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Autore: Rozenberry    10/12/2011    3 recensioni
RIN x LEN
Incestuosa e lussuriosa peccatrice.
Scuoto la testa, a questi pensieri le lacrime cominciano a scendere senza smettere, senza controllarmi. E inizio a singhiozzare, tanto tu non mi senti e non corro il rischio di svegliarti. E allora mi torna in mente cosa mi ha detto l’angelo, l’angelo dalle ali nere che ho visto stamattina, prima di venir da te. “Era cosciente, il peccato lo ha fatto di sua spontanea volontà. Appena morirà, verrò a prenderla. Nessuna parola di pentimento dalle sue labbra. La sua ultima parola è stata il tuo nome.” E l’angelo con i capelli rosa e gli occhi lapislazzuli sorrise, squadrandomi dalla testa ai piedi. “Oppure posso proporti uno scambio” Allora alzai gli occhi dalla mie mani congiunte e interruppi la recitazione del rosario che ti dedicavo, ascoltando le sue parole. “Se sarai tu ad ucciderla, da peccatrice passerà a vittima e tu da pentito a peccatore. A te l’Inferno, a lei il Paradiso. Se vuoi che tua sorella sia accettata nell’Empireo, allora fa come ti ho detto. Sarò io a venirti a prendere e Lucifero accetterà lo scambio.”
Genere: Introspettivo, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Len Kagamine, Rin Kagamine, Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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- Questa storia fa parte della serie 'Tendo al Cielo, verso te.'
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Primo Quarto di Luce
“perché tu salirai al cielo, dovessi donarti la mia vita.”

 

Sei lì, stesa sul letto bianco come la tua pelle. La paura dentro di me è tanta e a vederti lì addormentata, sembri la creatura più pura di questo mondo. E per me lo sei. Per me, cara sorellina, sei la creatura più casta e innocente di questo mondo. I tuoi capelli biondi, sparsi a raggiera attorno alla tua espressione eternamente statica, proprio come una stella luminosa. I tuoi occhi azzurri riposano, tranquilli sotto le tue palpebre. La mano sul tuo petto, che sale a ritmo dei tuoi respiri. L’altra lungo il tuo fianco. La macchina alla tua destra ti tiene in vita. Non senti più dolore, non provi più gioia, non provi più piacere. Sono davvero l’unico che in questo momento soffre? Io ho chiesto perdono, mi sono confessato, quegli Ave Maria che ho detto, li ho detti anche per te. Soprattutto per te. E adesso io sono assolto dal mio peccato perché quando questa vita di sofferenza finirà, avrò diritto alle delizie celesti.
 
Invece tu no.
 
Il cuore mi si stringe, non ce l’hai fatta a confessarti anche tu. Sei in bilico tra inferno terreno e inferno ultraterreno. Soffrirai così per tanto tempo e quando morirai, poi chissà se la tua morte assolverà la tua colpa. La nostra colpa. E’ stata tutta colpa mia. Me ne accorgo solo ora ma tu non lo volevi, ti ho costretto con la forza, con il mio sguardo, con il mio desiderio. Ti guardavo e tu sembravi terrorizzata, ma poi ti dicevo che potevi fidarti. E ricordo ancora vivido nella mia mente il tuo urlo di terrore, le tue pupille dilatarsi, guardarmi, perdersi.
 
Poi la macchia rosa sul pavimento.
 
Il tuo sangue a terra, la tua purezza su di me. Non era più purezza, era una cosa che potessi rinascere non farei mai più. Lo sbaglio più grande della mia esistenza. Pagherei con qualunque cosa pur di poterti restituire quel velo che ti ho portato via. Il tuo invito al Paradiso. Non durerà molto la storia del coma, lo ha detto il dottore, e tu presto arriverai alla porta del Paradiso, ma non potrai entrarci e tornerai indietro. So che nemmeno allora mi odierai, ma se tu lo facessi mi sentirei meglio. Eppure la confessione non mi ha tolto il peso più grosso che avessi mai avuto sulla coscienza. Mi tormento notte e giorno, alla ricerca di una soluzione. So che Dio perdona tutto, me lo hai insegnato tu.
 
Ma io non merito il Suo perdono.
 
Non voglio andare in Paradiso senza di te, mia cara sorellina. Se c’è uno tra noi due che merita l’inferno, quello sono io. Tu hai fatto tutto ciò che ho sempre voluto e hai sempre fatto quello che desideravo. Ricordo le tue lacrime di paura e i tuoi abbracci, di una bambina che cerca conforto. Lo stesso sguardo che hai ora. Sei qui davanti ai miei occhi, ma non puoi parlarmi. Sei morta, sei una morta che respira ancora. Sogni? Immagini? Pensi? Sei già nell’inferno? Eppure questo brutto male che hai deve essere la tua espiazione; la tua anima è qui, sulla Terra, ma è in un corpo. Morto. Lucifero aspetta il tuo ultimo respiro e poi ti porterà con sé tra gli angeli ribelli.
 
Incestuosa e lussuriosa peccatrice.
 
Scuoto la testa, a questi pensieri le lacrime cominciano a scendere senza smettere, senza controllarmi. E inizio a singhiozzare, tanto tu non mi senti e non corro il rischio di svegliarti. E allora mi torna in mente cosa mi ha detto l’angelo, l’angelo dalle ali nere che ho visto stamattina, prima di venir da te. “Era cosciente, il peccato lo ha fatto di sua spontanea volontà. Appena morirà, verrò a prenderla. Nessuna parola di pentimento dalle sue labbra. La sua ultima parola è stata il tuo nome.” E l’angelo con i capelli rosa e gli occhi lapislazzuli sorrise, squadrandomi dalla testa ai piedi. “Oppure posso proporti uno scambio” Allora alzai gli occhi dalla mie mani congiunte e interruppi la recitazione del rosario che ti dedicavo, ascoltando le sue parole. “Se sarai tu ad ucciderla, da peccatrice passerà a vittima e tu da pentito a peccatore. A te l’Inferno, a lei il Paradiso. Se vuoi che tua sorella sia accettata nell’Empireo, allora fa come ti ho detto. Sarò io a venirti a prendere e Lucifero accetterà lo scambio.”
 
Innocente e pura come una vergine.
 
Se sono venuto fin qui è perché ho preso la mia decisione. Se non lo faccio tu soffrirai in eterno per colpa mia. Tu hai detto: “… aiuto Len” e queste parole non chiedono perdono. Non lo hai chiesto. Ho visto il demone, verrà a portarti con sé. Perciò mi avvicino a te, le tue guancia tiepide, non saranno mai più di questo colore. Le carezzo. E’ l’ultima volta che lo faccio. Fisso i lineamenti del tuo volto, sono così dolci e con l’indice segno ancora il contorno delle tue labbra rosse. Dato che gli esiti saranno quelli pronunciati dal demone, non mi importa peccare di nuovo, così mi calo sul tuo volto e lentamente bacio le tue labbra, ferme, immobili e impassibili. Tra pochi istanti sarai nella pace dei sensi, nella luce eterna e nella beatitudine celeste. Non sei felice? Ti sorrido e ti carezzo la chioma mentre ti immagino come un angelo vestito di bianco che non ha ricordi di questo doloroso passato. Non importa che tu ti ricorda o meno di me, l’importante è che sarai felice e beata nei cieli eterni. Mi avvicino alla spina senza staccare gli occhi da te, ti contemplo ancora. La mamma, papà… cosa succederà dopo non lo so. Non mi importa, voglio che tu te ne vada presto e che tu lasci questo corpo morente.
 
Stringo la spina tra le mani.
 
Un mio gesto e tutto questo finirà. Il tuo respiro, l’unica cosa che resta viva di te, finirà. E un angelo verrà a prenderti. Socchiudo gli occhi. Ti amo. Ti amo veramente.
 
<< Rin… ti amo. Addio per sempre, ti porterò sempre nel mio cuore e ogni volta che proverò dolore nella sofferenza eterna mi basterà pensare a te. >>
 
Le lacrime cadono ancora. Chiudo gli occhi. Sorrido.
 
<< Addio sorellina… >>
 
Sussurro in una specie di singhiozzo. Le mie mani si muovono. La spina cade a terra. Il rumore della morte arriva quando il suono della macchina che ti tiene in vita si ferma.

 
Che mia sorella salga in cielo e possa splendere della Tua grazia.

 
Amen.
   
 
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