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Autore: miryam19    12/09/2017    0 recensioni
Non ve lo aspettavate vero? Ebbene si, il mio Centauro torna in scena con una storia a capitoli tutta per lui. Chissà però se questa volta avrà finalmente appreso la lezione della superbia o sarà di nuovo tentato a sfidare il sovrano dell'oltretomba nel suo stesso dominio... Aristeo, non lo sai che i demoni sono subdoli?
Genere: Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Erano passati ormai diversi secoli da quando fui incaricato dal Diavolo in persona di sorvegliare il suo regno, la sua eterna dimora. All'inizio fu complicato abituarmi alla mia nuova forma, ma sarebbe stato molto peggio se non fossi riuscito a compiere il suo volere. Durante la mia permanenza qui, vidi coi miei stessi occhi quanto sia spietato il mio padrone e assaggiato sulla mia stessa pelle il fuoco della sua ira.
L'inferno non è come spesso si crede solo un luogo di disperazione e morte, ma anche un impero con leggi e obblighi. Il Diavolo possiede un potere incredibile e spaventoso entro quei confini, però, una volta fuori, rispetta le forze che regolano la vita degli uomini. Interviene dunque, solo su chi commette l'eccesso e si guadagna così un ingresso diretto nel suo mondo.
Nella mia vita da umano, era stato uno sciocco a peccare di superbia proprio contro di lui e sebbene ora non consideri più la mia stessa esistenza come una condanna, reputo ancora il mio gesto come il più avventato nella storia dell'umanità. Comunque, il potere mi aveva sempre attratto in un modo o nell'altro, ed essere a capo di un esercito, anche se di anime dannate, mi rendeva ugualmente orgoglioso. Non era cosa da tutti in fondo essere il braccio destro del signore dell'oltretomba.
Sotto la sua guida, avevo imparato a non provare pietà per coloro che venivano al suo cospetto chiedendo perdono, così come sapevo di non poter versare neanche una lacrima per chi ritrovava la luce. Era successo solo un paio di volte e in quelle occasioni, Lucifero non aveva espresso parola. L'Inferno era una punizione per tutti i suoi abitanti eppure, allo stesso tempo, erano proprio questi a costringersi a restare.
Non era il Diavolo a trattenerli lì, bensì la loro colpa. Finché non avessero capito il motivo per cui dovevano restare, non avrebbero provato la pace. Una triste sorte, ma pur sempre, più lieta della mia.
Come centauro, avevo assistito solo una volta a quell'avvenimento e per un momento, avevo desiderato disperatamente di essere liberato dal mio debito. Conoscevo bene l'errore che mi aveva imprigionato in quel corpo, ma non potevo tornare indietro o cambiare il mio fato. Ero destinato a servire per il resto della mia esistenza, che a quanto sembrava, non avrebbe avuto una fine, a meno che il Diavolo non avesse deciso di porgli termine, strappandomi l'immortalità donata. E se anche l'avesse fatto, cosa ne sarebbe stato di me?
Portavo addosso le cicatrici dell'Inferno e non potendo riavere le mie sembianze mortali, non avevo scelta che continuare a vivere così.
Sempre se quella, poteva essere considerata una vera vita.
«Centauro, cosa ti porta da queste parti?»
Guardai il mio rivale con fierezza «Il mio signore è stanco di te. I tuoi tentativi di istigare gli altri alla rivolta sono inutili. Lo sai perfettamente che non puoi fuggire dall'Inferno».
L'anima sembro divertita. «Quindi, Lucifero ti ha mandato da me solo per dirmi di stare buono? Il re ha paura che io possa bruciare la sua corona?»
Un ruggito basso uscì dalla mia gola, costringendo l'avventato a farsi indietro. «L'unica cosa che brucerà sarai tu se continui a provocarlo. Io sono il messaggero, dopo di me, non avrai alternative e pagherai ogni parola».
Perché si ostinavano a non capire? Antony, come altre anime, rifiutavano di accettare il loro destino e per questo continuavano a creare problemi. Se avessero cercato ancora di scappare, avrebbero patito la peggiore delle sofferenze, ed io che ne avevo avuto solo un piccolo assaggio, li ritenevo degli stupidi a rischiare tanto.
Meglio obbedire che patire una simile sofferenza.
«Io me ne infischio delle sue regole. Non è il mio re e non lo sarà mai!»
Scossi la testa «Peggio per te».
Mentre Antony sobillava alcuni compagni, io evocai i maligni al mio comando. Li chiamavo così perché erano delle creature tanto malvage da essere nate dal male stesso. Non erano altro che fantasmi ma, chi incrociava il loro cammino, era destinato ad un supplizio terribile. Non mi piaceva risvegliarli, però in casi come quello, anch'io avevo dei compiti, è tra questi, mantenere l'ordine era fondamentale. Ecco perché non esitai a fare quello che andava fatto.
Sollevai una mano, richiamando così dalla terra sotto i miei piedi due spiriti oscuri, che si scagliarono contro l'anima di Antony, entrando in lui.
«Portatelo all'estremo. Deve ricordarsi la punizione per chi sfida il nostro padrone» e mentre i due parassiti iniziavano ad avvelenarlo dall'interno, io riposi la spada nel fodero della mia cinta. Era inutile assistere a quella scena, tanto non cambiava mai. Antony si sarebbe messo a gridare, forse anche a piangere, distrutto dai ricordi della sua vita. Tutto il senso di colpa servito su un piatto d'argento e poi sbattuto direttamente in faccia.
I maligni avrebbero smesso di tormentarlo prima o poi, e a quel punto, non avrebbe parlato con qualcuno per un bel po'. Avrebbe vagato solitario, finché non si fosse ripreso da quell'esperienza.
Lo avevo visto succedere molte volte ed era assurdo che le anime ancora si ostinassero ad arrivare a tanto. Perché sfidare qualcosa che fin dall'inizio sai di non poter vincere?
«Sei stato più duro del solito oggi, centauro. Il tuo padrone ti ha sgridato di nuovo?»
Ecco un altro che meritava una lezione e se non si fosse trattato di uno dei discendenti del Diavolo, probabilmente lo avrei rimesso al suo posto da un pezzo.
«Samuel» accennai un saluto col capo. «Come mai in zona? Ti credevo ai piani alti»
Il demone saltò dal muretto di pietra, invitandomi a proseguire il cammino con lui. Era uno dei pochi che Lucifero aveva reso di una bellezza più umana che mostruosa. Avevo visto molte creature del Diavolo, ma i suoi figli prediletti, erano sempre magnifici. Alti, non eccessivamente muscolosi e con i capelli bianchi, quasi eterei. Il volto era sicuramente la parte migliore, poiché bastava incrociare quello sguardo per perdersi sotto il loro potere. Tuttavia, quella forma non era altro che un involucro: dentro di loro esisteva solo l'oscurità e chiunque avesse cercato un contatto con un demone, si sarebbe dannato per sempre. Un conto era sbagliare da soli, un altro era cercare il male con ogni fibra del proprio essere. Come ho detto, la redenzione non è per tutti.
Samuel stiracchiò le braccia verso l'alto. «Ho già fatto la mia parte, adesso mi godo un meritato relax».
«Da quando spingere i mortali a compiere il male è un lavoro?» domandai camminando al suo fianco.
La pietra scricchiolò sotto i miei zoccoli, fredda e pungente, come tutto del resto in quel mondo. Il regno del Diavolo non era affatto una landa deserta. Non c'era vita, questo si, ma il nostro signore aveva provveduto a rendere il suo impero quanto più simile ad una città vera e propria. Il centro di tutto era il suo palazzo, talmente lussuoso e oscuro, da far impallidire qualsiasi altro castello mai costruito.
"Una città fantasma", mi ritrovai a pensare. Poteva anche avere le sembianze del mondo dei mortali, eppure, era sufficiente alzare gli occhi per accorgersi di quali fossero le reali circostanze. Non c'era il cielo nell'Inferno, solo una membrana semitrasparente e scura. Non ero mai riuscito a vedere cosa ci fosse oltre e non osavo provarci.
«Credimi, è più difficile di quanto si pensi. Soprattutto, se si mette in mezzo qualche angioletto a sorvegliare la tua stessa vittima. Non sai mai quanto dovrai spingerti a fondo per vincere questo tiro di dadi».
«C'è sempre il libero arbitrio» gli ricordai, infastidito da quanto ritenesse malleabile la mente di un essere umano.
«Non prenderla sul personale. Nel tuo caso, hai sbagliato da solo. Nessuno di noi è entrato in azione per farti sfidare il Diavolo in persona».
Sollevai le spalle «Un gesto avventato»
Il demone sbuffò «Ne ho visti di peggiori. Però devo dirtelo, tu sei stato il primo a sfidare mio padre in quel modo, immagino non serva dire che ho assistito alla scena con grande ammirazione, pur sapendo che avresti fallito».
Le sue finte lusinghe mi irritarono.
«Ammirazione? Sputa il rospo Samuel, che cosa vuoi?»
Lui sorrise «Ho bisogno di un favore. Dovrei incontrarmi al confine con una creature dell'Altissimo, ma ho anche un impegno importante nel mondo dei vivi. Tra le due cose, ovviamente non posso perdermi la seconda, perciò mi serve che qualcuno si presenti all'incontro al mio posto»
Digrignai i denti. «Tuo padre non sarà contento se risali là sopra senza il suo permesso». Il Diavolo era l'unico che poteva concedere quell'onore. Nessuno osava superare i confini se aveva ottenuto un rifiuto. Ma per Samuel, ovviamente, questo non contava.
«Lascia che me la veda io con lui. Tu piuttosto, che ne dici?»
Osservai gli occhi scuri di Samuel e non vidi alcuna traccia di paura in loro. «Dammi un valido motivo per cui dovrei disobbedire a colui che comanda ogni centimetro di questo regno. Perché lasciare che mi punisca di nuovo col fuoco?»
«Perché si tratta solo di consegnare un'anima» sbuffò lui, alzando le braccia al cielo. «Un emissario del cielo verrà a riprendersela e... »
«Aspetta! Perché mai il Diavolo dovrebbe restituire un'anima? Quando è il momento se ne vanno da sole».
Samuel si grattò il collo, prendendo tempo. «Già, ma in questo caso c'è stato un piccolo intoppo. Si trattava di una coppia, un'anima buona e l'altra destinata agli inferi. Quella buona non ha voluto staccarsi dalla compagna e per questo è finita anche lei quaggiù».
Perché non mi sorprendeva una simile disattenzione da parte sua?
«Presumo appartenga ad una donna l'anima che dobbiamo restituire» commentai con una smorfia.
Ma Samuel fu costretto a correggermi. «A dire la verità no. È di un bambino»
«Un bambino?» adesso si che era riuscito a togliermi la parola.
«Proprio così. Non capita spesso di sentirne parlare, vero? Comunque, mi toglieresti davvero da una brutta situazione se collaborassi e prendessi il mio posto».
«Devo solo consegnargliela e basta? Nient'altro?»
«Solo questo» giurò, disegnando una croce sul cuore.
Non ero ancora convinto. «Ho dei doveri, non posso lasciare incustodito l'Inferno»
«Fatti sostituire! E poi si tratta solo di qualche minuto. Mio padre non lo scoprirà nemmeno»
«Il mio ruolo non può essere ceduto a nessuno» sbattei con forza uno zoccolo a terra e questa si ruppe, creando una profonda voragine.
Samuel ammirò lo spettacolo e si espresse in un sonoro applauso. «Impressionante, ma il tuo essere relegato quaggiù, non ti vieta di risalire lassù con me. Ti lascio al confine e ti riporto indietro prima che qualcuno provi nuovamente a fuggire. È un piano semplice e non ho alcun dubbio sulla tua riuscita».
«Se ne sei così sicuro, perché hai chiesto questo favore proprio a me?»
Samuel si passò una mano sul mento. «Naturale, se l'avessi chiedo ad un altro demone, questo avrebbe fatto subito la spia a mio padre. Così sarebbe salito in graduatoria ed io avrei perso qualche punto. Tu, al contrario, non hai nulla da perdere né da guadagnarci. Ecco perché sei perfetto come alleato»
«Attento a quello che dici. O potrei riferire tutto al mio padrone» lo minacciai brutale, ma il principe dell'Inferno non mi temeva affatto.
Anzi, scoppiò in una risata quasi teatrale. «Ti punirebbe per aver atteso troppo a dirgli tutto. Ammettilo, Aristeo, qualsiasi cosa tu faccia, a mio padre non andrà mai bene».
«Non è compito mio giudicare» gli ricordai, ancora memore della mia punizione
«Nemmeno avere rapporti con donne umane è tra i miei impegni, eppure, si fanno delle eccezioni a volte».
«Potrebbe costarci caro questo tuo desiderio».
Il suo viso si fece serio «Mi prenderò tutta la responsabilità, perciò, al massimo ti toccherà qualche frustata. Nulla che tu non possa sopportare».
«Deve essere qualcosa di importante se sei disposto ad un simile rischio» e doveva esserlo per forza, altrimenti Samuel non avrebbe mosso un dito per tornare nel mondo dei mortali. Per lui era sempre stato indifferente stare in questo regno o tra gli uomini, quindi, cosa lo spingeva ad essere tanto precipitoso?
Il demone sollevò le spalle. «Non posso rivelarti di più per ora. Voglio solo sapere se ci stai».
«Cosa otterrò in cambio?»
«Potrai rivedere il tuo mondo, questo non ti basta? Se proprio vorrai, ti porterò anche a fare un giro. Suvvia centauro, non puoi dirmi che la mia proposta non è allettante».
Lo era, anzi era persino più di quanto potessi sperare. Per molto tempo mi ero domandato come fosse cambiata quella che in passato era stata la mia casa e adesso, dopo così tanti anni, non potevo cancellare dalla mia mente il desiderio di sapere.
«Allora Aristeo, cos'hai deciso? Accetti?»
Dopo un'attenta bilanciatura di quanto mi era stato offerto, decisi che per quella volta avrei sfidato nuovamente la sorte. Sotto lo sguardo compiaciuto del demone, mi ritrovai a chiedermi quanto mi sarebbe costato il mio gesto, sicuramente non un altro corpo da cavallo. C'erano buone probabilità che il Diavolo mi avrebbe dato in pasto ai maligni senza neanche permettermi di fornire una spiegazione, però, c'è ne erano altrettante di riuscire nell'impresa e soddisfare la mia curiosità.
Nell'attesa, nulla mi vietava di sognare.
   
 
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