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Autore: miciaSissi    10/09/2017    3 recensioni
Pianeta Terra - fine del Periodo Cretaceo
Quella strana figlia era così diversa agli occhi dei suoi genitori e dei suoi compagni… ma era nata nel branco, insieme agli altri piccoli, ed era la loro figlia. E crescendo, la dolce Bek avrebbe rivelato al suo popolo tutto il suo amore per la famiglia e per il branco, avrebbe lottato per loro e vissuto con loro. Ma non poteva essere veramente quello che i suoi genitori speravano… perché il suo aspetto era così simile a quelli che loro chiamavano i Nemici? Chi era veramente Bek?
Sì, questa è un’avventura….un’avventura di 65 milioni di anni fa.
Genere: Drammatico, Fantasy, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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Capitolo 14: Mahur



Bek si allontanò velocemente, senza guardarsi indietro, aumentando la velocità per correre via dal rifugio del Branco. Voleva mettere il maggior spazio possibile tra lei e i suoi ex compagni, ma le lacrime le annebbiavano gli occhi e ben presto dovette rallentare la sua corsa. Si fermò, singhiozzando disperatamente… se solo Pillo fosse stato lì con lei, era certa che l’amico avrebbe trovato le giuste parole per consolare il suo dolore. All’improvviso si ricordò che Pillo era andato verso la Grande Acqua, verso il Tramonto… lei doveva fare lo stesso, ritrovarlo, parlare con lui e farsi aiutare dalla sua saggezza e dalla sua amicizia. Sapeva che non sarebbe riuscita a vivere da sola, forse non sarebbe morta fisicamente, ma la sua anima non avrebbe potuto sopportare una vita solitaria. Anche se l’idea la spaventava, doveva trovare i suoi simili… i Grandi Nemici che avevano attaccato il Branco, era l’unico modo per provare a sopravvivere. Non sapeva se l’avrebbero accettata, magari l’avrebbero uccisa, ma non aveva alternative. Sarebbe andata verso il Tramonto a cercare Pillo, sperando di imbattersi nei suoi simili. Non potevano essere lontani… ma lei quasi non sapeva che aspetto avessero, aveva visto la propria immagine riflessa, ma era passato un po’ di tempo dall’ultima volta.
Smise di piangere e sospirò; se voleva vivere doveva farlo, doveva trovarli, o almeno sapere da loro come fare per unirsi a qualcuno di simile, a un altro branco di Grandi Nemici. Si mosse verso l’Acqua, voleva restare un po’ lì a pensare, poi avrebbe continuato la sua strada verso il Tramonto. Camminando nella foresta si imbatté in alcuni Amici… aveva fame, e forse non doveva più chiamarli “Amici”, lei non era del Branco, non mangiava le foglie come Cros e i suoi ex compagni… ma non sarebbe riuscita a ucciderne uno, non ancora, e forse mai.
Arrivò fino al grande lago, ormai stava calando la sera. Sospirò pensando che, di solito, a quell’ora lei e Cros rientravano al Rifugio, perché non era prudente per la sorella essere esposta ai predatori di notte. Certo, ultimamente con lei Cros non poteva temere nulla, ma avevano mantenuto quell’abitudine anche da adulte.
Si guardò attorno, ricordando che c’erano alcune grotte lì vicino, così si mosse verso le rocce sporgenti della collina per andare e rifugiarsi. Non aveva idea se i suoi simili avessero bisogno di ripararsi di notte, immaginava di no, ma lei era diversa. E poi era sola, desolatamente sola. Vide una piccola grotta vuota, così ci entrò e si accucciò, aspettando che il buio diventasse totale. Aveva un po’ fame, ma non aveva voglia di andare in giro a cercare carcasse o i Morbidi… in fondo al suo cuore temeva di incontrare i suoi simili, e non sapeva ancora come li avrebbe affrontati, era spaventata all’idea che le potessero far del male o che non l’accettassero tra loro. Quello era in realtà ciò che più temeva: restare sola per il resto della sua vita. Sentì le lacrime uscirle dagli occhi, così cercò di dormire, ignorando la fame.
Stremata dalle emozioni di quella lunga giornata, si addormentò, ma fu svegliata dal suo stomaco che reclamava cibo. Ormai era giorno, così si alzò e uscì, tornando verso le rive del lago. Mentre pensava a come procurarsi del cibo, magari andando a pescare nell’Acqua, un gradevole profumo arrivò alle sue narici; si incamminò verso quell’odore, fino ad arrivare a una carcassa al limitare della spiaggia ghiaiosa.
Era un Amico ucciso da poco, mangiato solo in parte, e Bek intuì che ci doveva essere qualcuno che l’aveva cacciato… qualcuno non troppo lontano da lì. Sperò che non fossero i deinonici o altri predatori simili, anche se ormai poteva difendersi praticamente da qualsiasi carnivoro che avesse ben pensato di attaccarla.
Si avvicinò alla carcassa, che emanava quel profumo meraviglioso di carne fresca… si guardò attorno, la foresta era silenziosa e immobile. Magari chi l’aveva ucciso era scappato, magari l’aveva vista e si era dato alla fuga… senza pensarci più si abbassò e strappò un grosso pezzo di carne saporita e insanguinata. Ma sentì un brivido quando, appena inghiottito il primo pezzo, un rumore di rami spezzati e un odore strano, ma piacevole, arrivarono ai suoi sensi all’erta.
- Dopo tutta la fatica che mi è costato catturarlo… - disse una voce maschile, precedendo l’animale che la possedeva – ti sembra bello rubare la preda a qualcuno? –
Le fronde degli alberi lì attorno vibrarono e poi si aprirono, mentre la grossa testa sbucava verso di lei. Bek quasi gridò e saltò indietro, spaventata. Ma un attimo dopo si fermò a fissare il Nemico che era sbucato dalla fitta vegetazione, quasi sradicando due alberi: un Nemico enorme, dai denti lunghi e affilati, la pelle rossastra a strisce nere, zampe posteriori artigliate e lunghe, coda lunghissima e occhi gialli… Bek si accorse che stranamente non doveva abbassare la testa per guardarlo, il capo dello sconosciuto arrivava all’altezza del suo. E all’improvviso si rese conto che era come se stesse guardandosi nell’Acqua, quando la superficie liscia rimandava la sua immagine… era un altro se stessa, un altro animale uguale a lei…
- Be’? – continuò il maschio di tirannosauro - mai visto un bel tipo come me, dolcezza? – disse, girandole attorno.
Bek era paralizzata… dolcezza? Ma chi era mai costui?… quando si accorse che la stava annusando si ritrasse con un ringhio.
- Hai un odore strano… - continuò il maschio.
Bek pensò che doveva aver sentito l’odore dei suoi ex compagni, prede per lui, e si spaventò.
- Chi sei? - chiese infine, col cuore che le martellava nel petto. Tutto sommato guardare quel corpo alto e muscoloso, quei denti che sporgevano, quei muscoli saldi sotto la pelle, le aveva dato una sensazione piacevole… era impazzita?
Il maschio si fermò e continuò a fissarla, come ammirando i suoi occhi azzurri – mi chiamo Mahur – rispose – e tu? Sei sola, dolcezza? Non mi sembri del mio ex gruppo… - ironizzò.
- Il tuo ex gruppo? – chiese lei, stupita.
Mahur ridacchiò – sì, quel gruppo che ha deciso di stabilirsi qui… prima facevo parte di loro, ma adesso sono solo – la annusò di nuovo e Bek si ritrasse un’altra volta.
- Anche… anche io sono sola – disse a un tratto.
Mahur sembrò stupito – davvero? Ma quindi ci sono altri gruppo di noi, qui? Mi sembra strano, dicevano che era un territorio libero… –
- Ci sono solo io come… come noi – disse infine Bek, sentendosi strana nel catalogarsi come un Grande Nemico.
- Quindi questo è il tuo territorio, dolcezza? –
- Ma la pianti di chiamarmi così? – urlò lei – mi chiamo Bek! – stava per aggiungere “del Branco Buonafoglia” ma per fortuna si fermò.
- Oh, oh, ti sei offesa? Bek, bene, allora ti chiami così… - continuò Mahur, girandole attorno con aria compiaciuta.
Bek ebbe l’impressione che quel maschio dei Grandi Nemici fosse in qualche modo attratto da lei… e quella fu una sensazione stranissima e nuova, visto che nel suo branco i maschi mai l’avevano apprezzata e tanto meno lei aveva provato interesse per loro. Mahur invece era piacevole da guardare: si accorse che il suo aspetto, il suo odore, la sua voce, avevano come risvegliato qualcosa in lei…
- Io… io stavo cercando quelli… quelli come noi – disse infine, fissandolo.
- Perché mai? Non sei contenta di stare sola? –
- Certo che no! E poi tu cosa ne sai? Non mi conosci… -
Mahur ridacchiò – se tu avessi fatto quello che hai appena compiuto sulla mia preda, nel nostro gruppo ti saresti presa una morsicata sul collo, dolc… Bek! I giovani come noi mangiano per ultimi, e solo se ne rimane qualcosa… nel tuo gruppo non era così? –
Bek pensò che Mahur evidentemente credeva che lei avesse fatto parte di un gruppo di Grandi Nemici
- Io… no, non ho un gruppo. Sono sola – confessò.
Mahur si avvicinò di più – ti hanno scacciata? –
- Eh??? – urlò lei. Ma come faceva a saperlo? Poi si rese conto che Mahur non poteva sapere del Branco Buonafoglia… e che la credeva un ex membro di un gruppo di Grandi Nemici.
Lui fece spallucce – non ti vergognare, anche io sono stato scacciato… - la guardò, e lei sembrò però non gradire quel discorso – va be’, sei hai fame mangia pure la mia preda, io vado a cercarne un’altra. –
Si voltò, ma Bek lo fermò – è abbastanza grande per tutti e due… non c’è bisogno di… di uccidere un altro Am… animale –
Mahur la guardò come se si fosse trasformata in una palma – ma cosa stai dicendo?! – esclamò – qua attorno è pieno di prede, io vado a caccia, e se avanza pazienza! Sono venuto qui con quegli scocciatori del mio gruppo perché in questa zona ci sono tante prede, e ho intenzione di avere sempre la pancia piena! Mangia, dolcezza, che io poi torno, eh? –
Sparì tra la vegetazione, e Bek fissò per qualche minuto i cespugli calpestati, prima di abbassare il capo e riprendere a mangiare la preda di Mahur.
Lui tornò un’ora dopo, sazio, e la trovò accucciata sulle rive del lago. Guardò la carcassa ormai quasi spolpata del tutto, e le si avvicinò.
- Avevi proprio fame, eh? – commentò, fissandola.
- Ti… ti ringrazio per avermi permesso di mangiare la tua… la tua preda – rispose Bek.
Mahur si sedette vicino a lei – bene, allora domani caccerai per me e io mi mangerò la tua, di preda –
Bek sentì un brivido lungo la spina dorsale a quelle parole – ecco… non possiamo… non so, quella di oggi basterà anche per domani – Mahur la fissò di nuovo come se fosse matta – ma se l’hai mangiata quasi tutta! Io non voglio le ossa, qui è pieno di prede, grandi e piccole, e domani toccherà a te – continuò.
Bek non sapeva cosa rispondere, come poteva dirgli che lei non cacciava quelli che aveva sempre considerato suoi simili, quelli che il Branco chiamava “gli Amici”? Le venne in mente che poteva prendere dei Nuotatori, anche se ce ne sarebbero voluti centinaia per sfamarsi entrambi… ma poteva essere un’idea per distrarre Mahur da quella richiesta.
- Va bene – rispose - ti farò vedere come caccio i Nuotatori che ci sono nell’Acqua
Il maschio sbadigliò, rivelando la fila di lunghi denti, che Bek pensò di avere anch’essa in bocca, e tornò a guardarla, stupito – stai scherzando? –
- No, no, ho imparato a prenderli… vedrai come sono buoni! – insistette lei.
- Ma… va bene, dolcezza, mangerò questi tuoi “Nuotatori”, ma se avrò fame te ne andrai a caccia qua attorno, si trova di tutto –
Bek sospirò – mi hai detto che sei solo… come mai? – azzardò.
Mahur sbadigliò di nuovo – mi hanno scacciato, te l’ho detto… - rispose con noncuranza. Sembrava che non gli importasse nulla di essere stato mandato via dal suo branco, anzi.
- Non mi sembri preoccupato o dispiaciuto – osservò lei.
- E infatti non lo sono… sto bene da solo – rispose Mahur – ma adesso siamo in due, no? Sai, girare in due è meglio, possiamo iniziare io e te il nostro gruppo – propose.
Bek avvampò; iniziare un gruppo? Le sue speranze di non restare sola sembravano avverarsi… forse quella poteva essere una bella soluzione, andare in giro con lui e magari far unire a loro altri della loro specie… possibile che fosse stata così fortunata?
- Così ci faremo un gruppo nostro con le nostre regole – continuò Mahur – perché io non voglio che nessuno mi dica cosa devo fare, e in questo modo così sarà… cosa ne dici, Bek? – finì chiamandola finalmente col suo nome – niente più scocciature e imposizioni da parte degli anziani… -
Lei annuì – detto così sembra piacevole… - commentò, divertita - ma ti hanno scacciato per questo? Perché non stavi alle loro… regole? –
Mahur sbuffò al pensiero e si rotolò sulla schiena, come se la cosa non avesse importanza.
- Esattamente – rispose, restando sdraiato e rilassato – dato che cacciavo le prede a tre corna* e avevo iniziato a insegnarlo ai più giovani, la matriarca del mio gruppo alla fine mi ha scacciato – spiegò.
- Le… prede a tre corna? E chi sono? –
Mahur di nuovo la guardò, stupito – ma tu sei sempre stata qui? Non hai visto un bel niente dei dintorni? –
Lei negò – esatto. Sono sempre stata qui vicino –
Lui si rimise accucciato, tirandosi su – le prede a tre corna sono pericolose, ma sono divertenti da cacciare… - gli strizzò un occhio – a me non hanno mai fatto nulla, sono troppo veloce per loro, per quei grassoni! E ti assicuro che sono buonissimi, hanno una carne tenera e abbondante! –
Bek cercò di immaginare come potessero essere questi erbivori pericolosi – ma lontano da qui ce ne sono tanti? –
- Abbastanza - rispose Mahur – possiamo andare a cercarli, così ti faccio vedere come si cacciano. La matriarca mi ha esiliato prima che arrivassimo qui, perché un giovane si era ferito con un piccolo delle prede a tre corna che io gli avevo detto di cacciare: ha dato la colpa a me, accusandomi di avergli fatto rischiare la vita. E così… - fece ancora una spalluccia – eccomi qui, solo soletto… anzi, non più solo – finì, guardandola con ammirazione.
Bek avvampò, nessun maschio l’aveva mai guardata così… cose le stava succedendo? Quello sguardo le era sembrato terribilmente piacevole…
- E tu? Sei nata qui, come hai fatto a restare sola? – continuò Mahur.
- Sì, sono nata qui. Non ero… non ero sola, ma… ma non mi va di parlarne – confessò, mentre un’ombra di tristezza le velava lo sguardo. - Va bene, dolcezza, me lo dirai quando vorrai – tagliò corto Mahur, pratico – adesso cosa ne dici di farci un altro bel giro? Vorrei definire il nostro territorio, e visto che qui ci sono i miei ex compagni… meglio andare altrove – propose.
- Mi sembra un’ottima idea – rispose Bek – anche io volevo andarmene… cosa ne dici di andare verso il Tramonto, verso la Grande Acqua? –
- La… Grande Acqua? – chiese lui.
- Non so cosa sia, ma un amico mi ha detto che è un’Acqua grandissima e lontana… magari non troveremo altri competitori. E potrò farti vedere lì come caccio i Nuotatori -
Mahur annuì – va bene, dolcezza - si alzò e Bek fece altrettanto – fai strada! -
Si allontanarono dalla riva del lago, Bek davanti a Mahur al suo fianco. Le rive leggermente fangose fecero lasciare a entrambi grosse impronte artigliate nella sabbia umida… e Bek, per la prima volta in vita sua, vide delle orme uguali alle proprie ma non provocate solo dalle sue zampe. Fu una sensazione piacevole, che pensava di non poter mai provare, e invece stava succedendo.
- Cosa c’è? – chiese Mahur, vedendo che fissava il terreno.
- Ah, nulla, non farci caso… - rispose riprendendo a camminare.
Lui ridacchiò – lo sai che sei strana? –
Bek sorrise lievemente – lo so… - “e non sai quanto lo sono!” pensò tra sé.
Lasciarono la spiaggia e attraversarono una parte di foresta, passando non lontano dal rifugio dei Giganti, che era situato sopra a quello del branco Buonafoglia. Bek si voltò a guardare, e si accorse che due lunghi colli si ergevano tra la vegetazione, anche se molto lontani da loro.
- Quelli non vanno bene – disse Mahur, guardando nella stessa direzione – quelli non si possono cacciare – sentenziò, serio – troppo pericolosi. Però mi piacerebbe provare… - continuò ritrovando subito la spavalderia, e Bek vide un lampo di sfida nei suoi occhi gialli.
- Sono troppo grandi – rispose Bek – sono inattaccabili –
- Inattaccabili? No, dolcezza, nessuno è inattaccabile… ma il rischio è molto alto –
- Non hai detto che qui ci sono tante prede? Non ha senso pensare di cacciare un Gigante – continuò Bek. Ci mancava solo quello… anche se, se ci pensava bene, loro due insieme forse un Gigante giovane potevano benissimo attaccarlo… ma cosa stava pensando? Mahur ridacchiò di nuovo – quando avrai imparato a cacciare le prede a tre corna magari proveremo con i Giganti, come li chiami tu –
- E tu come li chiami? –
- Non li chiamo, dolcezza, sono prede e basta, carne da mangiare! – rispose Mahur – glieli hai dati tu tutti questi nomignoli? La Grande Acqua, i Nuotatori, i Giganti..? –
Bek avvampò - no, cioè sì… sì, li ho inventati io – mentì.
- Allora le prede a tre corna possiamo chiamarli Tricorni, diamo loro un nome visto che sono la mia specialità – finì Mahur riprendendo il cammino – ma gli altri non si meritano neanche un nome, sono troppo stupidi! – e ridacchiò di nuovo, divertito.
Bek lo seguì, un po’ allarmata dalle sue parole… era chiaro che, quelli che per lei erano Amici, quasi compagni dei suoi compagni, per Mahur erano solo carne da uccidere… sarebbe mai riuscita a confessargli la verità su come aveva vissuto finora?
Camminarono per parecchie ore, attraversando chilometri di foresta, e all’imbrunire Mahur propose di fermarsi.
- Mi è venuta fame – disse, annusando l’aria.
In effetti anche Bek si sentiva affamata; ma tremò all’idea che il suo amico le chiedesse di cacciare, visto che gli doveva una preda. E infatti Mahur la guardò con aria sorniona, poi si accucciò sotto un grosso albero.
- Dolcezza, a te la foresta, portami qualcosa di buono… - ironizzò.
- Senti, ma… non puoi andare tu a caccia? Io sono stanca – cercò di giustificarsi.
- Eh, no! Se dobbiamo dare il via a un nuovo gruppo dobbiamo essere d’accordo io e te: se uno si mangia la preda dell’altro, l’altro poi caccia e procura il cibo – continuò Mahur, imperturbabile.
Bek sospirò – va bene, vado a vedere cosa trovo… -
- Non mi sembri entusiasta – osservò lui – cacciare non ti da’ una scarica di eccitazione? –
Bek lo fissò – ti ho detto che sono stanca – rispose, per poi avviarsi nella foresta. Non aveva nessuna intenzione di uccidere nessun Amico, doveva fare come aveva fatto finora: rubare la carcassa a qualcuno. E non ci mise molto, un gruppetto di piccoli carnivori aveva catturato un giovane Amico, e Bek ci mise un attimo a spaventarli e a rubare la carcassa. La sollevò facilmente tra le fauci e si diresse verso Mahur.
Quando depose la preda mezza sventrata vicino a lui, il grosso maschio la fissò, perplesso.
- L’hai ucciso tu? Non mi sembra, dai morsi… - osservò.
Bek pensò che non gli sfuggiva nulla: Mahur era un cacciatore dei Grandi Nemici, per quanto tempo avrebbe potuto ingannarlo?
- No, era… era già morto – confessò.
Mahur la fissò, incredulo – hai rubato la preda a qualcuno? Come hai fatto con me? –
- Sì, è così – continuò lei – non c’era bisogno di uccidere… c’era questo a disposizione –
- Sai una cosa, Bek? – rispose lui, perplesso – come mai ho la netta sensazione che a te non piaccia andare a caccia? Che tu sia solo una ladra di prede? –
Bek voleva rispondergli male, ma le sue parole avevano colpito nel segno: quello che aveva detto era vero.
- Non… non ritengo giusto uccidere se non ce n’è bisogno – dichiarò alla fine.
Mahur era sempre più incredulo – stare sola ti ha fatto male, dolcezza… - commentò, alzandosi e strappando un pezzo di carne dalla carcassa.
Lo inghiottì e la fissò – domani ti faccio vedere come ci si comporta con le nostre prede! –


Continua….




NOTA: il prossimo aggiornamento tra 15 giorni… se riesco prima, ma non prometto! Grazie a chi legge e scusate per l’attesa!
Spero che Mahur vi piaccia… io mi sono divertita un sacco a scrivere di lui! E come qualcuno aveva, scherzando, detto in recensione, ecco il bel T- rex “palestrato”, era previsto nella trama!



* Triceratopi, grossi dinosauri erbivori a tre corna:

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