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Autore: Martocchia    13/09/2017    0 recensioni
Ojos de Cielo è il racconto di un amore, di due ragazzi, ma anche la storia di una canzone e di quante sue simili essa possa contenere. Questo è il racconto di come la musica possa radicarsi così in profondità da diventare linguaggio e linfa vitale, legame di un amore fresco come le rose bagnate dalla rugiada.
Genere: Song-fic | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Triangolo | Contesto: Contesto generale/vago, Scolastico
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Cara Emma,
è iniziato un nuovo anno!
Ti scrivo rannicchiata sotto a una coperta, mentre fuori la neve cade fitta ed ammanta la città silenziosamente e delicatamente. È tutto avvolto da un’atmosfera fiabesca… Non posso fare a meno di concedermi il lusso di riflettere sui mesi appena trascorsi.
La decisione che ho preso ha dato una svolta alla mia vita! E a me sembrava così piccola e insignificante… Quanto mi sono sbagliata. Cantare nel gruppo del musical mi ha aperto gli occhi e il cuore ancora di più sul mio amore per la musica e il canto; mi ha aiutato a superare la mia paura del pubblico, quel nodo che in passato mi ha sempre bloccato la voce, rendendomi difficile raggiungere tonalità che normalmente canto con naturalezza; mi ha fatto scoprire nuovi lati dell’amicizia.
Sai, avevi ragione: le persone possono davvero sorprenderci ed è ciò che ha fatto Marco. L’inizio con lui non è stato dei migliori in realtà, ma poi le cose sono cambiate… Mi ha aiutato in diverse situazioni, si è dimostrato un amico, disposto ad ascoltarmi o semplicemente a stare di fianco a me, accettando il mio silenzio e cercando di distrarmi con le sue stupide battute da ruffiano. Abbiamo parlato del nostro passato soltanto da poco tempo, la sera di Capodanno… Non ci siamo detti tutto, non ce n’è stato il tempo, ma penso che non sia necessario. Abbiamo capito che teniamo ancora l’uno all’altra, come amici, e questo affetto va oltre tutto il resto; un semplice “Scusa” a volte può colmare anni di sperate spiegazioni e di desiderio di rivincita…
La vera novità, però, è un’altra amicizia entrata nella mia vita grazie, sì, al musical, ma anche a una fortunata (o sarebbe meglio dire sfortunata?) coincidenza. Si chiama Luca e mi ha evitato una rovinosa caduta sulle scale a scuola. È il mio cavaliere dall’armatura scintillante, ebbene sì. Quando ho bisogno di aiuto non esita un istante a soccorrermi, ma è completamente diverso da Marco… A lui non basta starmi accanto: mi sprona, mi esaspera finché non gli rivelo cosa mi turba; poi mi tratta con una dolcezza infinita, come se fossi, in quel momento, per lui, la cosa più preziosa e meravigliosamente fragile esistente. Luca vuole “vivermi”, - non so in che altro modo descriverlo - vuole condividere le mie emozioni, le mie paure, e darmi tutto di sé, donarsi in modo follemente gratuito e ancora non ne capisco il motivo. Non merito un trattamento del genere, almeno, non più di tante altre persone, eppure lui sembra riservarlo solo a me, lo ha fatto dal primo istante in cui ci siamo incontrati. Luca… Mi sconvolge, mi fa annegare nei suoi occhi blu e mi riporta a galla con i suoi sorrisi caldi, le sue mani affusolate e aggraziate sui tasti del pianoforte e le corde della chitarra, e con la sua voce, che è pura armonia. Mi fa stare bene e allo stesso tempo mi rende impossibile ragionare; è imprevedibile, ma in senso genuino; è riflessivo e contemporaneamente spontaneo e spiritoso; è goffo a volte, ma per la maggior parte del tempo sicuro di sé, con uno spirito da leader. Ha messo a soqquadro tutto dentro di me… Lui è… Il miglior amico che abbia mai avuto…

Faccio scattare la penna e la lascio andare sul foglio, mentre tiro indietro la testa, ad occhi chiusi, con un sospiro. Appoggio le mani dietro di me sul letto per sostenermi e riapro gli occhi: sono illuminati fiocamente dalla lampada sulla scrivania, ma li vedo chiaramente riflessi nella finestra della mia camera, seri e ricolmi di quello che sembra senso di colpa. Non ho detto tutto a mia cugina, non ho detto del tutto la verità. Ciò che provo per Luca non si può limitare semplicemente all’amicizia, però non voglio correre troppo, sbagliare nuovamente tutto. Voglio essere certa dei suoi sentimenti e anche dei miei, per non dovermi pentire in seguito delle mie scelte. Se fosse qui il don mi direbbe di piantarla di farmi seghe mentali e semplicemente di buttarmi. Direbbe che ciò che è successo in questi mesi è una base abbastanza solida per permettermi di farlo. Rido lievemente al pensiero, appoggiando pesantemente la testa al muro, freddo contro la mia fronte. Richiudo gli occhi e la mia mente corre libera verso i ricordi di quella sera di Capodanno, a quel lungo sguardo condiviso, legato, a cristallizzare i secondi in un attimo apparentemente infinito. Mai mi era successo qualcosa del genere, eppure non avevo ancora il coraggio di pensare, figuriamoci pronunciare, le fatidiche parole.
Osservo il calendario: manca poco alla fine di gennaio, pochi mesi alla messa in scena del musical. Mi chiedo cosa accadrà dopo… La magia di quest’amicizia durerà ancora o finirà lì. Non potrei sopportarlo, non dopo che mi ha fatto… Ecco, non riesco ancora dirlo. Troppo complicato per il mio cuoricino fragile, o semplicemente troppo comodo per la mia testolina.
“Perché sono così maledettamente complicata?” penso sconsolata, spegnendo infine la luce e cadendo in un sonno agitato.

   
 
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