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Autore: Stella cadente    14/09/2017    3 recensioni
«Ciao, Elsa.»
La voce del Preside Merman la accolse pacata e bonaria. «Vieni» le fece cenno di entrare.
«Buonasera professore» lo salutò lei, formale. «Perché mi ha convocata?»
«Siediti» le disse gentilmente, senza rispondere alla domanda. La ragazza obbedì, guardandolo con curiosità.
«Ho scelto te perché ti conosco e so che sei una ragazza affidabile» esordì Merman, gli occhi persi chissà dove. «Ma quello che sto per affidarti è un incarico molto importante – anzi, di importanza vitale direi. Tuttavia» sorrise gentilmente «non credo proprio che non ne sarai all’altezza.»
«La ringrazio, professore.»
Silenzio.
«Dovrai formare alleanze tra molti tra i compagni che conosci, Elsa.»
Aggrottò le sopracciglia.
«Per quale ragione?»
L’uomo sospirò.
«Vedi... presto ce ne sarà bisogno» disse poi.
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Sette Grifondoro intraprendenti.
Cinque Serpeverde con qualche scheletro nell'armadio.
Tre Tassorosso che non esitano a mettersi in gioco.
Una Corvonero particolarmente oscura.
Riuscirà Hogwarts a sconfiggere il nemico?
Genere: Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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XXI.
 
 
Eris si aggirava lungo i corridoi del castello, certa che fosse completamente deserto, camminando silenziosa con la consapevolezza di quello che avrebbe dovuto fare.
All’inizio il fatto che la sua amica avesse delle visioni riguardo ad un mago oscuro le era sembrato straordinario; la sua attenzione era rimasta colpita  da quell’insolita abilità che sembrava avere.
Ipnotizzata, come se Melicent la tenesse sotto Maledizione Imperio, si era avvicinata, esaltata da quel qualcosa che sembrava annullare la routine scolastica, come se avesse ancora bisogno di qualcosa in più.
Come se la popolarità non le bastasse.
 
 
«Non riesco a capire che nesso ci sia tra questo mago che compare nelle mie visioni e me...» Melicent tamburellò le unghie laccate di rosso sul tavolo di legno lucido della Sala Comune, soprappensiero. «Dovrei approfondire la questione. E l’unico modo è andare in biblioteca» concluse, decisa.
«Cosa ci guadagniamo a saperne di più?» fece Eris, prendendo una gelatina tuttigusti + 1 dalla scatola posata sul tavolo.
L’amica sospirò. «Non lo so, Eris. So solo che vorrei andare in fondo a questa storia. Sento un legame con quel mago... anche se non capisco perché. Ma mi ha detto che potrebbe fare in modo di farci ottenere un posto speciale nella scuola.»
Eris sollevò un sopracciglio, indagando le parole dell’amica, mentre la squadrava con i suoi occhi marrone bruciato. Li sentiva ardere dalla curiosità. «Ovvero?»
«Potrebbe dotarci di poteri particolari» un sorriso ambizioso comparve sul volto di Melicent. «Controllare con la mente chi vogliamo. Riesci ad immaginarlo? Oppure conoscere tutti gli Incantesimi Oscuri esistenti» e qui gli occhi le si illuminarono. «Questo è quello che bramo di più: la conoscenza. La conoscenza è tutto.»
Eris immaginò di poter controllare ogni movimento di Merida Dunbroch e di ogni altro Grifondoro, e represse una risatina divertita. «Mh... interessante» disse, con il suo tono suadente. L’amica intanto si era persa nelle proprie riflessioni. La Serpeverde riusciva ad intuirlo molto chiaramente: aveva lo sguardo perso nel vuoto, e gli occhi color topazio sembravano risplendere delle idee che le frullavano in testa. «Che dobbiamo fare?» aggiunse, un po’ infastidita, per richiamare la sua attenzione.
Melicent si riscosse dalle sue elucubrazioni, poi disse:
«Farlo entrare nella scuola senza farci scoprire da Merman. E so già in che modo.»
 
A lungo andare, però, aveva capito che quella faccenda era ancora più seria di quel che sembrava. Eris adorava il proibito, l’adrenalina che la percorreva quando faceva qualcosa che andava contro le regole – qualcosa che in qualche modo avrebbe portato scompiglio.
Quella storia però, man mano che passava il tempo, acquisiva sempre più le sembianze di una strada intricata, oscura, pericolosa.
Melicent aveva radunato degli oggetti che la mettevano in comunicazione con quel mago, e non faceva altro che studiarli armata di un grosso libro, perennemente rintanata nel bagno delle ragazze. Non parlava più con nessuno, a parte che con lei. In realtà Mel non era mai stata socievole, ma adesso persino Megara sembrava non interessarle.
D’altro canto, lei era occupata con la missione per Merman: non poteva essere coinvolta. Eppure qualcosa faceva pensare ad Eris che Meg si fosse accorta di quello che stavano tramando; non era di certo una stupida, e probabilmente non le era passato indifferente il fatto che le sue due più care amiche non le stessero praticamente più parlando, se non per futili chiacchiere dopo le lezioni.
 
 
«Eris, dov’è Mel?»
Megara era entrata nella Sala Comune piuttosto indispettita, ed ora aveva incrociato le braccia, come era solita fare quando qualcosa non le tornava.
«Doveva discutere del compito di Difesa con la professoressa Azure. Le è andato male e voleva capire che cosa avesse sbagliato» si inventò la Serpeverde, simulando disinvoltura.
«Melicent non sbaglia mai un compito di Difesa» asserì Megara, decisa. «Sono stanca dei vostri giochetti, perciò ora ditemi che cosa sta succedendo» intimò, mettendosi di fronte a lei.
«Beh, Meg» fece Eris con noncuranza, calcando ironicamente sul nome dell’amica. «Anche tu sei molto occupata a stare con la Dunbroch e gli altri, a quanto pare. È, direi... logico che non ti vediamo più come prima.»
«Ah è così allora?» Megara alzò la voce. «Beh, sapete cosa vi dico? Voi non conoscete minimamente la situazione di cui mi sto occupando nell'ultimo periodo. Perciò evitate di parlare senza prima informarvi, grazie.»
«Oh» Eris alzò gli occhi al cielo con aria annoiata. «Per favore Meg. Non ricominciare. Noi sappiamo perfettamente cosa stai facendo: la paladina della giustizia. Forse perché sai che Merman potrebbe vederti finalmente di buon occhio.» Rise, come se la situazione la divertisse.
«Non è così» ribatté la Serpeverde. «Non mi interessa il giudizio degli altri. E voi mi state evitando per una cosa assurda.»
La superò con aria risentita, incenerendola con lo sguardo.
Dopo che si fu allontanata, Eris si rosicchiò un’unghia, tesa.
Se solo sapesse, pensò.
 
 
Quell’ossessione di Melicent l'aveva portata in un vicolo cieco. Aveva cominciato a sentire delle voci, nella sua testa. Perdeva il senso della realtà, ritrovandosi poi quando era troppo tardi.
Ed era stato allora che aveva capito: Mel l'aveva solo usata. Spinta dalla curiosità e dal desiderio di conoscere quel mago così oscuro e così potente, si era dimenticata della sua migliore amica.
 
«Smettila, Mel!» si infuriò Eris, presa dal panico. «Non accetto che tu mi usi come cavia! Perché so che è questo che stai facendo… ma la storia deve finire qui. Devi disfarti di quegli oggetti, subito.»
Melicent continuava a farsi roteare quelle cose pietre, erano pietre in cui si muoveva  uno strano fumo nero venato di luce, come se dentro ci fosse l'oscurità fusa all'oro impassibile.
«Sai che questa discussione è inutile, Eris. Ne abbiamo già parlato: come devo dirti che non sei affatto una cavia?»
«Bugiarda!» tuonò la ragazza, minacciosa, mentre i lunghi capelli neri le fluttuavano agitati intorno alla testa.
«E comunque è troppo tardi» fece l'altra, lanciando una pietra in aria per poi riafferrarla subito dopo. «Siamo vincolate a lui, ormai.»
 
 
La paura si era impossessata di lei quando aveva capito di essere davvero solo un corpo, in tutta quella storia.
Un corpo di cui Pitch Black – questo era il nome del mago – aveva bisogno per introdursi ad Hogwarts.
 
 
«Il punto è» Melicent la guardò con occhi freddi, distanti. «Che Pitch mi ha detto che serve il sacrificio di una persona a me vicina per portare il passaggio a compimento.»
 
 
Quando Mel le aveva detto quella frase, Eris non aveva potuto fare a meno di allontanarsi da lei.
L'avrebbe uccisa se non lo avesse fatto, lo sapeva.
I sotterranei erano deserti a quell'ora. L'orologio della Sala Comune segnava la mezzanotte quando era uscita, indietreggiando.
Doveva trovare una soluzione. E in fretta.
Sfruttò la sua abilità con gli Incantesimi e fece scaturire dalla bacchetta il suo Patronus – un cobra – a cui permise di fluttuarle intorno. Poi fece incantesimi di protezione, attendendo un'ora più tarda.
Doveva prendere quel maledetto libro. Era quella la chiave per fermare tutto ciò. Doveva recarsi alla Stanza delle Necessità, tra la Torre di Grifondoro e quella di Corvonero.
Si smaterializzò in fretta – non le importava che non si potesse fare all'interno della scuola: ne andava della sua vita – e in uno sbuffo di fumo scomparve. I corridoi erano silenziosi: nemmeno i fantasmi si aggiravano per il castello.
Meglio così.
Non aveva mai tenuto a null'altro come a prendere quel libro; entrò nella Stanza delle Necessità precipitandosi, senza neanche guardarsi intorno prima di varcarne la soglia.
Il libro era lì.
Appoggiato su un leggio scuro, irradiava una strana luce.
Serve il sacrificio di una persona a me vicina per portare il passaggio a compimento.
Lo toccò con le dita e le pagine sussurrarono parole sibilanti – serpentese forse, ma non avrebbe saputo dirlo con certezza.
Siamo vincolate a lui, ormai.
Quando uscì dalla Stanza con il libro in mano, distinse una figura in fondo al corridoio.
Poi ci fu un lampo di luce azzurra, e avvertì un freddo lancinante entrarle nel petto e gelarle le ossa.
L'ultima cosa che vide fu quella figura esile e immobile che la fissava, prima di cadere completamente nel buio.
 

 
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Scusate, scusate, scusate per il ritardo di qualche giorno che ho fatto. Faccio un po' schifo allo schifo, lo riconosco, ma in ogni modo il capitolo è qui :3 ed è parecchio denso di avvenimenti. Ed infatti, ecco perché, per tutti questi capitoli, ho messo in ombra i personaggi di Mel ed Eris. Finalmente veniamo a conoscenza di cosa stessero tramando: devo essere sincera, sin dall’inizio avevo progettato per Melicent un ruolo oscuro da ricoprire. Vediamo che, però, al contrario, Eris si dimostra quasi subito molto insicura: che cosa le sarà successo secondo voi?
Alla prossima,
Stella cadente



 
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"Melicent aveva radunato degli oggetti che la mettevano in comunicazione con quel mago, e non faceva altro che studiarli armata di un grosso libro, perennemente rintanata nel bagno delle ragazze."
  
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