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Autore: MedusaNoir    29/11/2011    1 recensioni
[Il Richiamo di Cthulhu]
Ellen, ventiquattro anni, studentessa con un difficile passato alle spalle.
Michael, trent'anni, criminale che si spaccia per medico, ma in realtà è anche altro.
Ellen e Michael si scontrano, si conoscono, uniscono le loro vite senza amarsi mai; lei diventa la pupilla del giovane dottore, ma i sentimenti fanno fatica a uscire. Forse non lo faranno mai o, quando saranno pronti per farlo, uno dei due - se non entrambi - sarà già morto: perché tutto questo è possibile, ad Arkham, tra Abitatori del Profondo, Vampiri Siderali e libri oscuri... soprattutto quando ci si ritrova coinvolti in una lotta tra parenti.
La storia narrata dal punto di vista di Ellen, che nel frattempo si ritrova controvoglia a cercare di uscire dalla propria solitudine.
[GDR "Il richiamo di Cthulhu", ispirato ai racconti di H. P. Lovecraft]
Genere: Horror, Mistero, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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L’Arcivescovo

Quando finalmente le urla e i colpi sembrarono essere cessati, Ellen aprì con prudenza la porta. Sbirciando fuori, notò una folla di curiosi che si era radunata in fondo al corridoio, circondando quello che sembrava il mostro di quel pomeriggio.

- E’ morto?

La professoressa Baker alzò lo sguardo verso di lei. Ellen vide che teneva in mano uno dei bastoni che reggeva le tende nelle stanze del dormitorio; l’altra estremità era infilzata nel cadavere. Accanto a lei il vecchio professor Crown ansimava, la schiena appoggiata alla parete, mentre da un altro corridoio spuntava Janet, che aiutava a camminare il dottor Fauerbach.

- Ecco la nostra migliore studentessa – la derise Mary Baker. – Degna di far parte della nostra equipe. Spero che non abbiamo fatto troppa confusione: non volevamo certo disturbare il suo tranquillo sonno.

Ellen non replicò, ma si avvicinò a Janet e l’aiutò a trasportare il ferito.

 

- Avevo fatto un sogno terribile – spiegò Janet più tardi, mentre il commissario Makey interrogava i due professori. – Avevo immaginato di svegliarmi nel mezzo della notte e andare al bagno per sciacquarmi il viso, ma quando ho guardo lo specchio… Oddio, non riesco a togliermelo dalla testa: c’era riflesso il volto di un vecchio, aveva uno sguardo minaccioso. Io ovviamente mi sono subito voltata, ma non c’era nessuno, e tornando nella stanza avevo trovato il pavimento allagato e pieno di pesci morti; così ho buttato giù la porta e sono corsa fuori, ma in quel momento mi sono svegliata davvero. Avevo quasi paura ad alzarmi, sentivo degli strani rumori nel corridoio e temevo di trovarmi di fronte qualcosa di peggio di un vecchio, ma poi mi sono fatta forza e ho aperto la porta… e allora ho visto una di quelle bestie. La mia prima reazione è stata di nascondermi, però in quel momento anche la professoressa Baker e il dottor Fauerbach sono usciti dalle loro camere e il mostro li ha avvistati. Non ricordo esattamente cos’è accaduto, ma d’un tratto una delle tre creature…

- Tre? – ripeté Ellen.

Janet annuì. – Una delle tre – continuò. – mi ha avvistata e stava per saltarmi addosso, ma il dottor Fauerbach ha attirato la sua attenzione e il mostro… Per poco non lo sbranava -. Deglutì, rabbrividendo al ricordo della creatura che addentava la gamba dell’uomo. – Fortunatamente, però, Mary è intervenuta con quell’arma improvvisata e siamo riusciti a fare fuori anche gli altri due.

Ellen chinò la testa, sentendosi per un solo istante in colpa per non essere intervenuta, ma Janet la riscosse presto dai suoi pensieri.

- Per fortuna sei rimasta in camera, avresti rischiato la vita.

Fauerbach si avvicinò lentamente, stando attento a non urtare il tavolinetto di fronte al divano con la gamba fasciata.

- Le fa male, dottor Fauerbach?

- Non si preoccupi, signorina Holmes -. L’uomo accennò un sorriso per tranquillizzare Janet. – Il mostro non ha colpito in profondità, è solo un morso praticamente irrilevante -. Sposò lo sguardo su Ellen, che osservava la sua fasciatura. – Ha fatto bene a restarne fuori.

- Certo che ho fatto bene – ribattè Ellen, fissandolo negli occhi viola. – Solo dei pazzi come voi avrebbero preferito lottare piuttosto che nascondersi.

Fauerbach sollevò un sopracciglio, sorpreso, poi tornò a parlare con Janet. – Mary e il professor Crown suggeriscono di distruggere la carcassa: temono che possano uscirne altri di quei mostri.

- Sono d’accordo.

- Inoltre si lamentano della sistemazione, non vogliono restare nel dormitorio dopo ciò che è successo. Dannati americani, si vede che la guerra qui non c’è stata.

Janet sorrise. – Sto pensando di tornare nella villa che un mio amico, l’Arcivescovo Des Cheateaubrien, ha lasciato a mia disposizione, in quanto è partito per Salem. Se lo desiderate, potete venire tutti con me.

Ellen annuì immediatamente, sollevata dall’idea di non dovere passare un’altra notte in quel posto, anche se non lo avrebbe mai ammesso; tuttavia, il professor Fauerbach accennò di nuovo un sorriso, questa volta divertito, osservandola con la coda dell’occhio.

- Per me sarebbe un’ottima soluzione, signorina Holmes.

- Chiamatemi Janet.

- Janet, bene. Non ci siamo mai presentati ufficialmente: Michael Fauerbach. E lei è la signorina…

- Ellen Lawliet – concluse Ellen, incrociando le braccia al petto. – Signorina Lawliet, per lei.

 

Quella mattina il fumo si levò nel cortile della Miskatonic University, facendo riunire studenti e professori intorno al falò: come suggerito dai membri dell’equipe, la carcassa rosa ritrovata lungo le rive del fiume di Arkham era stata bruciata, tra le speranze dei presenti che il peggio fosse ormai passato.

Poche ore dopo, Ellen, Janet, Fauerbach e i professori Baker e Crown si trasferirono temporaneamente nella villa dell’Arcivescovo Des Cheateaubrien, portandosi dietro gli appunti che avevano raccolto in quelle due giornate.

- Riepiloghiamo – esclamò la professoressa Baker, sparpagliando fogli e quaderni sul tavolo ottocentesco del salone. – Un’enorme carcassa rosa viene ritrovata lungo il Miskatonic River dalla qui presente signorina Holmes e da alcuni suoi amici: Alexander Blake, investigatore privato; Lilian Aidil… umpf, attrice; e l’Arcivescovo cattolico Giraud Des Cheateaubrien. Nel fiume si rileva traccia di pesci morti. A seguito dei recenti avvenimenti, potremmo avanzare l’ipotesi che la carcassa emetta odori con un’azione simile al veleno, capace di far impazzire gli esseri viventi che ha intorno. Ricordate il mal di testa che abbiamo provato esaminandola? Probabilmente Proctor, l’assistente di Peslee, era stato in sua presenza per troppo tempo, finché il “mostro” non l’ha indotto al suicidio.

- Stando a questa ipotesi – intervenne Crown. – anche i pesci potrebbero essersi suicidati?

La professoressa Baker fulminò il collega con uno sguardo. – Non lo escludo, professor Crown. Dopo i fatti di questa notte, può con certezza affermare che una tale ipotesi sia irreale?

- Va’ avanti, Mary – la incitò Fauerbach.

- Nella carcassa c’erano delle uova, da cui sono usciti i tre mostri che ci hanno attaccati. Con molta probabilità, ormai non dovremmo più preoccuparci di loro, ma vorrei ugualmente cercare di capire di cosa si trattasse con esattezza.

I presenti annuirono. Dopo qualche minuto di riflessione, durante cui nessuno parlò, il maggiordomo dell’Arcivescovo, Jeremy, entrò nel salone.

- I signori desiderano un tè? – chiese con un leggero inchino.

- Grazie, Jeremy, è…

- Un taxi si è appena fermato davanti al cancello – annunciò Ellen, scrutando fuori dalla finestra.

- Monsignor Des Cheateaubrien? -. Gli occhi di Jeremy si illuminarono e il ragazzo, poco più che ventenne, scattò in avanti per aprire la porta, ma Janet lo fermò: aveva visto scendere dalla macchina solo Alexander e Lilyan, e la sua amica sembrava non riuscire a reggersi in piedi.

Temendo il peggio, precedette Jeremy all’entrata; non appena spalancò la porta, Lilyan si lasciò cadere a terra, aggrappandosi al maglione di Janet.

- Giraud… - singhiozzò. – Giraud è…

Janet alzò lo sguardo verso Alexander, che reggeva il bastone che l’Arcivescovo portava sempre con sé. Il ragazzo scosse la testa, affranto.

- Salem – si limitò a mormorare.

Ellen rabbrividì: Salem sembrava inseguirla dovunque lei cercasse di scappare.

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Mi scuso, mi scuso, mi scuso, mi scuso, mi scusissimo con chi segue/recensisce la mia storia! Mi dispiace, l'avevo lasciata andare, che idiota!
Ora però l'ho ripresa in mano e... spero abbiate ancora voglia di leggerla, sorry! ^^'

Medusa
   
 
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