ubriaca, anche se non era tardi, e la cosa che colpì più Kaii erano gli uomini che pomiciavano liberamente in mezzo alla strada. Un uomo in particolare attirò la sua attenzione. Era molto bello, aveva i capelli chiari, e il fisico esile. Anche se dal volto si capiva che aveva superato i trent’anni di età. Non c’erano dubbi, quello lì era il biondo del suo sogno premonitore. Ma lo perse subito di vista, dato che era seguito da più uomini, che diedero una spallata al ragazzino.
 

Il biondo era Masashi, ma lui non riconobbe Kaii, anche se aveva percepito qualcosa di strano nell’aria. Non vi diede importanza, dato che tra non molto doveva raggiungere la casa di Watanabe e occuparsi del suo caso, non poteva immischiarsi in altre faccende. Continuò a camminare a passo svelto, ignorando le suppliche dei tre uomini che lo stavano seguendo, invitandolo ad andare a letto con loro, erano disposti anche a pagarlo. Masashi, sbruffò e si girò verso di loro, tirando un pugno al più invadente dei tre; quest’ultimo, dato che era troppo ubriaco cadde a terra.

“I soldi devi darli a chi fa un lavoro del genere, e con queste mani...” Masashi schiacciò con un piede la mano di quello caduto facendolo urlare di dolore (ma con quella folla non si sentiva niente) “...Ti ci devi grattare le palle!” poi si allontanò da loro, che non osarono più seguirlo.

Pazzesco, voleva solo ammazzare il tempo andando a bere in qualche bar e si ritrovava molestatori del genere. Entrò in un locale dov’era solito andare da giovane, che non era cambiato di una virgola: l’insegna bianca e le luci rosa. Anche dentro era sempre lo stesso: era poco illuminato, e aveva quell’aria misteriosa e seducente. Appena messo piede dentro ignorò gli inviti degli uomini ad unirsi a loro, andando a sedersi vicino al bancone.

“Buonasera, dolcezza. Sei nuovo? Non ti ho mai visto qui. E di certo, una bellezza del genere non si scorda facilmente” disse il barista; poi, appena finito di pulire i bicchieri lo raggiunse subito, poggiando un braccio sul bancone e l’altro alla vita.

“Venivo sempre quando era più giovane, non è cambiato nulla…. Eccetto il barista, come dire, la qualità è migliorata” disse Masashi, ammiccando al ragazzo, toccandogli i muscoli “Niente male!”

“Vero, guarda qui!” Il ragazzo si scostò, mostrandogli i suoi bicipiti “Che ne dici se ora queste braccia ti preparano un ottimo drink? Ti propongo la specialità di stasera!” disse entusiasmandosi per nulla, e glielo iniziò a preparare subito.

“Lo sai, hai davvero un bel viso...e un bel corpo. Io sono Shotaru, tu come ti chiami?” disse passandogli il bicchiere. Si aggiustò il berretto che aveva in testa e si tirò giù la canotta, per mettere meglio in mostra anche i pettorali.

“Furukawa… ti ringrazio del complimento” disse, senza staccare gli occhi di dosso al barista, mentre con la mano cercava di trovare il bicchiere.

Shotaru sorrise, avvicinando le labbra al suo orecchio “Voglio sapere il tuo nome. Lo sai, è una cosa che mi eccita parecchio a letto, chiamarsi per nome” parlò piano. Gli morse il lobo dell’orecchio, e con la mano gli bloccò il mento.

“In realtà, io sarei fidanzato..” disse Masashi, facendo fermare l’altro

“E allora? Non lo saprà nessuno” insistette Shotaru, baciandolo, impegnandosi a rendere il bacio meno casto possibile.

“Figlio di…..Puttana!!!” esclamò Kaii a voce alta, attirando l’attenzione di tutti gli uomini lì presenti.

Shotaru rimase per un momento senza parole, poi cercò di inventare una scusa lì al momento, ma Kaii gli gettò il contenuto del bicchiere di Masashi addosso, facendogli un bel bagno. Il ragazzino se ne andò via arrabbiato, e Shotaru gli corse dietro, scavalcando il bancone e lasciando il lavoro. Un altro barista lo richiamò, ma ormai lui era già lontano.

Questa era la prima volta che Masashi rubava il fidanzato ad un liceale, ormai nel suo curriculum di esperienza gay c’era di tutto. Lasciò i soldi sul bancone, anche se non aveva bevuto niente, e si decise ad andare a casa del signor Watanabe, nonostante fosse ancora presto. Si recò nell’indirizzo indicato, e all’ottavo tentativo trovò la casa. Suonò il campanello, e dall’interno si sentiva già Watanabe che sbraitava, poi la porta si aprì violentemente.

“Che vuoi ancora???” Watanabe credeva che fosse ancora sua moglie, ma appena si accorse che non lo era cambiò atteggiamento e postura. Raddrizzò la schiena, si aggiustò la cravatta e i capelli.

“Signor Furukawa, che piacere. Vedo che è in anticipo! Ah! Ah! Ah!” disse, cambiando la tonalità della voce rispetto a prima.

Masashi inarcò un sopracciglio, guardandolo perplesso; gli sembrava di parlare con uno di quegli uomini incapaci che cercavano di fare i galanti al primo appuntamento “Mi scusi, credo di essere venuto in un brutto momento… Se vuole passo più tardi” disse, riferendosi al fatto che l’uomo avesse la camicia sporca di colori e fradicia, e anche il pantalone era nelle stesse condizioni.

“No, ma si figuri!” Watanabe lo fece entrare e lo invitò ad accomodarsi sul divano, mentre lui corse a cambiarsi i vestiti. Passò circa un quarto d’ora, e ancora non tornava.

“Ma che sta facendo?” sussurrò Masashi, guardando per l’ ennesima volta l’orologio “Hayagawa, non toccare!” sgridò l’altro che era sempre stato presente, anche se Watanabe non lo vedeva. Aveva preso in mano dei pennelli, posti sul tavolino, iniziando a ringhiargli contro.

“Questi….” disse lo spirito, porgendogliene uno, l’altro lo prese ma non capì cosa volesse intendere. Lo ripose immediatamente, appena arrivò il padrone di casa, che sembrava un’altra persona da come si era preparato. Aveva una camicia di seta, il pantalone di stoffa pregiata e un profumo penetrante, e senza neanche un capello fuori posto. E sopratutto sfoggiava il miglior sguardo seducente che potesse avere.

“Dopo deve andare da qualche parte?” chiese Masashi, cercando di rompere quel silenzio imbarazzante. Watanabe negò con la testa, iniziando ad avvicinarsi piano a lui. 

“L-le piace dipingere? Apprezzo molto chi ha doti artistiche.” Masashi fece qualche passo indietro, ma il muro lo bloccò. Cercava nuovamente di iniziare un discorso, dato che quel silenzio lo metteva parecchio a disagio, insieme al comportamento dell’uomo.

Watanabe negò di nuovo con la testa, avvicinandosi a lui di più. Gli mise una mano sul fianco, mentre con l’altra gli accarezzava delicatamente la guancia. Avvicinò le labbra a quelle del più giovane, ma quest’ultimo lo fermò.

“Mi scusi, io sono venuto qui per lavoro… E per suo figlio” Masashi rovinò definitivamente l’atmosfera, ancora una volta. L’uomo si scusò e lo portò subito in camera del figlio, lasciandolo solo per svolgere il proprio lavoro. Si chiuse la porta dietro e si allontanò.

Masashi sorrise tra sé e sé, richiamando l’attenzione del suo “cane” “Hai visto? Mi vuole portare a letto! Solo che non ho i preservativi, spero che ce li abbia lui!” disse emozionato della cosa, poggiandosi contro la porta chiusa. Hayagawa roteò gli occhi, avvicinandosi all’altro.

“Ma ora devo pensare a questo” disse Masashi, chinandosi per levargli la museruola e iniziare l’indagine. Sotto gli occhi di qualcun altro.

 

Nel frattempo nel quartiere gay di Tokyo qualcuno cercava di rimediare ad un errore, causato da una distrazione o una possibilità non calcolata.

“Kaii! Aspetta! Lasciami almeno spiegare!” urlava Shotaru, cercando di far ragionare il suo fidanzato, o forse il suo ex fidanzato. Ma lui lo ignorava completamente, continuando a camminare a passo svelto.

Shotaru urtò un ragazzo giovane, facendolo cadere a terra. Lo aiutò a rialzarsi e gli diede il biglietto da visita del bar dove lavorava, sussurrandogli all’orecchio che lo aspettava lì. Poi ricominciò a correre dietro al suo compagno. Era più forte di lui provarci con tutti i tipi carini che incontrava, anche se era impegnato con Kaii. Riuscì a fermarlo poco prima delle scale per scendere nella metropolitana.

Shotaru lo teneva stretto, abbracciandolo da dietro “Devi darmi la possibilità di spiegare adesso! Non mi importa se non lo vuoi, adesso mi ascolti” si fermò un attimo, facendo un profondo respiro.

Kaii cercò di liberarsi, ma era impossibile. L’unica cosa che volesse era andare via da lì.

“Io non ti tradirei mai! Ti amo troppo per farlo. Era stato lui a tirarmi e baciarmi, e dato che c’era il mio capo non potevo trattarlo male. Se vuoi lascerò il lavoro per te e ne troverò un altro dove non si corrono questi rischi. Io farei di tutto per te!” disse, poggiandogli il mento sulla spalla, attendendo una risposta dall’altro. Lui era di certo il più bravo ad usare la bocca- non in quel senso- a mentire alle persone. In realtà tutto ciò che voleva era il suo corpo delicato ed eccitante; poi, una volta trovato qualcosa di meglio, lo avrebbe lasciato definitivamente.

“Non c’è bisogno che fai tutto questo per me, io ero semplicemente venuto-” Shotaru gli tappò la bocca con le labbra, fermando la frase di addio che probabilmente stava per dire. Infatti quando si staccò il ragazzo non la continuò, facendosi rosso dalla vergogna.

“Come hai fatto ad entrare nel locale? Sei minorenne!” disse il più grande, poggiando un braccio intorno i fianchi di Kaii, e insieme iniziarono a camminare in un’ altra direzione.

“Il buttafuori si era distratto provandoci con un ragazzo e così sono entrato… Ma dove stiamo andando?” si fermò, cercando ancora di liberarsi dalla presa e di non cadere nella sua trappola.

“In che senso dove andiamo? Andiamo a ‘‘manifestare il nostro amore’’ !!” disse, baciandogli una guancia “Verrai, vero?”

Kaii rimase un po' a pensarci, ma poi lo seguì, facendo felice Shotaru. Purtroppo ci era caduto nella sua trappola, e doveva anche andare da Ukyo, ma... pazienza, ci sarebbe andato dopo aver fatto l’amore con l’ex, ma ora di nuovo fidanzato.

 

 

Intanto nella camera da letto del ragazzo….

“Si nota subito il cambiamento dell’atmosfera tra questa camera e il resto della casa….” disse Masashi, cercando di capire da dove derivasse quella strana fonte di forza “La senti anche tu? Questa sensazione, è la stessa di quando...” guardò il letto. Era da lì che veniva quella forza negativa. Alzò il materasso, trovando la fonte, una bambola di stoffa.

“Queste bambole sono maledette, allontanano gli altri spiriti. Ma portano solo disgrazie, non importa quale sia il fine. Era la stessa che avevi nascosto sotto il mio letto...” parlò con leggera malinconia, scacciando subito i pensieri del suo passato, iniziando a scucire il filo.

L’ aprì in due, e dal suo interno cadde una piccolissima borraccia di sangue, che si spaccò in frammenti di vetro.

Hayagawa si avvicinò, iniziando a leccare il sangue a terra, mentre il vetro si incastrava nella lingua “Hotoke...” disse, poi continuò la ricerca.

“Era ovvio che fosse suo….Guarda un po' qui….” disse Masashi, trovando qualcosa di più interessante: delle riviste raffiguranti uomini nudi “Ce le avevo anche io da giovane… ‘‘La bellezza degli uomini brasiliani’’. Un altro che entra a far parte della comunità, e devo dire che ha anche dei bei gusti” posò il giornale, aggiustando il letto e le lenzuola.

“Quindi? Quanti ce ne sono?” chiese, prendendo dei fogli dalla sua borsa a tracolla e posizionandoli uno sopra l’altro. Accennò ad Hayagawa di avvicinarsi, e lui lo raggiunse subito.

“Ventitré” disse Hayagawa, intendendo il numero degli spiriti che avevano a che fare con Kaii. Iniziò a far scorrere sangue dalla sua bocca, macchiando i fogli, sui quali prendeva la forma dei volti di tutti i demoni.

“Qualcuno potrebbe essere proprio qui in questo momento, a guardare ciò che stiamo facendo” disse Masashi, prendendo in mano quelle foto fatte col sangue.

Assottigliò lo sguardo, osservando attentamente il primo volto, ovvero quello di Okami “Niente male…. Probabilmente è lui che ha più contatti con il ragazzo” prese la seconda riconoscendo Hotoke. Gli altri non li aveva mai visti, ma il volto che apparteneva allo spirito lì presente non apparve.

“La metà di loro non ha neanche un corpo, quindi sarà facile per te eliminarli. Il problema sono gli altri, sopratutto Hotoke e i suoi scagnozzi. Sarà difficile capire anche chi fare fuori e chi deve essere risparmiato. Forse dagli appunti dello psicologo da cui si reca potremo ricavare qualche informazione. Anche se, questo senza occhi è proprio….. ” continuò a guardare intensamente quel volto seducente.

“Problemi...” disse Hayagawa, guardando quel qualcuno che fino a quel momento era stato lì, nella stanza.

 

 

Nel frattempo, i due fidanzatini erano in macchina….

Kaii cercava di pensare a come fare per lasciarlo, ma gli dispiaceva troppo dirglielo in quel momento, sopratutto perché il ragazzo al suo fianco sembrava così felice, e aveva paura di distrugge quel bel sentimento.

Teneva le mani tra le gambe e lo sguardo basso, mentre ascoltava il fidanzato parlare di stupidaggini.

“Ehm… dove stiamo andando?” chiese Kaii, guardando la zona a lui sconosciuta.

“In un parcheggio. Vado sempre lì a scopar- Un mio amico mi ha detto che è un luogo perfetto per farlo senza essere scoperti!” rispose Shotaru, cercando di essere convincente, ma a quanto pare non ci riuscì, dato che il ragazzo lo guardò malissimo.

“Fammi vedere il cellulare!” ordinò il più piccolo, tirando fuori il telefono dalla tasca del proprietario. Ovviamente lui, da bravo idiota, non cancellava affatto le chat con tutti i suoi “amanti”, quindi gli strappò via il telefono dalle mani, facendo aumentare i sospetti.

“Perché non mi fai vedere il tuo piuttosto?” disse, fermando la macchina ad un semaforo rosso.

“Io l’ho dimenticato a casa...” ora Kaii si era imbronciato parecchio, ed evitava il suo sguardo, guardando fuori con le braccia incrociate al petto, seduto in modo strano, come se stesse scivolando dal sedile.

Shotaru lo attirò a sé e lo baciò in bocca senza preavviso, ripetendo più volte che lo amava. Per tutto il tragitto rimasero zitti, finché non arrivarono al parcheggio. Si trovava sotto un centro commerciale, che -a detta di Shotaru- era già chiuso, e quelle automobili intorno erano di altra gente che si recava ad un locale poco distante da lì, e dato che erano quasi le ventidue, per ora non c’era movimento. Appena arrivati, entrambi si spostarono sui sedili posteriori della macchina, Shotaru si gettò subito addosso al corpo ragazzo, spogliandolo.

Iniziò a baciarlo dappertutto, facendo gemere Kaii come non mai, dato che quel giorno sembrava più sensibile del solito.

“Shotaru ho caldo..” disse, con le guance arossate, per il calore e per l’emozione, che facevano contrasto alla sua pelle pallida. Il realtà lui era tutto un contrasto. Di solito aveva un’ espressione seria e malinconica, che unita al suo corpo e al suo atteggiamento, davano un’idea di purezza. Invece ora era lì, con un’ espressione eccitata, aprendo le gambe di fronte al più grande, pregandolo di farlo suo.

Shotaru sorrise malizioso, poi girò appena lo sguardo per aprire lo sportello, dato che iniziava a sentire anche lui calore, ma notò qualcosa.

“Kaii, abbiamo un guardone...”

Sarebbe stato tutto più facile se fosse andato direttamente a casa di Ukyo e avesse lasciato il fidanzato con un semplice messaggio. Ma non lo aveva fatto. E sopratutto, se fosse stato più fedele.

 

 

Intanto a casa di Kaii, nella sua stanza...

“Che hai visto?” chiese Masashi, riponendo i fogli nella borsa e avvicinandosi alla porta per uscire “Che stai facendo? Torna qui!” sgridò Hayagawa, cercando di farlo tornare indietro, ma ormai aveva già preso la rincorsa, buttandosi su qualcuno che solo lui poteva vedere. Combatte a lungo con l’altro spirito senza ascoltare minimamente il suo “padrone”, procurandosi anche gravi ferite. Fece cadere a terra vari cavalletti con le tele, producendo un gran rumore.

Masashi si avvicinò ai due, tirando per il collare Hayagawa e trascinandolo fuori. Meno male che lui era già morto, altrimenti lo avrebbe di sicuro strozzato.

Uscirono fuori dalla stanza, chiudendo la porta. Watanabe, fortunatamente, non sembrava essere al primo piano.

“Perché non mi hai ascoltato?” disse Masashi, rivolgendosi serio a lui, ma non gli venne data risposta “Almeno puoi dirmi chi c’era?” chiese ancora

“Ren….” disse, alzandosi dalla postura quadrupede che aveva di solito, poggiando le braccia intorno al collo dell’uomo “Uccidere….” Masashi, abituato al suo linguaggio, lo capì al volo.

“Ren vuole uccidere Kaii? Lo stesso Ren che noi conosciamo? E che legami dovrebbero avere col ragazzo?” chiese, incredulo di quella scoperta. Dato che lui conosceva una personalità che in realtà non esisteva in quel corpo.

Guardarono entrambi la stanza, e poi le scale per accedere al piano terra “Io distraggo Watanabe in ‘‘quel’’ modo, appena si addormenta ti raggiungo” disse, cercando di togliersi le braccia di Hayagawa di dosso, ma quest’ultimo lo strinse, non volendolo far andar via “Lo sai che lo faccio solo se è importante per il lavoro. Ma io amo solo te” gli diede un bacio sulle labbra, poi se lo tolse di dosso, andando al piano inferiore.

Raggiunse Watanabe, seduto sul divano, mentre beveva un alcolico, probabilmente dello champagne.

“Ho finito…. Ma non importa, non deve pagarmi subito...” disse Masashi, rimanendo in piedi, guardando l’altro. Forse era l’alcol che aveva reso quell’uomo molto più attraente. Portava la camicia aperta sul petto, le maniche tirate fino a metà braccio, e i capelli un po' in disordine.

“Gradisce?” disse Watanabe, riempiendo il bicchiere anche a lui.

Masashi si sedette accanto all’uomo. Si tolse una manica della giacca e poi l’altra, notando lo sguardo del più vecchio concentrato su ogni suo piccolo movimento; Watanabe posò il bicchiere, poggiandogli poi una mano sulla gamba, iniziando ad accarezzarla, man mano andando sempre più in alto. Ma smise subito di toccarlo, appena sentì la porta sbattere al piano di sopra, e uno strano rumore. Si alzò in piedi, ma Masashi lo tirò per un braccio, ributtandolo sul divano. Si sedette sopra di lui, alzandosi il maglioncino, fino a scoprire i capezzoli.

“L-lei è un uomo molto attraente! V-vorrei tanto che mi… Ah! Esatto, cosi!” fece un espressione seducente e la più indecente che potesse mai fare, balbettando apposta. Funzionava sempre con gli uomini maturi. Watanabe gli leccava i capezzoli e gli baciava il busto, mentre le sue mani si infilavano nei pantaloni. Al piano di sopra si sentirono rumori molto più forti, udibili probabilmente anche fuori dalla casa. Masashi, per distarlo ancora, lo baciò appassionamento, mentre con la mano scese verso il membro di Watanabe, cercando di tenerlo troppo occupato per accorgersi del fracasso di sopra.

Intanto al piano superiore, Hayagawa e l’altro stavano rotolando e combattendo sul pavimento, andando a sbattere contro ogni parete, siccome nessuno dei due voleva essere “sottomesso”. Ma alla fine Hayagawa, siccome aveva gli arti più lunghi, riuscì ad immobilizzare l’altro.

Gli bloccò le braccia sopra la testa, mentre era seduto sul suo bacino.

“Tu….. Come osi…. Sottomettermi!?” disse Okami, cercando di divincolarsi e toglierselo di dosso, ma Hayagawa gli tappò la bocca con l’altra mano.

“Ren….?” chiese, dato che era sparito e forse quello sotto di lui ne sapeva qualcosa; poi tolse la mano dalla bocca di Okami, senza lasciarlo andare.

“Come fai a conoscere Ren?” chiese di rimando, togliendoselo di dosso per rialzarsi subito “E sopratutto chi saresti?”

Hayagawa gli spiegò con quattro sole parole tutto il passato e su chi fossero lui e Masashi, e perché erano lì. Disse che il padrone era un esorcista, che utilizzava lui per uccidere i demoni, e disse che incontrarono Ren, perché i genitori credevano che fosse posseduto.

“Capisco…. Riguardo a Ren, anch’io lo avevo notato, ma non so né cosa volesse, né cosa stesse facendo. Credevo che volesse Kaii, ma lui non è qui, sento che è in un posto sicuro. Ormai non capisco più cosa sia diventato Ren” disse Okami, poggiandosi contro la finestra.

“Ren…..Cattivo?” chiese Hayagawa, sedendosi a terra come un cane.

“Cattivo? Direi psicopatico, pazzo, crudele, maniaco, instabile. Credevo fosse mia la colpa, invece è sempre stato così. Semplicemente sa nasconderlo utilizzando varie maschere” entrambi si girarono non appena la porta si aprì.

Masashi per un momento non disse nulla, guardando a bocca aperta chi si trovava di fronte oltre Hayagawa. Per l’emozione le corde vocali non producevano suoni, eccetto qualche sillaba. Il fidanzato negò con la testa, pensando che era un caso perso.

 

 

 

Purtroppo, la coppia di fidanzatini erano stati disturbati…

Kaii, vedendo in lontananza quella sagoma inquietante dell’uomo addossato ad una parete, non voleva più continuare.

“Andiamo! Sarà un povero sfigato! Facciamogli un bello spettacolo, così si diverte anche lui!” disse Shotaru, continuando a baciare il collo del ragazzo, che invece lo respingeva. Il più grande perse del tutto la pazienza, e senza infilarsi una maglia scese dalla macchina andando spedito verso l’uomo, ma Kaii non se la sentiva di rimanere da solo, così si infilò solo il pantalone, mettendo una felpa di Shotaru. Il più piccolo lo raggiunse, aggrappandosi al braccio dell’altro.

“Ascolta, non scopo da almeno una settimana, e non ho certo voglia di fermarmi perché uno stupido...” gli urlò contro Shotaru, iniziando a parlare da almeno centro metri rispetto all’uomo, ma quando se lo ritrovò davanti le parole gli si congelarono in gola.

L’uomo era altissimo, la pelle un po' scura, e lo sembrava molto di più con l’assenza di luci. Ma il sorriso era spaventosamente visibile. Kaii si pietrificò, riconoscendolo, e cercò di dire al fidanzato che dovevano andarsene, ma prima ancora di parlare Shotaru gli diede una spinta, facendolo cadere a terra, e scappò verso l’auto, mettendola in moto per fuggire il più lontano possibile. Lasciando solo quel povero ragazzino indifeso.

Sardonicus lo sollevò dai fianchi, facendolo rimettere in piedi, e togliendogli della polvere da dosso.

Kaii deglutì, pensando a tutte le cose per cui valeva la pena continuare a vivere, e quindi trovare il coraggio di parlare a quell’essere mostruoso “Sardonicus, i-io sono mortificato per averti disturbato, ma non volevo… ti prego, non farmi del male...” disse, sentendo le lacrime salire dalla paura.

Il mostro cambiò espressione, ora sembrava preoccupato. Gli portò i capelli dietro l’orecchio, per poi infilarvici un fiore ormai secco. Tornando a sorridere nel suo modo spaventoso, poggiò le mani sulle guance. Kaii tremava come foglia in quella situazione, la più tragica che avesse mai vissuto. Sardonicus gli infilò la sua lingua grande in quella piccola bocca; Kaii sentì qualcosa di viscido dentro. Le lacrime ormai solcavano le guance di Kaii, che pensava a che fare in quel momento. Gli venne in mente una cosa, l’unica, troppo disgustosa ma doveva essere fatta per salvarsi. Chiuse gli occhi, mordendo la lingua di Sardonicus più forte possibile, finché non gliela spezzò. Si staccò subito sputando il sangue, e il pezzo di lingua rimasti nella sua bocca. Il mostro portò la schiena in avanti, coprendosi la bocca con una mano, producendo versi di dolore animaleschi. Kaii iniziò a correre verso destra. Quel posto era enorme e non vedeva neanche un cartello che indicasse l’uscita. Era solo buio e pieno di macchine o moto.
Dopo pochi secondi sentì i passi veloci dell’altro. Senza voltarsi tentò di trovare un rifugio dove nascondersi, altrimenti lo avrebbe di sicuro preso.Si nascose dietro un’auto. Si gettò a terra per riprendere fiato e far tornare il sangue al cervello. Per un momento sentì il silenzio, poi ritornarono quei passi e quella risata, simile a quella della iena. Kaii si sporse di poco, Sardonicus era poco lontano, e la distanza che li divideva era sempre di meno. Kaii esitò un attimo, prima di rialzarsi e camminare accovacciato, usando le auto per nascondersi, finché non raggiunse l’altra fila dov’erano parcheggiate contro la parete. Si infilò strisciando sotto una jeep, cercando di trovare l’ombra più oscura dove nascondersi, forse ora era al sicuro. Pochi secondi, e sentì di nuovo i passi, guardava di fronte a sé, aspettando di vedere Sardonicus spuntare da un momento all’altro. Ecco, il rumore era ancora più forte, questione di attimi. Sembrava quasi di sentire anche il suo respiro. Ormai era vicino, e tra quelle macchina sarebbe comparso. Kaii assottigliò lo sguardo, girando il volto verso un lato, aveva troppa paura per vederlo, quando sentì i passi vicinissimi chiuse gli occhi del tutto, attendendo. Era finito, quei passi erano scomparsi. Il ragazzo riaprì di poco gli occhi, spostando solo lo sguardo di fronte a sé. Nessuno, era solo. Sospirò di sollievo, rilassandosi. Si asciugò le lacrime rimaste con la manica della felpa, bloccandosi quando sentì il fiato sul suo collo. Girò piano la testa, e Sardonicus era lì. Cercò di uscire ma venne afferrato per una gamba e trascinato fino a dietro una parete.
Con le sue unghie lunghe, Sardonicus strappò via i pantaloni e la felpa. Poi Kaii vide il suo volto vicinissimo. E qualcuno dietro di lui che sembrava alzare qualcosa, che lo colpì. Una mano gli coprì il volto e non vide più nulla, sentì un urlo disperato del mostro, un rumore simile a quello che producono le lame, e poi si risvegliò, con una giacca addosso che lo copriva. Era vicino un’auto grigia. Un uomo chiuse lo sportello e si avvicinò al ragazzo.

“Tutto bene?” chiese, porgendogli una mano. Era straniero, ed era alto con le spalle larghe, indossava un completo elegante. Si fece aiutare da quell’uomo a rialzarsi e rimase aggrappato a lui.

“Signore, lei cos’ha visto?” chiese di rimando Kaii, preoccupato se avesse capito che ciò che non lo inseguiva non era umano.

“Un uomo che ti ha cercato di aggredire, e io l’ho allontanato” rispose, avvicinandosi all’auto, aprendo il bagagliaio, prendendo dei vestiti da una busta.

“Io non so come ringraziarla, davvero...” disse. L’uomo gli diede in mano dei vestiti nuovi “Avete già fatto abbastanza per me, non voglio che-” ma venne interrotto, ma non poteva accettare tutta quella generosità da lui, dato che lo aveva già salvato.

“Non puoi andare in giro in quelle condizioni” si girò dando le spalle a Kaii, probabilmente stava aspettando che lui si cambiasse.

Il ragazzo lo ringraziò ancora, levandosi la giacca e indossando quegli abiti. Comprendevano una maglietta, una felpa, un paio di mutante, un pantalone di tuta e le scarpe con i calzini, e perfino un cappello. Era stato più che generoso.

“L-la ringrazio davvero” mormorò Kaii, abbassando lo sguardo e infilando le mani nella tasche della felpa.

“Ti sta bene” disse, aprendogli lo sportello della macchina “Entra, ti accompagno a casa”

“No! Ha fatto anche troppo per me, la ringrazio”

“Non mi sembra che hai tanta scelta, vieni” salì in macchina e Kaii lo seguì, approfittando della gentilezza, e anche perché non aveva neanche un soldo né il cellulare addosso.

L’uomo accese la macchina, girandosi dietro per fare la retromarcia “Dove ti porto?”

Kaii arrossì imbarazzato “In realtà non so dove ci troviamo….Non saprei darle le indicazioni, e non so il nome del quartiere dove devo andare...” disse, ricordandosi per miracolo che doveva andare a dormire a casa di Ukyo.

L’uomo lo guardò con una strana espressione, ma poi lasciò andare un sorriso “Ti porto in un luogo che conosci e da lì mi darai indicazioni”

Durante il viaggio, Kaii parlò molto con quell’uomo. A differenza da come poteva apparire, era gentile e simpatico. Forse era l’aspetto generale a farlo sembrare “cattivo”. O lo sguardo sempre imbronciato, e il modo elegante nel vestire.

Si chiamava Tsurayaki Shimada ed era il proprietario di un centro commerciale. In realtà aveva origini ucraine, ma è stato adottato da una famiglia giapponese quando aveva appena due anni, per questo aveva nome e cognome giapponese. Anche Kaii gli raccontò di sé, della scuola e della famiglia. Gli sembrava che lo avesse già incontrato, e che lo conoscesse già. Abbassò lo sguardo vicino al cruscotto della macchina, notando una foto.

“Che bella foto, posso chiedere chi sono?” chiese Kaii sorridendo innocentemente, voltandosi in direzione di Tsurayaki.

L’uomo guardandola, sembrò rattristarsi, anche se era difficile notarlo in quel volto “Li ho conosciuti in Ucraina, sono tutti come fratelli per me… Non tutti, quello a sinistra è il mio compagno” disse, cercando di non guardare la foto e concentrarsi a guidare.

“Sono felice per voi, è un bellissimo ragazzo” Kaii abbassò lo sguardo sulla foto notando il sorriso di tutti, sembravano davvero felici insieme.

Era il mio compagno, è morto, anche gli altri due.” guardò nello specchietto i sedili posteriori, come se ci fosse qualcun altro.

“Mi dispiace, non avrei dovuto chiedere” Kaii si domandò in mente come fosse morto quel ragazzo così giovane, ma non poteva chiederlo, era troppo personale e sopratutto non portava bei ricordi.

“Si è suicidato. Non preoccuparti, ormai è passato. Inoltre mi ha reso felice parlare con te…..Siamo arrivati” disse, accostando l’auto.

“Io la ringrazio infinitamente, siete l’uomo più gentile che abbia mai incontrato, spero di rivederla!” Kaii, dopo averlo salutato scese dall’auto e si incamminò verso casa di Ukyo.

“Ci rivedremo molto presto….. ” disse scrutando ogni movimento di Kaii finché non entro nella casa “Che hai?”

“Niente…..” rispose il ragazzo, seduto sui sedili posteriori.

 

 

 

   
 
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