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Autore: RavenC    10/09/2017    1 recensioni
Anastasia è una sedicenne la cui vita viene totalmente sconvolta. In un mondo dove tutto non è come sembra farà nuove amicizie e proverà nuove emozioni. Troverà risposte e ricaverà domande. La vita di una sedicenne cambia totalmente, ma assume un vero significato.
***
È la prima storia, questa introduzione fa schifo e non credo di essere un asso nella scrittura, ma cercherò di migliorare. Intanto le critiche, i consigli e tutto sono ben accetti.
Genere: Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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  Anastasia non sapeva se era psicologicamente pronta, ma voleva delle risposte e in più era sempre stata una ragazza incredibilmente curiosa. Erika l’aveva lasciata e aveva raggiunto gli altri due ragazzi ridendo e scherzando con loro. Anastasia si sentiva veramente di troppo, come ogni volta che aveva a che fare con la gente; sapeva che le persone non volevano la sua compagnia, anche prima di tutto non si sentiva sempre ben accetta e per sentirsi parte dei gruppi imitava i comportamenti degli altri, anche quelli sbagliati, come deridere, sparlare e complottare. Sapeva che quelli erano comportamenti sbagliati, incredibilmente sbagliati, ma si faceva prendere dalla foga del momento, dalla sensazione di appartenere a un gruppo, e ignorava ciò che fosse sbagliato e cosa fosse gusto. Solo in seguito capì cosa si provasse a sapere che eri il centro delle derisioni degli altri e che i bisbigli e i risolini in sottofondo erano diretti a lei. E la consapevolezza di non aver mai avuto dei veri amici, persone con cui ridere e scherzare come stavano facendo loro, le arrivò come una secchiata d’acqua fredda. Lei non aveva nessuno con cui ridere scherzare, confidarsi, nessuno che la tranquillizzava e che lei potesse tranquillizzare. Ripensò a Courtney e Sierra, due sue amiche del periodo pre-scandalo, con loro dava il peggio di sé, derideva, prendeva in giro, faceva veramente brutti scherzi alle ragazze più “sfigate”, ma effettivamente erano amiche? Appena fu indagata per piromania loro si allontanarono e furono le prime a dare inizio alle prese in giro; effettivamente lei era loro amica solo per il suo aspetto e per il suo cervello - un potenziale da sfruttare. Sinceramente, pensava Anastasia, forse quei quattro anni se li era meritati.

  Nel frattempo che Anastasia rimuginava sui suoi errori, arrivarono all’entrata: un’ampia sala con dei con due grandi corridoi per lato e un’imponente scalinata davanti il portone; il bianco e l’oro erano i colori del castello e un grandissimo lampadario di cristallo pendeva dal soffitto alto.

  ‹‹È veramente bello,›› Anastasia non si era accorta di Adam che le si avvicinava e le cingeva le spalle con un braccio. Quel ragazzo, nonostante ci avesse parlato per pochi minuti, le stava simpatico. Le piaceva il sorriso di quel ragazzo che le ricordava incredibilmente quei pochi veri sorrisi che faceva e doveva ammettere che Erika aveva ragione, non erano niente male. ‹‹e non hai visto niente; ci sono stanze dieci volte quanto questa con ornamenti incredibili e il giardino, fantastico, il giardino è una meraviglia.›› Adam aveva la luce negli occhi, si vedeva che adorava quel posto come poche cose. Mentre il ragazzo continuava a elogiare il castello, lei cominciò a chiedersi come mai non avesse incontrato nessun’altro in un castello così grande.

  ‹‹Anastasia, a che pensi?›› le chiese Adam notando lo sguardo perso della ragazza.

  ‹‹Beh,›› balbettò Anastasia imbarazzata a essere stata colte con le mani nel sacco ‹‹mi stavo chiedendo chi altro ci fosse nel castello. È così grande, potrebbe ospitare un sacco di persone.››

  ‹‹Allora, oltre me e la mia famiglia ci sono le famiglie del consigliere, del capo delle guardie. Le guardie e la servitù non vivono qui, ma hanno sempre delle stanze a loro disposizione se ce ne fosse il bisogno.›› spiegò Adam giocando con una delle ciocche dei capelli di Anastasia e facendola diventare nuovamente rossa in viso.

  ‹‹Quindi alla fine non siete in tanti, tu, Erika, Nathan, i vostri genitori e i vostri fratelli. A meno che non siate delle famiglie veramente grandi il castello vi sembrerà molto grande.››

  Gli occhi di Adam si incupirono d’un tratto e lasciò cadere la ciocca di capelli di Anastasia. Cominciò a tamburellare le dita della pano che stava parallela al suo corpo sulla gamba e l’andatura prende un movimento meno pimpante e più calmo. ‹‹Ecco, in realtà le cose non sono proprio come credi, la mia famiglia sono mia madre e Nathan - mia madre l’ha adottato dopo la morte della madre durante il parto - Erika è la figlia di Marissa, il consigliere, fino a qualche tempo fa viveva qui anche la sorella e il padre, prima che i genitori si lasciassero; il capo delle guardie, Juan, e la moglie, Brooke, che si occupa della libreria del castello, hanno un figlio, ma l’anno scorso è andato via.›› Adam tolse il braccio dalle spalle di Anastasia e la ragazza si sentì in colpa. Poteva lasciarlo continuare a parlare del castello, anziché prendere quell’argomento e tirar fuori quell’argomento che era palese, lo rattristisse molto.

  ‹‹Adam, senti, mi dispiace, non immaginavo tutto questo.››

  I due ragazzi si scambiarono un sorriso sincere. A volte il silenzio valeva più di mille parole.

  Adam si fermò poco dietro Nathan ed Erika che guardavano i due abbastanza incuriositi.

  ‹‹Bene, siamo arrivati, vediamo se Marissa riesce ad aiutarti.››

  Erika sembrava che potesse lanciare fiamme di fuoco dagli occhi e Anastasia si incupì. Aveva capito perché Erika stava reagendo in quel modo e se ne dispiacque molto; aveva trovato una ragazza che poteva essere sua amica, e ora era andato tutto in fumo per un ragazzo.

  ‹‹Se non vi dispiace io me ne vado.››

  ‹‹Ehi, Erika!››

  Ormai la ragazza si era allontanata senza sentire il richiamo. “Perfetto!” pensò Anastasia “Proprio brava.”. Lei non ci trovava niente di male nel conversare con un ragazzo, non avevano neanche preso toni o argomenti scottanti, ma ognuno poteva pensarla in modo diverso. Erika, per quanto non avesse avuto occasione di conoscerla affondo, le piaceva come persona; era schietta, decisa, ma aveva visto anche quanto fosse gentile e comprensiva.

  Nathan la richiamò con un leggero tocco sulla spalla. ‹‹Penso sia meglio che andiamo, Marissa ti aspetta e io devo parlarle.››

  E poi c’era Nathan, che Anastasia non aveva ancora capito come avesse preso la sua presenza lì dentro. Inizialmente era stato normale - per quanto possa essere normale una persona che ti congela un soprammobile davanti gli occhi - e poi aveva fatto finta che lei non ci fosse.

  ‹‹Si, spero di avere delle risposte, così almeno toro a casa e non infastidisco nessuno.›› borbottò lei mentre affiancava Nathan e Adam.

 Lui scosse la testa e bussò alla porta in betulla che avevano davanti. ‹‹Indipendentemente da quello che si possa scoprire non credo che tu te ne possa andare da qui così facilmente.››

  Anastasia registrò quelle parole troppo tardi per chiedere chiarimenti, la porta davanti a loro si aprì, mostrando la copia di Erika, solo più alta, il viso più maturo e i capelli di un caldo color miele; ma gli occhi erano gli stessi, così intensi da scrutarti dentro.

  ‹‹Anastasia, piacere di conoscerti, io sono Marissa.›› la ragazza aveva la sensazione di trovarsi davanti una copia più adulta di Erika, il tono di voce, l’inclinazione, erano quasi li stessi.  La donna poi rivolse il suo sguardo sul ragazzo. ‹‹Ed Erika?››

  Intanto la donna si fece di lato per far passare i tre giovani. ‹‹È dovuta andare, ma volevo chiederti se potevo parlare con te e Adam privatamente.››

  ‹‹Certo. Anastasia, aspetta qui.›› e si chiusero la porta alle spalle.

  Anastasia si sedette in una delle poltroncine davanti la scrivania in mogano. Maledisse mentalmente Nathan per averla lasciata lì e in più era così curiosa, ma sapeva che non erano fatti suoi. Si prese quei momenti di solitudine per osservare l’ufficio; era grande, al centro c’era la scrivania con tre poltrone - una da un lato e due dall’altro -, potevano esserci all’incirca quattro cassettoni e in fondo due divanetti, un’intera parete con dei libri e le altre erano piene di quadri ritraenti uomini e donne in epoche diverse.

  Anastasia prese il cellulare. Aveva molti messaggi dei suoi genitori, ma nessuna chiamata persa. “Avranno risposto alla prima.” Pensò. E altri del suo psicologo che le ricordava il prossimo incontro. Detestava veramente quell’uomo, secondo lui era tutto così semplice, “Perché non ammetti ciò che ti succede?” “Dovresti partecipare a una seduta di gruppo.” “Riprendi i rapporti con i tuoi vecchi amici.”.

  Anastasia si chiedeva spesso dove lui avesse preso la sua laurea, in tanti anni che andava da lui non aveva mai cambiato niente, tornava solo più irritata di prima. Lei non aveva mai ammesso di aver appiccato quegli incendi - che fortunatamente non avevano nociuto a nessuno - e non l’avrebbe mai fatto, era troppo fiera; per lo stesso motivo si rifiutava si seguire sedute di gruppo e non aveva tentato di riprendere i rapporti con le sue vecchie compagnie.

  Dopo una decina di minuti rientrarono tutti e tre. Adam e Nathan avevano un’espressione stralunata e si sedettero ognuno su due divanetti diversi; Marissa, molto seria, si accomodò davanti Anastasia, prese una penna e cominciò a rigirarsela tra le mani.

  ‹‹Anastasia, scusaci per l’attesa.›› la donna lanciò un’occhiataccia ai due ragazzi dietro. Si girò anche la ragazza che ricevette un sorriso forzato dal moro. ‹‹Io sono Marissa, il consigliere della regina.››

  ‹‹Si, mi hanno accennato qualcosa.›› trovava così insensato quelle presentazioni, che cominciasse qualsiasi cosa dovesse cominciare.

  ‹‹Non abbiamo mai incontrato nessuno come te, e quindi ci è difficile dirti con certezza cosa tu sia, anche se ci siamo fatti un’idea. Quindi, non ti dispiacerebbe rispondere a delle domande?››

  Anastasia non capiva perché se si fossero già fatti un’idea su di lei dovesse subire un interrogatorio, ma annui comunque.

  ‹‹Ti è mai capitato qualcosa di strano, quasi paranormale?›› chiese la donna posando la penna e cominciando a far uscire piccole fiamme dalle dita. La ragazza rise, trovava quel teatrino ridicolo, oltre al fatto che non se la sentiva di raccontare dei suoi problemi a un’estranea, me se serviva a trovare risposte, allora poteva farlo.

  ‹‹Si, che io ricordi da sempre, ma da quando ho 12 anni le cose sono peggiorate.››

  ‹‹Racconta più precisamente.›› la spronò Marissa chinandosi più in avanti, fino a poggiare i gomiti sul mobile.

  Anastasia prese un respiro e cominciò a raccontare ‹‹Da che io ricordi ogni volta che perdevo la pazienza la temperatura si alzava o si abbassava e gli oggetti cominciavano a traballare, ma mi dicevo che era solo una mia impressione. Con il passare degli anni hanno cominciato anche a rompersi le tubature o ad azionarsi i fornelli, però nessuno ha mai fatto caso a queste cose, neanche io; poi, verso gli 11 anni hanno cominciato a scoppiare incendi dove io perdevo il controllo e a 12 venni accusata di esserne io l’artefice e da allora tutto ha preso strane pieghe. Io ho sempre pensato di non essere la colpevole di tutto ciò, ma sembra che debba ricredermi.››

  Per Anastasia fu pesante gettare fuori tutti quei ricordi che aveva rimosso e i suoi segreti che non aveva mai confidato; ma decise che con quelle persone si era mostrata fin troppo debole e non abbassò lo sguardo dagli occhi di Marissa quando lei cominciò a fissarla. Si sentì anche in colpa con Adam, lui si era aperto con lei e lei no.

  Marissa tornò seduta composta e le si formò un fiero sorriso. ‹‹Nella tua famiglia altri hanno mostrato queste particolari potenzialità?››

  ‹‹No, anzi, secondo mia sorella io sono un mostro e, per quanto lo voglia nascondere, anche per mio padre. Dove vuole arrivare con questa domanda?›› Anastasia voleva tenere i suoi parenti lontani da quella storia.

  ‹‹Ma è così difficile? Marissa vuole capire se anche la tua famiglia è come te o se sei stata adottata.››

  L’esclamazione di Nathan arrivò come una ventata d’aria gelida. Anastasia si girò furente. Il ragazzo era seduto scompostamente sul divanetto e la guardava infastidito con aveva un sorrisetto sarcastico, che Anastasia avrebbe voluto prendere a pugni. L’aria della stanza si fece improvvisamente calda.

  ‹‹I miei genitori non mi avrebbero mai nascosto nessuna delle due opzioni.››

  ‹‹Calmatevi.››

  ‹‹Allora è possibile che forse neanche loro sappiano di essere, entrambi, i tuoi genitori.›› scandì il biondo ‹‹Non so se mi sono spiegato.››

  L’aria si fece bollente, Anastasia non ci vide più dalla rabbia e si avventò sul Nathan. Adam, però, reagì abbastanza in tempo per evitare una rissa; prese Anastasia da dietro e le bloccò le braccia.

  ‹‹Ragazzi, basta! Nathan, che ti salta in mente?›› gridò, poi si girò verso Marissa che guardava la scena come se avesse davanti un documentario. ‹‹Marissa, sul serio? Te ne stai lì a guardare?›› Adam non riusciva a credere ai suoi occhi

  Marissa si alzò con calma lisciandosi il tubino blu scuro.

  ‹‹Volevo vedere cosa poteva fare e Nathaniel mi ha aiutata.›› il tono calmo e distaccato con cui la donna aveva ammesso quel piano sorprese un po’ tutti. Adam non credeva alle sue orecchie, Marissa, la donna che gli aveva fatto da seconda madre, era sempre stata distaccata, molto dedita al lavoro e pronta a fare di tutto per esso; ma aveva anche dei sani principi e non era mai stata così calcolatrice.

  Anastasia, intanto, continuava a cercare di liberarsi dalla presa del ragazzo, ma senza riuscirci; lui era troppo più forte di lei.

  ‹‹Mi lasci?›› chiese ancora molto arrabbiata. Pensava che Marissa potesse aiutarla, ma era riuscita solo a farla arrabbiare e a sfinirla dopo quello scatto incontrollato.

  ‹‹Adam, lasciala.›› disse Marissa ‹‹Però dovete ascoltarmi.››

  Adam, nonostante tutto, si fidava di Marissa e lasciò Anastasia. La ragazza non aveva intenzione di ascoltare altre parole della donna, né di chiunque altro, almeno fino a che non avesse sbollita la rabbia, ma non aveva più molte forze e quindi si sedette guardando la donna con sguardo truce e diffidente. Adam era tornato, anche lui, dov’era prima, e le faceva segno d’assenso.

  ‹‹Mi ricordi così tanto una persona.›› ricordò con voce tremate ‹‹Ma non perdiamoci in chiacchere.›› Marissa sospirò e fece un gran sorriso che irritò non poco Anastasia. ‹‹Potresti farmi vedere il retro del collo?››

  Anastasia, confusa e stanca di quel teatrino si girò e spostò i capelli per lasciare libero il collo.

  ‹‹Si, come pensavo.›› Marissa annuì e Anastasia tronò seduta composta. ‹‹Ti spiego, ogni specie ha un simbolo che la contraddistingue dalle altre, noi abbiamo una piccola voglia a cerchio dietro il collo, come te. Però tutti abbiamo anche un’aura di potere, non è la stessa per tutti, ma la tua è incredibilmente inferiore al minimo. Si potrebbe usare un sigillo, ma a quel punto, fino a che non venisse eliminato, nasconderebbe totalmente l’aura e non consentirebbe l’uso dei poteri; però questo non è il tuo caso, e l’unica spiegazione è che sei in parte umana e in parte come noi, un ibrido.››

  Anastasia era confusa, contava di avere delle risposte che l’aiutassero a capire perché la sua vita era in quel modo, ma una parte di sé sperava che tutto si risolvesse normalmente e che lei potesse tornare alla quotidianità, senza strani poteri, persone che vogliono le sue ombre, sirene e incantatori.

  Da dietro arrivarono dei sospiri sopresi. Lei si girò e vide Nathan e Adam che la guardavano seri, il secondo, poi, le fece un sorriso che doveva essere rassicurante, ma sembrò più uno di circostanza.

  ‹‹Grazie per l’aiuto, ma io ora vorrei andare.›› Anastasia si alzò lentamente e, dopo aver ricevuto un cenno di consenso da Marissa, uscì dalla stanza e corse via dopo essersi chiusa la porta alle spalle; voleva lasciarsi quella scoperta il più lontano possibile, e per farlo doveva allontanarsi.

  Adam si alzò e si avvicinò alla porta pronto ad inseguire Anastasia. Stava per girare la maniglia quando, inaspettatamente, Nathan gli fermò la mano.

  ‹‹Aspetta, vado io, è meglio.›› Nathan era la personificazione dello sconforto e Adam non riusciva a restare arrabbiato o deluso da lui per troppo tempo. ‹‹così mi scuso anche.››

  I due ragazzi si guardarono per una manciata di secondi, quasi a tentare di leggersi nella mente, poi Adam annuì e Nathan uscì a cercare Anastasia. Nella stanza erano rimasti solo Adam e Marissa. Il ragazzo era veramente confuso dal comportamento del consigliere e non sapeva cosa fare. La donna doveva aver capito i pensieri e i dubbi del principe, perché, poco dopo che furono soli, cominciò a parlare.  ‹‹Adam, sono molto dispiaciuta anch’io da questa faccenda, da tutta la faccenda; ma non mi pento dei metodi usati, ora come ora dobbiamo ridurre i problemi al minimo e cercare di trovare le soluzioni più veloci, anche se sono difficili.››

  Adam annuì. Capiva la situazione, la capiva perfettamente, forse più degli altri, ma sapeva anche che c’erano anche altri problemi e trovare soluzioni sbagliate per dei problemi e dare la soluzione a un problema che, forse, non aveva una soluzione lo trovava inopportuno.

  ‹‹Lo capisco, e non voglio che pensiate che io non intendo risolvere il problema più grande, perché per me è molto importante; ma con questi metodi si creano solo altri problemi.›› Marissa annuì, Adam aveva ragione e lei era così fiera di lui, ma non sempre si poteva giocare secondo le regole, per vincere, qualche volta, bisognava andarci contro.

  Adam si risedette sul divanetto e venne affiancato da Marissa.  ‹‹Comunque, che facciamo con Anastasia, non possiamo lasciare che se ne torni a casa senza che sappia controllare i suoi poteri.››

  Marissa gli strinse la mano. ‹‹Ne parlerò con tua madre.››

 

  L’intenzione di Anastasia era quella di allontanarsi il più possibile, ma non aveva messo in conto che si trovava in un castello e che non lo conosceva per niente. Per non perdersi e finire in stanze in cui non sarebbe dovuta finire, Anastasia, decise di uscire fuori. Il cortile era molto semplice, pavimentazione in ghiaia e una grande fontana circolare si ergeva al centro; lo spettacolo avveniva quando si scendevano le grandi scalinate: un grandissimo giardino rigoglioso, pieno di rose di tutti i colori, crisantemi, ortensie, peonie e tanti altri fiori che Anastasia non conosceva. La ragazza restò ammaliata dalla bellezza e dai vari colori del giardino, non le erano mai particolarmente interessati i fiori, ma la loro bellezza era indiscutibile. Anastasia individuò una panchina in pietra in un posto abbastanza appartato e decise di sedersi là. Il sedile non era dei più comodi, ma non si lamentava. Lì accanto cresceva una pianta dai fiori viola che aveva un profumo che Anastasia sapeva di aver già sentito, ma non si ricordava che fragranza fosse, staccò un fiore e se lo avvicinò al naso.

  ‹‹Ti piace la lavanda?››

   
 
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