Storie originali > Drammatico
Segui la storia  |       
Autore: inulena    13/09/2017    0 recensioni
Mi chiamo Fox ho 17 anni, sono richiusa in un manicomio. Mi chiamo Fox ho 17 anni e sono stata ingiustamente accusata per qualcosa che non ho commesso. Mi chiamo Fox ho 17 anni e forse mi merito di essere rinchiusa qui dentro. Mi chiamo Fox ho 17 anni, sono rinchiusa in un manicomio, lontana dalla persona che amo, privata della mia libertà. Mi chiamo Fox ho 17 anni e a causa mia sono morte delle persone. Mi chiamo Fox e forse mi merito di stare qui dentro.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

"in quel momento non riuscivo a ragionare lucidamente. Tutto il mondo aveva perso senso... anche se non del tutto... dovevo vendicarmi... tutto era rosso, le cose, le persone gli odori. Tutto incentrato su di lei e su quello che non avevo più. Mi pento ogni giorno di quello che ho fatto". Kurt finisce la sua storia mentre tutti lo guardano cercando di capirlo. Femminicidio. Questo bastardo qui davanti è stato sopraffatto dal senso di inferiorità rispetto ad una donna. Non riuscendo a controllarla l'ha uccisa. Codardo.
"e poi cosa è successo?" Chiede Natalie cercando di tirare fuori tutte le emozioni negative dell'assassino. Perché lui non è altro che un assassino, un uomo che uccide la propria donna è anche il peggiore degli assassini.
"la polizia è arrivata a casa. Mi accusavano e io non riuscivo a non difendermi. Non riuscivo ad ammetterlo a me stesso figuriamoci a loro. Nella mia testa avevo fatto la cosa giusta. L'avevo fatta pagare ad una stronza" . Codardo. Tutto questo mi sembra totalmente patetico. Le persone qui dentro non sono realmente interessante ai problemi di Kurt, sono qui solo per spezzare la monotonia che si crea qua dentro. Gli unici interessati sono Daniel e Natalie. Lo stesso non si può dire degli altri pazienti. Alcuni guardano il soffitto come se vedessero in esso la risposta a tutti i loro quesiti. Altri si dondolano sulla sedia, altri hanno spasmi accompagnati da piccoli urletti e poi ci sono io che divertita guardo questa gabbia di matti. Io che sono sempre stata cosciente e al 100 per cento delle mie capacità celebrali. Non posso farcela a stare qui. Non posso proprio. Molto meglio passare le mie intere giornate, da sola in cella, che qui con questi pazzi assassini.
"bene anche oggi abbiamo parlato di emozioni forti, emozioni che prendono le persone in momenti difficili... Fox" Natalie mi punta. Cazzo!
"quali sono le maggior emozioni che hai provato?" Alzo le spalle. Non rispondo. Non voglio rispondere. Non mi interessa far sapere a tutti come sono, cosa provo, cosa penso, quante volte vado in bagno.
"non vuoi partecipare?" Mi chiede guardandomi con pietà. Fanculo! Distolgo lo sguardo. Odio, odio, odio!
"Natalie è un caso perso, non ha mai parlato in due anni; non lo farà oggi" la rimprovera Daniel guardandomi.
"ma io...."
"Foster, l'ora è finita" Colin rientra e urla il mio cognome. Grazie! Finalmente! Un'ora di racconti pietosi e macabri. Persone che si sono rovinante la vita perché una voce gli ha detto di farlo. Tutto qui.
"ma noi ancora non abbiamo finito" dice Natalie alzandosi.
"lei si" risponde Colin.
"ma.."
"senti bellezza io ho degli ordini da eseguire. Lei è un caso speciale e non può stare qui per più di un'ora. Anzi è un miracolo che gli sia stata concessa solo quest'ora qui". Mi alzo andandogli incontro più velocemente del solito. Io sto con Colin! Lui mi guarda mentre io cammino verso di lui, o meglio verso la porta. Colin saluta Daniel prima di seguirmi. Strano come sia lui che segue me e non il contrario. Lui dovrebbe precedermi. Faccio la strada a ritroso. Ho nuove mattonelle da contare, un nuovo percorso da fare. Colin mi apre la stanza.
"bentornata" mi prende in giro. Sbatte la pesante porta di ferro dietro di sé, mentre io mi avvicino alla piccola finestrella sbarrata sulla porta. Vedo la sua figura sparire in fondo al corridoio. Adesso non passerà più nessuno fino alle otto quando arriverà il pasto serale. Mi avvio verso il letto. Questo è il momento peggiore. Sono sola, non so cosa fare... anzi, mi correggo, non ho niente da fare. È in questi momenti che i pensieri e i ricordi inondano la mia mente. Che mi fanno ricordare. E non tutti i pensieri sono positivi. Alzò lo sguardo verso la finestra della cella, dove alcuni raggi del sole entrano. Come sarebbe bello vedere il sole. Anche solo per qualche minuto mi renderebbe la persona più felice del mondo.
Ma le cose che vuoi non sono quelle che ottieni. Chiudo gli occhi e mi immagino la vista che avevo sul terrazzo della tana. La sensazione di poter vedere tutto da un'altra prospettiva, il senso di protezione. Era tutto così bello, naturale, lontano. Apro gli occhi. Sulla scrivania c'è una piccola macchia bianca. Mi alzo di scatto. È una lettera. La tocco. Sembra che sia la prima volta che vedo una busta di carta. La tocco e ritocco. La ruvidezza della carta sotto i polpastrelli, l'odore unico della carta e dell'inchiostro macchiato sopra. Era da tanto tempo che non toccavo qualcosa che viene dal mondo esterno. Sembro davvero una pazza. Passato lo stupore iniziale, cominciano a sorgermi delle domande. Chi può mandarmi una lettera? Chi vuole parlare con una povera pazza? Apro la lettera. La scrittura è elegante e fine. Il cognome di Firman svetta elegante a pie di pagina.

Cara signorina Foster,

Oggi l'ho osservata e ho avuto l'onore di poter conversare con lei. Ho scoperto molte cose che non aveva dato a nessuno l'onore di sapere. Mi sento speciale per questo. Ho dovuto scriverle perché non ci è dato avere un altro incontro prima di domani mattina ma ascoltandola non ho potuto non notare il forte attaccamento che riserva nei confronti di suo fratello e del signor Evans. Quindi mi sono preoccupato di riportargli alcuni articoli pubblicati dopo il suo arresto. Immagino che sia preoccupata per la sorte dei suoi amici e familiari. Voglio aiutarla, davvero. Si faccia aiutare da me.

Dr. Firman

È una trappola. Di sicuro. Fino a poche fa mi sputava addosso il suo disappunto e adesso invece mi vuole aiutare. Che prenda per il culo qualcun altro. Sfoglio i vari ritagli di giornale allegati insieme alla lettera. Molti ritraggono la casa di mio padre dove tutto è accaduto. Altri la Tana, Michael, Ty, mio fratello. Ho sempre pensato che sarebbe finito sui giornali. Gli occhiali da sole, la giacca nera, i capelli tirati indietro mentre entra in una macchina, protetto dai vari giornalisti da Michael. Il fratello grande è ancora accanto a lui. Bene, non si perderà. Sfoglio altri articoli.
"il fratello del killer, assassinio o abominio?" leggo ad alta voce i titoli. Mi odiano proprio là fuori. "sedia elettrica?" l'ultimo titolo mi mette i brividi. Non sono finita su quella cosa solo grazie alla mia apparente pazzia. Per questo devo continuare ad alimentare questa fantasia in modo da allontanarmi dalla morte. Una morte dolorosa. Non voglio finire li. Meglio qua che là. Sposto altri articoli tutti contro di me. Poco si dice di Jon o Tate... anzi niente. Firman fa finta di aiutarmi. Arrivo alla fine del mucchietto dove intravedo fin da subito una foto di Tate. È una fototessera, l'ha fatta quando ha dato la patente. Mi ricordo quel giorno. Per fargli fare una foto c'era voluto minimo due ore. Non stava mai fermo e le espressioni erano tutte o arrabbiate o scocciate. In tutto questo periodo non era svanito nemmeno il minimo particolare del suo volto dalla mia mente. Mi ricordo tutto.
I capelli leggermente ricci, biondo cenere, il ciuffo sulla fronte, gli occhi marroni nocciola, l'ovale spigoloso, morbido sugli zigomi, le labbra carnose, rosa no rosse, la piccola cicatrice sulle tempie, che si nota solo se ci si passa la mano sopra. Mi ricordo tutto. Questa foto non rende per niente la sua bellezza. La stringo tra le mani. Tate... sembra che sia qui con me adesso. Mi dirigo verso il letto, gli occhi puntati ancora sulla foto. Anche con solo una sua foto mi sento più sollevata. Lui è là fuori, me lo ha detto Firman. Finché ci sarà Tate al mondo, ci voglio essere anch'io. Mi ricordo le parole del nostro incontro. Mentre osservo la foto mi vengono in mente i discorsi fatto con i miei "amici" del gruppo. Emozioni... ho sempre cercato di riservarle per poche occasioni e per poche persone. Distraggono da quello che è il fine della vita. Le emozioni sono un intralcio per l'esistenza. Se una persona vuole vivere in pace, senza delusioni, senza tristezza, senza gioia, ne felicità deve rinchiudere le sue emozioni dentro un cofanetto e posizionarlo in fondo al proprio cuore. Ma a quel punto non è più vita. Certe volte bisogna riaprire quel cofanetto e ammirare le emozioni racchiuse al suo interno. L'emozione che splendeva di più all'interno del mio cofanetto era l'amore, e aveva il suo volto, lo stesso di questa foto.

 

Entro dentro la stanza buttando la giacca sopra il letto. Sono incazzata. Tate sbatte la porta dietro di se. Siamo tornati alla Tana. Saranno le due di notte ma non sono mai stata così sveglia. Il viaggio di ritorno è stato silenzioso, scandito solo dal ruggito della moto sull'asfalto. Ma adesso, adesso che siamo soli, che siamo nella nostra stanza, non possiamo più mentirci. Tutti e due siamo sulla nostra posizione. Non vogliamo lasciare il nostro punto.
"cosa hai fatto?" gli chiedo scandendo bene ogni parola.
"niente" dice levandosi la maglia. Mi levo le scarpe con il tacco. Cerco di stare il più calma possibile. Devo farlo altrimenti finisce male.
"non mentirmi". I nostri sguardi ancora non si sono incrociati. Stiamo entrambi cercando di impegnarci in altre azioni.
"non lo faccio". Ripete. Chiudo gli occhi. Perché non mi dice quello che ha fatto. Perché devo sempre ricordargli che mi fido di lui. Che ha la mia fiducia. Che sono sua.
"ti prego Tate... ti prego, ti prego.. Dimmi cosa hai fatto". Alzo la testa. I suoi occhi mi fissano. Sono lucidi.
"mi dispiace... io l'ho fatto per te... quando ho visto come stavi dopo l'uccisione di quei ragazzi ho provato una tale rabbia verso tuo padre che ho dovuto fare qualcosa". La rabbia scompare dal mio corpo. Anche i miei occhi si riempiono di lacrime.
"lui era li che camminava tranquillo, doveva fare la sua pattuglia notturna presumo. Fischiava. Non ce l'ho fatta a sopportare così tanta insofferenza. Tu che piangi in questa stanza mentre tuo padre continua a rovinarti la vita. Cosi l'ho ucciso".
"non era compito tuo... quello che hai fatto non è giusto" gli dico. Mi massaggio le tempie. So che lo sto offendendo. So che reagirà male, ma non posso far altro che dirgli quello che penso sperando che prima o poi questo lo scalfisca minimamente.
"come?" Mi chiede venendo verso di me e accucciandosi, cosi portando il suo viso alla stessa altezza del mio.
"mi hai sentito. Uccidere è sbagliato, tu non dovevi farlo" gli dico. Sento il suo sguardo bruciare sulla mia pelle anche se ho gli occhi chiusi. Sa che non è giusto ma non vuole ammetterlo o non vuole capirlo.
"io l'ho fatto per te" ribatte offeso.
"non importa" rispondo. Si alza e fin da subito sento il freddo della sua mancanza.
"non accetto critiche da una che ha ucciso una persona solo poche ore fa". Alzo la testa, è di spalle. Le sue bellissime spalle muscolose, lisce, compatte.
"io l'ho fatto per te" dico. Fin da subito noto l'ipocrisia nelle mie parole.
"e perché questo va bene per te e non per me?" si gira e finalmente i nostri sguardi si incontrano. Tutti e due pieni di lacrime.
"lui ti stava minacciando. Non potevo permettere che ti portassero via da me. Tu sei tutto quello che ho"
"come tu sei tutto quello che ho"
"Tate quello che hai fatto non ha ne capo ne coda"
"si che lo ha, io ho indebolito il gruppo di tuo padre"
"no tu l'hai scatenato" rispondo.
"io l'ho fatto per te" ripete urlando
" anch'io" urlo. Lui si appoggia alla parete scivolando piano piano, mentre delle gocce salate gli scendono dalle guance. Senza accorgermene anche dai miei occhi sono scese delle lacrime. Dopo le urla si sentono solo i singhiozzi. Tutta la sua forza è sparita. Adesso sembra solo un bambino spaventato, cresciuto troppo alla svelta. Il mio cuore si ghiaccia.
"l'ho fatto per te" ripete asciugandosi le lacrime e grattandosi il naso. Sembra il suo punto di riferimento. Lo ha fatto per me quindi va bene. Corro verso di lui. Lo abbraccio baciandogli le lacrime.
"ti amo Tate, ti amo" gli dico cullandolo. Non posso sopportare lo strazio di vederlo così. Il suo dolore è il mio, lo sento crescere nel mio petto come una malattia. Come un cancro, che giorno dopo giorno indebolisce il mio corpo. Le sue braccia si chiudono intorno al mio corpo. Mi stringe.
"Ti amo Fox" mi dice baciandomi.
"ti amo adesso, ti amerò in futuro e sono sicuro che ti ho amato dal primo respiro che ho fatto". Ci baciamo. Il gusto salto delle sue lacrime sulle labbra. Il mio piccolo Tate. Il bacio si fa pian piano sempre più passionale. Voglio sentirmi sua.
"Fox" sussurra Tate mentre gli bacio il collo. Lui pian piano tira giù la zip del mio vestito. Me lo sfila, alzo le braccia.
"mi dispiace" dice fermandomi.
"mi dispiace, quello che volevo fare era proteggerti"
"anch'io" ammetto. Il momento in cui mi sono resa conto che lo potevo perdere è stato il peggiore. Il momento in cui ho realizzato che Tate non è eterno, ma può essermi strappato via da un momento all'altro. Che non mi appartiene. Quello è stato il momento peggiore. Sobbalzo quando sento le sue braccia prendermi e alzarmi. Il movimento delle sue scapole, i giochi di colori bianco nero che si formano sulla sua pelle mi lasciano senza parole. Mi adagia sul letto con una delicatezza che non si assocerebbe mai ad un assassino.
"il mio Tate" sussurro mentre passo le mani nei suoi corposi capelli.
"sempre" risponde baciandomi il collo. Tra noi c'è qualcosa di più del semplice, ti vedo, ti ascolto, ti tocco. Io e Tate condividiamo un legame profondo che unisce tutte queste componenti, io sento tate. È come se mi vivesse dentro, la mia seconda pelle, e in momenti come questo lo sento benissimo. Mi scorre nelle vene, inebriandomi. Sento Tate. 

  
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Drammatico / Vai alla pagina dell'autore: inulena