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Autore: Dark_sky114    10/09/2017    2 recensioni
(Dal primo capitolo)
-Perché mi hai fatta venire fin qui?- "..." -Sappiamo quanto ci tenga a fare una fine dignitosa e quanto io ci tenga a tenerti il più lontana possibile da questo posto. Ti propongo un patto-
-Che patto?-
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Berlino 1940 degli scienziati crearono una macchina per riportare in vita le persone morte in gioventù o per cause non naturali. Pochi anni dopo la macchina fu sequestrata e nascosta sottoterra assieme alle persone che aveva riportato in vita.
New York 2017, un giovane malavitoso newyorchese, dopo aver scoperto l'esistenza della macchina e del Mondo Sotterraneo da un soldato, riportato in vita, inizia a cercare l'ingresso per il Mondo Sotterraneo. Però, dovrà vedersela con Joanna Meson, giovane sicario, finita in prigione dopo un "lavoro" andato male.
Genere: Angst, Science-fiction, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Capitolo 7

 Senza una via

Grattacielo della Coleman&Co, New York, ore 12: 30

Quella mattina, durante l'ora di pranzo, due figure silenziose avanzavano per i corridoi deserti del ventisettesimo piano del grattacielo della Coleman&Co, cercando di non sembrare sospetti all'occhio attento delle telecemere a circuito chiuso, o almeno, uno di loro cercava di non dare nell'occhio, mentre l'altra non aspettava altro che il momento in cui avrebbe messo piede nell'attico di Albert. 
" Quanto odio questi vestiti. " pensò Joanna, slacciando il primo bottone della camicia da uomo che le aveva prestato Adam: - Sai come farmi salire fino all'appartamento di tuo zio? - domandò d'un tratto, fissando le porte dell'ascensore. Il giovane uomo imprecò, scuotendo la testa: - Avevo pensato di usare la chiave, ma non è nell'ufficio di mio zio. - 
La donna si voltò verso di lui, inarcando un sopracciglio scuro: - Non puoi hackerare l'ascensore? - sbottò, trattenendosi dal dargli un pugno: - Tu la fai facile! Mio zio sa che esistono gli hacker e ha costruito il sistema centrale del palazzo a prova di infiltrazioni. -
Joanna sbuffò: - A che piano si trova l'appartamento? - gli chiese. Il giovane aggrottò le sopracciglia: - Trentesimo. Perchè me lo chiedi? - 
   - Fino a che piano arriva l'ascensore? - chiese di nuovo la giovane, ignorando la domanda di Adam: - Ventinovesimo, anche se non c'è nulla a quel piano. -
    - Forse so cosa fare. - riflettè lei, stringendo un piccolo dischetto di metallo tra le dita affusolate. Aveva già usato quel piccolo congegno in passato e doveva dire che si era rivelato più utile di quanto avesse pensato: - Cosa vuoi fare? - 
Lei gli sorrise e gli mostrò quel piccolo bottone argentato: - Sai arrampicarti? - gli chiese, entrando in ascensore. Quella missione si stava rivelando più faticosa di quanto si fosse immaginata, di solito non le capitavano così tante sventure in meno di settantadue ore. 
Si voltò verso una di esse. Dopo che Joanna lo aveva salvato dalle acque dell'Hudson, aveva cominciato a comportarsi in modo strano: sembrava preoccupato.
   - Tranquillo, se ci scoprono basta che tu dica che hai sentito un'esplosione, hai trovato una copia della chiave in ufficio e che mi hai trovata nell'appartamento. Non ti succederà nulla! Quella che si deve preoccupare sono io. - gli disse, dandogli una pacca sulla spalla. " Se sapesse che sono preoccupato per lei mi ammazzerebbe seduta stante. " si disse, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni. L'ascensore si fermò: - Ce la fai a prendermi sulle spalle? - 
    - Certo. - rispose, evitando di chiederle il perchè di quella richiesta, in realtà, temeva per la risposta.
Si chinò abbastanza da farla salire sulle proprie spalle. 
La sentì spostare un pannello dal soffitto ed arrampicarsi. Quando non sentì più il suo peso sulle spalle, alzò lo sguardo e vide la testa castana di Joanna spuntare da un buco nel soffitto. Lei gli tese le mani: - Non fare quella faccia! Ti aiuto a salire. Muoviti! - gli ordinò, lui non se lo fece ripetere due volte.
Rimessasi in piedi, Joanna andò verso le due porte chiuse. Cercò di aprirle con la forza delle proprie braccia, ma quelle rimasero immobili: - Ti consiglio di tornare giù. - gli disse, mentre frugava nelle tasche della giacca: - Perchè? -
Le dita della giovane donna sfiorarono la superficie liscia di quel piccolo bottoncino di metallo: - Scendi e non fare domande! - gli ordinò, senza neppure degnarlo di uno sguardo. 
Posò il piccolo ordigno  davanti a sè e premette al centro. Un lieve ticchetio iniziò a risuonare tra le pareti del pozzo. Joanna iniziò a correre verso il punto da cui era salita, ma non aveva calcolato bene la tempistica. Sentì i ticchettii farsi più intensi e in men che non si dica cessare completamente. Non sentì neppure il suono lacerante dell'esplosione, ma solo l'onda d'urto che la spinse in avanti con un grido di terrore e di dolore. 

L'esplosione non fu molto grande e l'onda d'urto non fu così tanto forte da uccidere qualcuno, però fu sufficente a schiacciare il giovane gangster a terra. 
Le orecchie gli fischiavano e tutto quello che vedeva sembrava sdoppiarsi e vorticargli attorno. Chiuse gli occhi per qualche secondo e poi li riaprì, tornando a vedere il mondo come sempre. La cabina era la solita, se si escludeva la bruciatura sul soffitto e il corpo...
Un attimo! Un corpo? Andò verso di esso, chinandosi sul volto pallido della propria assassina. Sembrava addormentata, i capelli corti erano un po bruciacchiati, ma per il resto non si poteva proprio scambiare per la vittima di un'esplosione: - Joanna? - la chiamò, prendendola per le spalle ed iniziando a darle qualche scossone per farla risvegliare, tuttavia, la donna non si svegliò: - Apri gli occhi! - 
Non accadde nulla. Era veramente morta!
La posò a terra e le sfiorò una guancia. Era calda e liscia, troppo viva per appartenere ad un morto. Si chinò su di lei, ma una mano lo bloccò prima che potesse fare qualcosa di veramente stupido: - Sono io. - mormorò, mentre la mano si stringeva con più forza attorno alla propria gola. Joanna lo fissò con rabbia: - Pensa prima di fare ciò che stavi per fare! - lo rimproverò, lasciandolo andare: - Io non lascio morire la gente! -
Lei scoppiò a ridere: - Non capisci che per te è meglio che io muoia. Quando avrò salvato quella ragazzina, tu morirai per mano mia. Prega che la prossima esplosione mi uccida, invece di farmi perdere solo i sensi! Sarebbe meglio sia per me che per te. -

Entrati nell'appartamento, si trovarono immersi nella penombra creata dalle veneziane abbassate: - Io cerco in salotto, tu nelle stanze! - gli ordinò.
Il salotto era arredato come un loft, con i divani di pelle neri, il televisore al plasma, le librerie in metallo, il pavimento di legno chiaro e i muri con i mattoni a vista. 
Avanzò lentamente, con la pistola puntata davanti a sè. Controllò da ogni parte, pure sotto ai mobili, ma non trovò nulla. Non c'era traccia di una botola o di una porta o di qualsiasi cosa che assomigliasse all'ingresso di una cella segreta. 
Nel silenzio sentì un gemito di dolore: - Coleman? Ti sei fatto male? - gli chiese. Il giovane gangster non rispose: - Adam? Sei stato tu a fare quel rumore? - gli chiese, andando verso la camera da letto: - Oh... - 
Davanti a lei c'erano i due Coleman in piedi con le armi alzate e una ragazza dai capelli rossi tra di loro: - Aiuto. - mormorò la ragazza tra le lacrime. 
Joanna sentì il cuore battere all'impazzata, mentre il sangue le scorreva così velocemente nelle vene da alzarle la temperatura corporea. L'aveva tradita! E lei che aveva sperato di aver trovato un alleato. " Sei una stupida! Credevi che lui ti aiutasse solo per salvare la sua città? A lui non importa di New York, come al presidente non importa di te." mormorò una vocina nella sua mente. 
Posò un dito sul grilletto, ma poi cambiò idea: - Brutto traditore! - esclamò. I due scoppiarono a ridere: - Tu credevi veramente che io fossi dalla tua parte? - rise Adam, passando un braccio attorno alle spalle della rossa che iniziò a gridare dal terrore: - Lascia andare la ragazza, hai me. Conosco ogni angolo del mio mondo e non ho nessuno da cui tornare, posso aiutarvi, ma lasciate stare quella ragazza. - provò a negoziare Joanna. Il giovane Coleman le si avvicinò e la prese per il bavero: - E perchè mai dovrei fidarmi di una come te? - 
I due ragazzi si fissarono negli occhi per un lunghissimo minuto. Poi Joanna, presa dall'ira, gli diede un pugno nello stomaco: - Una come me? Io e te siamo uguali, anzi, tu sei peggio di me, stronzo! - urlò, dandogli un calcio. 
Il ragazzo rimase a terra con una mano sul petto. Il sicario spostò la sua attenzione su Albert.
L'uomo spinse la ragazza dai capelli rossi davanti a sè, tenendo il braccio testo sopra la spalla del proprio ostaggio: - Se spari a me, spari pure a lei. - esclamò quello, lanciando un'occhiata distratta in direzione del nipote che se ne stava sdraiato con gli occhi fissi sul soffitto e il volto contratto dal dolore: - Va bene, l'hai voluta tu. Facciamo uno scambio: il tuo bel nipotino per quella ragazzina. - propose la giovane, cotringendo Adam ad alzarsi: - Ci stai? - lo sfidò Joanna, posando la canna della pistola sulla tempia del suo ostaggio. Il cinquantenne sembrò pure pensarci su: - Sparagli pure! - 
Okay, non si sarebbe mai aspettata quella risposta, però, in effetti, c'era un lato positivo nello sparare in testa al più giovane dei Coleman. " Se lo ammazzò sarò più vicina alla mia meta. "
Spinse il giovane gangster a terra e si preparò a sparare. Sentì la superficie fredda del grilletto premere sul polpastrello, strinse con più forza l'impugnatura con le altre dita, posò l'altra mano sulla pistola per rendere il colpo più preciso, prese un bel respiro, fissando gli occhi azzurri della sua futura vittima e, per un attimo, rivide un bambino, in braccio alla propria madre, con un foro di proiettile sulla nuca. Scacciò quell'immagine spaventosa e rivide Coleman, sembrava essersi rassegnato al proprio destino. " Spara, stupida, spara! " si disse, sentendo le mani tremare. Era la prima volta che esitava e non era per colpa dell'errore che aveva fatto due anni prima, c'era qualcos'altro che lei non riusciva a capire a fondo: - Joanna... - mormorò la sua futura vittima: - Stai zitto! Sto cercando di pensare! - sbottò lei, cercando di tenere a bada il tremito nella voce. " Non ce la faccio. " 
Iniziò a sudare freddo. " Spara! " 
Si morse un labbro, ignorando la battaglia che si stava disputando nella sua testa. O sparare o lasciar stare. O una o l'altra, comunque, doveva fare qualcosa e in fretta: - Spara! - urlò Albert, facendola sobbalzare. " In un giorno non posso essermi affezionata così tanto a lui. " 
Con uno sbuffo, abbassò l'arma: - Ti credevo più coraggiosa. - annunciò Albert, lasciando andare il suo ostaggio: - Butta via quell'arma! - aggiunse.
La giovane rimase immobile, mentre l'uomo si avvicinava, prendeva per i capelli il nipote e gli posava un coltello sulla gola: - Getta quella pistola o lo ammazzo e io non mi faccio scrupoli come te. - 
La giovane donna lasciò andare la propria arma: - Brava, almeno sei intelligente. - rise Albert, legandole i polsi dietro la schiena: - Avvicinati a Medison! - 
    - E se non volessi? - gli chiese in tono spavaldo. Avrebbe tanto voluto strangolarlo con le proprie mani. " Stupida, a quest'ora sarebbero morti tutti e due, ma no, miss furbizia doveva lasciar vivere il ragazzo. " 
Il cinquantenne la prese per i capelli e la costrinse a guardarlo: - Ti conviene stare zitta. Ora, muoviti! - le ordinò, spingendola verso l'altra ragazza. 


Central Park, New York, ore 12: 40

Verena si sedette su una panchina ed attese. Il parco era stranamente silenzioso quella mattina. 
In quei cinque anni la detective aveva pensato molto a ciò che era successo al padre, sentendo il petto stringersi in una morsa d'acciaio, ma mai come in quel momento sentiva la rabbia crescerle nel petto. Voleva a tutti i costi metterli in prigione dal primo all'ultimo! 
Iniziò a tremare per la tensione.
Fu in quel momento che una donna dai lunghissimi capelli ramati si sedette al suo fianco. 
Verena la squadrò per qualche secondo. Era una bella donna in cappotto nero con il volto punteggiato da una miriade di piccole lentiggini e gli occhi grandi così chiari da sembrare biancastri: - Verena Parker? - domandò quella, accavallando le lunghissime gambe pallide: - In persona. - 
Quella si accomodò meglio sulla panchina: - Sei quella che mi ha inviato le mail? - chiese la poliziotta. La sua vicina ridacchiò: - Certo che si. - rispose, tornando seria come prima. Sembrava avere uno strano tic nervoso all'angolo destro della bocca che si alzava ed abbassava in maniera ossessiva, distraendo la poliziotta, la quale dovette distogliere lo sguardo dal volto della donna: - Cosa vuoi da me? - 
La rossa balzò in piedi: - Aiuto. - rispose, facendole cenno di alzarsi. 
Le due donne iniziarono a camminare tra gli alberi di Central Park: - Per cosa dovrei aiutarti? - chiese d'un tratto Verena, passandosi una mano tra i riccioli scuri. La rossa, si voltò verso di lei: - Abbiamo tutte e due dei problemi con i Coleman. A me serve che tu tenga lontano da me il più giovane e la sua amichetta per qualche giorno. - rispose quella: - Perchè? - 
Verena sentiva che in quella conversazione c'era qualcosa che non andava dal contesto alla voce della donna di cui non conosceva neppure il nome: - Io vengo da un mondo diverso dal tuo. - esordì quella. La detective non riuscì a trattenersi e scoppiò a ridere: - Oddio, se veramente pazza! - esclamò. La rossa la fulminò con un'occhiata e le strinse un polso: - Lasciami! - strillò Verena, cercando di divincolarsi da quella stretta ferea. La donna la guardò negli occhi: - Io non sono pazza. Vengo da Nuova America, tuo padre mi ha detto di venire da te. - 
    - Mio padre è morto! - esclamò con tutta la rabbia di cui poteva disporre. Odiava quando la gente parlava di suo padre, pure lei faticava a parlare di lui e della sua morte senza sentire quel dolore all'altezza del cuore: - Sì, è morto e poi è rinato. Adesso è di nuovo felice, però vuole te. - rispose la donna, passandosi una mano tra i lunghissimi boccoli fulvi: - Va bene, qual è il tuo piano? - le chiese, ancora diffidente. Nella sua mente non c'era posto per una verità come il Mondo Sotterraneo e neppure per l'idea che suo padre fosse ancora in vita e che la stesse cercando: - In questa chiavetta USB ci sono delle foto e dei documenti che potranno incastrare sia Coleman che la sua amichetta. A me basta solo che li tieni in prigione per tutta la notte e basta. Ci stai? - insistette la donna, porgendole una chiavetta nera. La detective allungò una mano verso di essa, tentata, ma poi ritrasse la mano: - Perchè li vuoi in prigione per questa notte? - si azzardò a chiedere. Patrisha O'Connor la fissò a lungo: - Perchè questa notte avverrà il primo contatto tra il mio mondo e il vostro. Rivedrai tuo padre! - esclamò la donna, sorridendo, il tic le era completamente scomparso, mentre gli occhi chiari brillavano dalla commozione: - Ci sto! - annunciò, stringendole la mano.
Patrisha si dovette trattenere dal riderle in faccia. " Ingenua. Crede che il suo amato papà sia ancora vivo. Quanto sono stupidi gli umani! " si disse, lasciando la mano della giovane donna dalla pelle color cioccolato al latte.

   
 
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