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Autore: Stella_Potter394    13/09/2017    1 recensioni
[...]Un altro giorno, ancora. Mi chiedo ancora come abbia fatto a non diventare pazzo nelle mie condizioni, credo che se non avessi avuto una ragione per resistere, qualcosa, un pensiero, a cui aggrapparmi adesso sarei già scivolato da tanto nella pazzia o, peggio, avrei chiesto pietà e allora avrei dovuto vuotare il sacco. Solo al pensiero rabbrividivo. No, non avrei mai fatto nessuna delle due opzioni a costo di morire qui, da solo, solo per proteggerli.
Come un futuro può essere cambiato. Un intreccio di ricordi, sensazioni, sguardi e sentimenti che (spero) vi sorprenderà: è la storia di Jenna e di lui. Lui che le è sempre vicino e che deve proteggerla.
entrate e scoprirete il loro mondo
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 8

 

« Colui che ti proteggerà a costo della vita, ti basti sapere questo. » questo era quel che aveva detto Cameron. Erano passate poco meno di tre ora da quest'ultima frase e, quindi, dalla nostra conversazione. Avrei voluto scuoterlo, urlargli di essere chiaro perché odiavo le risposte criptate ma, purtroppo, Matt, che evidentemente era appena tornato a casa, aveva fatto irruzione in camera mia sbraitando qualcosa per poi zittirsi e infine mettersi a ridere per la mia espressione. Io non gli prestavo attenzione perché proprio nel punto in cui un attimo prima c'era quel ragazzo misterioso adesso c'era il nulla. In effetti penso che la mia faccia fosse davvero divertente dato che Matthew quasi perse un polmone. Dopo cinque secondi buoni mi riscossi e, dopo aver ignorato le battute di mio fratello, andai a pranzare. Quando finii, mi feci una doccia, indossai il mio pigiamone di pail con i pois e, stringendo al petto il mio peluche preferito, Jamie, mi misi a letto. È così che mi ritrovai alle tre del pomeriggio, con le tende chiuse, in un assordante silenzio. Matthew era uscito per andare da Harry -quel ragazzo non è quasi mai in casa- e i miei genitori erano a lavoro. Libera da ogni distrazione la mia mente ebbe il modo di ritornare agli eventi di quella mattina. Era stato tutto un sogno? Un'allucinazione dettata dalla stanchezza e dallo stress? Avrebbe potuto. E Cameron? Come avevo intenzione di spiegare la venuta e la scomparsa di quel ragazzo? Sospirai rassegnata. Magari avevo solo bisogno di dormire, di una cioccolata calda e di chiacchierare con Ronn... un momento! La borsa della scuola! E il mio cellulare! Mi alzai alla svelta, quasi inciampando nelle coperte, alla ricerca di queste cose. Misi sottosopra la stanza, cercai perfino nell'armadio ma alla fine mi arresi. Mi sedetti nello stesso punto del letto dove si era seduto quella mattina Cameron e mi presi la testa tra le mani. Ricordavo perfettamente come li avevo persi e questo mi fece rabbrividire.

Non potevo mentire a me stessa ancora.

Tutto quello che era successo quel giorno era vero. Era accaduto. Mi accorsi di avere il respiro affannato. Mi alzai e passai le mani tra i miei corti capelli neri. Mi morsi il labbro e percorrendo la stanza, cercai di riordinare le idee. Ero stata attaccata da un essere, un'Ombra, come l'aveva chiamata Cameron, che voleva portarmi da questo Lui che a quanto pareva voleva uccidermi per una ragione che a quanto pare non potevo sapere. Ma -perché c'era un ma- ero stata salvata da un ragazzo, apparso dal nulla, che il presunto Lui sapeva sarebbe venuto a salvarmi e, non sapendo come o quando o perché, io ero riuscita a salvarlo. E, dopo, il misterioso ragazzo mi aveva portata a casa e... guarita, visto che non sentivo neanche un po' di dolore. Oh, non dimentichiamo che quel ragazzo sapeva tutto di me, mi conosceva, e, non rispondendo a nessuna delle mie domande, aveva fatto puff.

Ovviamente tutto molto semplice e logico.

Sospirai e mi risedetti sul letto, incrociando le gambe come un'indiana, e mi massaggiai le tempie con gli occhi chiusi. Quello che mi faceva andare più in bestia era che quel ragazzo non avesse risposto a nessuna delle mie domande e quando lo aveva fatto queste si erano moltiplicate. Fermai le dita e poi riaprii gli occhi guardando il vuoto.

Colui che ti proteggerà a costo della vita.

Quelle parole continuavano a tormentarmi. Da chi... da cosa doveva proteggermi? Come avrebbe fatto? Aveva parlato di poteri e questo non faceva altro che darmi spunto per un'altra domanda, cos'era Cameron? Da dove veniva? E perché, a detta sua, ero così importante?

In quell'istante un'altra immagine mi balenò davanti agli occhi, cioè l'immagine di quell'essere intento a pregarmi di non ucciderlo. Ero rimasta impassibile di fronte a quella tortura, volevo infliggergli ancora più dolore e in quel momento mi chiesi come avessi fatto. Chi fossi. Cosa fossi.

 

 

***

 

 

Forse avevo esagerato. Forse non avrei dovuto dirle quelle parole. Forse avrà pensato che fossi matto. Forse forse forse. La mia mente ormai non faceva altro che tormentarsi su questi pensieri, inutili per giunta, visto che il danno era stato fatto.
Odiavo essere insicuro.
Mi sentivo arrabbiato per non essere stato capace di controllarmi, di essere sembrato ai suoi occhi una persona bisognosa d'aiuto. Non volevo farle pena. Allo stesso tempo però mi sentivo confuso. Lei non avrebbe dovuto vedermi, né sentirmi. Non avrebbe dovuto essere rintracciabile. Inolte c'era un'altra cosa che mi inquietava. Come aveva fatto Jenna ad uccidere un'Ombra? Guardai in cielo, nuvoloso e carico per un nuovo acquazzone, questa volta reale, e mi massaggiai il petto. Quando quell'Ombra mi aveva attaccato sapevo che sarebbe stata la fine per me, per tutti noi, ma non mi era successo niente. Stavo bene. Dopo essere caduto ricordavo solo la voce di quella cosa che supplicava Jenna di risparmiarlo, il che mi fece rabbrividire. Abbassai lo sguardo sulla sua casa, e sapevo che lei era sola ma non riuscivo ad entrarci per parlarle. C'era una sola soluzione: Jenna aveva riavuto i suoi poteri.

 

<< Jon? Jon! >> urlai con tutto il fiato che avevo in gola. Feci per seguirlo ma due mani posate sulle spalle me lo impedirono. Voltai il capo e i miei occhi incontrarono quelli, ora neri, di Agnes, inginocchiatasi per arrivare alla mia altezza. Mi guardava severa ma nel suo sguardo potevo vedere una profonda tristezza.

<< Non abbiamo tempo adesso, Cameron. Concentrati, devi aiutarmi. >>

<< Ma Jon... >> tentai una debole protesta, intimorito dai suoi occhi.

Mi zittì all'istante. << Non c'è tempo. >> rispose burbera. << Quello che è fatto è fatto. Ora dobbiamo mettere al sicuro la bambina, okay? Jonathan ti ha detto questo, no? Tieni al sicuro la bambina. Vuoi deluderlo? >> spalancai gli occhi. Non volevo deludere mio fratello. Con gli occhi tornai alla bambina che continuava a sonnecchiare, ignara di tutto, e poi tornai ad Agnes e le feci segno che no, non volevo deludere mio fratello. La vidi sospirare, alzarsi e continuare a preparare il tutto mentre sibilava tra i denti delle imprecazioni. Candele, sangue, boccettine dai colori più variopinti. Si muoveva decisa, sapeva quel che faceva.

<< Cameron. >> sobbalzai e la guardai in attesa. Lei non mi rivolgeva uno sguardo, era troppo indaffarata. << posiziona le candele a formare una stella a sette punte. La voglio perfetta. E dopo averle posizionate accendile iniziando dall'ultima e proseguendo fino ad arrivare alla prima che accenderai sussurrando “Noom”. Hai capito? >> finalmente mi guardò. Annuii freneticamente, quella donna mi incuteva timore e rispetto e avevo paura di contraddirla. << E allora cosa ci fai ancora lì? Muoviti! Non abbiamo un singolo secondo da perdere. >> ruggì. Quasi corsi per prendere quelle candele. Mi indicò il centro della stanza e, facendo quello che Agnes mi aveva detto, le posizionai nella maniera più perfetta che le mie mani tremanti mi permettevano. Le accesi una per una iniziando dall'ultima e arrivato alla prima mi chinai e sussurrai alla fiamma. Si sprigionò energia sotto forma di onda di calore. Fuori il temporale ruggiva e lontano si vedevano diverse luci. Bianco rosso bianco blu bianco. Il cuore mi batteva all'impazzata. Jonathan stava bene. Non poteva avermi abbandonato.

<< Cameron! Non incantarti. Veloce, prendi la bambina e posizionala al centro della stella. >> mi riscossi e andai verso il divano. La bambina aveva aperto gli occhi, il colore era uguale a quello della tempesta che scuoteva la terra fuori quella casa, e come sempre notai il colore singolare dei suoi capelli, neri con riflessi blu. Quando era nata c'era stato molto fermento, alcuni avevano cominciato a pregare e mi ero sempre chiesto cosa avesse di tanto speciale. Jonathan ed io avevamo corso per mezza città per portarla da Agnes, venendo quasi uccisi nel mentre. La presi con delicatezza, come mi aveva insegnato la mamma, e lei agitò le manine paffute a cercare il mio viso.

Devi proteggerla sempre. Questo mi aveva detto il mio fratellone anche se non sapevo da cosa né perchè.

Velocemente la portai al centro della stella e l'adagiai a terra. Agnes si era messa nel punto in cui la prima e l'ultima candela si incontravano e mi fece cenno di raggiungerla. Fuori il tempo andava peggiorando e mi sembrava che il vento soffiasse a ritmo con i battiti del mio cuore. Guardai Agnes per capire cosa avremmo fatto. I suoi lineamenti erano duri, concentrati. I suoi occhi erano celati dalle palpebre, abbassate nello sforzo di concentrarsi e i suoi capelli ramati avevano preso vita propria alzandosi sopra la sua testa. Anche se era minuta la sua aura era potente e quando mi porse la mano, l'afferrai con esitazione. Nell'altra mano teneva una ciotola di legno con rifiniture dorate. Cominciò a pronunciare parole incomprensibili, come una litania, mentre rovesciava il contenuto della ciotola, di un rosso brillante, sull'ultima candela che avevo posizionato. Riconobbi solo le parole “Noom” e “Sacrificium” e questa proprio non mi piacque. La bambina agitava i piedi e le mani e rideva.

Qualcosa cambiò all'improvviso. Un tuono fece vibrare la casa, dal soffitto, proprio sopra la piccola, si aprì un varco che risucchiava le cose leggere e piccole della stanza, il vento mi grattava la pelle. Guardavo con occhi spalancati dal terrore la scena E poi mi accorsi di un dettaglio. Riuscivo a capire le parole di Agnes.

<< … Tu Protettrice. Ti affido questa Figlia di Luna di cui le leggende narrano. Portala sul sentiero bianco, quello tracciato dalla Luna stessa. Ostruiscile i poteri e la Vista. Nascondile il suo destino. Nascondila dal sentiero buio e dal male che c'è in esso. Perchè questa fu la volontà della Luna. >> e anche se non sapevo cosa facevo, ripetei quelle parole come se fossero sacre.

Il cielo si illuminò di bianco. I fulmini e i tuoni divennero sempre più violenti. Il vento, sia dentro che fuori la casa divenne di un intensità tale che dovetti tenermi alla mano di Agnes, salda come tutto il suo corpo, i capelli sparati in tutte le direzioni, per non volare all'indietro.

Con una fatica inimmaginabile mi coprii gli occhi col braccio e dopo averne dischiuso uno vidi la bambina venir sollevata, non con la forza che io avvertivo ma con grazia, quasi cullata, verso quel piccolo tornado. E quando la vidi entrare in quel varco questo si richiuse di scatto con una potenza che mi separò da Agnes e mi lanciò all'indietro, contro il muro. Il vento, la tempesta, si fermarono. La piccola era al sicuro.

 

Scossi la testa. Lui non avrebbe potuto rintracciarla. L'incantesimo la proteggeva. Ma qualcosa nell'incantesimo era andato storto e adesso le carte in tavola erano completamente ribaltate.



Amgolo autrice:
Chiedo pietà a tutti voi che seguite la storia. Scusatemi per aver aspettato tutto quyesto tempo per aggiornare ma qualunque cosa scrivessi non mi piaceva. mi sembrava sempre tutto banale o falso o scritto da far schifo. Mi dispiace davvero davvero tanto ma giuro che il prossimo aggiornamento non arriverà dopo tutto questo tempo! Parola di Unicorno!
Comunque... eccomi qui! Quindi vi sarei grata se lasciaste anche solo un piccolo commento. Vi è piaciuto il capitolo? Cosa ne pensate del ricordo di Cameron? Secondo voi Jenna perchè è così importante? E più importante cosa sono Jenna e Cameron?
Grazie a tutti per essere arrivati a leggere fin qui, alla prossima,
Stella*  

   
 
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